Pino Marino: facendo i conti con i nostri “Tilt”

Pino Marino

Pino Marino: intervista al cantautore romano

Nuovo disco per il cantautore romano Pino Marino, una delle penne a cui va un riconoscimento importante nella recente storia italiana della canzone d’autore. Ad artisti come lui anche il merito di rendere la musica fulcro principale di impegnative attività sociali e collettive.

Ed oggi è tempo anche di un nuovo bellissimo disco dal titolo “Tilt”, anche disponibile in una bella release in vinile. Canzoni che denunciano e che scuotono con violenza (a tratti) le tante violazioni di morale e di umanità, di quotidiani tilt in cui stiamo cadendo e in cui trasportiamo di peso le nuove generazioni inermi a tanto decadentismo.

Preziose anche le sue collaborazioni, da Ginevra di Marco a Tosca fino all’attore Vinicio Marchioni che a chiusa del disco recita i tanti tilt, le frasi cardine di tutte le canzoni del disco poggiate con grazia ed eleganza su una base circolare e sospesa disegnata per l’occasione anche da Fernando Pantini e Fabrizio Fratepietro. Sono 20 gli anni di grande carriera che si celebrano oggi con un lavoro che davvero ha il dovere di raggiungere ogni possibile via di incontro. Un disco importante, in cui la canzone e la sua parola tornano ad essere valori importanti.

Nuovo disco, denuncia sociale che non passa per il sottile. Domanda difficile, forse, ma così mi viene: quanta poesia hai messo in gioco per non essere troppo severo ma senza smussare la punta delle frecce?

La poesia (ammesso se ne abbia) si mette in gioco sempre tutta, perché non è possibile usarne un po’, esattamente come non è possibile dire: “ti amo un po’”. (Sorrido ma non mi vedete). E la poesia non è meno severa della prosa, tutt’altro, è solo più chirurgica e meno dispersiva, ammesso che nel mio caso possa essere scomodato questo termine. Diciamo che un linguaggio più carico di visioni, rispetto all’aridità di immaginario che siamo costretti a subire dal nostro circostante contemporaneo, è stato il modo per parlare della nostra condizione in maniera esplicita e in soli 34 minuti. Questa la durata di Tilt.

Bellissima copertina. Bellissima foto. L’hai scelta dopo aver scritto il disco o in qualche modo ti ha ispirato parte della scrittura?

Quello straordinario scatto di Emad Nassar, fatto a Gaza nel 2015, l’avevo visto nel 2016 quando gli venne attribuito un prestigioso premio fotografico. L’avevo messo in una cartella di immagini da rivedere nel tempo. Quando si è formato il concept che poi ho sintetizzato nel titolo, cercavo un’immagine che riuscisse a rappresentarlo e riaprendo quella cartella è stato evidente quale fosse. Sono stato poi molto felice che Emad, messo a conoscenza di questo progetto discografico, abbia voluto partecipare sostenendolo e concedendomi la possibilità di averla come copertina del mio e del nostro Tilt.

Fuggire dalle cose inutili: questo è il significato primo che mi arriva da tutto. Pensi sia questa una soluzione?

Scartare, senza fuga, le cose inutili o nocive. Comprenderle per capire cosa abbia generato i Tilt da cui dobbiamo spostarci rilanciando con altre possibilità, perché proprio nel centro storico esatto di ogni Tilt già esiste l’indizio di rinascita da cui ripartire. Così come accade nella foto di Emad Nassar e proprio in questo consiste la sua capacità di rappresentare in una sola immagine ciò che intendo trattare in questo disco.

Smontare e comprendere prima di ogni altra cosa, va da sé che chiunque si permetta di smontare è il caso abbia delle buone ipotesi per un nuovo montaggio.

Dalla stupidità quotidiana al potere che ci governa. Chi condiziona chi?

Credo siano due estremi autoalimentati. Sembra un paradosso, ma l’impoverimento culturale è una vera e propria industria. Dal degrado culturale e sociale si ottiene una minor capacità di discernimento, di scelta, di posizione e di necessità. Nella povertà di questo tipo è facilissimo proporre scenari miseri spacciandoli come grandi panorami, così come è facile produrre paura: altra paradossale industria dei nostri tempi. La Politica ha abbandonato definitivamente un linguaggio propositivo e un immaginario da realizzare, perché anche la politica ha scelto la poverissima grammatica che occorre per essere compresi immediatamente, senza sforzo alcuno, senza studio e senza ricerca, come se lei per prima vivesse su un gigantesco social network in disperato accaparramento di like. Disposta anche a barare per averne più del concorrente di turno. Una deplorevole attitudine che fa il paio con l’uovo e la gallina, dove il popolo somiglia per degrado a questa classe dirigente e questa classe dirigente (veramente piccola) lotta per la sopravvivenza cercando di somigliare il più possibile alla valanga di una massa acritica, ma rabbiosa o rinunciataria (due elementi estremi tipici del non aver capito niente ed essere convinti dal nulla). La soluzione sta nell’urgente rialzo e nella vitale considerazione che si deve alla formazione, alla comunicazione, alla cultura in genere e all’arte nello specifico: questa sì, se ci pensate bene, unica vera industria pesante di questo paese.

Il suono di questo disco ci tiene molto all’estetica. E usa anche l’elettronica. Ma ci credi se ti dico che queste canzoni potevano anche essere private di tutto per funzionare lo stesso?

Ti credo senza dubbio, perché anche a me funzionavano ancor prima di essere arrangiate. Non sarebbero mai arrivate in quella seconda fase se non avessero funzionato nella prima. E nude, così come sono state scritte, avranno in certe occasioni modo di essere rappresentate. Ma l’arrangiamento è un linguaggio aggiunto al testo, all’armonia e alla melodia. Solo quando tutto funziona, nessuno toglie all’altro ma finisce per esaltare l’altro.

In questo modo funziona anche il racconto della Biografia Collettiva a cui siamo chiamati in questa era di individualismi narcisistici. Ascoltare, comprendere l’altro diverso da sé e poi mettere insieme tutto facendolo funzionare come corpo unico. Senza questa pratica, si genera il Tilt sociale che stiamo vivendo.

Grazie, Pino Marino!

 

Paolo Tocco

Fonte immagine: Ufficio Stampa.

Pagina social del cantautore Pino Marino: https://www.facebook.com/pinomarinoOfficial/

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