Mare Fuori di Angela Lombardo | Recensione

Mare Fuori di Angela Lombardo | recensione

Mare Fuori – Le forme dell’amore è il nuovo romanzo di Angela Lombardo che prende ispirazione dalla fiction di Cristina Farina: Mare Fuori (2020 – in produzione). Angela Lombardo rende omaggio alle storie di adolescenti alle prime emozioni, tra amore, odio, felicità, dolore, lutto, colpe e delusioni.

Mare Fuori di Angela Lombardo: perché “Le forme dell’amore”?

Perché effettivamente è proprio questo che insegnano la serie ed il libro: amare in ogni sua forma, anche se è doloroso, anche se in forma diversa, ma amare e farsi amare, che sono le uniche cose capace di renderci vivi, ancor più di ogni altro sentimento, come l’odio. L’odio e l’amore sono proprio i due sentimenti che nel libro tormentano ogni personaggio. Sono molti, infatti, i ragazzi che hanno trovato il primo amore nell’IPM, mentre altri l’hanno perso proprio lì. Vincere e perdere, vivere e morire, amare e odiare: sono infinite le emozioni contrastanti che provano i personaggi. 

La trama

La trama di Mare Fuori è ripresa, ovviamente, dalla fiction italiana, ma ci sono degli eventi inediti. Sono raccontate le vicende di adolescenti finiti in un carcere minorile e le loro lotte emotive, giuridiche, personali e altro. Il “mare fuori” è quello che vedono i ragazzi dalla base navale della Marina Militare di Napoli al Molo San Vincenzo, col tentativo di richiamare quello di Nisida, il quale è il reale carcere minorile di Napoli. C’è il tema dell’amore genitoriale, l’amore fraterno, l’amore fra adolescenti, l’amore per gli animali, l’amore per la musica; insomma, l’amore in ogni sua forma possibile. Ogni personaggio racconta la propria storia e contribuisce alla serie di emozioni che offrono libro e fiction. Il libro è suddiviso in quattro macro parti super soddisfacenti: Le sbarre, La città, Il buio e Il Salto, come se fosse un puzzle da ricostruire.

Mare Fuori di Angela Lombardo: differenze con la fiction

Il libro dà voce a personaggi che sono stati, nella fiction, tra quelli più impliciti: i genitori di Filippo, una famiglia prestigiosa che ha indirizzato il figlio verso gli studi musicali e lo ha ritrovato in un penitenziario minorile, nella fiction sono molto silenziosi e siamo noi ad immaginare il dispiacere di questa famiglia; nel libro parla proprio la madre di Filippo, Anna, e riusciamo a metterci nei panni di una mamma che pensava di conoscere il figlio. Filippo, detto “Chiattillo“, si è innamorato di una zingara, anche lei vittima delle scelte del padre, e ciò rende ancor di più il tema dell’amore impossibile, opposto a quello di Carmine e Nina che viene interrotto, o quello di Gianni e Gemma, un amore delicato e finito male. Insomma, la parola chiave è molteplicità; il libro offre tantissimi punti vista e tante versioni dei personaggi, a seconda delle emozioni che provano, e scrive della realtà. Un mondo dietro le sbarre in cui o uccidi o vieni ucciso, o ferisci o vieni ferito, o vivi o muori. Il dialetto trascritto non risulta per niente pesante, e i racconti dei personaggi, che non sono nient’altro che le loro riflessioni giornaliere, sono brevi ma molto intimi e si alternano, quasi come se i loro pensieri fossero un botta e risposta e i personaggi riuscissero a leggersi nel pensiero. Il lettore si trova immerso fra flussi di coscienza e monologhi interiori, ed è impossibile cogliere fraintendimenti.

Il libro tratta le prime due stagioni della fiction: ciò potrebbe suggerire un nuovo romanzo di Mare Fuori – Le forme dell’amore, scrivendo delle new entries delle ultime stagioni, già online. 

 

Fonte dell’immagine: Feltrinelli 

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