John Mayer: i 5 brani che hanno fatto la storia

John Mayer

John Mayer è una delle figure più influenti della musica contemporanea, capace di unire tecnica, emozione e introspezione. La sua carriera, costellata di successi e riconoscimenti, ha attraversato generi diversi, dal blues al pop, fino al folk e al rock. In questa guida si ripercorrono cinque brani fondamentali che raccontano la sua evoluzione artistica e la sua capacità di toccare il cuore di milioni di ascoltatori.

Introduzione e contesto musicale

Nel corso degli ultimi vent’anni, John Mayer è entrato di prepotenza nelle casse e nei cuori di una grossa fetta di musicisti: dal novizio strimpellatore di chitarra al producer navigato, dal pianista classico al chitarrista post-rock.
Ad un certo punto della propria crescita artistica, è quasi impossibile non imbattersi nell’intramontabile concerto “Where the Light Is: Live in Los Angeles” tenuto nel 2007 al Nokia Theatre.

John Mayer in breve

Prima di scoprire i suoi brani più iconici, ecco alcune informazioni chiave sull’artista:

Informazione Dettaglio
Nome completo John Clayton Mayer
Nascita Bridgeport, Connecticut – 16 ottobre 1977
Formazione Berklee College of Music, Boston
Generi principali Blues, pop, rock, folk
Album pubblicati 8 in studio, 3 live, 5 EP, 3 raccolte
Premi 7 Grammy Awards

Video introduttivo

I 5 brani essenziali di John Mayer

5. Daughters (“Heavier Things”, 2003)

Questa perla acustica pop è stata premiata con un Grammy Award per “canzone dell’anno” nel 2005.
Mayer costruisce una struttura semplice ma efficace: una strofa avvolgente, un ritornello orecchiabile e uno special che eleva il brano per poi riportarlo a terra con chitarra, piano e shaker.
Il testo, spesso letto come ammonimento ai genitori, è in realtà un messaggio di speranza affinché non si crescano figlie segnate da traumi affettivi.

4. In your atmosphere (“Where the Light Is: Live in Los Angeles”, 2007)

Un brano che è pura intimità. Mayer ci trasporta sulla Mullholland Drive, osservando le luci di Los Angeles. Solo voce e chitarra, senza abbellimenti, per un risultato semplice ma di rara bellezza.
I fan attendono ancora una versione studio ufficiale, ma quella live resta una delle più amate di sempre.

3. Slow dancing in a burning room (“Continuum”, 2006)

Una ballad struggente e indimenticabile, con uno dei riff più celebri di Mayer.
Il brano esplora il dolore di un amore che si consuma, mentre la chitarra accompagna il testo con intensità emotiva. Ogni performance live offre assoli unici e improvvisazioni che dimostrano il genio del chitarrista.

2. Another kind of green (“Try!”, 2005)

In trio con Pino Palladino e Steve Jordan, Mayer fonde groove e tecnica in una delle sue composizioni più raffinate.
Il brano riflette influenze di Stevie Ray Vaughan e Hendrix, con una ritmica palleggiante e una struttura che strizza l’occhio al periodo del Berklee College of Music.

1. Gravity (“Continuum”, 2006)

Il brano simbolo di John Mayer. “Gravity” è una ballata soul che trasmette calore e introspezione, resa immortale dalla sua esecuzione live a Los Angeles.
Da non perdere la versione live mozzafiato, passata alla storia per l’assolo improvvisato che ha incantato il pubblico.

Per approfondire, si consiglia la lettura dell’analisi di Rolling Stone, che ripercorre la carriera dell’artista con un taglio critico e approfondito.

Immagine di copertina: Amazon Music

Articolo aggiornato il: 11/10/2025

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A proposito di Christian Landolfi

Studente al III anno di Lingue e Culture Comparate (inglese e giapponese) presso "L'Orientale" di Napoli e al I anno di magistrale in Chitarra Jazz presso il Conservatorio "Martucci" di Salerno. Mi nutro di cultura orientale in tutte le sue forme sin da quando ero piccino e, grazie alla mia passione per i viaggi, ho visitato numerose volte Thailandia e Giappone, oltre a una bella fetta di Europa e la totalità del Regno Unito. "Mangia, vivi, viaggia!"

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