Ciento penziere di Nasov, il nuovo EP | Recensione

Ciento penziere di Nasov, il nuovo EP | Recensione

In uscita il 5 dicembre 2025 Ciento penziere di Nasov, il nuovo EP dell’artista con cinque brani interamente in napoletano.

Un’amicizia e la condivisione di poesie lette, poi, attraverso il potenziale musicale. Questo è stato il processo che ha portato alla composizione di Ciento Penziere di Nasov, insieme ai testi di Enrico De Caprio: «L’idea nasce in primo luogo da un’amicizia, da quando Enrico mi ha mostrato alcuni suoi pensieri messi per iscritto sotto forma di poesia e penso di aver colto il potenziale musicale di quelle parole, restandone affascinato. Il primo tentativo è stato il brano diventato poi Anema che ha anticipato con un video clip l’intero lavoro. Abbiamo continuano a scambiarci idee e proposte di testi e di musiche e in modo incredibilmente spontaneo sono nati i cinque brani che costituiscono l’EP». L’album viene registrato allo studio Famous Gold Watch a Berlino e prende la forma di un breve e intensissimo viaggio intimo nell’animo umano, dalla perdita alla consapevolezza della sua finitezza.

Ciento penziere di Nasov: ritrovarsi attraverso la musica

Ciento penziere di Nasov, il nuovo EP | Recensione
Nasov (pseud. di Francesco Bordo)

Può la musica essere uno spazio di ritrovo? Una dimensione dove, tolte le maschere, ciascun individuo si presenta vulnerabile, nudo nella propria essenza, in contatto con una profondità reciproca? È proprio ciò che crea il nuovo EP Ciento penziere di Nasov, con le musiche e gli arrangiamenti di quest’ultimo – pseudonimo di Francesco Bordo – ed i testi di Enrico De Caprio. Un viaggio di cinque brani in dialetto napoletano, che sfiorano temi di profonda sensibilità: la morte, il senso della perdita, fino alla consapevolezza matura e soprattutto libera della finitezza dell’essere umano. Insomma, argomenti nei quali è inevitabile rispecchiarsi e, appunto, ritrovarsi.

È proprio questa sincerità a rendere Ciento penziere di Nasov immediatamente accessibile per chiunque. Un qualcosa che si evince dal lavoro finito e offerto al pubblico, ma che ha fatto già parte proprio del suo processo creativo. Infatti, l’album nasce come una collaborazione spontanea tra i due artisti, frutto di un’amicizia e di una reciproca condivisione di idee, pensieri, poesie e note musicali. Tale genuinità restituisce la misura di un’introspezione fresca, accessibile, ma non per questo meno profonda, anzi. I testi diventano la materializzazione tangibile attraverso i sensi di autentici mondi interiori; la musica, con quella sua capacità globale di arrivare a tutti, abbraccia e riunisce le parole in una percezione collettiva e di commovente.

La storia artistica dietro uno pseudonimo

Ciento penziere di Nasov, il nuovo EP | Recensione
Nasov (pseud. di Francesco Bordo)

Ciento penziere di Nasov segna in qualche modo il raggiungimento nel 2025 di un percorso artistico ricco di trasformazioni. Come si è accennato prima, Nasov è lo pseudonimo di Francesco Bordo ed è un progetto musicale che nasce nel 2010 a Londra come gruppo rock. Poi, nel corso degli anni prende la forma di un disegno solista con un sound molto più asciutto e acustico. Resta sostanzialmente così, con questa idea, ma tra il 2020 e il 2023 si mette in gioco gravitando attorno anche ad altri artisti che ne arricchiscono la ricerca di arrangiamenti originali. Due sono i momenti salienti: nel 2023, esce Spilt Milk con Francesco Giuliano che segna il raggiungimento di un suono maturo e pieno; mentre, nel 2024 la formazione diventa stabile con Francesco Bordo alla chitarra e voce, Marco Falsone al basso e ai controcanti, Axel Glorvigen al violino, Poppy Smallwood al violoncello e Nicola Lopez all’insolita batteria sottoforma di scatola di cartone.

Dunque, Ciento penziere di Nasov appare come un approdo diverso rispetto alla produzione precedente. Anche per quanto riguarda la lingua, se prima i testi erano in inglese adesso sono scritti e cantati in napoletano. Ma in modo particolare per i temi affrontati, i lavori antecedenti si caratterizzavano per l’elemento del demenziale, per una scrittura che accoglieva una sorta di ingenua infantilità in contrasto con le musiche delicate ed eleganti. Adesso, invece, il nuovo album combina con certi arrangiamenti più strutturati, eppure delicati, altrettanti testi molto più profondi, quasi vere e proprie poesie in musica.


Ciento penziere di Nasov – musiche di Nasov – testi di Enrico De Caprio –  chitarre e voci di Francesco Bordo – basso e voci di Marco Falsone – batteria di Nicola Lopez – violoncello di Poppy Smallwood – violino e viola di Axel Glorvigen – registrato missato e masterizzato da Bob Spencer al Famous Gold Watch di Berlino.

Fonte immagini e video: Ufficio Stampa

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, avvia un percorso accademico presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e consegue innanzitutto il titolo di laurea triennale in Lettere Moderne, con una tesi compilativa sull’Antigone in Letterature Comparate. Scelta simbolica di una disciplina con cui manifesta un’attenzione peculiare per l’arte, in particolare per il teatro, indagato nelle sue molteplici forme espressive. Prosegue gli studi con la laurea magistrale in Discipline della Musica e dello Spettacolo, discutendo una tesi di ricerca in Storia del Teatro dedicata a Salvatore De Muto, attore tra le ultime defunte testimonianze fondamentali della maschera di Pulcinella nel panorama teatrale partenopeo del Novecento. Durante questi anni di scrittura e di università, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che considera non di giudizio definitivo ma di dialogo aperto. Collabora con il giornale online Eroica Fenice e con Quarta Parete, entrambi realtà che le servono da palestra e conoscenza. Inoltre, partecipa alla rivista Drammaturgia per l’Archivio Multimediale AMAtI dell’Università degli studi di Firenze, un progetto per il quale inserisce voci di testimonianze su attori storici e pubblica la propria tesi magistrale di ricerca. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questo tramite di smuovere confronti capaci di generare dubbi, stimolare riflessioni e innescare processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, di identità e di comprensione.

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