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Eroica Fenice

La categoria Eventi/Mostre/Convegni contiene 419 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Un’Estate da BelvedeRe, presentato il cartellone 2021

Un’Estate da BelvedeRe 2021, kermesse estiva che vede artisti di caratura nazionale e internazionale, è stata appena presentata al Comune di Caserta.  È stata presentata venerdì 2 luglio, nella Sala Giunta del Comune di Caserta, l’edizione 2021 di Un’Estate da BelvedeRe. All’incontro hanno partecipato il sindaco Carlo Marino, gli assessori con delega agli Eventi Emiliano Casale e con delega alla Cultura Lucia Monaco e il direttore artistico Massimiliano Vecchione. La kermesse estiva – organizzata tra le storiche mura del Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio – prevede ben otto eventi in cartellone, a cui presto potrebbero aggiungersene altri. Si parte lunedì 5 luglio con lo spettacolo «Che coppia noi tre», che vedrà in scena l’impareggiabile trio composto da Stefano De Martino, Biagio Izzo e Francesco Paolantoni; si prosegue, poi, il 22 luglio con i The Paradox feat. Jeff Mills e J Phi Dary. Il 23 luglio è Massimo Ranieri il protagonista del palco di Un’Estate da BelvedeRe. Concludono il ciclo di eventi Niccolò Fabi il 26 luglio e Gigi D’Alessio il 27 luglio. A settembre, la grande musica ritorna al Belvedere con tre attesissimi ospiti: Apparat il 2, Guè Pequeno il 5 e, a chiusura del festival, lo show di Peppe Iodice. La caratura nazionale e internazionale di questi artisti è la conferma di come, attraverso il festival, si sia raggiunto l’ambizioso e importante risultato di rilanciare il territorio di Caserta facendolo in maniera intelligente e in sinergia con il territorio. «Sono molto orgoglioso – ha commentato Massimo Vecchione – di quanto abbiamo realizzato. Lo dico senza giri di parole: il nostro è un cartellone di eventi che non ha nulla da invidiare a nessuno. Anzi, il nostro lavoro è iniziato in un periodo ancora buio per il nostro Paese, quando tutti erano fermi in attesa di sapere il destino degli eventi in base all’andamento epidemiologico del coronavirus. Io e il mio staff abbiamo creduto sin dal primo momento nella possibilità di un ritorno alla normalità e, forse proprio grazie al nostro cauto ottimismo e alla nostra coinvolgente passionalità, siamo riusciti a chiudere le serate con ospiti apprezzati da tutti, non solo in Italia ma anche all’estero». Entusiasta anche il sindaco Carlo Marino: «È evidente che in un momento così tanto difficile per tutti il nostro compito come amministrazione è quella di promuovere il più possibile iniziative come queste. Abbiamo in programma diverse iniziative parallele e complementari rispetto a quelle organizzate con Un’Estate da BelvedeRe, perché oggi più che mai è importante fare sistema con il territorio. Avere qui a Caserta artisti così importanti ci consente di crescere sulla scena degli eventi regionali e non solo». È possibile acquistare i biglietti per gli spettacoli di Un’estate da BelvedeRe presso i rivenditori autorizzati ticketone.it e go2.it.

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Eventi/Mostre/Convegni

Il Tempio di Serapide riapre al pubblico

Dopo la storica riapertura del Tempio di Serapide avvenuta qualche giorno fa a Pozzuoli, domenica 20 giugno è stata organizzata anche la prima mostra al suo interno: Kême. Kême nasce da una collaborazione tra diverse realtà culturali e sociali presenti sul territorio: Aporema onlus, il Parco archeologico dei Campi Flegrei e la Scuola di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Comprendere il tema e l’obiettivo della mostra è possibile già analizzando il suo titolo. Kême, infatti, si traduce dall’egiziano come terra nera o materia prima. In arabo diventa poi al-kimya, trasformandosi così in alchimia, la disciplina finalizzata al cambiamento della materia attraverso l’uso del fuoco. Capiamo, dunque, come la terra e il fuoco siano gli elementi principali della mostra, a cui si aggiunge l’acqua, forse il più rappresentativo del territorio di Pozzuoli. Da questi presupposti i quattordici artisti della Scuola di Scultura hanno creato le loro opere, rendendo possibile l’animazione e l’arricchimento del Tempio di Serapide con della pura creatività contemporanea. Perché il Tempio di Serapide come luogo della mostra? Il Macellum di Pozzuoli, denominato poi Tempio di Serapide, è uno dei maggiori esempi di antico mercato alimentare romano, quindi luogo di scambi per eccellenza. La mostra si propone di continuare proprio questa tradizione: in passato si scambiavano gli alimenti; oggi i saperi e la cultura. Ed è proprio la ripartenza culturale a ricevere un’iniezione di fiducia grazie alla mostra Kême e al dialogo che si è instaurato sin da subito fra il Tempio e le opere dei quattordici artisti della Scuola di Scultura. Le opere Abbiamo avuto il piacere di interagire con due artisti in particolare: Francesca Arduino e Salvatore Mancino. Salvatore Mancino presenta la suggestiva opera “Ankh”, antico simbolo della tradizione egizia, realizzata combinando diversi materiali: argilla, stucco di marmo, legno e plastica. L’opera rappresenta il viaggio che una persona dovrebbe compiere nell’arco della propria vita per elevarsi spiritualmente e culturalmente. Non a caso, dunque, è presente nella composizione il volto di Serapide, divinità greco-egizia. Francesca Arduino presenta, invece, l’opera “Rubedo”, in onore dell’ultima grande trasmutazione alchemica. Vengono rappresentate così delle uova di struzzo e delle sfere di materia: alcune di queste riposano all’interno delle prime; le restanti sono posizionate a pochi passi. L’intento è quello di sottolineare la trasformazione della materia, in questo caso argilla, che avrà dimora nel Tempio per tre mesi, fino al 30 settembre.   Ci sentiamo, dunque, di lasciarci con l’invito dell’artista: visitare la mostra in un primo momento per poi ritornare a ridosso della fine dell’evento, così da controllare la trasformazione degli elementi e vivere un’esperienza da alchimista!   Se hai già visitato la mostra lasciaci un commento con la tua esperienza, se ancora non l’hai fatto ti ricordiamo che hai tempo fino al 30 giugno!   Per approfondire: Macellum Pozzuoli 

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Jago: la sua arte arriva al Complesso Monumentale di Sant’Anna

Brividi e smarrimento. Ecco le prime reazioni alla vista delle opere di Jago presenti nel suggestivo Complesso di Sant’Anna dei Lombardi. Dal 20 giugno Muscolo minerale e Reliquia hanno cambiato infatti residenza, trasferendosi per un anno a Piazza Monteoliveto. Lo annunciano con entusiasmo il Presidente del Comitato di Gestione delle Arciconfraternite Commissariate, il Sac. Salvatore Fratellanza, e Ambra Giglio, vicepresidente della Cooperativa sociale ParteNeapolis. Ambra Giglio, presente all’inaugurazione, ci spiega l’obiettivo della cooperativa: rendere la cultura un’opportunità accessibile a tutti. Perché l’arte è di tutti. E, dunque, di tutti dev’essere la possibilità di meravigliarsi di fronte a un’opera. Impegnata nel sociale, ParteNeapolis offre poi un’opportunità anche a tutti quei giovani che hanno deciso di intraprendere gli studi artistici, facendoli immergere, da un punto di vista pratico e concreto, in questo meraviglioso mondo. Si capisce, dunque, l’elevato grado di affinità della cooperativa con Jago. Affinità sfociata poi in questa collaborazione annuale che vedrà le due opere dell’artista come valore aggiunto del Complesso di Sant’Anna, in vista della ripartenza culturale della città. Colpisce particolarmente la storia di Muscolo minerale, nato da un blocco prelevato direttamente da un fiume e lavorato sul posto in poche settimane. Con quest’opera, dunque, Jago ci mostra come sia possibile creare un valore pur non avendo nulla. Ma non finisce qui: durante l’incontro si mostra sin da subito disponibile e umano. Tenete ben in mente questa parola, la ritroveremo tra poco e capirete la scelta di usarla ora come aggettivo. Gli poniamo, infatti, due domande a forte trazione interiore e intima, le cui risposte ci aiutano a comprendere meglio l’uomo che c’è dietro l’artista. Chiacchierata con Jago Qual è stato, se c’è stato, il momento in cui hai capito di voler fare questo -tutto questo- nella tua vita? Sì, c’è stato un momento e risale alla mia infanzia. Ero un bambino e ricordo che mi mostrarono le opere dei grandi di questo mondo (la scultura) e qualcosa dentro di me si illuminò, proprio come una lampadina. E più mi raccontavano della difficoltà che si celasse dietro la realizzazione di quelle opere e più questo qualcosa dentro di me si alimentava, cresceva. Osservando le tue opere non si può far altro che notare come emerga spesso il tema dell’umanità. Un valore che forse oggi viene un po’ troppo sottovalutato. Se potessi, dunque, lasciare un solo insegnamento, pensiero o gesto che educhi all’umanità quale sarebbe? Come si alimenta l’umanità? Semplicemente non dimenticando di essere umani, espressione che già di per sé nasconde una potenza unica. Tutto questo perché tra essere ed essere umano passa un’infinità di dettagli che non possiamo trascurare. Umanità, dunque, che da queste parole si trasferisce poi alle sue opere. Due di queste saranno visibili al Complesso Monumentale di Sant’Anna a Napoli e noi vi consigliamo di non perdervele. Perché l’arte suscita emozioni. E l’essere umano, senza emozioni, muore.     Fonte immagine in evidenza: https://jago.art/it/opere/muscolo-minerale/

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L’Associazione La Scintilla a Santa Luciella, Portici e oltre

L’Associazione Onlus La Scintilla, impegnata dal 1989 in progetti di inclusione sociale di persone con disabilità, ha presentato il suo programma di eventi per l’estate 2021, che si aprirà il 4 giugno a Napoli, alla Chiesa di Santa Luciella ai Librai, per poi concludersi il 29 luglio a Portici, nei giardini messi a disposizione all’Associazione Kora, nella Villa Barbieri di Portici In un vicoletto di San Biagio dei Librai, un po’ nascosta alla vista, esiste una chiesetta, dedicata a Santa Lucia, ma che, per le sue dimensioni “mini”, è meglio conosciuta come Santa Luciella. Ebbene, in questa “chiesella”, da venerdì 4 giugno, ogni venerdì, troverete ad accogliervi, come guide turistiche, i ragazzi e le ragazze dell’Associazione La Scintilla, pronti a mostrarvi i tesori che per anni erano rimasti nascosti alla vista e abbandonati in questo edificio lasciato all’incuria, e tornati alla luce nel 2013, grazie all’intervento dell’Associazione Respiriamo Arte. Centralità della persona, condivisione e inclusione sociale   Il connubio tra i ragazzi de La Scintilla e i membri dell’Associazione Respiriamo Arte a Santa Luciella è uno dei pezzi che andranno a comporre il puzzle di iniziative organizzate, per quest’estate, dall’Associazione La Scintilla, il cui scopo è la centralità della persona, che come tale deve essere accolta, ascoltata e valorizzata e i cui valori sono la condivisione, attraverso il lavoro di gruppo, e il confronto, l’inclusione sociale: ogni persona, sia essa disabile o meno, ha il diritto di sentirsi parte della società in cui vive. Si parte venerdì 4 giugno con la visita guidata alla Chiesa di Santa Luciella ai Librai, che sarà tenuta dai meravigliosi ragazzi coinvolti nelle attività de La Scintilla, che guideranno tutti coloro che vorranno parteciparvi in un viaggio all’interno della piccola chiesa, nei sotterranei della quale è presente un cimitero risalente al periodo precedente l’editto napoleonico di Saint Cloud, che stabilì l’installazione dei cimiteri al di fuori delle mura cittadine: peculiare dei sotterranei di questa chiesa, insieme ai molteplici ex voto, è la presenza di un teschio con le orecchie. Si prosegue poi in musica il 10 giugno, con un piccolo concerto che si terrà presso il salone de La Scintilla, all’interno del Pio Monte della Misericordia, e che inaugurerà il nuovo laboratorio di pianoforte, possibile grazie alla donazione dello strumento musicale da parte della famiglia Michilli in collaborazione con Alberto Napolitano pianoforti, e che vedrà esibirsi il Maestro direttore d’orchestra Bernadette Grana, Dario de Feudis e Gaetano Starace, giovane de La Scintilla. Il 29 giugno alle ore 18:30 nel sagrato della Basilica di Santa Chiara si metterà in scena lo spettacolo teatrale “Chiò chiò parapacchiò”, che vedrà la partecipazione della compagnia teatrale Orbomu e di tutti i ragazzi de La Scintilla. Laboratorio di scrittura creativa in collaborazione con InKnot edizioni, grazie alla collaborazione dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli Il calendario di eventi prosegue il primo luglio, presso la quadreria del Pio Monte della Misericordia, con la presentazione al pubblico del primo libro pensato e scritto dai ragazzi de La Scintilla, il cui titolo è “Linaluna pensa e sogna”, che andrà ad […]

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Attualità

AD alfabeto donna al PAN: la mostra

  MOSTRA D’ARTE AD ALFABETO DONNA AL MUSEO PAN  Mostra d’arte AD alfabeto donna al Museo PAN di Napoli: quest’anno all’interno del programma Maggio dei Monumenti 2021 si inserisce questa esposizione d’arte contemporanea in partnership con l’ Assessorato all’Istruzione, Cultura e Turismo del Comune di Napoli che sarà visitabile al Museo delle Arti PAN di Napoli gratuitamente dal 22 Maggio al 13 Giugno 2021. Si tratta di un lavoro concettuale e profondo dell’espressione Essere Donna. L’universo femminile è costellato da numerose caratteristiche che spaziano dalla sensualità all’empatia, oltre alla profondità di essere madre e creatrice. Inedito sarà il connubio tra fotografia pittura e letteratura espressi dall’estro creativo degli artisti Elisabetta Biondi e Francesco Soranno.    AD Alfabeto Donna – L’ Intervista L’interessante mostra d’arte contemporanea, mix di pittura e fotografia dall’ occhio contemporaneo, ci aspetta al Museo PAN di Napoli dal 22 Maggio al 13 Giugno 2021. Abbiamo avuto il piacere di intervistare gli artisti, scoprendo in anteprima alcune interpretazioni della mostra d’arte. 1.  AD Alfabeto Donna: da dove nasce l’idea di intitolare questa mostra d’ arte contemporanea? “AD Alfabeto vuole essere un punto non d’arrivo ma di partenza. Un ritorno all’alfabeto è un ritorno all’essenziale”.  2. E’ interessante che la mostra d’ arte Alfabeto Donna si esprima tramite un mix di pittura e fotografia. Quali sono gli elementi chiave affinché le opere d’arte possano esprimere amore intuizione ed empatia tipiche dell’Universo Donna? “L’incontro tra pittura e fotografia tenta la ricerca di un qualche equilibrio nel magma Universo Donna”. 3. Si parla spesso di Violenza sulle Donne: l’ arte di Alfabeto Donna come si esprime per contrastare la violenza fisica e verbale contro le donne? “AD Alfabeto Donna è un manifesto che grida la violenza contro le donne. Il bianco e nero da un lato e la tecnica mista dall’altro si dispiegano in una lotta a voce alta. Il corpo è l’interlocutore”. 4. Le pitture di Elisabetta Biondi si uniscono alla ricerca di una selezione di poesie. Ci può spiegare la ragione di questo connubio tra arte e letteratura? Ut pictura poësis. L’arte pittorica di Elisabetta Biondi si àncora alla parola e alla poesia. È la costituzione di una grammatica altra: materica e intersemiotica. 5. Otto foto otto pitture per l 8 Marzo Giornata Internazionale della Donna. Quali sono le 8 skills delle donne rappresentate in questa mostra d’arte che tutti i visitatori potranno ammirare dal 22 Maggio? “I visitatori si troveranno di fronte a una serie di dittici in cui il bianco e nero delle fotografie si pone in ascolto e in dialogo con i colori vivi delle pitture”.   AD ALFABETO DONNA L’ efficace espressività simbolica in armonia con le fotografie attraverso un forte cromatismo e potenza della luce che vivacizza la vernice sono i punti cardine della mostra d’ arte contemporanea AD alfabeto donna, che vi aspetta al Museo PAN di Napoli che apre le sue porte ai visitatori, dopo il periodo pandemico, con maggiore entusiasmo e sensibilità.  Fonte immagine: PAN, comune di Napoli.  

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Eventi/Mostre/Convegni

Troisi poeta Massimo : apre la mostra al Castel dell’Ovo

Ricomincia da tre, anche questa volta, Massimo Troisi. Troisi poeta Massimo, la mostra dedicata al grande attore e regista, scomparso il 4 giugno 1994, dopo due rinvii a causa delle restrizioni imposte dai Dpcm per il Covid, è stata inaugurata finalmente venerdì al Castel dell’Ovo e sarà visitabile fino al 25 giugno. Dopo un primo taglio di nastro, slittato il 30 ottobre scorso a causa della seconda ondata, e dopo il secondo cancellato a fine febbraio, questa volta, dopo il grande successo dell’esposizione romana, la grande mostra multimediale dedicata alla carriera e all’anima di uno dei più amati artisti della nostra storia, Massimo Troisi, arriva finalmente nella ‘sua’ Napoli con un nuovo percorso e un leitmotiv interamente dedicato al rapporto con la città. Una mostra fotografica e multimediale, ricca di oggetti, immagini e filmati, “Troisi poeta Massimo” è stata presentata a Castel dell’Ovo dal Direttore dell’Archivio storico Luce Enrico Bufalini, da Marco Dionisi, curatore dell’iniziativa con Nevio De Pascalis, e dal supervisore Stefano Veneruso, regista e nipote di Massimo Troisi, alla presenza del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, dell’Assessore all’Istruzione, alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli Annamaria Palmieri e di numerosi protagonisti del mondo della cultura napoletana, come Gino Rivieccio, Alessandro Siani e tanti altri amici e amanti di Massimo. Nell’anima di Massimo Troisi “Troisi poeta Massimo” è un percorso tra fotografie private, immagini d’archivio, locandine, filmati e carteggi personali inediti che condurranno il pubblico nell’animo umano di Troisi. Una mostra sensoriale che unisce due simboli di Napoli: il Castel dell’Ovo e Massimo Troisi. Racconta il percorso umano e artistico di Troisi in sequenza cronologica: dall’infanzia a San Giorgio a Cremano agli esordi in teatro con La Smorfia, insieme a Enzo Decaro e Lello Arena, alle tante trasmissioni “cult” degli anni Settanta come Non Stop, una trasmissioni-laboratorio della RAI di Bruno Voglino, fino ai grandi film, da Ricomincio da tre del 1981, dove c’erano – come scrisse Gianni Minà – tutti i dubbi e le disillusioni della sua generazione ma anche tutto il suo senso della vita, la sua filosofia basata sull’arte di accontentarsi, forse anche un po’ della sua famosa pigrizia, a Non ci resta che piangere, girato con il fraterno amico Roberto Benigni nel 1984. Filo conduttore è il lato più sensibile e intellettuale di Massimo che, poeta senza definirsi tale, ha scritto poesie già in tenera età per ritagliarsi spazi d’intimità negati da una famiglia numerosissima e ha chiuso il cerchio con Il Postino, film del 1994 girato a Procida, in cui la poesia non è solo testo, ma anche e soprattutto un modo di vivere, di vivere “poeticamente”.  Ed infine la morte quando un uomo si definisce ancora giovane, a causa di quel suo «cuore malato, di cui non parlava mai, al massimo ci scherzava sopra facendo il verso alle parole di una immortale canzone che talvolta intonava cercando di imitare Sergio Bruni». Una mostra che, attraverso una carrellata di ricordi, musica e immagini, mette in risalto la poetica, le tematiche, le passioni […]

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Wine and The City si reinventa, diventa testata giornalistica

Il vino come espressione culturale: è questo il credo della rassegna Wine and The City che, da dodici anni, mette in moto la città di Napoli, organizzando degustazioni itineranti, cooking show, incontri con vignaioli, reading letterari, cene in luoghi ricercati. Insomma, un evento che gli amanti del vino, ma soprattutto dell’arte, dei salotti culturali e sensibili alla ricercatezza, hanno fisso in agenda nel mese di maggio.  Da gennaio 2021, in seguito ad un anno che ha messo e che continua a mettere un po’ tutti a dura prova, Wine and The City ha deciso di rimettersi in gioco, investire tempo, risorse ed energie in un nuovo progetto: il suo magazine online. Una vera e propria testata giornalistica con una mission precisa: raccontare il mondo del vino e del food da altre angolazioni, dando voce a storie e personaggi, iniziative, tendenze e territori. Eroica Fenice intervista Donatella Bernabò Silorata, giornalista, fondatrice di Wine and The City ed oggi direttore della testata.  Andiamo indietro nel tempo: quando e come nasce Wine and The City?  Wine&TheCity nasce nel 2008 un po’ per gioco e un po’ per caso, un’idea semplice, un’intuizione: portare il vino fuori dal salone VitignoItalia che si svolgeva a Castel dell’Ovo. All’epoca ero socia e capo ufficio stampa di VitignoItalia e, pensando al fuori salone del Mobile di Milano che ho sempre frequentato per passione, pensai: ma se facessi un fuori salone del vino? Detto fatto. Coinvolsi boutique e negozi di amici a Chiaia e nacque l’edizione zero di Wine&TheCity: per la prima volta calici e sommelier entrarono nelle vetrine dei negozi, tra tacchi a spillo, gioielli e design. Quell’anno era appena uscito nelle sale cinematografiche il film di Sex and the City, l’ispirazione fu questa per il nome. Aggiungerei anche che nessuno immaginava che a quell’edizione zero ne sarebbero succedute altre, Napoli tra l’altro viveva la drammatica emergenza della spazzatura e una gogna mediatica nazionale senza precedenti. Chi avrebbe scommesso sulla città? Neanche i miei soci di allora di VitignoItalia credevano nella mia stravagante idea di portare bottiglie, calici e sommelier tra le strade e i negozi di Chiaia. Nel gergo del markerting mi hanno poi detto che sono stata una first mover, la prima in Italia ad inventarsi un fuori salone enogastronomico. Dopo di noi a Napoli sono nati il Fuori di Taste a Firenze, il Fuori Fiera di Verona poi chiamato sfacciatamente Vinitaly&TheCity e tanti altri cloni. E naturalmente a Firenze e a Verona si sono mosse le istituzioni locali e fondi pubblici per costruire e promuovere questi progetti. Wine&TheCity ancora oggi, come nel 2008, è un’impresa indipendente che si autofinanzia con il proprio lavoro e con il supporto di mecenati e sponsor privati.  Com’è cambiato/cresciuto nel tempo?  Alla decima edizione, nel 2017, c’è stata la sterzata decisiva, il decennale meritava una edizione speciale. Ma già nel 2016 avevamo scelto come nostro claim “Coltiviamo ebbrezza creativa” perché ormai avevamo invaso la città con iniziative ed eventi anche on the road: sulle scale, nelle piazze, lungo la costa di Posillipo, nel sottosuolo entrando nelle […]

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Campania Teatro Festival, si riaccende la speranza

Presentazione della conferenza stampa del Campania Teatro Festival  Napoli è una schiava che cerca un padrone sul quale regnare. Napoli è una città che da sempre cerca scientificamente di ritardare l’appuntamento con la propria realizzazione. Una città isterica, che non vuole guarire le sue ferite, ma contemplarle e goderne, godere di quel sangue che quando è solido lo si vuole liquido e quando è liquido lo si vuole solido. Un desiderio continuamente rinviato. Napoli è una città che si offre senza mai concedersi, che trova la sua spinta creativa nel suo essere perennemente inappagata. E l’arte è l’unica cura che ammette, l’unica cura che non teme. Sono queste le bellissime parole con cui Ruggero Cappuccio, direttore artistico del Napoli Teatro Festival, ha presentato, il 16 febbraio, la quattordicesima edizione del Festival che da quest’anno, cambierà nome: Campania Teatro Festival, in omaggio a tutti i micro-territori campani di grandissimo interesse creativo, che da quattro anni sono coinvolti. Un omaggio a un territorio interrelato, le cui parti dialogano architettonicamente, artisticamente e culturalmente tra di loro. Come i viaggiatori del Grand Tour non consideravano il loro viaggio esaurito con la vista di Napoli, ma volevano vedere anche Padula, Caserta, Capri, Procida, Ischia, anche il Festival allarga i propri orizzonti, diventando agorà del fervore artistico e mettendo in relazione le forze creative dell’intera regione.  Parole pregne di passione rivolte alla città, che ogni volta risorge con forza e innocenza. Parole pregne di stima rivolte al coraggio degli artisti, scenografi, costumisti, tecnici che metteranno in scena lavori dal destino ignoto, essendo ignoto il destino stesso del teatro. Parole pregne di rabbia rivolte a un paese storicamente insensibile al teatro, alle arti, alla letteratura. Un paese in cui i teatri sono chiusi non solo per difetto amministrativo, ma per l’incompetenza di una classe dirigente affezionata alla propria ignoranza.  Con orgoglio e fierezza, la Campania risponde al buio in cui annaspa da un anno, e forse più, la cultura del nostro bel paese, accendendo una fiammella di speranza. Una fiammella alimentata dall’amore e dalla convinzione di chi ancora ci crede, di chi al lamento preferisce l’agire. Una fiammella alimentata da 1500 lavoratori dello spettacolo che, con la loro encomiabile partecipazione, danno volto, sangue e carne alla bellezza dei sogni, alla convinzione delle scelte di vita (perché vivere di spettacolo significa sposare non semplicemente un lavoro, ma un modus vivendi), che resistono a tutto, a diritti ignorati, sostegni negati, sipari abbassati. Ed è proprio da loro che parte il Campania Teatro Festival, dalla forza della loro resilienza, dalla loro libertà e, soprattutto, dalla loro capacità di aprirsi e rinnovarsi continuamente.  Oggi, 19 marzo, al teatro Mercadante, sarà l’orchestra giovanile Luigi Cherubini, guidata dal maestro Riccardo Muti a dare il via al Campania Teatro Festival.  Una rassegna che, dal 12 giugno all’11 luglio, fonderà arte, letteratura, musica, danza e cinema. Nutrimento per l’anima che fa già brillare gli occhi a quanti da tanto, troppo tempo, ne sono a digiuno.  Centocinquantanove spettacoli. Dieci sezioni. Ventiquattro luoghi. Settanta debutti assoluti e […]

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Culturalmente

La Thomas Dane Gallery ospita Alexandre Da Cunha

Napoli, Quartiere Chiaia. In Via Francesco Crispi, al civico 69, si nasconde in un piano di Villa Ruffo, elegante palazzo ottocentesco, una preziosa galleria d’arte: la Thomas Dane Gallery. Completamente ristrutturata dal gallerista inglese Thomas Dane e inaugurata nel 2018, con i suoi ampi interni bianchi e le sue preziose vetrate che affacciano sul verde da una parte e sulle sinuosità del Vesuvio dall’altra, la Thomas Dane Gallery offre un perfetto spazio espositivo, adatto ad ospitare ogni forma di arte contemporanea: dalla pittura alla scultura, dalla fotografia all’arte cinematografica.  Innamorato di Napoli e della bellezza delle sue imperfezioni, del suo patrimonio storico e culturale, seducente agli occhi di chiunque, Dane vede nel suo nuovo spazio un ponte verso l’Europa, un crocevia di nomi internazionali del sistema artistico contemporaneo.  Attualmente in mostra, con una sua personale, l’artista di fama mondiale Alexandre Da Cunha, originario di Rio de Janeiro. Curata in dialogo con Jenni Lomax, ex direttrice del Camden Arts Centre di Londra, la mostra Arena pone l’accento sul rapporto spaziale degli oggetti nella progressione delle stanze della galleria. Gli oggetti sono costantemente rielaborati dallo sguardo dell’artista che supera la staticità dei materiali, ne modifica le forme, senza sminuirne il significato, creando una lettura più comprensiva del readymade, che anima la realtà degli oggetti vissuta e delle comunità o degli individui che li hanno utilizzati.   Tra le opere in mostra, Kentucky (2020), teste di mocio di cotone tinto per lavare a terra, sono trasformate dalla fantasia dell’artista in un tessuto unico sospeso in diagonale dal soffitto. O ancora Marble (2020), un anello di gomma gonfiabile drappeggiato con un tessuto che si raccoglie sul pavimento in un posizionamento del materiale sottile e intuitivo, sfidando la percezione di quello che potrebbe essere duro o morbido al tatto.   Alexandre Da Cunha sfida il valore implicito degli oggetti. Nella sua attenta disposizione di materiali e oggetti – che siano domestici, utili o usa e getta – rivaluta le gerarchie dell’attenzione e della percezione analizzando con cura il gioco di sagoma, forma, colore.  In un momento buio come questo, in cui la cultura soffre e la necessità della bellezza si impone prepotente, forte è la speranza di poter tornare presto a camminare nel mezzo di una mostra, guardare un’opera e restarci fermi davanti a immaginare, persi tra dettagli e significati nascosti.    Orario della galleria:  Da martedì al venerdì dalle 11.00 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 19.00, sabato dalle 12.00 alle 19.00 Oppure su appuntamento Per maggiori info:  +39 081 1892 0545 [email protected] (Photo credit Amedeo Benestante)

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Culturalmente

Francesco Arena | otto angoli, in mostra allo Studio Trisorio

Qual è la parte di una stanza che più passa inosservata? Gli angoli. Sono proprio gli angoli le coordinate in cui si muove il viaggio artistico di Francesco Arena, la cui ultima personale è stata inaugurata il 19 febbraio 2021 presso lo Studio Trisorio (in via Riviera di Chiaia), fiore all’occhiello delle gallerie d’arte napoletane.  Otto angoli, otto opere diverse. Ad occupare l’angolo più occidentale dello spazio Extreme Occident (2013), un libro di Marc Chadourne, trovato casualmente dall’artista, che, cercandone poi una copia, ha trovato Extreme Orient (2017), posizionato nell’angolo più orientale dello spazio. Alle pagine cartacee degli estremi, si aggiungono tanti altri materiali: bronzo, alluminio, rame. Tutti rimandano ai concetti di spazio e tempo, tutti rimandano a profondi significati politici, storici, letterari e sociali. Le vicende collettive si intrecciano a quelle individuali dell’artista e sono tradotte in unità di misura che determinano le dimensioni e il senso delle sue opere.  Il peso di un blocco di bronzo lucidato a specchio crea un ossimoro con la delicatezza di un fiore, spinto dal blocco ad assecondare la geometria del muro. Peso e leggerezza, pieno (del blocco) e vuoto (dell’angolo) sono gli opposti che animano l’opera Fiore curva (2020). “Si scalda solo per quello che non sa”, “Quello che sa lo lascia freddo”, “Se sa di qualcosa, ma non può appurare che cosa sia, è allettato a saperlo”. Alluminio lucidato a specchio e scritte sono gli elementi essenziali del Trittico del sapere (2020) che impone all’attenzione tra frasi prese in prestito dal romanzo I calabroni di Peter Handke. Elle capovolta (2020), alta tre metri una L capovolta, in rame, recita una frase di Auguste de Villiers de L’Isle-Adam: Nous nous en souviendrons de cette planéte/Ce ne ricorderemo di questo pianeta, scelta da Leonardo Sciascia come epitaffio per la sua tomba. Gli angoli, che sono anche la base dell’architettura, sono necessari allo sviluppo delle opere. Un tubo Innocenti, lungo sei metri, piegato ad angolo retto e quindi aderente al muro, che il genio di Arena fa contenere un nastro, estensione fisica, concreta di una canzone dei Nirvana. Nome dell’opera Endless, Nameless (2020). Ancora una volta lo Studio Trisorio, che ha da poco aperto in via Carlo Poerio 110 un secondo spazio espositivo destinato ad opere storiche e nuove degli artisti della galleria, propone un artista notevole che, con il suo sincretismo artistico tra memoria e presente e giocando con materiali di ogni genere, veicola messaggi allegorici e profondi.   Francesco Arena | otto angoli, in mostra fino al 10 aprile 2021. Non perdetelo! Foto di Francesco Squeglia

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