Fabio Cinti: riprendere Battiato con un adattamento gentile

Fabio Cinti

Fresco vincitore della Targa Tenco come interprete di canzone, Fabio Cinti riporta in auge, dopo 37 anni, “La voce del padrone”, un lavoro pregiato e sperimentale del maestro Franco Battiato.

Il cantautore siciliano, avanguardista, schieratosi tra i demistificatori dei luoghi comuni, riuscì proprio con l’album dell’81 a raggiungere il milione di copie vendute. Il nuovo disco del cantautore laziale Fabio Cinti, invece, riveste “La voce del padrone” con un abito sinuoso impreziosito da viole e violini, tessuto senza cambiare la stoffa musicale di Battiato, creandone però un “adattamento gentile”. La casa discografica è Private stanze.

Dato il preambolo, sembrerebbe una scelta pericolosa, quella di riproporre classici della storia di Battiato in una nuova chiave, eppure già al primo ascolto, come una piacevole sorpresa, questa nuova visione colpisce le orecchie. Allora è d’obbligo definire la scelta di Cinti, non una scelta pericolosa, ma un’idea avanguardisticamente coraggiosa.

Le strade di Fabio Cinti e Franco Battiato già si erano congiunte nel 2013, quando il cantautore laziale aprì alcune date del tour “Apriti Sesamo”, continuando il sodalizio quando Cinti incise “Devo”, una canzone firmata da Franco Battiato. Prosegue così, attraverso La voce del padrone: un adattamento gentile, questo stimolante connubio.

Il lavoro di Fabio Cinti: più di un album di cover

Sarebbe riduttivo definire questo disco come un album di cover, poiché l’intento non è quello di incidere versioni alternative dei brani contenuti nel lavoro di Battiato; ritengo infatti che sia appropriato il termine usato dallo stesso Cinti per il titolo, proprio perché il cantautore, prestando giuramento di fedeltà agli arrangiamenti melodici originali, ha eliminato tutto quello che è sintetico, aggiungendo una propensione orchestrale, dovuta al quartetto d’archi, un coro che spunta in varie tracce, un pianoforte onnipresente. 

Nell’arrangiamento, si nota una complessità musicale, principalmente dovuta all’assenza di strumenti ritmici come la batteria e le chitarre, ma data anche dall’assenza dei sintetizzatori, che riempivano a loro modo il disco del ’81. La complessità viene a materializzarsi nel momento in cui si riconoscono come protagonisti della parte ritmica il pianoforte e il quartetto d’archi: ci troviamo davanti ad un disco che ha cucito la melodia come se si trattasse di un brano classico, aggiungendo poi una voce pulita, che ne cambia il senso e ci riporta alla verità, ovvero che si tratta pur sempre di un adattamento ad un disco degli anni ’80.  

Le collaborazioni per lo sviluppo dell’opera

La produzione artistica, così come gli arrangiamenti, sono curati dallo stesso Cinti, che ha voluto al suo fianco per la realizzazione di questo album la violinista Vanessa Cremaschi, la violoncellista Giovanna Famulari, anch’esse protagoniste dell’arrangiamento musicale. Gaia Orsoni alla viola, Elena Cirillo al violino – e che violino, dato che collabora da qualche anno a questa parte con De Gregori -, Andrea Vizzini al pianoforte sono gli altri tre componenti che saturano le valenze per quanto riguarda i musicisti scelti e gli strumenti utilizzati per la stesura del disco.

Sette tracce, che permettono di comprendere il mondo di Battiato, pur essendo lontani anni luce dall’idea musicale del cantautore siciliano; attraverso la gentilezza musicale, chiave di tutto il lavoro di Cinti, è possibile imparare a guardare da un’altra prospettiva, comprendendo a fondo la differenza tra fare cover e interpretare brani altrui, cambiando quello che è il vestito, ma non l’intenzione dell’autore.

Siamo di fronte a un album che ha tutto al posto giusto: non stanca, pur utilizzando sempre gli stessi strumenti; non osa, pur rivoluzionando il centro ritmico di Battiato; non manca di originalità, pur riprendendo un arrangiamento musicale dall’impostazione estremamente classica. Tutto è piacevole: la voce comprende ogni parola e la getta fuori con l’intonazione giusta, attraverso frequenze calde, che non stridono mai con il contorno.

La stretta compenetrazione tra voce e strumenti è forse il più grande regalo che Cinti potesse farci: finalmente un artista che percepisce la necessità di legare i suoni alla propria voce, senza stonature e sbavature. Per i puristi sarà complesso abbracciare il lavoro di Cinti, ma vale la pena aprire la mente. Questa volta ne vale davvero la pena.


Altri lavori di Fabio Cinti:

[amazon_link asins=’B07CK1B12L,B00DC9KU88,B00FBA546O,B00FFNZH00,B07JYQM9PZ,B00CK7M5M2,B00I81ZG16′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’08bf6b08-dea6-11e8-95fc-d39e3e8025ec’]

Altri articoli da non perdere
Shiver Folk: “Settembre” è l’ultimo disco dell’indie folk-band lecchese
Shiver Folk

“Settembre” è il titolo del nuovo Ep degli Shiver Folk, band nata nel 2013 in provincia di Lecco. Il disco, Scopri di più

FIRST di Matthew S: il producer e dj veneto torna con INRI
FIRST di Matthew S: il producer e dj veneto torna con INRI

Già intervistato da Eroica Fenice, promessa della musica elettronica e Best New Generation 2015 agli MTV Digital Days è il Scopri di più

Milano Angels di Shiva: recensione dell’album
Milano Angels di Shiva

C’era una grandissima attesa per il nuovo album in studio di Shiva, finalmente rilasciato oggi 6 settembre 2024. Vediamo la Scopri di più

Accurdammece Vol.1 di Gabriele Esposito | Recensione
Accurdammece Vol.1 | Recensione

Accurdammece Vol. 1 di Gabriele Esposito: disponibile su tutte le piattaforme di streaming da venerdi 31 maggio, è il secondo Scopri di più

Rush dei Maneskin: recensione dell’album
rush dei maneskin

Dopo il grandissimo successo ottenuto con la vittoria del Festival di Sanremo e quella dell’Eurovision Song Contest, i Maneskin hanno Scopri di più

Le stelle sono rare, il primo album delle Mujeres Creando (Apogeo Records)
Le stelle sono rare Mujeres Creando

Lo sfondo nero le avvolge, la calda luce sul palco le illumina. Cinque donne: alla voce Assia Fiorillo, alla chiarra Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Alessandra Nazzaro

Nata e cresciuta a Napoli, classe 1996, sotto il segno dei Gemelli. Cantautrice, in arte Lena A., appassionata di musica, cinema e teatro. Studia Filologia Moderna all'Università Federico II di Napoli.

Vedi tutti gli articoli di Alessandra Nazzaro

Commenta