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Eroica Fenice

Isole Minori Settime: la voce dei giovani

Isole Minori Settime, la nostra intervista

 

Tre giovani artisti si incontrano in una serata qualsiasi e decidono di suonare insieme: senza saperlo stavano dando vita a quello che poi sarebbe diventato il progetto delle Isole Minori Settime, un nome tanto bizzarro quanto ricco di significato per i tre cantautori che l’hanno coniato. Lorenzo Campese (voce e tastiera), Alessandro Freschi (chitarra e ukulele), Enzo Colursi (voce e pianoforte), uniscono ispirazione e tecnica per raccontare delle storie attraverso la lucidità di una prospettiva matura e la sensibilità di un cuore giovane. Il gruppo, che più recentemente si è allargato al batterista Alessandro Bellomo e al bassista Alberto Savarese, ha trovato nel centro storico di Napoli un luogo di ispirazione e il trampolino per le sue esibizioni, che rifuggono da un rapporto sterile col pubblico.

Li abbiamo incontrati per rivolgergli alcune domande alle quali hanno gentilmente risposto.

Isole Minori Settime, come vi siete conosciuti e com’è nata l’idea del gruppo.

Ci siamo conosciuti alla “Notte dei cantautori”, un appuntamento fisso che si tiene al Vomero. L’idea di suonare insieme è partita da Lorenzo Campese, successivamente abbiamo cominciato a provare e poi a fare serate. C’è da dire che in un gruppo il cantautore è un po’ primadonna, ecco, noi siamo tre primedonne, e, di conseguenza, tre personalità molto diverse, per cui il nostro, prima di essere un gruppo, è principalmente una collaborazione, un progetto, il frutto di una bella atmosfera che c’è qui a Napoli. In centro, infatti, e in alcuni locali più nascosti, c’è la possibilità di incontrare altri artisti, non solo facendo la serata nello stesso posto, ma condividendo il palcoscenico e suonando insieme. Si crea, quindi, un’atmosfera di condivisione e di confronto che diventa un terreno fertilissimo per la nascita di situazioni come la nostra.

In cosa consiste la vostra diversità?

Noi abbiamo radici ed influenze musicali differenti e la nostra diversità emerge, oltre che dalle nostre qualità vocali, anche dal nostro modo di interpretare i brani. La diversità è forse il punto forte delle “Isole Minori Settime”, ognuno di noi ha la propria abilità ma insieme diventiamo qualcosa di originale. Attualmente non abbiamo un pezzo scritto insieme ma abbiamo subito cercato di trovare un suono comune unendo le canzoni dei nostri repertori precedenti. Canzoni di origini diverse che abbiamo cercato di rendere omogenee dal punto di vista tematico e musicale.

Sulla vostra pagina Facebook avete scritto: “Isole Minori Settime è una scatola piena di cose piccole e dimenticate”. Cosa vuol dire?

Per noi le isole incarnano il concetto di emarginazione, in una realtà in cui ognuno è emarginato a modo proprio all’interno di un arcipelago infinito. Le isole, dunque, rappresentano tutto ciò che ci succede, che vediamo , che accade intorno a noi, e a cui non viene data la giusta attenzione, insomma, quelle piccole grandi cose su cui di solito non si scrive. Noi raccontiamo, ognuno col proprio linguaggio, delle storie che possono essere bizzarre, tristi, ironiche, romantiche, ma che si configurano sempre come le macerie, ciò che resta di un universo a cui spesso non viene data voce. Per quanto riguarda il titolo, inoltre, ci piaceva il gioco di parole “minori settime”, che ricorda un tipo di accordo, anche perché pensavamo che un nome come “Isole Minori” e basta potesse risultare un po’ pesante, laddove, i nostri, sono concerti dai quali traspare invece grande divertimento e soprattutto spontaneità.  L’idea iniziale era addirittura  quella di portare in giro uno spettacolo chiamandolo proprio “Isole Minori Settime”, conservando i nostri nomi, come se questo fosse allo stesso tempo il titolo, il tema e il filo conduttore del nostro lavoro. Poi le cose si sono evolute in maniera diversa, abbiamo superato il progetto dello spettacolo e lo abbiamo trasformato in veri e propri concerti, rendendo continuativa la nostra collaborazione.

Parliamo del repertorio, quali sono le vostre fonti d’ispirazione?

Per qualsiasi cantautore l’ispirazione nasce da ciò che gli accade intorno, che siano storie relative a sentimenti, ad esperienze di vita, o avvenimenti, scrive quello che sente e vede, e trasferisce ciò che lo circonda all’interno del brano. Questo è ciò che accomuna un po’ tutti i cantautori, ma molto dipende anche dalla canzone: ci sono pezzi in cui è come se si volesse fare una fotografia o un affresco di qualcosa che sta accadendo, altri in cui di vero c’è solo uno stato d’animo, che viene poi elaborato in modo da creare i presupposti perché tutti possano sentirsi partecipi dello stesso sentimento. La cosa importante, più che scrivere una canzone, è proprio la prospettiva di suonarla. È importante l’emozione di condividerla, il fatto che possa arrivare agli altri e quanto gli altri possano riconoscersi in essa. Paradossalmente, più del processo di scrittura, finisce per essere più profondo il momento dell’esecuzione che ha l’obiettivo di rendere il brano accessibile, senza risultare troppo ermetici. Da qui deriva l’importanza fondamentale che noi attribuiamo alla musica dal vivo. Noi non abbiamo ancora registrato insieme, ma crediamo che sarà difficile registrare qualcosa che possa realmente dare l’idea del tipo di concerto che facciamo, perché dal vivo la nostra unione ha un impatto diretto e particolarmente comunicativo che non è facile trasferire in una registrazione.

In riferimento alle vostre performance avete parlato di “divertentismo”. Di che cosa si tratta?

Il “divertentismo”, che è un concetto molto importante per noi, non va confuso con il cabaret, e consiste nel dare un taglio spassoso alle nostre serate. Il “divertentismo” è un modo di approcciare non solo ad un’esibizione, ma anche agli eventi, alla vita in genere. È un atteggiamento che permette, anche parlando di tematiche serie, di delusioni amorose, di tragedie, di conservare un certo senso del relativo rispetto alle cose. È questo il motivo per cui nei nostri pezzi ci troviamo a parlare di qualcosa come la paura della morte, inserendo nelle parole quel pizzico di ironia che permette di mantenere un certo distacco dalle cose spiacevoli della vita. Insomma, ci teniamo ad essere presi sul serio anche nel nostro divertimento e nell’allegria che traspare dalle nostre esibizioni dal vivo.

Quali sono i progetti futuri di Isole Minori Settime?

In programma abbiamo un singolo, un pezzo a sei mani che scriveremo a breve e che verrà accompagnato da un videoclip. Un brano che rispecchi questo primo periodo della nostra collaborazione e racchiuda le caratteristiche di tutti noi. Vorremmo che da esso emerga la nostra affinità artistica e il fatto che provenire da esperienze diverse abbia comunque permesso di completarci dal punto di vista musicale. Insomma, un singolo per tirare le somme e per gettare le basi di una collaborazione sempre più solida. In più ci piacerebbe allargare il nostro pubblico e uscire dal centro storico. La nostra sfida è proprio quella di arrivare a tutti, dall’amante del genere neomelodico all’appassionato di musica classica.