Paul Celan nasce il 23 novembre 1920 a Czernowitz (un tempo città rumena, oggi ucraina) ed è considerato dalla critica letteraria come uno dei poeti più influenti del Novecento, in particolare per il suo modo di trattare la delicata questione dell’Europa post-Auschwitz. Le sue origini sono fondamentali per comprenderne il pensiero: egli nasce da genitori tedeschi di fede ebraica in Romania e vive in condizioni misere all’interno di un campo di lavoro moldavo tra il 1942 e il 1944. La sua giovinezza viene ulteriormente stravolta dalla morte dei genitori, entrambi vittime presso un campo di sterminio nazista. Parlare di Paul Celan significa, dunque, fare i conti con un poeta frammentato da diverse identità che costantemente lottano fra di loro: la lingua tedesca diviene per lui simbolo dei carnefici, ma non riesce a non usarla per parlare del suo lato ebraico e da vittima. La frizione fra queste diverse sfumature dell’autore genera una distruzione che avviene gradualmente in campo linguistico: egli sceglie di raccontare la disumanità della guerra con una lingua, quella tedesca, che non si riconosce più in sé stessa ed è fatta di sintagmi irregolari, periodi illogici e lessico sempre più carente. Il vuoto linguistico diviene quindi uno strumento che ricerca nelle sue opere per poter parlare dell’orrore senza fare sconti e senza acconsentire all’uso della lingua dei responsabili della Seconda Guerra Mondiale. Diamo dunque uno sguardo a tre poesie di Paul Celan fondamentali per conoscere la sua visione del mondo.
Quali sono le poesie più importanti di Paul Celan?
| Titolo della poesia | Anno di composizione | Tematica principale |
|---|---|---|
| Todesfuge (Fuga di morte) | 1944 – 1945 | La tragedia dei campi di sterminio e il rituale dell’annullamento. |
| Engführung (Stretta) | 1958 | Sterminio sistematico, distruzione nucleare e frammentazione della lingua. |
| Psalm (Salmo) | 1963 | Dialogo con una divinità assente chiamata “Nessuno”. |
Indice dei contenuti
Todesfuge: la disumanità dello sterminio
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Todesfuge Schwarze Milch der Frühe wir trinken sie abends wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar Margarete er schreibt es und tritt vor das Haus und es blitzen die Sterne Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts wir schaufeln ein Grab in den Lüften da liegt man nicht eng Er ruft stecht tiefer ins Erdreich ihr einen ihr andern singet und spielt Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts Er ruft spielt süßer den Tod der Tod ist ein Meister aus Deutschland Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts dein goldenes Haar Margarete |
Fuga di morte Nero latte dell’alba lo beviamo la sera lo beviamo al meriggio e al mattino lo beviamo la notte beviamo e beviamo scaviamo una tomba nell’aria chi vi giace non sta stretto Nella casa vive un uomo che gioca con i serpenti che scrive che scrive quando imbrunisce in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete lo scrive e s’affaccia sull’uscio e brillano le stelle fischia ai suoi mastini perché vengano fischia ai suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra ci comanda e ora suonate alla danza Nero latte dell’alba ti beviamo la notte ti beviamo al mattino e al meriggio ti beviamo la sera beviamo e beviamo Nella casa vive un uomo che gioca con i serpenti che scrive che scrive quando imbrunisce in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete I tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria chi vi giace non sta stretto Egli urla puntate più fondo nel terreno voi uni e voi altri cantate e suonate impugna il ferro alla cintura lo brandisce i suoi occhi sono azzurri puntate più fondo le vanghe voi uni e voi altri continuate a suonare alla danza Nero latte dell’alba ti beviamo la notte ti beviamo al meriggio e al mattino ti beviamo la sera beviamo e beviamo nella casa vive un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete i tuoi capelli di cenere Sulamith egli gioca con i serpenti Egli urla suonate la morte più dolce la morte è un maestro di Germania egli urla date più buio ai violini e poi salirete come fumo nell’aria e avrete una tomba nelle nubi chi vi giace non sta stretto Nero latte dell’alba ti beviamo la notte ti beviamo al meriggio la morte è un maestro di Germania ti beviamo la sera e al mattino beviamo e beviamo la morte è un maestro di Germania il suo occhio è azzurro egli ti colpisce con palla di piombo ti colpisce con mira precisa nella casa vive un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete egli aizza i suoi mastini contro di noi ci regala una tomba nell’aria egli gioca con i serpenti e sogna la morte è un maestro di Germania i tuoi capelli d’oro Margarete i tuoi capelli di cenere Sulamith |
Scritta fra il 1944 e il 1945, Todesfuge è una poesia che ha suscitato grande scalpore fra gli intellettuali del Novecento. Si tratta del primo tentativo da parte di Paul Celan di parlare della tragedia dei campi di sterminio con una lingua povera e distaccata. L’opera, tuttavia, non venne ben percepita dalla critica: il cosiddetto Gruppo ‘47 (composto da diversi poeti tedeschi aventi legami con la seconda guerra mondiale come Günter Grass) ritenne il testo eccessivamente illogico, al pari dei testi delle avanguardie surrealiste. Lo stile del componimento è caratterizzato da frasi brevi e serrate che descrivono la ripetitività delle azioni svolte nel campo di sterminio: la disumanità del contesto affrontato viene assimilata a quella di un rituale religioso, i cui fedeli (ossia i deportati) bevono il latte nero, che rappresenta simbolicamente l’annullamento della vita e della morte. È notevole, inoltre, il modo in cui il componimento è strutturato: Celan riprende il concetto di fuga musicale e propone, in una singola strofa, una serie di versi che scorrono in parallelo e che culminano in uno stretto (termine che designa la parte finale della melodia) dove i temi affrontati si fondono in poche parole. Questi elementi sono ricorrenti anche nelle successive poesie di Paul Celan e vengono esplorati in modo sempre diverso.

Stretta: l’importanza della musica nelle poesie di Celan
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Engführung I II III IV V VI VII VIII IX |
Stretta I II III IV V VI VII VIII IX |
Nel 1958 Paul Celan pubblica questa poesia all’interno della raccolta Sprachgitter ed è evidente, ancor più che in Todesfuge, la necessità di frammentare la lingua tedesca, ormai anch’essa contaminata dalla tragicità della guerra. Il termine fa riferimento, ancora una volta, al mondo musicale e allo stesso campo lessicale presente nella poesia precedente. L’impostazione del componimento è irregolare, i versi si allontanano nello spazio e occupano nuovi spazi all’interno delle pagine. Il tema è la sistematicità dello sterminio degli ebrei e, in aggiunta, la distruzione mediante armi nucleari. Di particolare rilevanza è l’utilizzo del termine cenere: presente già in Todesfuge, rappresenta la decadenza e, in modo contrapposto, la storia ebraica fatta di persecuzioni secolari. L’assenza di articoli, preposizioni semplici e morfemi liberi sono il sintomo della fine della lingua e della volontà di raccontare il male partendo dal vuoto e dalla lacuna.
Salmo: il dialogo con la divinità e il nulla
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Psalm Niemand knetet uns wieder aus Erde und Lehm, Gelobt seist du, Niemand. Ein Nichts Mit |
Salmo Nessuno ci impasta di nuovo da terra e fango, Lodato sii tu, Nessuno. Un Nulla Con |
Salmo è una poesia scritta nel 1963 che consiste in un dialogo del poeta verso Dio. La divinità che Celan delinea in pochi versi è caratterizzata dall’assenza di vita ed è chiamata Nessuno. Il nessuno genera automaticamente il nulla: l’assenza torna ancora una volta preponderante e sottolinea il ruolo della parola in relazione ai vuoti. La negatività di questo Dio si oppone al desiderio del poeta che, nonostante tutto, decide di intonare questo salmo nella speranza di poter entrare in contatto con una dimensione positiva lontana dal freddo che avvolge il mondo. È interessante notare come questa volta Celan preferisca una sintassi più logica, lontana dalle lacune e dalla frammentarietà del lessico che caratterizzava i componimenti precedenti.
Questi tre componimenti mostrano la complessità delle poesie di Paul Celan che, nonostante i numerosi tentativi, non riesce a reggere dinanzi al peso del mondo. Egli morirà suicida a Parigi nel 1970 e la sua poetica lascerà un segno indelebile che ancora oggi è visibile nel dibattito sulla letteratura post-bellica.
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