Underworld, Don DeLillo | Analisi

Underworld

Don DeLillo pubblica Underworld il 3 ottobre 1997, al quarantaseiesimo anniversario di una storica partita di baseball giocata a New York tra i Giants e i Dodgers. La storia ha una trama labirintica sviluppata da numerosi personaggi. Alle spalle della creazione del romanzo vi è un lungo periodo di ispirazione e lavoro. Torniamo indietro di 6 anni, al quarantesimo anniversario della partita, Don DeLillo mentre sfoglia il giornale si imbatte nel ricordo di questo storico evento che la partita ha rappresentato, una vittoria inaspettata ed estremamente romanzesca, Don DeLillo comincia a ricordare dove fosse e cosa stesse facendo quel 3 ottobre 1951. Questo ricordo rimase in sospeso fino a quando l’autore si ritrovò, in seguito, nei sotterranei di una biblioteca per visionare il microfilm con le annate giornalistiche del New York Times dell’epoca. La rivelazione arrivò quando notò l’accostamento di due notizie risalenti proprio a quel 3 ottobre 1951:

  • la vittoria clamorosa
  • il secondo esperimento atomico sovietico

Passiamo all’analisi dell’incipit di Underworld, la scena viene presentata “in medias res”, l’apostrofe diretta “your voice” introduce un contesto immediato, si presuppone che al lettore siano già note situazioni e personaggi. Andando avanti con la lettura si evince che la scena si sta svolgendo a New York, ci si trova allo stadio proprio durante la mitica partita. Il personaggio a cui si fa riferimento, all’inizio, è Cotter Martin, un afroamericano che è riuscito ad entrare nello stadio e sarà il fortunato che riuscirà a portarsi a casa la palla del mitico fuoricampo. La prospettiva si sposta poi sulla cabina del telecronista e in seguito a bordo campo dove si focalizzerà sulla descrizione di alcuni famosi personaggi dello spettacolo, e su uno in particolare: un certo Hoover. La coincidenza della reale partecipazione alla partita di Hoover ha permesso a Don DeLillo di introdurre all’interno del romanzo la notizia dell’esperimento atomico sovietico, l’autore riuscì così a collegare nel romanzo quei due avvenimenti che avevano scatenato la riflessione reale sul potere della storia. L’ultimo tassello della genesi del prologo viene rivelato dall’autore in una intervista pubblicata sul “The Guardian”: cercando cronache della partita su riviste e giornali dell’epoca, l’autore si imbattè in alcune riproduzioni a colori di quadri del Prado, in particolar modo la sua attenzione fu richiamata dal “Trionfo della morte” di Bruegel; l’autore ritenne che una immagine del genere potesse essere associata dall’Hoover del prologo ai disastri dell’esperimento atomico. Ed ecco che all’interno del prologo l’autore inserisce queste due pagine della rivista con riprodotto il quadro che, dagli spalti, cadono dritte nelle mani di Hoover che resterà magnetizzato dall’immagine, tanto da non notare il momento culmine della partita. Il prologo va avanti, creando i vari intrecci che saranno poi sviluppati nel romanzo. Seguirono molte recensioni positive e il librò arrivò finalista in due importanti premi letterari.

L’opera è improntata alla massima versatilità e pluralità compositiva: abbiamo un insieme di voci che si susseguono, episodi affidati ad un narratore esterno ed altri narrati in prima persona, abbiamo una vasta quantità di temi trattati tutti collegati ai maggiori problemi dell’età contemporanea. La particolarità di questo romanzo è che va letto non per sapere cosa succederà ma per sapere cosa è successo. Un altro leitmotiv del romanzo è rappresentato da questa concezione secondo cui “tutto è collegato”, ognuna delle complesse relazioni ed eventi descritti sono, per qualche coincidenza, collegati. Una delle questioni decisive affrontate in Underworld è il rapporto tra “il dentro e il fuori”, tra la rappresentazione testuale e una realtà al di fuori del testo, questo rapporto viene esplicato attraverso il riferimento, il rimando, a specifici esempi o situazioni che provengono da altre arti o media come: la pittura, la fotografia e soprattutto l’arte visuale (il cinema). Proprio in questa ottica DeLillo gioca in Underworld la carta del ruolo della scrittura: la scrittura è più specifica del mondo visuale, questa specificità viene utilizzata contro il valore che le immagini hanno assunto nella civiltà massmediatica; il mondo visuale è contraddittorio, porta alla derealizzazione e alla smaterializzazione. Un dubbio ricorrente all’interno di Underworld riguarda proprio l’essenza stessa del reale, cosa è reale, se esiste effettivamente una realtà. La posizione dell’autore è chiara: out there”, in italiano lì fuori, esiste ancora un reale che non è stato contaminato, un mondo forse tragico, ostile e violento ma preferibile alla pseudo realtà costruita dalla società massmediatica. In questo senso l’autore, i suoi personaggi e il romanzo stesso tentano di lasciare la traccia di una resistenza, di una possibile alternativa. Nella descrizione della partita di baseball l’autore insiste su un punto in particolare: la memorabilità della partita è data dal fatto che essa non fu ripresa, il magico fuoricampo assume tanto valore storico perché è irripetibile, scolpito indelebile nel passato e nelle memorie dei presenti ma non replicabile. I documentari e i filmati che possono e vengono continuamente rivisti contribuiscono a sminuire il valore artistico e storico di ciò che rappresentano. In questo sta il significato della leggendaria partita che apre il prologo e del romanzo in generale: quello che l’autore mette in scena e i lettori vivono è il senso di un’esperienza storica autentica che solo la scrittura può restituire nella sua interezza.

Fonte dell’immagine in evidenza: Pixabay

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