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Eroica Fenice

la tempesta di sasà

La tempesta di Sasà, una vita salvata dal teatro

“…dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.

Fabrizio De Andrè

Per la verità ho chiuso con molte cose, dato che sono nella matricola di un carcere. Ho chiuso con il cielo, che da oggi sarà solo un quadrato d’aria. Con le corse e con le fughe, che saranno passi costretti in un recinto. Con le risate di mia moglie, che saranno sorrisi stentati, allungati sul tavolo delle visite.

Con queste parole, intrise di rabbia e rassegnazione, prende avvio La tempesta di SasàMadrid, anni ’90. Siamo in un carcere, nella sezione di massima sicurezza, e questi sono i pensieri che si affollano nella mente di un uomo, condannato a scontare una lunga prigionia, che, senza saperlo, gli aprirà la strada verso la libertà.

È la storia di Salvatore Striano, ex detenuto, che si racconta, in prima persona, nel romanzo autobiografico, La Tempesta di Sasà, edito da Chiarelettere.

Una storia fantastica, fatta di determinazione e fortunati incontri. Saranno, infatti, la voglia di riscatto e l’incontro con il Teatro a dare a Sasà una nuova possibilità. Possibilità, parola che solitamente non esiste nel vocabolario di un condannato. Una condanna di undici anni e dieci mesi. 

Dopo tre anni di reclusione spagnola, arriva il trasferimento a Rebibbia. Rebibbia, che ha un regime più rigido. Rebibbia, che vuol dire più sicurezza, ma meno famiglia e meno amore. Rebibbia, che ospita l’attività ricreativa del teatro con il maestro Fabio Cavalli. Tra le pagine dei copioni, Striano troverà molto più delle parole, troverà se stesso, il suo passato, il suo futuro. E deciderà che dalle tavole del palcoscenico non vorrà più scendere. E dalle tavole del palcoscenico non scenderà più.

Volto le pagine. E dentro la storia di Napoli milionaria non trovo solo il teatro che vedevo in televisione con mamma e papà, da bambino. Ci trovo la mia vita, le persone che conosco. Il figlio Amedeo, la figlia Mariarosaria che fa la troia con gli americani…e donna Amalia, una signora che voleva bene al suo piccolino prima che perdesse la sua innocenza. 

Sarà donna Amalia il suo primo personaggio, che gli permetterà di far pace con i suoi sensi di colpa verso una madre scomparsa, che la reclusione non gli ha permesso di salutare. Le battute di De Filippo riempiranno le sue notti, che, fatte di buio e silenzio, sono le peggior nemiche del carcerato. Gli faranno compagnia. Il teatro era il primo compagno di cella, da quando ero arrivato in Italia, che non mi faceva sentire in pericolo.

Dopo Napoli milionaria, sarà la volta di un certo “Sespir”, “Scestir”. Shakespeare, un autore sconosciuto alla compagnia, uno sgarro a Eduardo che proprio non si voleva fare. Però La tempesta era stata tradotta da Eduardo, così, dopo esitazioni iniziali, “Scemispir” viene ufficialmente accettato. Lo spettacolo sarà un grande successo. E Shakespeare diventerà un compagno di vita. E La tempesta di Shakespeare diventerà La tempesta di Sasà.

Per un attimo soltanto mi rivedo sui Quartieri, assieme alle Teste matte, risento il calore del nostro essere insieme nella vittoria e nel pericolo, il legame forte dell’appartenenza, la compattezza che ti fa gruppo ancora di più quando hai di fronte un nemico. Ma allora era qualcosa di malvagio a legarci: il traffico, la violenza, l’esaltazione pericolosa della cocaina. Ora è lo spirito purissimo del Teatro. Ora siamo invincibili.

E intanto il tempo in cella inizia ad essere un fardello che pesa meno sull’anima, quel tempo, che, come dice Sasà, se usato bene, in carcere diventa amico. E intanto Radio Radicale inizia a parlare di indulto e a seminare speranza. La speranza di essere liberi, di tornare a guardare il cielo nella sua infinita distesa azzurra, non più tagliata a fette dal grigio di gelide grate metalliche. 

Infine, l’agognata libertà. Libertà che Sasà era riuscito già a trovare dentro di sé. E come potevo spiegargli che la libertà non è là fuori, la libertà è proprio qua dentro. Come spiegargli che io su queste tavole di legno mi sento già libero? Io l’ho trovata nei copioni, nei personaggi, nei libri. L’ho trovata dentro a un carcere. Io, ancora dentro, ero già fuori.

La tempesta di Sasà, una storia che sa di umiltà, pentimento, riscatto. Una storia esemplare, a ricordare che anche un destino, che sembra ormai scritto, può essere stravolto dalla forza di volontà, anche dietro le sbarre di un carcere.

Nel 2015 Salvatore Striano, oggi stimato attore italiano, scrive a quattro mani con Guido Lombardi, Teste matte (ve ne abbiamo parlato qui).

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