C’è un momento in cui la scrittura smette di essere un dialogo interiore e diventa condivisione. Per Matteo Salzano quel passaggio prende il nome di Rivelarsi, il suo primo disco in uscita il 6 febbraio per Risorgiva. Nato inizialmente come titolo di una singola traccia, il progetto ha finito per racchiudere un significato più ampio: da invito a conoscersi meglio a gesto di apertura verso l’esterno.
Scheda tecnica del disco Rivelarsi di Matteo Salzano
| Dettaglio | Informazione |
|---|---|
| Artista | Matteo Salzano |
| Titolo album | Rivelarsi |
| Data di uscita | 6 febbraio |
| Etichetta | Risorgiva |
| Strumenti suonati | Chitarra, pianoforte, chalumeau, batteria |
Indice dei contenuti
Cantautore e polistrumentista napoletano, oggi di base a Guastalla, Salzano intreccia nel disco le radici degli ascolti partenopei da Pino Daniele a Roberto Murolo con atmosfere più sospese, fatte di silenzi e leggere dissonanze. La formazione in batteria jazz affiora nell’attenzione al ritmo e nei tempi dispari, mentre pianoforte e chitarra diventano strumenti complementari di una scrittura che punta alla sincerità prima ancora che all’esposizione.
L’intervista a Matteo Salzano
Il titolo del disco è “Rivelarsi”: che cosa significa per te questa parola oggi? È stato un processo personale o più artistico?
In realtà “Rivelarsi” nasce prima come titolo della seconda traccia, dal mio punto di vista si riferiva più a una rivelazione verso sé stessi, come un invito a scoprirsi e a conoscersi meglio. Successivamente poi mi è sembrato un buon titolo da usare per un primo disco, qui sicuramente assume più un significato di rivelazione verso il mondo esterno. Penso sia stato un processo sia personale che artistico, per me le due cose sono estremamente collegate. Uno dei poteri della musica e della scrittura è quello di spingerti a ricercare continuamente, a interrogarti, a provare a conoscerti meglio appunto e questo penso non possa non incidere sulla crescita personale.
L’influenza geografica nella scrittura di Salzano
Sei nato a Napoli ma vivi a Guastalla: quanto hanno inciso questi due luoghi nel tuo modo di scrivere e di fare musica?
Questa è una domanda molto difficile a cui al momento non saprei rispondere con certezza. Sicuramente i luoghi influenzano la scrittura, è complicato poi capire dove e in quali modalità intervengono: forse avendo vissuto poco in provincia di Napoli (fino agli 8 anni) direi che mi hanno influenzato molto gli ascolti di artisti napoletani che ammiro come Pino Daniele o Roberto Murolo. Per quanto riguarda Guastalla invece, che è un piccolo paese in provincia di Reggio Emilia, penso che mi abbia portato a inserire nella mia musica in generale e in questo disco molti silenzi e qualche atmosfera dissonante e misteriosa che a me ricorda la nebbia, forse direi questi due aspetti.
Dalla batteria jazz al polistrumentismo
Arrivi da una formazione in batteria jazz. In che modo questo percorso ha influenzato la scrittura dei brani e la costruzione dei suoni nel disco?
Lo studio della batteria jazz mi ha insegnato parecchie cose sul tempo che sono fondamentali per suonare anche altri strumenti o per lavorare a un arrangiamento. Per quanto riguarda la scrittura, nel disco ci sono tre brani in tempi dispari, probabilmente anche queste scelte derivano da quel tipo di formazione.
In “Rivelarsi” suoni diversi strumenti, dalla chitarra al pianoforte fino al chalumeau. C’è uno strumento che senti più vicino quando componi?
Mi trovo molto bene a scrivere sia al pianoforte che alla chitarra. Il pianoforte lo conosco un po’ meglio e per questo motivo penso di avere un approccio alla scrittura più consapevole, alla chitarra invece l’approccio è decisamente più istintivo, ma devo dire che mi piacciono molto e sono utili entrambe le modalità.
Essendo il tuo primo disco, c’è stato un momento in cui hai capito che era davvero pronto per uscire? Oppure è stata più una scelta istintiva?
Direi che è stata una scelta abbastanza istintiva, mi sembrava e mi sembra tutt’ora un lavoro sincero e artigianale ed era quello che mi interessava fare.
Rivelarsi attraverso la musica nel mondo contemporaneo
In un tempo in cui mostrarsi sembra quasi obbligatorio, che differenza c’è per te tra esporsi e rivelarsi davvero attraverso la musica?
Credo che la differenza stia nei contenuti, se mancano questi la voglia di esporsi diventa fine a sé stessa e abbastanza sterile. Penso invece che se spinti da una profonda esigenza interiore, comunicare attraverso la musica sia bellissimo e di fondamentale importanza a prescindere dal livello o dal numero di persone che la ascolteranno.
Fonte immagine: ufficio stampa

