Seguici e condividi:

Eroica Fenice

"Il giocatore" di Dostoevskij

Gioco e psicologia: La dipendenza ne “Il giocatore” di Dostoevskij

Martedì 14 marzo si è tenuto presso la sede del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, nell’aula Piovani, l’interessante convegno La dipendenza ne “Il giocatore” di Dostoevskij, in occasione della prima teatrale della trasposizione del romanzo a opera del regista Gabriele Russo, da martedì 14 in scena al Teatro Bellini. Compresenti, dunque, il gioco e la psicologia, due argomenti strettamente connessi, e di interesse preminente, soprattutto nel territorio partenopeo.

Fulcro dell’incontro è stata la ludopatia, apparentemente vista come l’eccezione nella nostra società. A questo errore di valutazione hanno provato a rimediare i numerosi interventi delle voci della psicoanalisi e degli studiosi del ramo più prettamente umanistico, considerando soprattutto l’esemplare figura di Fëdor Michajlovič Dostoevskij.

«Le immagini dell’arte hanno un impatto più evocativo di un pamphlet politico»

Con queste parole apre l’incontro il prorettore Arturo De Vivo, introdotto dalla moderatrice, la professoressa di Psicologia Sociale Caterina Arcidiacono. In queste parole risuona il ruolo fondamentale che i grandi dell’espressione artistica hanno ricoperto nella storia dell’uomo. A loro si è rivolto anche il consigliere comunale Luigi Felaco il quale ha a lungo lottato in iniziative di sensibilizzazione alla ludopatia, soprattutto per la salvaguardia dei minori. Secondo le statistiche, sono 41 i clan a spartirsi il merito del prodotto del gioco ossessivo, guadagnando dalle circa 100.000 persone dipendenti. Le fette sociali maggiormente colpite sono le più vulnerabili, i poveri (paradossale, ma vero) e gli adolescenti, individui che più spesso tendono al ripiegamento nel gioco. Obiettivo del consigliere è proprio quello di incidere sulla loro formazione: «Possiamo fare tutte le restrizioni possibili, ma se non creiamo cittadini consapevoli e critici, abbiamo già perso». Il desiderio della formazione ha portato il complesso teatrale Bellini all’esposizione di una mostra ad accesso gratuito sulla ludopatia in vignette, affinché la comunicazione sia elementare e accattivante. Ecco di nuovo confermato il grande impatto dell’arte.

Dostoevskij e il gioco d’azzardo: la genesi de “Il giocatore”

Presente all’incontro anche il regista Gabriele Russo, pronto a spiegare le ragioni della sua scelta. L’opera Il giocatore è stata rivisitata a fronte delle problematiche che portarono Dostoevskij alla composizione: gli ingenti debiti di gioco che lo costrinsero a stipulare un assurdo contratto con il suo editore Stellovskij per il quale, se non avesse composto un nuovo libro entro ventotto giorni, avrebbe dovuto concedere i suoi diritti d’autore per i successivi nove anni. Una scommessa con se stesso, vinta in modo eclatante grazie alla sua capacità inventiva e alla stenografa Anna Grigor’evna, alla quale dettò l’intera opera, e grazie alla quale riuscì a salvarsi dal vizio del gioco.

Opera composta in un momento di passaggio, come sottolinea il professore Francesco de Cristofaro, in un momento quasi liturgico dell’esperienza di Dostoevskij, alle soglie de I fratelli Karamazov.
Gabriele Russo, per la trasposizione teatrale, sceglie di sovrapporre i due piani biografici di Aleksej, il protagonista, e dell’autore, con l’obiettivo di fondo di sviluppare una riflessione passando da Il giocatore a Un giocatore, a una dimensione collettiva dunque, alla ricerca della salvezza sociale da questo masochismo.

A sensibilizzare alle tematiche trattate a partire dal romanzo, anche due attori della compagnia, Alfredo Angelici nei panni di Mr. Astley, che interpreterà consapevolmente dopo la sua personale esperienza compiuta ai fini artistici proprio presso molteplici casinò, e Sebastiano Galasso, che interpreterà De Grieux.

In questa dimensione psicologica così complessa, preponderante ai nostri giorni l’impotenza del nulla fare, è necessario conoscere il fenomeno e il modo in cui questo si sia evoluto nel tempo. A tale compito si sono impegnate la ricercatrice di Psicologia Clinica Valentina Boursier e la psicologa Fausta Nasti. Si sono connessi i dati raccolti sul fenomeno gambling a quelli dell’internet addiction. È diffusissimo ormai, soprattutto fra i giovani, il gioco d’azzardo online, che porta inesorabilmente alla dipendenza e a quello che i giapponesi hanno definito Hikikomori, la dissociazione della personalità, processo per cui si arriva alla decisione di sovrapporre il mondo ludopatico alla realtà di tutti i giorni. Gli adolescenti tendono infatti, secondo gli studi psicoanalitici, a sentire il forte senso di colpa (percepibile anche nei personaggi dostoevskijani) nei confronti del mondo sociale, al quale non riescono ad appartenere a causa di una sorta di complesso di inferiorità. Da qui, la ricerca dei non luoghi, che siano quelli celati dietro lo schermo di uno smartphone o nelle sale da gioco, «in cui sembra sempre mezzogiorno», perché alla forma rotonda dell’orologio si sostituisce quella della roulette.
La difficoltà del trattamento di una tale tematica è stata infine sottolineata dal professore Giancarlo Alfano, che non può che definire oltremodo multiformi processi di questa portata, la ludopatia come la cleptomania del primo Novecento oggetto delle sue ricerche. Ma ciò che resta persistente è la necessità di provare, raggiungendo i luoghi più oscuri, per riportare la luce naturale, spegnendo quella della Slot machine.

Print Friendly, PDF & Email