Il Giardino Invisibile: intervista a Marco Guarneri

Il giardino invisibile di Guarneri

Il Giardino Invisibile, pubblicato da Davide Falletta Editore, è il nuovo saggio firmato B. Marco Guarneri, ricercatore e saggista siciliano. Nell’opera viene esplorato e indagato il delicato rapporto tra la dimensione interiore dell’individuo e il mondo circostante, attraverso un intreccio di riflessioni filosofiche e spunti tratti dalle scienze umane contemporanee.

Scheda del libro Il Giardino Invisibile

Caratteristica Dettaglio
Titolo Il Giardino Invisibile
Autore B. Marco Guarneri
Casa Editrice Davide Falletta Editore
Genere letterario Saggio (filosofia e scienze umane)
Concetti chiave Introspezione, metafora della ghianda/bonsai, Metodo F.L.O.W.

Tra riflessioni profonde e metafore evocative

Il saggio non prende lo slancio solo da riflessioni profonde circa l’autenticità e la direzione dell’esistenza, ma si colora e attrae anche grazie all’uso di potenti metafore evocative. Grazie a queste due componenti combinate, il lettore è spinto a riflettere attivamente sul modo in cui vive la propria vita e affronta la quotidianità.

Con il termine bonsai, ad esempio, Guarneri sottolinea sapientemente come molte persone si adattino passivamente al volere altrui e alle pressioni della società, diventando dei veri e propri “bonsai ignavi”, incapaci di crescere liberamente e di esprimere il proprio pensiero originale. Altro termine molto interessante del peculiare lessico de Il Giardino Invisibile è la ghianda, nucleo originario di ciascun individuo. La ghianda rappresenta il potenziale insito e nascosto che attende pazientemente di essere scovato e accudito. Il giardino, infine, non è altro che lo spazio interiore in cui tale potenziale può trovare il terreno fertile per fiorire.

Intervista allo scrittore B. Marco Guarneri

Il rapporto con l’editore

Com’è nata la collaborazione con Davide Falletta Editore? In che modo il lavoro editoriale ha aiutato a rifinire il modello F.L.O.W. per renderlo accessibile al grande pubblico?

La collaborazione con Davide Falletta Editore è nata in modo molto naturale. Conoscevo già la casa editrice e il tipo di lavoro culturale che portano avanti, e quando Il Giardino Invisibile ha iniziato a prendere forma mi è sembrato il contesto giusto con cui condividere questo progetto. Da questa sintonia iniziale si è sviluppato un percorso editoriale chiaro e ben strutturato, in cui una delle cose che ho apprezzato maggiormente è stata la libertà creativa che mi è stata concessa durante tutto il processo. Non è sempre scontato nel mondo editoriale poter lavorare mantenendo intatta la propria visione, soprattutto quando si tratta di un saggio che unisce riflessione filosofica, dimensione narrativa e strumenti pratici: in questo caso si è trovato un buon equilibrio tra lavoro editoriale e rispetto dell’identità del progetto. Proprio all’interno di questo dialogo, il confronto con l’editore si è rivelato prezioso per rendere più chiaro il modello F.L.O.W., che rappresenta il cuore operativo del libro, un passaggio utile per rendere concreti i concetti senza snaturarli. L’obiettivo, infatti, non era semplificare il pensiero, ma renderlo accessibile senza tradirne la profondità, così che il lettore potesse entrare nel percorso senza percepirlo come qualcosa di distante o troppo teorico.

L’origine del titolo

Il libro si apre con la riflessione «Come dentro, così fuori». Può spiegarci cosa rappresenta, metaforicamente, il “giardino invisibile” che dà il titolo all’opera? Il territorio o l’ambiente in cui vive ha influenzato in qualche modo la sua visione del “rallentare” e dell'”ascoltarsi”, concetti cardine del libro?

Il “giardino invisibile” è una metafora della dimensione interiore dell’essere umano. È lo spazio in cui crescono pensieri, emozioni, intuizioni e significati prima ancora che si manifestino nel mondo esterno. L’idea che attraversa il libro è racchiusa nella frase iniziale: “Come dentro, così fuori”. Questa intuizione non è rimasta solo un concetto astratto, ma ha trovato radici profonde nel mio quotidiano. Molte delle riflessioni da cui è nato il libro, infatti, sono emerse in un momento particolare della mia vita, durante lunghe camminate e momenti di osservazione, spesso al parco. In quei momenti ho iniziato a riflettere sul fatto che gran parte della nostra vita si muove in una dimensione invisibile: quella dei pensieri, delle percezioni e dei significati che attribuiamo alle cose. Per questo nel libro parlo molto di rallentare e di ascoltarsi. Viviamo in un tempo che ci spinge continuamente verso la velocità e l’azione, ma spesso perdiamo il contatto con ciò che accade dentro di noi. Rallentare non significa fermarsi, ma creare lo spazio necessario per osservare e comprendere il proprio paesaggio interiore.

Il dialogo con i maestri

Nel saggio intreccia filosofia e scienze umane, citando figure come Hillman, Frankl e Kahneman. In che modo il pensiero di questi autori ha influenzato la sua indagine sulla dimensione interiore dell’individuo moderno? Qual è l’opera che l’ha maggiormente ispirato e stimolato?

Il libro nasce anche dal dialogo con alcuni autori che hanno influenzato profondamente il mio percorso di studio. Tra questi, si distingue James Hillman che ha avuto un impatto particolare. La sua idea della “ghianda”, secondo cui ogni individuo porta dentro di sé una sorta di vocazione o destino originario, mi ha colpito molto. Hillman riporta la psicologia alla sua radice più profonda: non solo come studio della psiche in senso tecnico, ma come studio dell’anima, della dimensione più autentica dell’essere umano. Accanto a questa prospettiva mi hanno influenzato anche autori come Yuval Noah Harari e Jonathan Gottschall. Entrambi mostrano come l’essere umano sia una creatura profondamente narrativa. Le storie che raccontiamo hanno reso possibile la cooperazione su larga scala e hanno contribuito a costruire le società in cui viviamo. Allo stesso tempo, però, le storie raccontate possono diventare anche dei limiti, se finiscono per rinchiuderci in narrazioni rigide su chi siamo o su cosa possiamo diventare. Per cui, il mio lavoro cerca di muoversi tra queste due dimensioni: quella simbolica dell’anima e la dimensione narrativa della mente.

Il Metodo F.L.O.W.

Il cuore operativo del libro sembra essere il modello F.L.O.W. (Feel, Look, Options, Work). Ci può spiegare come queste quattro tappe aiutano a trasformare l’introspezione in “azioni concrete”?

Il modello F.L.O.W. rappresenta il cuore operativo del libro. Nato inizialmente come concetto teorico, in questo primo lavoro ho voluto trasformarlo soprattutto in un percorso concreto. È composto da quattro fasi – Feel, Look, Options, Work – che guidano il lettore in un movimento graduale: si parte dal riconoscere ciò che si prova realmente, si passa a un’osservazione lucida della propria situazione, si apre lo spazio per nuove possibilità e, infine, si lavora concretamente per trasformare queste possibilità in azioni reali. Non si tratta dunque di una formula o di una tecnica rigida, ma di un processo di consapevolezza pensato per tradurre l’introspezione in qualcosa di vivo e applicabile nella quotidianità.

Attraversare il vuoto

Lei sostiene che il cambiamento è spesso preceduto da un “senso di vuoto”. Perché è così importante imparare a stare in questo spazio invece di fuggirlo? Cosa consiglierebbe a chi si sente perso in questo vuoto? Il suo libro ha anche un obiettivo terapeutico?

Nel libro parlo anche di quella fase della vita in cui le vecchie certezze iniziano a perdere significato. È quello che definisco un “senso di vuoto”. Spesso la nostra prima reazione è cercare di riempire immediatamente quello spazio. In realtà, proprio quel vuoto può diventare un momento fondamentale di trasformazione. Restare per un po’ in quello spazio significa permettersi di capire cosa sta cambiando dentro di noi. Seguendo questa prospettiva, si comprende come il libro non abbia un obiettivo terapeutico in senso clinico, ma voglia offrire uno strumento di orientamento. È un invito a osservare il proprio mondo interiore con maggiore attenzione e a riconoscere che anche i momenti di smarrimento possono diventare passaggi di crescita. Proprio perché si tratta di un percorso aperto e in continua evoluzione, Il Giardino Invisibile rappresenta solo l’inizio: un saggio fondativo da cui stanno già germogliando nuove riflessioni e progetti destinati a sviluppare ulteriormente questi temi. Posso anticipare che ci saranno altre sorprese molto presto.

Fonte immagine: Amazon.

 

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