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Eroica Fenice

La categoria Eventi/Mostre/Convegni contiene 406 articoli

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Napoli Teatro Festival: al via la dodicesima edizione

Il Napoli teatro festival Italia è alle porte e, quest’anno, promette una dodicesima edizione sorprendente. Ruggero Cappuccio, confermato per la terza volta direttore artistico dell’evento, ha preannunciato l’inizio dell’ormai consolidata manifestazione che partirà a giugno, organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival guidata da Alessandro Barbano con il sostegno della Regione Campania. Il nuovo assetto del Ntf è stato presentato in conferenza stampa giovedì 14 marzo nel magnifico Teatrino di Corte del Palazzo Reale, gremito di giornalisti, curiosi e addetti ai lavori. Quest’anno sono 12 le sezioni nelle quali si suddivideranno i 29 eventi internazionali , tra cui 19 prime in Italia tra prosa e danza e 44 prime di spettacoli italiani. Dodicesima edizione del Napoli Teatro Festival Dall’8 al 14 luglio 40 location d’eccezione tra Napoli, Salerno, Benevento, Baia, Amalfi, Carditello, Mercogliano e Pietralcina ospiteranno un susseguirsi di 150 eventi per ben 37 giorni di programmazione, con spettacoli che spaziano dal teatro alla danza, dalla letteratura alla musica, dal cinema alla video-performance passando per mostre e laboratori volti a coinvolgere un pubblico vastissimo, compreso quello giovanile, grazie ad una nuova sezione tutta dedicata al Teatro Ragazzi. Sono tantissime le iniziative e i progetti inscritti all’interno del grande palcoscenico multidisciplinare del Napoli Teatro Festival,e altrettanti gli organi e le associazioni coinvolte: non solo gli Istituti di cultura, come l’Institut Français, il Goethe Institut, il Cervantes e il British Council, ma anche Festival Internazionali di rilevanza mondiale e collaborazioni con le Università del Territorio. Tra i vari progetti troviamo un’importante collaborazione tra la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e il Ntf  con il progetto Pina Baush, che verrà presentato il prossimo autunno al Madre e lo speciale Pompei Theatrum Mundi, organizzato da Teatro Stabile di Napoli e Fondazione Campania dei Festival, che porteranno quattro prime nazionali nella meravigliosa scenografia senza tempo del Teatro Grande di Pompei. Un Festival aperto all’innovazione e alla contaminazione Insomma, si prevede un’edizione molto ricca ed eterogenea, rivolta soprattutto all’ “inclusione” non solo intesa come apertura a nuove contaminazioni internazionali e a discipline diverse, ma anche come volontà di abbracciare un pubblico possibilmente vasto e variegato, non solo la solita élite che può permettersi di essere fruitrice della cultura: le nuove politiche del Ntf, rivolte alla crescita sociale e culturale, promuovono infatti prezzi popolari e una partecipazione attiva dei giovani. Impossibile, invece, individuare un tema o un filo conduttore che unisca gli eventi e gli spettacoli, come sottolineato da Ruggero Cappuccio: “costringere gli artisti a sviluppare le proprie idee e i propri lavori attorno a un tema unico ci sembra una costrizione, nonché uno svilire il concetto stesso di arte”. Ben venga quindi la sperimentazione, l’innovazione, la cooperazione tra enti e associazioni diverse, il confronto con artisti internazionali che provengono dall’Europa, dalla Cina, dal Medio Oriente e da ogni angolo del mondo, apportando un respiro multiculturale e transnazionale ad un evento che è un fiore all’occhiello del nostro Paese, ma soprattutto della città di Napoli, che investe soldi, idee e talenti in cultura, nel senso più alto del […]

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Comic(ON)OFF 2019 una ricca rassegna di eventi

Il Salone Internazionale del Fumetto Comicon ha annunciato il programma di Comic(ON)OFF 2019, una ricca rassegna di eventi dedicati al fumetto che si svolgeranno in diversi luoghi napoletani di cultura come Goethe-Institut, Institut-Français Grenoble, Instituto Cervantes, il Museo Archeologico Nazionale MANN e il Museo Villa Pignatelli a partire dal mese di Aprile. Il primo avrà come protagonista il maestro del Fumetto Lorenzo Mattotti con la mostra “Seguendo le tracce“, ospitata dal Museo Villa Pignatelli, che si terrà a Napoli dal 6 aprile al 27 maggio. Il Salone Internazionale del Fumetto Comicon quest’anno compie vent’anni e festeggia proprio con il maestro Mattotti questo significativo anniversario. Comic(ON)OFF 2019 una ricca rassegna di eventi All’interno del programma Comic(ON)OFF 2019 troviamo una ricca rassegna di eventi e di partnership, come quella con l‘Institut Francais Grenoble, che darà vita ad una retrospettiva di Serge Clerc, fumettista definito come colui che ha uno “stile atomico” che sa unire sapientemente la linea chiara e il design con echi del modernismo degli anni Cinquanta. L‘Instituto Cervantes in collaborazione con l’Istituto Orientale di Napoli ospiterà la mostra dedicata all’opera dell’autore argentino Jorge Gonzàlez, tra i più sofisticati artisti e illustratori ispanofoni viventi. Più volte premiato per Fueye- Il suono del tango, vincitore del Premio internazionale “FNAC-Sinsentido” è celebre per le sue peculiari graphic novels.  Si ricorda inoltre che ci saranno interessanti mostre fumettistiche come quella di Riccardo Marassi ospitata dal 13 Marzo presso l’Ordine dei Giornalisti di Napoli e quella della Metro Art Tour presso le stazioni di Toledo e Museo con la figura centrale di Corto Maltese. La conferenza stampa Ottavio Lucarelli, presidente dell’ Ordine dei Giornalisti Campania, ha introdotto la conferenza stampa presentando il progetto Comicon come un evento culturale importante per la città di Napoli ed ha lasciato poi la parola al presidente del Salone Internazionale del Fumetto Comicon Claudio Curcio.  C. Curcio: “Il Comicon da 20 anni è diventato un appuntamento culturale della città. Le tante novità del programma Comic(ON)OFF 2019 arricchiscono la città di Napoli di eventi per un mese e mezzo precedenti il Comicon (25-29 Aprile). L’intenzione è quella di invadere la città con idee fumettistiche che coinvolgeranno gli istituti Grenoble e Cervantes, in modo che la cultura si possa unire ai fumetti. Molto importante è l’incontro con l’Institut Français Grenoble che ospiterà la mostra di Serge Clerc e il Goethe Institut che ospiterà l’importante mostra introdotta dalla referente culturale del Goethe Institut Johanna Wand qui presente”. J. Wand: “Siamo in collaborazione con il Comicon da oltre 10 anni il Goethe Institut ha deciso di realizzare ed ospita una mostra fumettistica intitolata Redrawing from the Past (8Aprile-6 Luglio), perché crediamo fortemente nel dialogo interculturale. Quest’anno si dà spazio ad un progetto-spettacolo di 5 disegnatrici europee che tramite le loro graphic novels raccontano storie di tutti coloro che sono sopravvissuti all’Olocausto. Le disegnatrici hanno reperito materiali dai racconti di testimoni veri ed hanno saputo unire la storia all’arte grafica.” C. Curcio: “Dopo la presentazione della mostra tedesca, ricordo che il programma del Comic(ON)OFF 2019 prevede l’evento […]

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Arash Radpour: Ten Thousand Names alla DAFNA Gallery

Dal 14 marzo al 14 maggio, Ten Thousand Names dell’artista iraniano Arash Radpour ospite alla DAFNA Gallery L’artista vive nel contatto con la materia un’esperienza di creazione. La trasfigurazione dell’idea dall’iperuranio al mondo fisico è veicolata dal tocco ora delicato ora deciso delle sue mani. Arash Radpour, deviando (ma non completamente) dal percorso artistico all’insegna della bidimensionalità che lo aveva visto fotografo di rilievo, tocca oggi cocci di vetro, cera e smalto, una pittura di vivo rosso. Ciò che l’artista crea rappresenta il compimento del desiderio, l’appagamento di un’aspettativa, alla pari di quella materna nei confronti del figlio che riposa nel suo grembo, palpitante di quella vita dalla quale è però ancora misteriosamente escluso. La figura della donna-madre è centrale nell’esposizione Ten Thousand Names alla DAFNA Gallery. Arash Radpour tematizza il concetto di ispirazione creatrice, soffermandosi sull’essenza generatrice per eccellenza, su quell’origine del mondo che silenziosamente avviene ogni giorno. Da uomo persegue un esercizio di empatia nei confronti dell’universo femminile, non assumendo le veci di portavoce delle istanze del sesso opposto, bensì indagandone le viscere. L’Universo Utero di Arash Radpour L’immagine dell’utero richiama nell’immediato la potenza vivificante della donna, tappa prima della vita dell’uomo. Ten Thousand Names è una installazione in sospensione di cocci di vetro rosso. Pensata inizialmente da Arash Radpour come una cascata informe, l’opera ha assunte le sembianze di un imponente utero rosso. La scelta del vetro rosso come materia prima dell’opera non è casuale. «L’ispirazione prima» afferma Arash Radpour «è la pellicola di Ingmar Bergman Sussurri e grida, un film interamente sul dolore femminile. Il primo film a colori in cui Bergman ha studiato tutto il linguaggio del colore. Quattro storie di donne all’interno di una casa rossa. Bergman stesso disse: “questa casa è per me la metafora dell’anima”». Il colore rosso macula gli ambienti della DAFNA Gallery nella sua simbologia positiva di trionfo del calore vitale, della fiamma creatrice. Ten Thousand Names, l’opera cardine che dà il nome al percorso, è la macchia più distesa. Da essa deriva un discorso sulla creazione che si declina nelle fattezze più svariate. L’utero immenso porta con sé il senso della passione mensile vissuta dalla donna, immagine di potenza creatrice così come di fragilità e sofferenza che si erge nella sala come un Christus patiens, o, per meglio dire, come il suo stesso antesignano. Arash Radpour pone l’accento sul lento momento della gestazione della vita nella rappresentazione delle nove fasi della gravidanza, dalla pienezza al definitivo svuotamento del grembo materno. Le serie di illustrazioni di uteri, da lui stesso considerate le opere più socialmente impegnate, recano quella nota di colore come ferita, lacerazione, simbologia fallica o fuoco purificatore, tentativo di oltraggio a una femminilità inestinguibile. Così l’illustrazione da manuale di anatomia dell’utero diventa oggetto di lapidazione, ma persiste e si erge nelle sue fattezze, mai offuscando la sua inalienabile natura benefica. Dal film di Bergman Sussurri e grida però, anche la suggestione del vetro. Una delle protagoniste, incastrata in un matrimonio infelice, «si ferisce tra le gambe con un […]

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Divismo 3.0, Ugo Di Tullio riflette sull’evoluzione del divo

Pubblicato da Felici Editore, Divismo 3.0 è il libro curato da Ugo Di Tullio e presentato martedì 12 marzo presso la Libreria Berisio con un’interessante conversazione a cui hanno preso parte Luigi Barletta, Generoso Paolella e Beatrice Schiaffino. Moderata da Paola Silvestro, la presentazione del libro Divismo 3.0 è iniziata con l’intervento di Luigi Barletta, docente di cinema presso l’Università Suor Orsola Benincasa,  che ha evidenziato la trasformazione della figura del divo. C’erano una volta Ruan Lingyu, Florence Lawrence e Asta Nielsen, prime grandi dive degli anni venti che venivano dal mondo del cinema e che portavano milioni di spettatori nelle sale. Sebbene con qualche anno di ritardo, pensando alla realtà cinematografica italiana si possono invece citare come dive Gina Lollobrigida, Sophia Loren o Bartolomeo Pagano, l’interprete di Maciste. Si trattava di attori o attrici capaci di lavorare in film che si sarebbero poi rivelati dei successi sia per gli importanti incassi, sia per la capacità di entrare nell’immaginario collettivo. Basti pensare all’importanza che hanno avuto i film di Federico Fellini, pellicole che sono riuscite ad avere un impatto sulla società al punto tale da arricchirne il linguaggio. “La dolce vita” o “Paparazzi” sono due tra i tanti famosi capolavori di Fellini che hanno la peculiarità di essere anche dei neologismi. Film rappresentativi ed emblematici di un’epoca storica che fu per certi aspetti straordinaria e che ricordiamo come tale anche grazie a quelle scene indimenticabili. L’attore, quindi, come divo assoluto, conosciuto da milioni di persone e ambito. Non a caso per un produttore cinematografico come Nicola Giuliano, intervistato da Beatrice Schiaffino, una delle autrici del volume, oggi è possibile considerare Checco Zalone un grande divo italiano perché porta milioni di spettatori nelle sale. Ma è ancora lecito considerare solo gli attori come “veri” divi? Come spiegato dalla Schiaffino dipende dalla concezione che si ha del divo e non è un caso se dalle diverse interviste emergono varie idee. Se per Nicola Giuliano si deve evidenziare l’aspetto economico, per Corsi si devono considerare anche aspetti valoriali come la bellezza, l’ammirazione, il talento e la capacità di essere icona. Luigi Barletta ha ricordato come la diretta Instagram di Mario Balotelli per celebrare un gol durante la partita Marsiglia – St. Etienne abbia raggiunto milioni di visualizzazioni e come i post di star dei social come Chiara Ferragni e Kim Kardashian riescano ad ottenere numeri nell’ordine dei milioni. Possono essere considerati come dei divi? Due tra i tanti film in corsa per gli ultimi Oscar toccavano indirettamente il tema celebrità. Sia in A star is Born che in Bohemian Rhapsody si raccontano, seppur in modo diverso, storie di divi. A star is Born (È nata una stella), in particolare, è un remake di un film del 1937, una storia -non a caso- di un’attrice che approda ad Hollywood per trovare il successo. Nel remake di Bradley Cooper la protagonista non è un’attrice ma una cantante. L’esempio in questione dimostra come la percezione del divo sia profondamente mutata nei decenni e come oggi sia […]

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Ernest Pignon-Ernest torna a Napoli con la mostra Extases

Dal 2 marzo al 28 aprile, la mostra Extases al Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco è il segno del grande ritorno a Napoli dell’artista francese Ernest Pignon-Ernest Con lo spirito, mai Ernest Pignon-Ernest aveva abbandonato questa città palinsesto. Andrea Viliani, direttore del Museo Madre, parlando della città partenopea non fa mai a meno di ricordare l’etimo stesso del suo nome. Neapolis, perché per quanto antica, la città è continuamente rinnovata negli occhi degli artisti, e restituita in forme nuove dalle loro voci. La dimensione in cui si muovono infatti è quella di un Grand Tour permanente, a partire da François-René de Chateaubriand e Alphonse de Lamartine fino ad artisti contemporanei come Anne Goyer e lo stesso Ernest Pignon-Ernest. Il primo viaggio a Napoli lo aveva compiuto nel 1988, travolto dalla compresenza di contrari, decidendo di tornarvi periodicamente fino al 1995. Ispirato dalla pittura caravaggesca e dalle sinuose curve del Sanmartino, l’artista nizzardo sparge per la città il frutto delle calde suggestioni napoletane. La strada diventa lo studio dell’artista: Ernest Pignon-Ernest dissemina disegni e serigrafie nei luoghi simbolici della città. In quelle installazioni, grazie alle quali l’artista francese si era dimostrato degno precursore dello street art, confluivano le due istanze di spazio e tempo. Opera e luogo si fondono, lo spettatore passa dal mondo dell’apparenza a quello dell’essenza. I disegni di Ernest Pignon-Ernest sono manifesto di un’arte figurativa volta alla rappresentazione della tragedia del reale. La seconda dimensione, quella temporale, è oggi palesata dalla scomparsa di quelle installazioni. Le uniche testimonianze della loro esistenza sono le fotografie di quegli anni memorabili, scattate per la maggior parte da Alain Volut. L’intento dell’opera non era quello di permanere, piuttosto quello di esemplificare la stessa identità napoletana, in costante mutamento. Un progetto che era il trionfo dell’effimero. Il ritorno di Ernest Pignon-Ernest a Napoli «Il tempo fa parte della mia paletta, rappresento la fragilità stessa» ha affermato Ernest Pignon-Ernest al rendez-vous tenuto presso l’Institut Français di Napoli. Sulla fragile carta ha rappresentato una possanza marmorea, tra i protagonisti dei dipinti di Caravaggio e altri uomini eterni. Famosa la Pietà di Pier Paolo Pasolini incastonata tra le vele di Scampia. Proprio l’Institut Français rende omaggio alla storia d’amore iniziata nel 1988 con la mostra Ernest Pignon-Ernest a Napoli, in occasione del suo ritorno con Extases presso il Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. Il ricordo delle anime pezzentelle aleggia ancora negli ambienti della chiesa di Via dei Tribunali, un luogo di culto che chiede all’uomo terreno di compiere con la preghiera un percorso di astrazione dalle sue spoglie mortali. Lo sguardo si eleva: dall’immagine mortifera del teschio sdentato con le ali spiegate, inquietante memento mori, all’imponente quadro di Massimo Stanzione raffigurante le anime del Purgatorio, fino alla volta celeste, con la rappresentazione del trionfo della Madonna, grazie alla quale saranno aperte le porte del Paradiso. Questa ascensione graduale vive però di un primo momento tutto fisico, quello di un’anima che scalpita nel suo carcere […]

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WhyNot e Poseidone, De Magistris al Modernissimo

WhyNot e Poseidone, 10 anni dopo Si è svolta nella mattina di sabato 9 marzo l’incontro pubblico al Cinema Modernissimo con Luigi De Magistris, Marco Lillo e Marco Travaglio. Il dibattito tra tre personalità estremamente influenti nel campo amministrativo e giornalistico che ha avuto come tema centrale le inchieste “WhyNot” e “Poseidone”. La discussione, moderata dalla giornalista Fabiola Conson, è stato moderato da numerose video e testimonianze dirette. Luigi De Magistris racconta così il suo passato professionale, forte anche dei recenti sviluppi giudiziari relativi alla vicenda. L’inchiesta, come dimostrato dalla Corte d’Appello di Salerno, fu infatti illegittimamente revocata all’allora PM della Procura di Catanzaro. Oggi attuale sindaco di Napoli. Alla base dell’indagine vi fu l’ipotetica esistenza di un gruppo di potere trasversale tenuto insieme da una loggia massonica coperta, giornalisticamente nota come “La Loggia di San Marino”. La vicenda, particolarmente controversa, viene raccontata nei minimi particolari nel corso della mattinata. Emerge così una storia incrinata fatta di rapporti tra stato e criminalità organizzata. Una vicenda, che nonostante gli interessanti sviluppi giudiziari, ha vissuto numerosi arresti. Come quando il 21 gennaio 2012 il GUP di Roma Barbara Callari rinviò a giudizio Luigi De Magistris e Gioacchino Genchi con l’accusa di aver acquisito nel 2009 e in modo illegittimo, i tabulati telefonici di alcuni parlamentari.  Inoltre, nel 2014 lo stesso De Magistris, già sindaco di Napoli,  fu condannato, insieme a Gioacchino Genchi, dal Tribunale di Roma a un anno e tre mesi per abuso d’ufficio non patrimoniale. “WhyNot e Poseidone” e De Magistris. Storia di una toga strappata Marco Lillo e Marco Travaglio incalzano poi la questione sull’inchiesta Poseidone. La vicenda riguarda un’indagine iniziata presso la procura di Catanzaro nel maggio 2005 e avente come oggetto un presunto uso illecito di 200 milioni di euro di denaro pubblico. Soldi allora provenienti da aiuti comunitari destinati al finanziamento di opere di depurazione. L’iniziativa viene frequentemente moderata dagli interventi dei giornalisti de Il Fatto Quotidiano. L’esperienza di Lillo e Travaglio permette di scavare a fondo nel passato professionale dell’attuale sindaco di Napoli. Le inchieste “WhyNot” e “Poseidone” non sono vicende relative ad episodi singolari. Esse permettono di comprendere quel complesso rapporto tra Stato e criminalità che spesso riempe i vuoti di potere nel nostro paese. Il dibattito viene integrato inoltre dalle letture delle sentenze delle attrici Rosaria De Cicco e Pina Turco. Parole profondo che ricostruiscono le vicende di quei giorni. Numerosi anche i contributi video, in particolare di Sandro Ruotolo, giornalista da sempre in prima linea sul fronte criminalità organizzata.

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Open mic, anteprima dello spettacolo del 10 marzo

La stand up comedy continua ad essere di casa a Napoli. Domenica 10 marzo infatti si terrà al Kestè di Napoli, sul palco della sala Abbash, un nuovo spettacolo di open mic. Un’altra serata all’insegna della comicità più scorretta e scurrile che ci sia e avara di sconti verso chiunque e qualsiasi cosa. Open mic del 10 marzo. Il programma della serata Nelle scorse serate di open mic abbiamo visto i nostri comici locali esibirsi a fianco di colonne portanti del genere per quanto riguarda il nostro paese come Daniele Fabbri, Valerio Lundini e Filippo Giardina. Invece questa domenica si esibiranno talenti napoletani, veri e propri mostri di comicità a cominciare da Gina Luongo e dai suoi monologhi sulle sue (dis)avventure amorose. A seguire troveremo l’apparente leggerezza con cui Flavio Verdino tratterà argomenti un po’ “delicati” (chi è stato all’open mic del 26 gennaio scorso, ad esempio, si ricorderà del suo scanzonato monologo sulla tossicodipendenza) e ci sarà spazio anche per l’arguta satira politica e sociale di Adriano Sacchettini. Tra gli altri comici che si esibiranno si segnalano Davide Diddielle, Connie Dentice, Dylan Selina e Stefano Viggiani. Open mic al Kesté. Il palco principale dello stand up partenopeo Si preannuncia quindi un’altra serata all’insegna del divertimento, della satira scorretta e di risate all’ennesima potenza al Kestè di via San Giovanni Maggiore Pignatelli, il quale si conferma essere una vetrina importante per il mondo dello stand up comedy. Un’alternativa alla stantia di stampo napoletana che, troppo spesso, si regge su stereotipi stanchi, ritriti e noiosi. A tale proposito sulla pagina Facebook di Stand up comedy Napoli l’open mic viene annunciato con il classico stile dissacratorio ed irriverente: «è ricominciato Made in Sud!  Un gruppo di comici terroni sale sul palco per parlare di: pesce moscio, serial killer, froci, ditalini, cazzi grossi e piccini, hitler e salvini, religione, immigrati, negri, ciccione, sedie a rotelle e bocchini… Ah no aspè, quelli so’ i comici di Stand up comedy Napoli». Se quindi doveste trovarvi da quelle parti entrate e godetevi lo spettacolo di open mic nell’atmosfera informale e sgangherata dell’Abbash/Kestè, ma a vostro rischio e pericolo. Se poi doveste uscire fuori contrariati perché sono state messe alla berlina le vostre credenze e certezze non prendetevela con i poveri comici, semplicemente questo genere di spettacolo non fa per voi. Ma siamo anche convinti che il risultato sarà diverso. – Fonte immagine copertina: https://www.facebook.com/events/394492888047691/

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OPERA Wine – LAB, il mondo dell’Opera incontra quello del vino

Il mondo dell’Opera, capace con i suoi capolavori di sublimare tutte le arti, e il mondo del vino: un binomio abbastanza inusuale, ma che, grazie al progetto realizzato dal Teatro San Carlo in collaborazione con l’Associazione Wine&Thecity, è pronto a diventare una interessantissima realtà È stato presentato mercoledì 6 marzo, al MeMUS di Napoli, OPERA Wine – LAB: si tratta di un’iniziativa volta a creare per i partecipanti un percorso percettivo fatto di Musica, Teatro e degustazione di vino. L’esplorazione di questi tre “livelli” regalerà al visitatore un’esperienza sensoriale unica nel suo genere, che coinvolgerà tutti e cinque i sensi: un Formatore del Teatro San Carlo condurrà i partecipanti lungo un cammino nel quale saranno esortati Vista, Udito e Tatto; attraverso la degustazione proposta da un Sommelier dell’Ais Napoli saranno stimolati invece Gusto e Olfatto. Il Progetto partirà il 14 marzo per concludersi il 15 giugno 2019; ognuno dei 12 incontri previsti avrà per protagonisti un linguaggio diverso, un’Azienda Vinicola scelta da Wine&Thecity ed un Partner Food. Le Aziende vinicole che si alterneranno sono Cantine Federiciane, Cantine San Marzano, Claudio Quarta Vignaiolo, Casale del Giglio, Dubl, Feudo Luparello, Marchesi Frescobaldi, La Molara, San Salvatore 1988, Tenuta Sant’Agostino, Terredora di Paolo, Villa Matilde Avallone; la proposta gastronomica sarà curata da Baccalaria con l’Accademia Partenopea Baccalajuoli, Locanda del Borgo di Aquapetra Resort&Spa, Casa Kbirr, I Love Murtadell, Pasticceria Mennella. Ogni assaggio della bevanda rappresenterà la scoperta di nuove sensazioni e nuovi sapori. I laboratori: un viaggio attraverso i 5 sensi Il laboratorio di ascolto, guidato ed attivo, si focalizzerà su un percorso emozionale, sia individuale che collettivo, e si articolerà nelle seguenti fasi: Il corpo musicale: respiro e sonorità Il colore del suono: percorsi associativi La macchina del suono: ritmo e contatto Lo spazio musicale: il perimetro dei suoni Non meno affascinante sarà il percorso di esplorazione dell’energia racchiusa nel proprio corpo, vale a dire nello scrigno delle nostre emozioni, alla scoperta della sua forza poetica di Corpo teatrale e Corpo danzante. Anche questa fase si comporrà di vari momenti: Risvegliare il Corpo: ascolto e riscoperta Il Corpo in movimento: relazione con lo spazio e il gruppo Drammaturgia del Corpo: dal gesto, al segno, al racconto Il Corpo Poetico: Come se, temi ed improvvisazioni dal mondo dell’Opera Musica insieme Per quanto riguarda infine il laboratorio musicale, esso avrà come tema centrale “LE VIE DEL VINO” nell’opera lirica, sia sotto l’aspetto della vicenda storica che delle potenzialità espressive della voce nel “PARLATO” e nel “CANTATO”, attraverso l’utilizzo di varie tecniche, quali respirazione, tono, timbro, espressività, vocalizzi.   Fonte immagine: http://www.aisnapoli.it/2019/03/07/al-via-opera-wine-lab-un-progetto-del-teatro-san-carlo-realizzato-con-lassociazione-winethecity/

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Vesuvio Wine Forum al MANN: tutti uniti nel nome del vino

Al MANN il convegno Vesuvio Wine Forum, per la valorizzazione del vino. I vini, sangue del territorio vulcanico, hanno nella regione campana e particolarmente a Napoli, una storia che scava indietro nel tempo fino ai tempi gloriosi degli dei e delle dee. Traccia delle prime tradizioni enologiche antiche si hanno già con Aristotele (III-II sec. a.C.), ma le citazioni abbondano con descrizioni del “Coda di volpe” ma anche del “Piedirosso”, nominato da Plinio nella sua “Naturalis Historia”. Vini rossi come la lava e bianchi come raggi di sole popolano la tradizione partenopea e sono parte integrante della sua cultura. Proprio da questa profonda consapevolezza è nata l’idea del “Vesuvio Wine Forum”, un programma di due giorni (3 e 4 marzo) completamente dedicato al vino e ai vitigni campani. nato dalla collaborazione tra il Consorzio tutela vini Vesuvio e Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. «Si narra che un pezzo di Paradiso precipitò nel Golfo di Napoli quando Lucifero fu scacciato. Cristo, addolorato per la perdita di colui che era stato l’angelo più buono, pianse. Là dove caddero le sua lacrime, nacquero delle viti il cui vino si chiamò per questo Lacryma Christi.» L’evento è stato comprensivo di numerosi incontri volti a dare il giusto risalto alle diverse sfere culturali e scientifiche che ruotano intorno la creazione e la fruizione del vino. Si è posta particolare attenzione al futuro del settore enologico nel rispetto della sostenibilità e dei cambiamenti climatici che interessano i suoli vulcanici. Un interessante approccio a tutto tondo al mondo della viticultura terminato nel più incantevole dei modi, con una degustazione dei principali vini campani prodotti dalle diverse aziende – tra cui rossi, bianchi e rosè di Piedirosso, Coda di volpe e Lacryma Christi. Vesuvio Wine Forum: il tempio della cultura ha aperto le sue porte a Bacco Camminare tra le statue greche e romane, sorseggiare tranquillamente uno spumante tra le vene in tensione di Ercole, le stele funerarie egizie, la seria ritrattistica romana; degustare un vino rosso sotto gli occhi ilari dei fauni e del dio Bacco è stato possibile grazie alla scelta d’avanguardia del Direttore del MANN, Paolo Giulierini: «Non poteva non avvenire qui questo convegno perché il Museo era il tempio del vino, della storia della viticultura sia sotto il profilo artistico sia sotto il profilo dei reperti “paleobotanici”, che si ritrovano in questi giorni nella mostra Res Rustica che contempla anche una sezione dedicata al vino. […] Questa prima tappa potrebbe essere anche un bello scenario per portare non solamente gli oggetti archeologici ma una bella selezione di questi prodotti […] Credo che oggi tutti qui insieme stiamo dimostrando che anche nell’analisi e nella valorizzazione dei problemi territoriali ed economici non si possa più andare per conto proprio: le università, i musei, gli istituti scientifici, i consorzi devono far parte di un’unica squadra e devono avere a monte nella programmazione degli obbiettivi condivisi.» L’incontro del 4 marzo ha visto prendere la parola Nicola Matarazzo come Direttore Vesuvio Consorzio Tutela Vini, Antonio Di Gennaro come […]

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Fabrizio Corneli in mostra allo Studio Trisorio

Venerdì 15 febbraio si è inaugurata presso lo Studio Trisorio in via Riviera di Chiaia 215 una personale di Fabrizio Corneli, artista contemporaneo noto per le sue opere realizzate tramite l’ausilio di luci ed ombre, capaci di incantare il pubblico con la loro elaborata leggerezza. L’artista Fabrizio Corneli Nato nel 1958 a Firenze, Fabrizio Corneli studia all’Accademia di Belle Arti ed entra nel mondo dell’arte contemporanea a soli 21 anni partecipando alla mostra itinerante Le alternative del nuovo. Inizialmente si dedica alla fotografia, per poi tralasciare questa disciplina e dedicarsi all’utilizzo della luce come mezzo espressivo, partecipando a mostre in Italia e all’estero, in particolare in Francia, Spagna, Germania e in Giappone, dove realizza installazioni permanenti. In Campania l’artista ha realizzato l’opera Respiro presso la Reggia di Caserta, che anticipa la mostra che si terrà negli appartamenti storici della Reggia nel 2019. La mostra di Fabrizio Corneli allo Studio Trisorio Nella dimensione artistica l’elemento della luce e dell’ombra, principi imprescindibili fra di loro, hanno subito nel corso del tempo una graduale rivalutazione, fino a divenire forma e contenuto nei lavori di Fabrizio Corneli. Difatti le sue opere sono figure plasmate come sculture che, proiettate sulla parete assumono i connotati di immagini bidimensionali. I suoi lavori sono ispirati sia all’arte classica-come il Doriforo di Policleto–, sia al quotidiano -come i ritratti o i paesaggi. La dimensione spirituale, intangibile come la luce stessa, trova espressione nelle sfere di luce colorata che gravitano nello spazio come l’Halo, opera che presenta per la prima volta allo Studio Trisorio sperimentando una dimensione inedita. L’installazione prevede inoltre un intervento sul pavimento dello spazio espositivo ispirato a motivi islamici, ma ripreso da una tarsia del Duomo di Piazza dei Miracoli a Pisa, divenendo un esempio di congiunzione fra diverse culture. Osservando le opere di Fabrizio Corneli si ritorna ad osservare con gli occhi stupiti dell’infanzia elementi ripresi dal quotidiano, che vengono stravolti nella propria essenza tramite la loro stessa composizione. Lo spazio espositivo della mostra di Fabrizio Corneli La mostra sarà visitabile fino al 22 marzo 2019 presso lo Studio Trisorio, nota galleria napoletana che ha già ospitato in passato interessanti rassegne artistiche. La galleria venne inaugurata negli anni ’70 e da allora è divenuta un punto di riferimento per chiunque operi nel settore artistico campano, ospitando mostre di celebri fotografi italiani e non, quali Bill Brandt, Mimmo Jodice, Jan Saudek, Luciano D’Alessandro. Non solo con la fotografia, ma anche con la video arte e il cinema, lo Studio Trisorio ha percorso l’evoluzione dell’arte contemporanea, dando la possibilità con artecinema di godere di un festival che riscuote ogni anno un grande successo di critica e di pubblico, grazie anche alla possibilità di incontri e dibattiti con i registi, artisti e produttori. Fonte foto: https://www.artsy.net/artist/fabrizio-corneli

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