Giallorenzo: una storia romanzesca a Milano Est

Giallorenzo

Mescolare due preesistenti progetti diversi per dar vita ad uno nettamente più sull’onda dell’hype, sigillato da una storica convivenza ed amicizia, di chi registra in cameretta e fa casino in sala prove. Sono questi gli ingredienti dei Giallorenzo, band pop lo-fi, con base a Milano, che ha unito il post rock del progetto Malkovic e il cantautorato bergamasco di Montag, per creare un primo disco testimone della musica fuori dal concept e lontana dall’idea di canzone stessa. Avanguardia?

No, necessità di essere fuori, fuori dal centro. Sì, perché proprio come si evince dal titolo del loro album Milano posto di merda, il nocciolo  è un tributo provinciale alla città, che si districa in undici tracce sempre inerenti alla metropoli. L’idea futuristica di essere catapultati in una città veloce, folle, dove gli uomini vagabondano mentre da sfondo c’è solo l’indelebile delle scritte su muri. Le undici tracce non sembrano badare alla forma canzone, all’idea di un minutaggio preciso in cui far intervenire l’inciso: alcuni brani superano a stento il minuto, solo una canzone sfora di pochissimo i canonici tre minuti di audio, come se non fosse funzionale alla vicenda la struttura espressiva musicale, ma si voglia porre davanti alle orecchie una storia, raccontata più volte dai Giallorenzo, dai tratti paradossali e al contempo romanzeschi. È quella di un uomo, da cui la band ha preso il nome, trovato morto da due mesi in casa propria, nel palazzo in cui la band ha vissuto a Milano Est.

Dietro il noir di quest’uomo, i Giallorenzo hanno ricucito un’identità che circola nei concerti e nei testi del disco. Dietro i Giallorenzo invece, Pietro Raimondi alla voce e alla chitarra; Giovanni Pedersini alla chitarra e ai cori; Fabio Copeta alla batteria; Marco Zambetti al basso. Milano posto di merda è uscito per La Tempesta Dischi lo scorso Settembre ed è disponibile su tutti gli store digitale.

Milano Posto di Merda inizia con 118, che da subito fa immettere in una dimensione alternativa al solito, la dimensione dei Giallorenzo. Il suono ha sicuramente più impatto della voce, forse proprio un marchio stilistico, così come appare la decisione di scrivere testi costruiti da parole giustapposte, orecchiabili a cui dover dare un senso postumo. Andando avanti con l’ascolto, attraverso Rasta che fa le foto si afferma l’esigenza di un sound più che di un’idea, si delinea sempre più un mondo costituito da poca linearità e creazione di cortocircuito. Brilla tra tutte Condizioni meteo critiche, un buon mix di parole e musica suonata, con un incipit scandito che vede gli strumenti pian piano prendere il loro posto, costruendo una melodia che si ricorda.

Esterno Notte ha i tratti di una ballad, chitarra voce, 1 minuto e 37 di verità, lasciato come ponte di collegamento tra un brano e l’altro, un vocale whatsapp inviato e reso pubblico, più o meno è quella la sensazione, vera ma grezza, troppo grezza. Festa, Krypton, Il Metodo Perindani sono underground e indie allo stesso tempo, rimarcano l’esigenza di un’identità, una pretesa quasi di identità, che si veste di suoni sporchi, voci indietreggiate, poche frasi chiave. Stona all’interno di quella che vuole essere considerata un’unica storia romanzata, la presenza prima di una full band, poi di alcuni brani solo chitarra voce, ed ancora alcuni brevi stralci musicali, quasi simil-provini, considerati vere e proprie tracce.

I numeri parlano però ed i Giallorenzo sono ascoltati, ed anche parecchio. Piace il mondo in cui trasportano, perché alla base c’è verità e se nella musica c’è la verità, si dimenticano i suoni distorti, le voci sporcate, le esigenze di mercato e tutto quello che potrebbe non essere nei canoni dell’oggettivo diventa futurismo.

Fonte immagine: ufficio stampa Astarte

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A proposito di Alessandra Nazzaro

Nata e cresciuta a Napoli, classe 1996, sotto il segno dei Gemelli. Cantautrice, in arte Lena A., appassionata di musica, cinema e teatro. Studia Filologia Moderna all'Università Federico II di Napoli.

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