Sara Piccolo – Country Roads of Italy | Intervista

Sara Piccolo

Sara Piccolo, classe 1992, è un’artista dalle idee chiare. Uolofifi, il suo album d’esordio, è una miscela evocativa di suggestioni folk che, tra country e celtica, esprime un’identità in divenire pronta ad abbandonarsi all’imprevedibilità dell’esistenza e forte del proprio pieno ed intimo vissuto. Una coraggiosa cantautrice che, con la propria musica, non esita a mutare in bellezza il buio delle trascorse, rivelate solitudini. E che, con genuino slancio, ci rivela molto di sé tra piccoli quanto ricchissimi dettagli.

SARA PICCOLO – L’INTERVISTA

Sara Piccolo, il tuo ultimo lavoro discografico è coerente nella sua direzione: una scelta inedita e genuinamente coraggiosa nel panorama musicale italiano. Preferisci sentirti una stella del country made in Italy o i tuoi sogni ti attendono oltreoceano?

Sì, sicuramente ho fatto una scelta molto “sentita” più che pensata, e rispecchia anche il mio mondo. Ho osato esponendomi in un panorama che di certo non ha molto spazio per il genere, ma la trovo una scelta che mi ha portato comunque a tante aperture. Più che una stella del country made in Italy, mi sento più come una donna alla ricerca costante di un ponte tra tradizione e presente, pronta a viaggiare anche oltreoceano con l’opportunità giusta.

Le tradizioni musicali sono intimamente legate ai loro luoghi di origine, ma inutile porvi confini. Com’è stato il tuo primo incontro con il country e come hai capito che potesse offrirti l’occasione di esprimere la tua interiorità?

Il mio primo incontro con il country è avvenuto quando ero adolescente: ho amato da subito Patsy Cline appena ho ascoltato il brano Crazy. Da quell’ascolto in poi, mi sono lasciata guidare da una ricerca delle voci che parlano direttamente al cuore, come la sua. Il suo modo di cantare ed esprimersi, così come quello più folk di Johnny Cash, mi hanno aiutata e accompagnata nella ricerca della mia voce, prendendoli come esempio di una certa genuinità e profondità allo stesso tempo.

Raccontaci dei tuoi esordi: come hai cominciato? Avevi sin da subito le idee chiare a proposito della tua musica?

Ho sempre cantato fin da bambina, era il modo in cui riuscivo ad esprimermi con libertà e lo è ancora oggi. Ho vissuto la musica concependola da sempre come il mio luogo sicuro, accomodante, in cui poter rinnovare le mie energie ma ho dato poi anche priorità a diversi studi e interessi. È stato durante un viaggio molto lungo che ho fatto a Dublino, dove grazie al mio ex datore di lavoro ho cominciato a suonare la chitarra, prettamente per comporre. Siccome lui è un polistrumentista e sapeva che scrivevo tanto, mi ha incentivata a dare melodie ai miei testi e alle mie poesie.

Sara, il tuo sound parla chiaro, in fatto di identità. Merito anche dei musicisti con i quali collabori: ce li presenti?

Certo, ho avuto diverse collaborazioni prima di arrivare a Uolofifi. Questo album ha preso forma grazie a diversi lavori e incontri con nuovi musicisti: alcuni sono parte della band, altri hanno donato il loro contributo in studio. Al banjo c’è Lele Caliendo, al violino Riccardo Villari, alla batteria Riccardo Antonielli, al violoncello Giuliano Colace, alle chitarre Roberto Guardi e Fabrizio Campanile, al basso Emiliano Berti e al contrabbasso Antonio Barberio.

Quali sono state le influenze, non soltanto musicali, che hanno alimentato la tua creatività?

Le influenze sono state e sono tante, per fortuna. A volte ho avuto difficoltà nel rendere concreto il tutto, avendo diversi interessi che catturano la mia attenzione. Mi hanno influenzato sicuramente molto i viaggi, soprattutto quello a Dublino. La scrittura e la poesia in particolare, lo studio della storia dell’arte, la lingua inglese, il cinema, soprattutto la musica folk, le storie dei cantautori nelle quali mi immergevo, la nascita e l’esigenza di un certo modo di esprimersi, l’arteterapia… Insomma, tenere viva la creatività è una delle cose più importanti secondo me nella vita: è come bere acqua quando si ha sete.

Oltre alla voce, quale strumento ritieni essere vicino alla tua sensibilità e perché proprio quello?

Oltre alla voce, ho sempre amato e sentito vicino il banjo, soprattutto lo stile clawhammer. Non so spiegarne precisamente il motivo, ma fa parte del modo di raccontare che mi rispecchia. Anche la chitarra è uno strumento importante, mi aiuta nel comporre e creare nuovi brani. E insomma, entrambi mi mettono nella condizione di voler apprendere e allargare maggiormente la mia conoscenza per esprimermi con sempre più padronanza.

Sara, ci racconti un episodio grazie al quale hai sentito la profonda convinzione di essere sulla tua strada?

Ricordo che da bambina, in un pomeriggio estivo, mi trovavo a casa di una mia zia. Mi piaceva salire su una sedia per canticchiare i miei brani preferiti fingendo di avere un pubblico davanti a me, e quel pomeriggio, fuori il terrazzo, all’improvviso vennero diverse amiche di mia zia e ricordo che il mio desiderio si avverò: mi sentivo di stare nel posto giusto al momento giusto facendo ciò che amavo di più. Ecco, questo è un ricordo prezioso connesso alla sensazione di stare sulla mia strada, che mi ha aiutata ad orientarmi quando ne ho avuto bisogno.

Ogni traccia del tuo album è un racconto per sensazioni. Ma a quale delle canzoni ti senti più legata emotivamente?

Ovviamente ho un rapporto particolare con ogni brano e ognuno è come se parlasse a una parte di me precisa, ma forse The Hard Way è il brano a cui sono emotivamente più legata, perché nella sua velocità – è nato in qualche ora – è riuscito a catapultarmi in una dimensione in cui mi era difficile arrivare, mi ha guidata e mi ricorda ancora che siamo degli esseri infiniti, capaci di sfruttare al meglio le nostre potenzialità se riusciamo, anche per poco, a non identificarci col nostro passato.

Sara Piccolo, quale potrebbe essere il duetto/featuring dei tuoi sogni?

Sierra Ferrell o Rhiannon Giddens, due musiciste che stimo moltissimo.

Puoi svelarci qualcosa delle tue prossime avventure musicali?

Uolofifi ha lasciato spazio a tante cose nuove, voglia di sperimentare ed esplorare nuovi orizzonti, anche se non vedo l’ora di portarlo in giro con le prossime date, ma posso dire che sono già a lavoro su alcuni brani con un sound nuovo nato proprio grazie all’incontro di nuovi musicisti che ho avuto la possibilità di incontrare grazie a quest’album. 

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Sara Piccolo – Uolofifi

Fonte immagini: Amazon

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A proposito di Mirko Ambrosio

Nato a Napoli per fortuna, laureato in legge per caso, appassionato di musica per scelta.

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