Dal suono incredibilmente sperimentale e giocoso, Surfing Pt. 2 è la nuova miscela dal carattere groovy ma allo stesso tempo piena di emozioni del progetto jazz Blind Loops, composto da 4 talentuosi musicisti in grado di far parlare i propri corrispettivi strumenti: come già percepibile dai precedenti singoli estremamente intricati come Drift e Unflesh, Surfing Pt. 2 è una composizione che riesce perfettamente nel suo intento di mischiare il lieve utilizzo di elettronica con il jazz.
Indice dei contenuti
Scheda tecnica del progetto Blind Loops
| Dettaglio | Descrizione |
|---|---|
| Nome band | Blind Loops |
| Nuovo singolo | Surfing Pt. 2 |
| Genere musicale | Jazz elettronico / Post-human |
| Membri | Gianni Bertoncini, Lorenzo Cucco, Luca Scapellato, Frank Martino |

(copertina di Surfing Pt. 2).
Analisi strumentale di Surfing Pt. 2
Partendo dalla batteria, sentiamo come Gianni Bertoncini non esita nell’inserire dei fill snodati all’interno delle lievi melodie dell’incantevole sassofono di Lorenzo Cucco e dell’ambientazione elettronica che viene servita dalle mani e dalla mente di Luca Scapellato; a riempire il tutto, abbiamo Frank Martino il quale aggiunge una forte profondità all’interno del mix con il basso e la chitarra baritona, raggiungendo così una costruzione musicale all’apparenza semplice ma piena di cambi leggeri di tema all’interno di una melodia ripetitiva molto piacevole per le orecchie.
Abbiamo avuto il grande piacere di fare alcune domande a Frank Martino, per scoprire cos’è che li unisce come musicisti e come sono arrivati alla produzione di un singolo così intrigante.
Rilascio ravvicinato dei singoli e produzione
Nonostante il progetto Blind Loops sia così giovane avete già rilasciato due singoli squisiti oltre Surfing Pt. 2 e che non hanno paura di sfruttare al massimo il potenziale della musica, come ci si sente ad essere arrivati già ad un terzo release in così poco tempo?
Abbiamo lavorato in maniera molto intensa durante la prima metà del 2025, componendo tanti brani, la maggior parte dei quali finiranno nel nostro primo disco. La pubblicazione a singoli è una prassi molto diffusa oggi; quindi, per il momento abbiamo pensato di procedere in questo modo, che permette anche di concentrarci maggiormente sulla produzione di ogni brano, quasi come fosse un mondo a sé.
Il significato del titolo Surfing Pt. 2
Come mai la decisione del titolo Surfing Pt. 2? Si tratta di una continuazione di un’idea precedente già esistente oppure vuol esser presentata come un’opera in medias res?
È tutta colpa del nostro batterista… Scherzi a parte: Surfing pt.2 nasce dalla coda di un altro brano, ma abbiamo finito di produrlo in anticipo, rispetto alla “parte uno”. Ci siamo detti: “perché non pubblicare la parte due prima della parte uno?” Siamo dei burloni.
Struttura e improvvisazione nel jazz
Essendo un progetto jazz, quanto è difficile trovare una struttura finale per una canzone visto che siete molto più vicini al mondo dell’improvvisazione?
I brani nascono interamente come composizioni scritte meticolosamente e prodotte in studio, come accade per la musica non improvvisata. La componente “jazzistica” della band viene fuori esclusivamente dal vivo: durante i concerti, infatti, ci piace “aprire” delle sezioni in mezzo ai brani, dedicandole interamente all’improvvisazione. Questo rende l’esperienza live molto diversa rispetto alla versione studio ed è un aspetto che, coi tempi che corrono, teniamo a mantenere vivo.
Obiettivo e sensazioni del brano
Quali sono l’obiettivo e la sensazione principale che volete trasmettere di questo nuovo singolo?
L’esperienza sensoriale quando si tratta di musica è abbastanza soggettiva; dunque, lasciamo ad ogni ascoltatore la possibilità di vivere la propria.
La definizione di post-human ensemble
Qual è il significato dietro il vostro modo di identificarvi come gruppo “post-human ensemble”?
Questa definizione nasce dal nostro rapporto simbiotico con la tecnologia. Il gruppo utilizza strumenti tipicamente “umani”: sax, chitarra, batteria. L’approccio sintetico in realtà non è riferito all’utilizzo di synth, campionatori o effettistica (presenti massivamente nella musica mondiale da tantissimi anni), ma è qualcosa di radicalmente più determinante a livello compositivo. I brani sono infatti imperniati su loop composti quasi sempre su arpeggiatori o sequencer, che successivamente studio e adatto alla chitarra baritona. Si genera così questo sound “robotico”, ma con tanta, sana, imperfezione umana.
Fonte Immagini: Ufficio Stampa.

