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Eroica Fenice

La categoria Culturalmente contiene 443 articoli

Culturalmente

R-estate al MANN: mostre e caffè all’Archeologico napoletano

MANN: Estate ricca di eventi e mostre al Museo Archeologico di Napoli! « Le lacrime e i sospiri degli amanti, l’inutil tempo che si perde a giuoco, e l’ozio lungo d’uomini ignoranti,  vani disegni che non han mai loco, i vani desideri sono tanti, che la più parte ingombran di quel loco: ciò che in somma qua giù perderesti mai, là su salendo ritrovar potrai »   Si atterra sulla luna entrando al MANN. Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli apre al popolo di affezionati e curiosi visitatori invitandoli – giovedì 18 luglio alle 17 – ad una doppia inaugurazione. I versi tratti dal trentaquattresimo canto dell’Orlando furioso richiamano la missione apparentemente impossibile di Astolfo a cavallo del suo ippogrifo: San Giovanni gli rivela il modo in cui recuperare il senno perduto di Orlando, smarrito sulla superficie lunare. La premessa culturale è d’obbligo, quando ci si imbatte in un Museo sconfinato e di prim’ordine quale l’Archeologico partenopeo. Dopo il successo della mostra da record su Canova e l’antico, chiusasi il 30 giugno, ai primi di luglio ha prontamente aperto i battenti una mostra sugli Assiri. Il giorno 11 ha invece ri-aperto – dopo una chiusura ultraventennale – la sezione monumentale sulla Magna Grecia, per visitare la quale bisogna addirittura indossare dei calzari, data la preziosità dei mosaici da “calpestare”. Giovedì 18 ci si concede un bis: in occasione del cinquantesimo anniversario del primo storico atterraggio dell’uomo sulla luna, si presenta una mostra a tema, acutamente intitolata MANN ON THE MOON, e allo stesso tempo si inaugura il MANN-café, per non perdere di vista la dimensione più squisitamente terrena e quotidiana del pubblico museale. Mentre, dunque, nell’atrio del Museo, sino al 30 settembre, si potrà passeggiare tra reperti preziosissimi legati all’iconografia lunare ed alla misurazione del tempo nell’antichità, in una nuova ala dedicata ci si potrà sedere per ristorarsi e sorseggiare un buon caffè napoletano. Particolarmente interessante il menu, che tra le varie bevande à la carte propone la “cuccuma”, per 4 persone, anche in versione destrutturata ideale per l’estate, a mo’ di variante del caffè freddo. Vera chicca da assaggiare lo storico panis Pompeii, a base di farina di farro, pinoli, mandorle, anice e mosto d’uva rossa. Interessanti anche i timballi di pasta, le “scatole di riso” in veste gourmet, o vari piatti cucinati seguendo la tecnica della vasocottura. A presenziare all’evento, e a sottolinearne la portata e la cooperazione internazionale, Mary Ellen Countryman, console generale degli Stati Uniti a Napoli, che ringrazia per la memoria storica della città partenopea e la sapiente lungimiranza che la caratterizza. Ad accompagnarla e ad introdurla il direttore del MANN ormai al suo secondo mandato Paolo Giulierini, che racconta aneddoti gustosi volti a svelare risvolti inediti dell’occasione. «Quando arrivai quattro anni fa a Napoli, da Cortona, non mi spiegavo perché non riuscissi più a dormire. Era il caffè. Qui a Napoli è così: ci si incontra e ci si vede per un caffè, si lavora e si prende un caffè. Non si può vivere senza caffè». In un tragicomico amarcord […]

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Lacci gassosi, ovvero frammenti di un discorso poetico

In un percorso verso la dissoluzione della parola, la mostra Lacci gassosi, ordito del cielo (14 giugno / 14 luglio presso il Palazzo Fondi di Napoli) a cura di Giuseppe Cerrone, con ideazione allestimenti di Sara Galdi, porta l’osservatore a riflettere sulla crasi dell’uomo del Novecento, raccontata dall’arte, dipinta dalla poesia. Mediante un’attenta commistione di arte, cinema, musica, teatro, poesia e riferimenti a intellettuali tra cui Robert Bresson, Carmelo Bene e Leo De Berardinis, Lacci gassosi è un’esposizione che palesa la dolorosa autoaffermazione dell’uomo nella solitudine degli altri uomini, un viaggio dall’ordine al disordine (con accettazione di esso), dalla comunità all’individuo, dall’armonia al rumore. La mostra, inserita nel programma del Napoli Teatro Festival 2019, relativizza l’uomo con se stesso, diviene momento di estraniamento dalla realtà grazie anche all’impostazione dell’allestimento “scenico” che rimanda a un tema ferroviario. Le strutture tubolari metalliche richiamano, infatti, a tale ambiente, ampliando la suggestione grazie anche alle cornici di schermi e opere a mo’ di finestrini di un treno. Si ha la sensazione di viaggiare, e il silenzio rotto dai passi conferisce realtà plastica al viatico degli astanti. Il crollo del superuomo: I e II Stazione Come spiegano Sara Galdi e Giuseppe Cerrone, Lacci gassosi nasce dal bisogno individuale e collettivo di ritrovare se stessi nel turbinio di eventi che hanno caratterizzato il secolo breve. (In questo senso, proprio la ferrovia, modernamente intesa, rappresenta la grande metafora dell’uomo contemporaneo, sempre in movimento e sempre più distaccato dalla sua coscienza). Il punto di non ritorno passa attraverso gli eventi della seconda guerra mondiale, in particolare a quelli che ruotano intorno ad Auschwitz, e Lacci gassosi riflette sulla disgregazione delle forze morali dell’uomo, assurgendo proprio Auschwitz a simbolo oramai immutabile dell’apocalisse. Una “rivelazione” (in senso rovesciato rispetto a quello giovanneo) che determina la sconfitta rispetto ai valori superomistici prebellici di stampo nietzschiano, d’annunziano o, prima e meglio ancora, dostoevskiano. Come accennato, Lacci gassosi è un’esposizione che sovrappone diverse arti, e, a tal proposito, in riferimento al crollo dei suddetti valori, Giuseppe Cerrone instaura un attento collegamento tra arte, cinema e teatro, per cui, ad esempio, l’opera pittorica di Orazio Faraone, in cui, attraverso una rappresentazione minimalista della “caduta nel bianco” dell’animo umano cagionata dal male endemico dell’uomo d’oggi costituito dal simbolo Auschwitz, si incontra con la trasmissione della videoperformance dei Motus, A place [that again], che riflette in termini essenziali sulla prigionia dell’uomo nei suoi disvalori, nella solitudine e nel silenzio. Altro tratto d’interesse è la trasmissioni dei brani della pellicola del 1959 di Robert Bresson, Pickpckets, in cui il protagonista definisce il suo superomismo attraverso il ladrocinio, salvo poi, prendere coscienza della sua condizione di semplice essere umano. Il vuoto delle parole: III Stazione Si tratta di una frammentazione che, dall’intima coscienza, si riflette nel linguaggio. Pier Paolo Pasolini afferma che la morte della comunicazione sta nel non voler farsi comprendere, e l’individualismo generato dalla “rivelazione” si traduce in afasia. Inoltre, ai brani di pellicole sono giustapposte poesie di Giuseppe Cerrone (raccolte in Lacci gassosi, ordito del […]

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Premio Eccellenze del Sud: torna con l’ottava edizione

Si è svolta l’ottava edizione del Premio Eccellenze del Sud ad Ercolano, nella suggestiva cornice di Villa Signorini dal fascino antico. La premiazione è un’occasione per festeggiare insieme i doni che il territorio offre sia in campo gastronomico che umano. Sono state infatti numerose le persone omaggiate per l’impegno mostrato nel valorizzare il Sud, molte delle quali col tempo sono riuscite a diventare anche simbolo stesso di questa nuova attenzione volta ad un territorio ricordato troppo spesso per le sue negatività e sempre troppo poco per la voglia di riscatto e per la lotta verso il riconoscimento del bello che porta con sé. “Premio Eccellenze del Sud” è ormai un appuntamento fisso nel panorama campano che riunisce i cittadini in un unico gesto d’amore verso la propria terra. Quest’anno per l’ottava edizione l’evento è stato affidato alla cantautrice Shara e al Maestro pizzaiolo Salvatore Di Matteo della napoletana Pizzeria dei tribunali, mentre la conduzione si è svolta egregiamente grazie al noto Luca Abete e alla giornalista Lorenza Licenziati. “Premio Eccellenze del Sud” una festa per tutti La serata si è svolta tra assaggi di pizza e fritture in un angolo appositamente allestito. Salvatore Di Matteo ha avuto modo di presentare agli ospiti una nuova frittatina di pasta in versione “total gourmet”, mentre il Maestro pizzaiolo Luciano Sorbillo ha colto l’occasione per proporre una nuova pizza dedicata al padre Rodolfo e per allietare gli ospiti a fine cena con una pizza dessert. L’elegante cena, invece, si è svolta grazie al lavoro dietro le quinte di Salvatore Di Matteo e del Resident Chef di Villa Signorini Vincenzo Borriello che, in linea con l’anima dell’evento, ha scelto un menù improntato ai sapori della cucina mediterranea. Mentre il dolce di fine pasto è stata una chicca del Maestro pasticciere Mario Di Costanzo con le sue mini-porzioni colorate. Un evento che si delinea come una vera e propria festa per tutto il Sud e come tale è stata gestita alternando le numerose premiazioni a momenti di svago e divertimento. Uno degli spazi dedicati alla musica è stato lasciato al giovane cantautore Patrizio Santo, che ha voluto in questo modo offrire il suo contributo alla campagna sociale “Non ci ferma nessuno” sensibile alla positività da trasmettere ai giovani. In tutta la sua potenza di voce si è esibita anche Shara con i suoi brani inediti grazie anche all’accompagnamento del pianista Enrico Sforza, del chitarrista Simone Picella, del bassista Luigi Castiello, del batterista Mauro D’Ambrosio, della violinista Stella Manfredi e del sassofonista Alessio Castaldi. Il culmine dell’intrattenimento si è verificato con la salita sul palco del comico Paolo Caiazzo che con il suo comic show si è guadagnato le risate del pubblico e il premio per la categoria “Personaggio tv”. La stilista Susi Sposito, invece, ha ritagliato uno spazio dedicato alla sfilata e alla moda con il fashion project “Il coraggio di essere Frida” lungo due anni che in autunno terminerà con una mostra di pezzi unici. Le premiazioni e i premiati “Premio Eccellenze del Sud” ha […]

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Alessio Arena: live al Nitsch con la musica del ritorno

Bello il clima napoletano, che si fa perdonare del gran caldo pomeridiano con una bellissima brezza in una domenica di luglio, giusto in tempo per godere della musica del cantautore Alessio Arena. Il cantautore si è esibito la scorsa domenica 7 luglio 2019 su quella che è una delle terrazze più belle di Napoli, presso la Fondazione Morra – Museo Nitsch, a Vico Lungo Pontecorvo. La serata con la musica di Alessio Arena rientra nel ciclo di eventi dal titolo Sunset [email protected] – rassegna di musica al tramonto. Da metà giugno a metà settembre, la terrazza con panorama mozzafiato del Museo Nitsch vede protagonista la musica d’autore. I primi due appuntamenti sono stati dedicati alla musica di Gnut&Sollo e Giovanni Block. Alessio Arena è stato il protagonista di questo terzo appuntamento; la rassegna vedrà ancora sul palco-terrazzo Fabiana Martone il 21 luglio e la chiusura con Scapestro il 15 settembre. Le serate iniziano con un plot ben definito: alle ore 19.00 c’è una visita libera e gratuita del museo Nitsch, tenuto vivo grazie alle opere della fondazione. Il museo Hermann Nitsch rappresenta un’unicità nel panorama museale campano, vera e propria fucina delle arti contemporanee. Il resto della serata è affidato all’estro della musica. Alessio Arena: la presentazione di Atacama! in trio Alessio Arena ha colto l’opportunità della sua unica data napoletana di questa tornata estiva per presentare a Partenope il suo ultimo lavoro, uscito in maggio: Atacama!, viscerale disco che si piazza esattamente a metà tra la musica d’autore e la world music, così come il poliedrico creatore è sia autore della musica che scrittore di libri. Alessio Arena è uno dei “classici e contemporanei” chansonnier, proveniente dal quartiere Sanità di Napoli, che prende a piene mani dalle esperienze vissute in giro per il Sudamerica ed inciso tra il Cile, Barcellona e Napoli. A loro modo, ciascuna terra è stata ed è la “sua” casa e nella musica questa connotazione è fortissima. Per l’occasione, Alessio Arena si è esibito in trio: oltre alla sua voce, alla chitarra ed al chitarrino napoletano troviamo Arcangelo Michele Caso al violoncello e mandoloncello e Michele Maione alle percussioni. La musica di Alessio Arena è un mondo a cui avvicinarsi piano. Un mondo sommerso, intimo e “fragile”. Fragile, non nel senso di “poterlo rompere facilmente”: dimensioni così profonde sono quasi impossibili da rompere, dimensioni così intime sono così radicate nella natura dell’uomo da essere inscindibili da essa stessa. Fragile perché, una volta entrate nella loro sacralità, bisogna starci attenti. È necessario non banalizzare il viaggio, il deserto, l’amore e il ritorno. Temi universali che Alessio Arena ha trovato sia nell’altro emisfero – e parliamo del Sud America – che nel suo ritorno alla città partenopea. Alessio Arena, con una bravura tecnica e vocale davvero invidiabile, ci accompagna nel suo viaggio intimo e profondo e quasi fa invidia la sintonia che gli altri musicisti della serata trovano con lui. Anzi, non c’è niente da far invidia, perché ci hanno letteralmente trasportato con loro, nel viaggio attraverso […]

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L’Institut français Napoli spegne 100 candeline

25/06/1919 – 25/06/2019: è ormai lungo un secolo il rapporto di Fraternité tra la città partenopea e la maison de France à Naples, l’Institut français Napoli (dai più conosciuto come Grenoble, nome del palazzo, sito in via F. Crispi, che ne ospita la sede) In un caldo pomeriggio estivo, si viene accolti nell’ atrio dell’Institut français Napoli da un maestoso allestimento floreale e poetico: un enorme libro aperto ci dà il benvenuto e ci introduce all’ aria di festa e cultura, che subito si respira appena arrivati; il passo riportato, ambientato a Napoli, è tratto da “L’immoraliste” del premio Nobel André Gide. Si sale quindi al piano superiore, e ci si ritrova immersi in un favolistico giardino, in cui da un palchetto l’ambasciatore francese in Italia, Christian Masset, metterà in evidenza, grazie ad un excursus storico, il forte legame che da sempre lega Napoli alla Francia, unite dalla passione per la Liberté; si passerà poi alla lettura, da parte della regista e fondatrice  del Théâtre du Soleil, Ariane Mnouchkine, e dell’attore – Premio David di Donatello – Renato Carpentieri, della conferenza pubblica “À Naples… Reconnaisance à l’Italie”, scritta e pronunciata dallo stesso Gide proprio nella sede dell’Institut français Napoli, nel 1950. Un compleanno ricco (anche) di gusto Terminata la prima e più istituzionale parte della serata, si passa, salendo ancora qualche gradino, alla seconda e più godereccia parte: ospitato sulla Terrazza del Consolato Generale Francese (anche quest’ultimo ha sede nel Palazzo Grenoble), un buffet ricco di manicaretti e delizie per il palato, alcune delle quali ad opera del Maestro pizzaiolo Guglielmo Vuolo, che stuzzicherà l’appetito degli ospiti con i Bottoni, ovvero piccole pizzette fritte a base di acqua di mare, in una edizione speciale e pensata appositamente per la serata. Seguirà a questo uno spettacolo danzante in costumi d’epoca, ad opera della Società di Danza Napoli, che ci farà rivivere le sognanti atmosfere dei valzer e delle quadriglie francesi. Infine, come in ogni festa che si rispetti, non mancherà la torta della storica azienda dolciaria napoletana Gay Odin, come ciliegina sulla torta di questo speciale compleanno. La serata di gala del centenario non è che un proseguimento dei festeggiamenti, inaugurati già a inizio anno con diverse iniziative, tra cui incontri con artisti del calibro di Toni Servillo, Ernest-Pignon Ernest, Jean-Philippe Toussaint, David Foenkinos, Andrea Viliani, che hanno voluto, in un modo o nell’ altro, ricambiare tutto ciò che negli anni l’Institut français ha donato loro in termini di cultura e valori. Liberté, Egalité, Fraternité all’Institut français  In un’atmosfera che non è, oggigiorno, delle migliori per quanto riguarda lo scambio di valori tra popoli e culture diversi, e in cui continuamente viene messa in discussione l’unità e il ruolo fondamentale dell’Unione Europea, questa serata ha anche inteso trasmettere, grazie al discorso dell’ambasciatore Monsieur Masset e alla lettura di quello che è considerato il patrimonio spirituale di Gide, un promemoria per le nuove e vecchie generazioni, a non lasciarsi persuadere dall’ idea che la chiusura all’ altro e la frammentazione dei popoli […]

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Margherita Peluso e Max Coppeta in Black Out

La Baccaro Art Gallery di Pagani (Salerno) ospita Margherita Peluso e Max Coppeta con la mostra Black Out, a cura di Davide Caramagna, presidente dell’Associazione Culturale MM18. L’esposizione, visitabile dal 14 giugno 2019, rientra nel ventaglio di eventi che anticipano le celebrazioni del ventennale dell’apertura della galleria, che cadrà nel prossimo 2020. In particolare, con Black Out Margherita Peluso e Max Coppeta riflettono sul concetto di relatività di spazio e tempo attraverso opere artistiche che trascendono gli elementi canonici della pittura. Margherita Peluso e Max Coppeta: dal “black out” alla materia oscura Come riferiscono gli stessi Margherita Peluso e Max Coppeta, il percorso delle loro opere in Blackout è scandito sulla base dei concetti e delle idee narrative del romanzo Le città invisibili (1972) di Italo Calvino, il quale, nel solco della letteratura cosiddetta combinatoria, rende il lettore esterno un lector in fabula, per dirla con Eco, ovvero parte attiva dello sviluppo degli eventi narrati attraverso la possibilità di compiere scelte che portano, a livello della tessitura interna, verso esiti diversificati; in questo modo il lettore diventa artefice, con l’aiuto dello scrittore, di un proprio universo narrativo. Preposto ciò, si può notare come in Black Out i due artisti abbiano declinato, in maniera personale, ma complementare, l’idea calviniana. In particolare, Margherita Peluso e Max Coppeta intendono riferirsi alle categorie di “spazio” e “tempo”, alla loro relatività, attraverso un percorso che va, contrariamente ai canoni retorici, dalla pars construens a quella destruens, ovvero essi intendono smontare la materia della forma (entrambe aristotelicamente intese) e far sì che attraverso un personale  percorso, tanto gli artisti quanto gli osservatori, possano riconoscere un soggettivo universo narrativo/pittorico. Si tratta di una narrazione per concetti, dunque, e non per figure, come si percepisce dai “Liquidi cristallizzati” di Max Coppeta e dagli “Icing colours” di Margherita Peluso, che in entrambi i casi sembrano rimandare allo stato di sublimazione della materia. Non poteva essere altrimenti, giacché essi offrono al senso visivo la spinta per associare idee a idee. «L’occhio non vede cose, ma figure di cose che significano altre cose», scrive Calvino nel suo romanzo, e così accade con le opere esibite in Black Out: ciò che l’occhio vede è la materia prima, la materia in potentia che suggerisce immagini e immagini di immagini. Anche il titolo dell’esposizione, Black Out, in fine, sembra suggerire l’intenzione del percorso premeditato da entrambi gli artisti. Come essi riferiscono, la traduzione italiana potrebbe realizzarsi in “nero fuori”, inteso come un luogo divenuto non-luogo, ma da cui è possibile, attraverso l’immaginazione, ritrovare un centro indefinito. Si tratta di un luogo in cui la luce ed i colori sono rapiti e inglobati, uno spazio costituito da una materia oscura, appunto un non-luogo misterioso che diventa momento creativo per l’ispirazione artistica, motore per la generazione di nuove forme.  

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Nisida Live Festival – AperiLibro al tramonto

Domenica 9 giugno, al tramonto di uno splendido sole che ha illuminato d’arancio l’isola flegrea di Nisida, il Neasy Club ha ospitato la quarta edizione del Nisida Live Festival, manifestazione dalle aspettative culturali ideata da Emanuele De Angelis. Una location d’eccezione e unica, dove la luce del tramonto si fonde con il mare del Golfo. La rassegna prevederà per tutto il mese concerti, mostre fotografiche e di artigianato, dj set e aperitivi gratuiti, in collaborazione con Lanificio 25, Subcava Sonora, Factory e MVO Concerti. Per il secondo appuntamento, ospiti live della serata i Ventinove e Trenta, gruppo nato nel 2015 (quasi per caso a detta loro). Una band che accosta alla vivacità del reggae le influenze di altri generi quali il funk, la dance e lo swing. Ad oggi hanno all’attivo oltre 50 live durante le quali hanno condiviso il palco con artisti del calibro di Lelio Morra, Piotta, Tony Tammaro, Gigi Finizio, Pepp Oh, Jovine, Ultimo, ‘O Zulù, Valentina Stella e Oyoshe.  Nisida Live Festival: l’AperiLibro Per l’AperiLibro al tramonto Armando De Martino ha presentato “La musica di Sarri“ di Graus Editore, introdotto dal giornalista Umberto Russo. Nonostante il titolo del libro riporti alla mente l’ex allenatore della squadra calcio Napoli Maurizio Sarri, lo scritto non narra il calcio in quanto si incentra su tre racconti. La ricerca della bellezza è il filo conduttore che guida il lettore verso realtà dolorose e commoventi: storie sportive, d’immigrazione e non solo. In queste vengono espresse anche speranze, sacrifici e sogni che apriranno gli occhi del protagonista Alvaro sullo spesso alienante mondo esterno. In programma anche la mostra fotografica “Li dove è possibile sognare” a cura di Mariella Zifarelli e Maria Cavaliere, la mostra di artigianato a cura di Maple Handmade Guitars il cui motto è “Dalla passione alla musica attraverso le mani e la tecnologia” e la bodyart a cura di Monique. La serata è proseguita con un buffet che ha accompagnato l’aperitivo e si è conclusa sulle note Mambo con djset di KAP aka Enzo Capocelli, Milosh e DelGado. Più che di serate culturali, si tratta di serate a sfondo culturale con un intrattenimento mirato all’unione collettiva tramite un aperitivo estivo al tramonto.   INFO E COSTI Dalle 20 alle 22 Ingresso FREE riservato esclusivamente ai registrati su Eventbrite (https://nisidalivefestivalday3.eventbrite.it/) dalle 22 alle 23 ingresso 10 euro con drink  dalle 23 ingresso 15 euro con drink  FREE BUFFET dalle H21:00 alle H22:00

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Ludovico Lieto a Palazzo Caracciolo: Le stelle della moda

Nella splendida cornice del chiostro cinquecentesco di Palazzo Caracciolo MGallery by Sofitel, ha avuto luogo domenica 9 giugno la sesta edizione de Le stelle della moda, un evento di Ludovico Lieto che coniuga moda e cibo gourmet e che vede scendere in passerella le più importanti griffe del panorama napoletano. Ancora una volta la location da sogno si è rivelata la giusta dimora per accogliere la festa sfarzosa, ponendosi come fulcro fondamentale nella vita culturale della città. Ad accogliere gli invitati un ricco cocktail party offerto dalla Chef Sabrina Russo, che ha realizzato dei deliziosi e fantasiosi finger food accompagnati dalle bollicine Sorrentino, azienda vinicola che produce sulle pendici del Vesuvio. Inoltre, la degustazione di dolci era offerta dalla pasticceria Capriccio. Le stelle della moda, una serata indimenticabile a cura di Ludovico Lieto Ludovico Lieto ha realizzato l’evento in maniera unica, riunendo le eccellenze del glamour campano. La sfilata, che presenta le novità di tendenza nella stagione estiva 2019/2020, è iniziata con i capi da sogno di Fabrizia Dea, i quali in un colpo d’occhio ci hanno portato a Capri, a Cannes, a Parigi, per le loro fantasie colorate e al tempo stesso chic. Ed è proprio l’enorme raffinatezza a farla da padrone, racchiusa in look senza tempo e adatto ad ogni età: la graziosità del pizzo mescolato a tonalità glicine, salmone, panna e arancio caldo, fanno pensare alla molteplicità di occasioni ed eventi che solo la calda stagione è in grado di promettere. L’ottica Emerson, inoltre, ha fornito gli occhiali che sono stati indossati durante la sfilata dalle modelle, dettando così la prossima tendenza moda. Ad animare la serata ideata da Ludovico Lieto il presentatore Gaetano Gaudiero, che ha posto l’accento sul valore inestimabile del lavoro che queste famiglie artigiane apportano all’economia e al prestigio napoletano. Trovare chi investe nel Made in Italy, come coloro che hanno preso parte all’evento, è davvero difficile al giorno d’oggi, ma permette di sperare ancora in un ritorno alle origini, in cui la manifattura e la sartoria genuina e autentica riescano a distruggere la spada di Damocle della moda di importazione. Si prosegue poi con Raffaele Silvestro, per quanto riguarda la sartoria maschile. Qui è tutto un gioco di forme e proporzioni: luci e ombre scandiscono look più casual, caratterizzati da colori tenui come il sabbia e il fango, e quelli da sera, eleganti ma al tempo stesso resi informali da dettagli sbarazzini come le pieghe dei pantaloni più corte sulla caviglia o bottoni estrosi. Questa versatilità dell’outfit si indirizza soprattutto ad un uomo che ama sentirsi sempre alla moda, in qualsiasi occasione. A chiudere la sfilata i gioielli di Raffaele Massarelli, del brand Gioielli Ramas. Lo stesso creator ha tenuto a precisare che questi accessori non vogliono ostentare sfarzo, ma tentano un connubio armonico tra l’estrosità del design e la preziosità delle pietre che vengono incastonate in orecchini, collane e bracciali sinuosi dall’aria orientale. Tra gli altri sponsor più importanti, inoltre, ricordiamo l’Accademia di Trucco di Liliana Paduano, CSF Formazione, lo Jemming Club […]

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La Musica può fare, il festival promosso dal Club 33 Giri | Intervista

Club 33 Giri promuove l’ottava edizione de La Musica può fare | Intervista Il 16 giugno, giunge alla sua ottava edizione La Musica può fare, il festival musicale promosso dall’associazione culturale no-profit Club 33 Giri. La kermesse musicale, che attraverso la musica vuole offrire un’esperienza a 360 gradi come quella dei grandi festival, ritorna per il secondo anno nella suggestiva cornice dell’Arena Ferdinando II di San Nicola la Strada (Caserta). Il tema caratterizzante di quest’edizione sarà lo spazio, in occasione del cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna di Neil Armstrong. Uno spazio inteso come assenza di confini e agevole condivisione. Ispirandosi alle celebri parole del primo uomo sulla Luna, il Club 33 Giri vuole compiere un piccolo passo nel mondo dei festival che sia però un grande passo in quella che vuole essere un’idea diversa di condivisione e aggregazione: valorizzare il territorio attraverso attività musicali, artistiche e ludiche per tutti. Del programma e delle attività del festival abbiamo parlato con Roberta Cacciapuoti, direttrice artistica del Club 33 Giri. Intervista Roberta Cacciapuoti, direttrice artistica del Club 33 Giri La musica può fare giunge quest’anno alla sua ottava edizione, puoi parlarmi del percorso che vi ha portato fino a qui? Nel 2012 siamo stati invitati (Club 33 Giri, nda) dall’associazione Play for Africa che opera in Senegal insieme a un’altra associazione che si chiama I bambini di Ornella, ad organizzare un evento che supportasse le loro iniziative. Sulla spinta di questa proposta organizzammo la prima edizione del festival dove invitammo degli ospiti che erano “amici”, nel senso che li conoscevamo e che erano già stati all’associazione Club 33 Giri. Erano Riccardo Sinigallia, Ballads quindi Ciccio di Bella e Alfonso Bruno, e Sandro Joyeux. Poi il percorso è continuato perché la prima edizione andò molto bene, più di quanto ci aspettassimo. Ci sembrò dunque naturale continuare ad organizzare l’appuntamento, per cercare di farlo diventare un appuntamento fisso, ecco. Sia per i nostri soci che seguono le nostre attività durante tutto l’anno, ma anche per coinvolgere tante altre persone. Dal 2012 ad oggi il festival è cresciuto, ha cercato di allargare i suoi orizzonti, ha cercato di portare in Campania artisti che non riuscivano ad arrivare. Ad esempio, nel 2014 abbiamo ospitato gli Ex-Otago, i Joe Victor, i Fitness Forever… Tutte band che noi reputiamo fortissime ma che non avevano l’opportunità di suonare spesso nelle nostre zone. Oltre alla musica, il festival si arricchisce di mostre, mercatini ed altri tipi di attività per cercare di creare un’esperienza che non sia soltanto musicale ma un’esperienza “festival”, così come è concepita nelle manifestazioni più grandi e importanti. Un’esperienza a 360 gradi, dunque, che possa essere vissuta durante tutto l’arco della giornata e che sia quanto mai coinvolgente. Quest’anno il tema del festival è lo spazio, perché questa scelta? Ogni anno ci divertiamo a scegliere un tema che poi sarà il filo conduttore dei nostri allestimenti, delle nostre grafiche e chiaramente della promozione. Quest’anno, visto che ricorre il cinquantesimo anniversario del primo sbarco sulla luna di Armstrong, […]

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Pier Paolo Calzolari al Museo Madre: una mostra che non fa rumore

Pier Paolo Calzolari al Museo Madre dall’8 giugno al 30 settembre: Painting as a butterfly, una mostra che non fa rumore Se dovessimo pensare al mondo di Pier Paolo Calzolari trasposto al Madre, ci verrebbe in mente un viaggio: un viaggio serpentino che ha in sé le scaglie di un rettile e la polvere delle ali di una farfalla, quella che è presente nel titolo della retrospettiva dedicata esclusivamente alla produzione pittorica e disegnativa di Calzolari, Painting as a butterfly, presente al Museo Madre (Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee) dall’8 giugno al 30 settembre 2019. Calzolari, uno dei più importanti artisti italiani contemporanei, ed esponente a partire dagli anni Sessanta delle ricerche afferenti all’Arte Povera, ha accolto la stampa il 7 giugno al Madre, all’anteprima stampa della sua retrospettiva, e guardarlo negli occhi è stato come penetrare il mistero di uomo che sa di aver scritto la storia dell’arte italiana, ma che rimane arroccato in una semplicità disarmante e quasi scandalosa, poiché si tende a incensare gli artisti, a farne icone e quasi a stuprarli, ma Calzolari è lì, rassicurante e disadorno, e ti affida una massima che sembra una sententia ciceroniana: non bisogna guardare le sue opere tentando di operare chissà quale masturbazione mentale o intellettuale, ma bisogna polverizzare il momento, goderselo cercando di lasciarsi alle spalle il proprio bagaglio culturale e il proprio vissuto. Approcciarsi all’opera di Calzolari, nume dell’arte povera, richiede un ritorno alla verginità mentale, all’occhio primigenio e scevro da contaminazioni. Una mostra che non fa rumore, spazio dell’armistizio e arte dell’attesa: nelle viscere del mondo di Pier Paolo Calzolari L’approccio all’arte di Calzolari richiede una tabula rasa autoimposta silenziosamente e faticosamente, con un sacrificio che ricorda quello della Passione di Cristo. Le uniche guide ammesse in questo viaggio di ritorno ad un’Itaca fatta di ghiaccio e piombo, sono soltanto Andrea Viliani e Achille Bonito Oliva, nocchieri della Ναῦς di Pier Paolo Calzolari. Il suo mondo di muschio, legno, foglie di tabacco e colori miscelati con il sapore robusto della natura, lascia sulle papille gustative una sensazione di materiale organico e radici. Le parole di Achille Bonito Oliva parlano di un artista erotico, erratico ed eretico, da pronunciare tutto d’un fiato, e ciò illumina i chiaroscuri dell’opera di Calzolari, che allestisce una vera e propria pittura dell’attesa, un movimento fisico di nomadismo e avvicinamento. Il ghiaccio conferisce una luce bianca purissima e difficile da trovare in natura, e il fuoco è il suo opposto e il suo lato complementare: il fuoco è parte attiva di una delle opere principali di Calzolari, una tela dal rosso quasi pompeiano, annerita e consunta dallo sbuffo di un mangiafuoco. Quell’annerimento, quella bruciatura, è parte principe dell’opera, è quella farfalla dalle ali bruciate che mostra all’uomo la corrosione e la consunzione, un erotismo della vanitas. L’erotismo è sublimato anche nella donna-fiore, in cui la carne vibrante del corpo femminile sembra raggiungere la solidità delle figure marmoree: la moda veste l’umanità, ma l’arte, l’arte di Calzolari, la mette a nudo. Un caleidoscopio di figure e colori a volte […]

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