Next Stop Rogoredo, l’Inferno sulla Terra: intervista a Micaela Palmieri, giornalista del Tg1

Next stop Rogoredo

“Next stop Rogoredo”: intervista a Micaela Palmieri, giornalista del Tg1. Storie di dolore e solitudine: agire per non aspettare l’inevitabile.

Ci sono storie che vengono a bussare alla tua porta, ed è inutile aspettarle o porgere l’orecchio al buio.
Quelle storie arrivano, prorompenti e vive, e ti trascinano nella vita che pulsa, nella vita che non fa domande e che merita di essere impressa su carta, come se l’inchiostro potesse restituire nuova linfa e dignità a un marasma che giace lì, con tutte le sue contraddizioni.
Questo è il caso di “Next Stop Rogoredo”, il libro della giornalista del Tg1 Micaela Palmieri che scandaglia, accarezza ed esplora uno dei tanti Inferni sulla Terra, il bosco di Rogoredo, a poche fermate dalle vetrine patinate e dai grattacieli sfavillanti di Milano.
Aggiungere altro non servirebbe a molto: a Micaela la parola.

Buongiorno Micaela, grazie mille per aver accettato di rilasciare questa intervista. Innanzitutto, partiamo con la domanda più semplice (o più difficile, a seconda dei punti di vista). Chi è Micaela Palmieri e come si presenterebbe? Come nasce in lei l’esigenza della scrittura e della comunicazione?
La domanda è quasi esistenziale. Chi sono? Una persona che cerca sempre di non dire ‘sono fatta così’ ma che prova a fare un passo in più o in meno, a seconda delle situazioni, e prova anche a essere migliore, a lasciare un segno nelle persone e nelle vicende della vita. Prima che scrivere ho sempre amato visceralmente leggere. Poi da lì si è rafforzata la mia passione per la scrittura, per le storie, per le narrazioni e ci ho provato.

Parliamo del libro, “Next Stop Rogoredo”: come ti è venuta l’ispirazione che ti ha portato a scriverlo?
Next stop Rogoredo è stato per me un libro molto sofferto. Racconta vicende che ho vissuto e che mi hanno cambiato. Conoscere storie di dolore e solitudine come quelle che racconto nel libro mi hanno spinto a farle conoscere di più anche agli altri. Non credo si abbia la vera percezione di quanto la droga sia presente soprattutto tra i ragazzi e i giovanissimi. Ho scritto e raccontato tramite un’inchiesta che ho fatto negli anni per il Tg1 perché bisogna agire, aiutare le persone, non aspettare l’inevitabile. La droga sta distruggendo tanti ragazzi in gamba, tante giovani coraggiose vittime della solitudine e dell’indifferenza. Non possiamo stare a guardare.

Per scrivere questo libro, hai passato una notte nel bosco della droga: a livello umano, emotivo, come descriveresti questa esperienza?
Il bosco di Rogoredo è un luogo impossibile da descrivere con il mezzo limitato che sono talvolta le parole. Ho sintetizzato con ‘l’Inferno’. Ma non so se sia esauriente. È un luogo di dolore, solitudine, violenza, un posto in cui i sentimenti non ci sono più, le sensazioni neppure, c’è solo il vuoto. Ci sono solo vite piene di niente. Adesso la situazione a Rogoredo è migliorata grazie all’intervento di una task force di Istituzioni, forze dell’ordine e comunità ma il mostro della droga non è sconfitto, anzi è ancora così forte come noi nemmeno pensiamo.

Ci sono altri esempi in letteratura (o nel cinema o nella serialità) che ti hanno ispirato circa la forma e il modo di narrare questa storia?
I libri che ho letto mi aiutano sempre, mi hanno donato un’inconscia voglia di scoprire e imparare, si sono insinuati, con la loro infinita ricchezza, nelle maglie del mio essere. Next Stop Rogoredo mi piace pensare che abbia un po’ dei grandi autori che amo. Da Kafka a Manzoni fino a Tolstoj.

Che consigli daresti a un giovane che decide di narrare una storia simile?
5) Posso soltanto consigliare di alimentare la curiosità. Osservare, ascoltare, cercare di capire senza accontentarsi di verità o risposte precostituite. Viviamo in un modo competitivo e complicato, io credo che una delle poche cose che ci restano siano i rapporti umani, dobbiamo coltivarli. Io sono partita da lì nel mio libro. L’umanità di questi ragazzi distrutti dalla droga è stata la mia stella polare.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Sto già pensando a un altro libro, un’altra avventura letteraria in cui riversare la mia passione che trova requie soltanto tra le righe di una storia.

Grazie!

Fonte immagine: qui.

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A proposito di Monica Acito

Monica Acito nasce il 3 giugno del 1993 in provincia di Salerno e inizia a scrivere sin dalle elementari per sopravvivere ad un Cilento selvatico e contraddittorio. Si diploma al liceo classico “Parmenide” di Vallo della Lucania e inizia a pubblicare in varie antologie di racconti e a collaborare con giornali cartacei ed online. Si laurea in Lettere Moderne alla Federico II di Napoli e si iscrive alla magistrale in Filologia Moderna. Malata di letteratura in tutte le sue forme e ossessionata da Gabriel Garcia Marquez , ama vagabondare in giro per il mondo alla ricerca di quel racconto che non è ancora stato scritto.

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