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Eroica Fenice

La categoria Eventi/Mostre/Convegni contiene 408 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Convegno in videoconferenza sul culto di Apollo a Cuma

Il 16 novembre, dalle 09:00 alle 16.30, ha avuto luogo uno stimolante Convegno Internazionale che, data l’emergenza sanitaria in corso, si è svolto interamente in videoconferenza, sia su piattaforma Zoom che in streaming su Youtube. Denominato La colomba di Apollo. La fondazione di Cuma e il ruolo del culto apollineo nella colonizzazione greca d’Occidente, esso ha posto il proprio focus sul ruolo del culto di Apollo nel pantheon di Cuma, la più antica fondazione euboica in Occidente, dove la flotta di coloni – secondo la tradizione riferita da Velleio Patercolo – sarebbe giunta seguendo il volo della colomba di Apollo.  A Cuma Apollo emerge come divinità “archegete”, ovvero guida del viaggio e del conseguente stanziamento, mentre il culto si caratterizza peculiarmente in senso oracolare e ctonio in virtù della sua connessione con la Sibilla. Il variegato dossier documentario che lo riguarda è da tempo materia di dibattito, sicché è sorta l’esigenza di un confronto dinamico e dal respiro più ampio, che integrasse ambiti disciplinari e settori scientifici complementari. La presenza del culto di Apollo a Cuma e in Sicilia: un bilancio Il Convegno si è aperto, dopo i saluti istituzionali della professoressa Maria Luisa Chirico, direttrice del Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università degli Studi della Campania, con l’intervento del professor Alfonso Mele, incentrato sul riesame della figura di Apollo a partire da una rivalutazione delle fonti letterarie, in primis i poemi omerici, e sui legami del dio con la Sibilla, anche alla luce della nuova documentazione archeologica proveniente dall’acropoli, nella quale spiccano due bronzetti raffiguranti un guerriero, una suonatrice di lira e un personaggio maschile nudo con cetra. La parola è poi passata al professor Carlo Rescigno e alla professoressa Valeria Parisi, organizzatori del Convegno, i quali hanno analizzato i risultati dei recenti scavi condotti sulla terrazza superiore dell’acropoli di Cuma, che hanno permesso di determinare la scansione cronologica delle strutture templari note e di mettere in luce strutture relative a fasi di frequentazione non ancora documentate, risalenti alla fondazione della colonia; inoltre, la documentazione acquisita ha consentito di rivalutare l’identificazione della divinità titolare del tempio superiore, convenzionalmente attribuito a Giove, ma dagli studiosi ascrivibile ad Apollo, anche in virtù del ricco dossier documentario disponibile e dei depositi votivi che suggeriscono la presenza del culto apollineo. Ha proseguito il professor Marcello Lupi, che ha esaminato la questione controversa, basata su un’attenta analisi dell’Inno omerico ad Apollo, della distinzione pitico vs. delio associabile ai diversi livelli cronologici delle navigazioni e colonizzazioni euboiche. Ancora, la professoressa Zozi Papadopoulou dell’Ephorate of Antiquities of Cyclades ha proposto delle riflessioni sul ruolo di Apollo delio nelle attività oltremare delle isole di Paros e Naxos, entrambe gravitanti intorno al santuario di Apollo a Delo, veicolo di coalizioni politiche e reti economiche, in virtù dei legami culturali che trovano espressione nelle antiche feste Delie. È stata poi la volta della professoressa Claudia Santi, che ha passato in rassegna le fasi di acquisizione di Apollo nel pantheon di Roma antica, mediante un excursus che si è soffermato sull’Apollinar […]

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Cosimo Alberti e Maurizio de Giovanni chiudono la rassegna In-Chiostro

Il 26 settembre si chiude la rassegna In-Chiostro, un ciclo di incontri, letture e presentazioni che ha coinvolto l’editoria napoletana ed i suoi lettori nella splendida cornice del Chiostro di San Domenico Maggiore, con un doppio appuntamento molto atteso dal grande pubblico: alle 18:45 la presentazione del libro Tammurriata: riti e miti di una sirena millenaria di Cosimo Alberti, artista eclettico: attore di teatro, cinema e televisione, scrittore e grande appassionato e conoscitore di tammorra, un ballo tradizionale campano inserito di recente anche nella longeva fiction napoletana Un posto al sole, seguitissima in tutt’Italia, dove Cosimo Alberti interpreta il ruolo di Salvatore Cerruti; seguirà successivamente il reading di Troppo freddo per settembre, l’ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni, autore icona di Napoli in Italia e nel mondo giunto alla notorietà con la serie, anche televisiva, dei Bastardi di Pizzofalcone e del Commissario Ricciardi. Una serata d’incontro tra editori, scrittori e pubblico sulle note della tammorra di Cosimo Alberti e della splendida narrazione di Maurizio de Giovanni Fare musica, fare spettacolo, fare cultura è possibile anche nell’era post-Covid: ormai lo sa bene l’affezionato pubblico di In-Chiostro, ma mai come in questa sera si è instaurato un legame profondo tra palco e pubblico grazie al ritmo “naturale, congenito, perché riprende il battito del cuore” della tammorra di Cosimo Alberti e della voce, potente strumento di narrazione, di Maurizio de Giovanni, che legge, accompagnato dal sax di Marco Zurzolo,  frammenti del suo ultimo romanzo che ha per protagonista l’irresistibile Mina Settembre, la nuova, indomabile voce femminile, inconsapevolmente bellissima, dello scrittore napoletano, già protagonista del romanzo Dodici rose a Settembre, ed un estratto del breve romanzo scritto per La Repubblica, Il concerto dei destini fragili, un romanzo polifonico sulla fragilità, riscoperta tristemente durante i duri giorni del lockdown. Musica e voce s’incontrano, in questa serata, per ricreare e rinforzare quel filo che congiunge l’arte ed i suoi fruitori che il Covid aveva bruscamente spezzato. Tony Saggese accompagna Cosimo Alberti in un intenso viaggio attraverso la storia e la geografia della tammurriata, danza tradizionale popolare campana, della quale Alberti identifica ben 7 varianti, quante sono, secondo la leggenda, le Madonne:  è una danza popolare devozionale, liberatoria, sacra e profana, dal suono profondo e dal ritmo incalzante, come la narrazione di Cosimo Alberti, che spazia dalle leggende popolari fino ai racconti e alla poesia. La tammurriata è un tramite per tramandare la tradizione e la cultura del nostro popolo, ricordarlo oggi, inserirci in quella scia che va dai canti pagani pre-cristiani fino al culto mariano, una danza ed un canto che ancora oggi mantengono la loro impronta fortemente liberatoria, un’invocazione “al sole che deve rinascere, riscaldare la città e permetterle di risorgere dalla cultura: quello che è, dunque, lo scopo di questa manifestazione“, chiarisce Mara Iovene, editrice Valtrend. La rassegna In-Chiostro si è conclusa in bellezza, in una serata densa di poesia e spettacolo, nella piena riuscita del proprio intento: ricominciare lì dove si era messo un punto, trasformare quel punto in una virgola. Ristabilire il contatto umano, […]

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Le cortigiane arriva alla finale con tante proposte teatrali

“Le cortigiane – Corti teatrali al femminile” nella sua terza edizione da spazio all’universo femminile, di cui si parla con penna teatrale e nei suoi diversi aspetti. La serata finale è prevista il 28 settembre alle 20.30 nell’intimo e suggestivo cortile del Convento di San Domenico Maggiore (vicolo San Domenico Maggiore, 8A). Il concorso per attrici e attori si colloca all’interno del programma “Estate a Napoli 2020”. La visione de La Corte dei Sognattori (compagnia teatrale organizzatrice del progetto) è quella di una maglia larga che abbraccia tutta Napoli. Il contest non vuole essere fine a se stesso ma, come l’arte spesso fa, intesse legami e nodi e svolte ad ogni passo. Nel concreto c’è il sogno di aprire percorsi e spiragli a tutti gli attori che riusciranno a conquistare la stima dei professionisti presenti. Si pensi che la direzione artistica de “I Corti della Formica” nel corso di ogni edizione seleziona uno o più corti da inserire nella successiva edizione del suo festival! Un clima di reciprocità e compenetrazione tra i diversi concorsi teatrali presenti sul territorio per mettere in risalto anche repertori nuovi ed originali, voci fuori dal coro oppure ritorni su vecchi argomenti ma con nuovi approcci. Il mondo del teatro ha sempre bisogno di possibilità ed occasioni da cogliere ed a questa esigenza che vuole rispondere il format de “Le Cortigiane”. “Le cortigiane – Corti teatrali al femminile” non si è lasciata fermare dal covid! Di certo la situazione d’emergenza che ha travolto il Paese ha messo in ginocchio in diverse occasioni la cultura. Seppur aderendo alla campagna del Mibact restando a casa, “Le Cortigiane” e “La Corte dei Sognattori” sono riusciti a trovare una soluzione per non chiudere la porta al teatro da loro promosso. Ecco che quindi solo per quest’anno la terza edizione si è svolta on-line. Video di 10 minuti con le pièce teatrali dei partecipanti sono convogliati tutti al vaglio della Giuria tecnica che entro il 30 luglio ha decretato i 9 corti semi-finalisti. Da qui il viaggio è proseguito con votazioni a distanza: il pubblico ha potuto esprimere le proprie preferenze a suon di like fino al 6 settembre. Quindi tra la Giuria (composta dagli attori Ernesto Mahieux, Luca Gallone, Gianni Ferreri, Teresa Del Vecchio, Sergio Sivori, Ciro Priello, il compositore e direttore d’orchestra Domenico Virgili, i registi Mario Brancaccio, Gisella Gobbi, la casting director Marita D’Elia, la produttrice teatrale Laura Tibaldi De Filippo, lo scrittore comico Pino Imperatore, il critico teatrale Stefano De Stefano, il giornalista ideatore de “I Corti della Formica” Gianmarco Cesario e La Corte Dei SognatTori) e pubblico online il dado è stato tratto. La performance con maggior indice di gradimento è stata “Caffè Society” di e con Giulia Conte (compagnia “Alegrìa”), che con un totale di 1380 like ricevuti è entrata di diritto direttamente in finale. Gli altri corti avranno modo di esibirsi nel corso della serata finale: Alosya con Rossella Castellano, testo Luigi Parlato e Rossella Castellano; Le rose d’acciaio con Roberta Natalini, testo e regia Roberta […]

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Lampi sulla Scena: Roberto D’Avascio tra Artaud e Kane

Lampi sulla scena, a cura di Roberto D’Avascio per Arci Movie, apre la tredicesima edizione del Napoli Teatro Festival, la quarta diretta da Ruggero Cappuccio, realizzata con il sostegno della Regione Campania e organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, guidata da Alessandro Barbano. Mentre a Palazzo Fondi il Festival iniziava nel segno del legame che unisce la drammaturgia catalana alla lingua napoletana e al Real Bosco di Capodimonte nel segno della musica travolgente dei Foja, il Cortile delle carrozze di Palazzo Reale ha ospitato per la sezione Progetti Speciali “Lampi sulla Scena”: due lezioni di storia del teatro a cura di Roberto D’Avascio, docente di Storia del Teatro presso l’Università degli Studi di Salerno e di Letteratura inglese presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Roberto D’Avascio: Da Antonin Artaud a Sarah Kane Un percorso umano tra le vicende personali e artistiche di due figure del mondo drammatico che hanno segnato la scena internazionale del teatro del Novecento: Antonin Artaud e Sarah Kane. Un narratore e un attore dialogano tra loro focalizzandosi sui momenti decisivi per la storia del teatro europeo. Un docente, Roberto D’Avascio, che con metodo didattico, avvolge l’attenzione dello spettatore in un percorso di due vite tormentate da demoni interiori e dal torchio del pregiudizio della società. Una linea rossa lega la crudeltà del teatro di Antonin Artaud alla scena rabbiosa della giovane Sarah Kane. Lampi sulla scena: prima lezione su Antonin Artaud L’appuntamento del 1 luglio è stato dedicato alla complessa personalità di Antonin Artaud, portato sulla scena dall’attore Gianni Sallustro. Colpito già a 4 anni dall’esperienza della meningite, che si vuole considerare la causa dei suoi problemi mentali, vive in maniera tormentata il rapporto fra malattia e sensibilità artistica, topos radicato nella cultura occidentale. Roberto D’Avascio, in solo un’ora e mezza, ci conduce nel contesto storico politico di Artaud, tra il rapporto con Parigi e i Surrealisti, l’internamento, la possessione, il rapporto con le droghe e l’incontro con il teatro balinese nel 1931 in occasione di una Esposizione coloniale, dal quale trasse parecchi spunti per i suo “Teatro della crudeltà”, una forma di teatro, descritta nella sua più importante opera Il teatro e il suo doppio. Per crudeltà non si intende sadismo, o l’attitudine a causare dolore, ma lo stimolo al sacrificio di qualunque elemento non concordante al fine della rappresentazione. Artaud riteneva che il testo avesse finito con l’esercitare una tirannia sullo spettacolo e in sua vece spingeva per un teatro integrale, che comprendesse e mettesse sullo stesso piano tutte le forme di linguaggio, fondendo gesto, movimento, luce e parola. “Il teatro è prima di tutto rituale e magico“, scriveva Artaud, “non è una rappresentazione. È la vita stessa in ciò che ha di irrappresentabile“. Artaud, conclude Roberto D’Avascio, invecchiò rapidamente, dando seri segni di squilibrio, oppure per tali furono prese le sue stranezze, i suoi dolori e finì in sanatori dove non gli lesinarono elettrochoc, impietosamente. Morì male, di un male terribile, di un cancro al colon, ma fino all’ultimo fu lucido e […]

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Attualità

Ischia Film Festival, a fine giugno la diciottesima edizione

L’Ischia Film Festival riparte per la sua diciottesima edizione nella cornice della meravigliosa isola del Golfo di Napoli. Un Festival ormai di respiro internazionale, dedicato alle location cinematografiche, e che ha selezionato, negli anni, film da tutto il mondo per valorizzare, attraverso il racconto, l’identità culturale e paesaggistica di un territorio. Durante la conferenza stampa di lancio dell’Ischia Film Festival 2020 (svoltasi online a causa delle limitazioni imposte dal Covid-19), l’ideatore e Direttore Artistico, Michelangelo Messina, ha illustrato il programma e i diversi ospiti che si avvicenderanno durante l’evento. Si tratterà di un’edizione “ibrida”, in parte anche online, che esplorerà il legame tra cinema e location secondo il format della rassegna, e che vedrà uno o più ospiti per serata raccontarsi al pubblico introducendo la visione dei film in programmazione nella sezione “Best of” (non competitiva). Il tutto nello splendido scenario del Castello Aragonese, su un isolotto di roccia nel limpido mare di Ischia. La manifestazione si svolgerà dal 27 giugno al 4 luglio, con la presenza di Marco D’Amore (il 4 luglio con il suo esordio da regista “L’immortale”), Giampaolo Morelli (il 2 luglio con il suo esordio da regista “7 ore per farti innamorare”), il cast dell’Amica Geniale, Francesco Di Leva (il 27 giugno con “Il sindaco del rione Sanità” di Mario Martone), Lillo Petrolo (il 28 giugno con “D.N.A. – Decisamente non adatti” che ha diretto con Claudio Gregori), Nando Paone (il 29 giugno con “Il ladro di Cardellini” di Carlo Luglio), Alessandro Roia (il 3 luglio con “Si muore solo da vivi” di Alberto Rizzi), Susy Laude (il 1 luglio con “Gli uomini d’oro” di Vincenzo Alfieri) e molti altri. Il premio alla carriera (andato, tra gli altri, a Ken Adam, Vittorio Storaro, Abel Ferrara, Pupi Avati, Amos Gitai, Pasquale Squitieri, John Turturro, Michele Placido) sarà assegnato durante la serata inaugurale del Festival a Sergio Rubini, attore, regista e sceneggiatore, che ha avuto il privilegio di lavorare con Fellini, Tornatore, Salvatores, Monicelli, Scola. «Siamo orgogliosi di poter annunciare la presenza dal vivo dei nostri ospiti di quest’anno, va a loro un sentito ringraziamento. – dichiara Michelangelo Messina – Come un ringraziamento va a tutta la macchina organizzativa che non si è fermata in periodo di Covid ed ha potuto completare la valutazione delle 700 opere giunte da tutto il mondo. Diamo così un bel segnale per la ripartenza del comparto cinema, partendo dallo straordinario osservatorio privilegiato dell’isola d’Ischia». Le proiezioni saranno gratuite, con un massimo di 100 ingressi (a differenza dei 300 abituali per rispettare l’obbligo del distanziamento) e si terranno nella Piazza d’Armi del Castello. Per accedere occorrerà prenotarsi sul portale. Il concorso, invece, si svolgerà interamente online e per visionare le opere (arricchite da video-interviste ai registi) basterà registrarsi sul sito dell’Ischia Film Festival. Su circa 700 opere pervenute alla Direzione, 79 sono le selezionate tra finzione e documentario, di cui 55 in concorso e provenienti da 31 Paesi in tutti il mondo, tra cui alcuni a bassissima produzione audiovisiva (come Bangladesh, Kirghizistan e […]

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Premio Napoli 2020: La Carica dei 101 scrittori

Premio Napoli 2020: La Carica dei 101 scrittori. La Fondazione Premio Napoli, attiva dal 1961, promuove la ricerca nel campo della letteratura e delle scienze umane e sociali con l’obiettivo principale di promuovere l’immagine della città di Napoli e delle più famose città del territorio campano a livello nazionale ed internazionale. Napoli risulta essere, da oltre 100 anni, il capoluogo campano dove la cultura riesce ad esprimersi in tutte le sue forme sia letterarie che artistiche. Il Premio Napoli, giunto nel 2020 alla sua 66^ Edizione, ha pubblicato un bando di concorso per la selezione dei libri e sono stati selezionati 101 scrittori. Premio Napoli si articolerà in Narrativa Italiana, Poesia Italiana e Saggistica Italiana. Tutte i titoli che fanno parte della rosa dei candidati di Premio Napoli 2020 sono opere letterarie originali in lingua italiana, la cui prima edizione ricorre dal Marzo 2019 al 28 Febbraio 2020. La selezione dei libri avverrà ad opera di una Giuria Tecnica, presieduta da Domenico Ciruzzi, Presidente della Fondazione Premio Napoli. Premio Napoli 2020: La Carica dei 101 scrittori 101 autori di narrativa, poesia e saggistica italiana concorrono per ottenere il Premio Napoli 2020. Con orgoglio la città di Napoli riprende, dopo questo periodo di emergenza sanitaria Covid-19, sottolineando l’importanza della cultura e mettendo in luce le capacità degli scrittori, in gran parte, di origine campana. Sezione Narrativa e Sezione Poesia Sono tantissimi e tutti talentuosi gli scrittori partecipanti della sezione narrativa. Ritroviamo ad esempio tematiche di ribellione, di riscatto sociale, di rinascita ed emancipazione femminile nel libro Falena di Anatriello Franco, Il Bambino Nascosto del regista Roberto Andò, Il treno dei bambini di Viola Ardone e Almarina di Valeria Parrella e L’amore altrove di Collu Cynthia. Inoltre, tematiche di amore, amicizia e impegno della parola data nel libro Una vita da raccontare di Giuseppe Pappalardo. Lo slancio, l’affermazione personale e le diverse visioni per osservare il mondo sono tematiche presenti in diverse raccolte di Poesie, partecipanti al Premio Napoli quali: Giardino della gioia di Maria Grazia Calandrone, Se ero più alto facevo il poeta di Ennio Cavalli, Le cose del mondo di Paolo Ruffilli, Dove non siamo stati di Giovanna Cristina Vivinetto e Le cose imperfette di Gianni Montieri che tratta la vita di persone sconosciute e su cosa riserverà il futuro. Sezione Saggistica Napoletanità di Gigi Fiore è uno dei libri di saggistica che descrive la nostra cultura partenopea. Un altro aspetto della città si ritrova nel libro Altrenapoli di Mario Pezzella, si evince il rapporto tra intellettuali e plebe a Napoli dal secondo dopoguerra. Tra gli altri titoli di questa sezione ritroviamo il testo Il genio dell’imperfezione, scritto dal critico d’arte Vittorio Sgarbi, un ritratto dell’artista Leonardo Da Vinci inedito, uomo ed artista frizzante ed eclettico. Leonardo lo sguardo infinito di Giuseppe di Napoli, invece, descrive la bramosia di vedere oltre ciò che lo sguardo dell’artista suggeriva. Passato e presente a confronto le innovazioni non portano al progresso, ma ad un tramonto del futuro, tema del libro Il tramonto dell’avvenire di Paolo […]

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Davide Montuori: intervista sul progetto Fil Rouge

Intervista a Davide Montuori, wine artist.  Davide Montuori è un wine artist che ha unito le sue due più grandi passioni in un unico progetto. L’arte e il vino si fondono nella sua ultima mostra, resa fruibile anche online attraverso la galleria video pubblicata sui canali ufficiali. Si tratta di Fil Rouge, un format audiovisivo realizzato in collaborazione con il MAVV (Museo dell’Arte, del Vino e della Vite di Portici) che racconta in ogni puntata una singola opera, approfondendola non solo dal punto di vista tecnico, ma fornendo anche interessanti digressioni inerenti al tempo storico o al soggetto rappresentato. Lo abbiamo intervistato per saperne di più sulle sue opere e sul suo progetto. “La Celta” con Aglianico, Chianti e Dolcetto Piemontese è il quadro che apre la galleria video Fil Rouge. Si nota da subito il tentativo di collegare il video alla storia partendo dalle origini. In base a che criterio ha scelto le diverse fasi storiche nelle quali inserisce i suoi quadri? Il vino è “testimone” degli ultimi 9000 anni, e il suo consumo nelle civiltà antiche non è distante dal consumo odierno. Mi sono concentrato sulle società, che più di altre, hanno segnato un determinato periodo storico, raccontando di esperienze con cui è facile ritrovare aspetti della società contemporanea. Dietro al vino ci sono rituali sociali che restano immutati da millenni, dai festeggiamenti Celtici alle liturgie cristiane; dai banchetti medievali ai nostri selfie al winebar col calice alzato. “Le Romane” con Aglianico e Chianti tratteggia le atmosfere della classicità romana. Una cultura che dava una grande importanza al vino, ospite immancabile in diverse occasioni sociali e che diventa in quest’opera il fil rouge (è il caso di dirlo) con il soggetto rappresentato. In base a cosa sceglie la qualità di vino per la realizzazione di una determinata opera? La scelta del vino è data da due fattori, il primo è il gusto. Cerco nel vino una forza emotiva, capace di raccontare adeguatamente il contenuto morale dell’opera. Il secondo è il colore, poiché ogni vino ha il proprio colore, devo necessariamente valutarne l’intensità per accostarli e ottenere l’effetto di tridimensionalità desiderato. Nella resa artistica, che differenza c’è tra l’uso di una qualità di vino piuttosto che un’altra? Al di là di una resa cromatica, c’è da valutare un altro aspetto, quello della conservazione. Adopero per le mie opere spesso etichette D.O.C e D.O.C.G. Questo garantisce una mineralità autentica del prodotto e mi permette di non usare nessun additivo chimico in aggiunta. Come mai ha deciso di dedicarsi alla pittura con l’uso esclusivo del vino? Al contrario dei colori chimici, il vino “invecchia su tela”. Asseconda della tipologia e provenienza geografica, il vino muta di colore. In questi anni ho potuto vedere che tendenzialmente, i vini del Nord protendono ai toni violacei, mentre quelli del sud protendono al “giallo pietra di tufo”. Questa caratteristica rende le opere più vive che mai e che ben si sposa con noi esseri umani (protagonisti indiscussi della collezione Fil Rouge), che cambiamo idee e […]

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Nabilah: una grande festa virtuale per il Primo maggio

Oggi, venerdì 1 maggio, dall’antica spiaggia romana del Nabilah, una consolle suonerà in diretta. Un lungo dj set, una festa virtuale per abbracciare amici e clienti, e non solo. Un modo per restare connessi, uniti, insieme seppur nella distanza. Eroica Fenice ha intervistato l’organizzatore di quest’evento, Luca Iannuzzi. Com’è nata l’idea di organizzare una grande festa “virtuale”? “L’idea nasce dalla voglia di regalare alle persone una giornata all’insegna del divertimento, della leggerezza, della condivisione e della musica, soprattutto in questo periodo senza precedenti e nello stesso tempo raccogliere fondi a sostegno della Croce Rossa Italiana per supportarla nell’emergenza sanitaria. Organizzare uno smart Party, lavorando in smarkworking da casa, coinvolgere nel progetto tutti i collaboratori, produttori e partner, è stato piuttosto complicato sia per quanto riguarda la tecnologia sia l’organizzazione”. Durante la diretta, anche una campagna di crowdfunding lanciata dal Nabilah attraverso la piattaforma GoFoundMe a favore di Croce Rossa Italiana, una decisione degna di nota. Com’è nata l’idea di abbinare la festa al crowdfunding? “E’ un’idea nata quasi in automatico, siamo in un momento storico particolare dove il Paese è in una situazione davvero difficile e ha bisogno di tanta solidarietà e di tante risorse economiche. L’obiettivo di questo smart party virtuale è anche di diffondere il valore e l’importanza della solidarietà e della generosità con un sistema di crowfounding originale: attraverso la piattaforma GoFoundMe diamo la possibilità di dare un contributo a favore della Croce Rossa Italiana e per ogni donazione di 10 euro riconosceremo un drink omaggio da consumare al Nabilah alla riapertura. E’ un modo diverso per fare anche noi la nostra parte anche in questo momento come è accaduto in passato per altri ospedali, enti e istituti; un modo per essere presenti e vicini a chi ha bisogno e di dare un aiuto costante e coerente anche stavolta”. Una consolle che suonerà in diretta, per una parvenza di normalità, di quotidianità che non si ferma, è vero che in questi casi la musica può allietare il cuore diffondendo messaggi di speranza? “La consolle è un simbolo di speranza e un buon auspico per la fase due. Due dj si alterneranno per diffondere la speranza di un ritorno alla normalità, connotandola di un valore diverso, meno scontato. Dunque possiamo dire che il Nabilah è uno spazio di condivisione, e cos’altro? “Il Nabilah è uno spazio di condivisione coerente con la sua missione cioè l’intrattenimento: far divertire le persone, rallegrarle, regalarle un momento spensierato. Non è una missione facile, i clienti sono i nostri giudici e sono molto competenti; è necessario essere ben organizzati ed è bandita ogni forma di superficialità. Io credo che le aziende che lavorano in questo settore, soprattutto dato il momento storico, devono impegnarsi a portare avanti la propria mission di entertainement, diffondendo musica, divertimento, per tirare su il morale delle persone ed essere coerenti con gli obiettivi aziendali. Fino ad oggi siamo stati gratificati dai nostri clienti che ci hanno onorato della loro presenza, permettendoci di far crescere le nostre aziende, oggi è […]

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Napoli non si spegne – Light mob – Sabato 14 marzo

Napoli non si spegne  Organizzato da Spazio Tangram in collaborazione con il suo direttore artistico Michele Del Vecchio , il “Light mob – Napoli non si spegne” avrà luogo la sera di sabato 14 marzo, prevedendo di dar “luce” e “leggerezza” – entrambe traduzioni del termine inglese “light” – ai cuori delle municipalità napoletane. Ed è proprio alle municipalità che l’appello si estende, incoraggiando le aree partenopee a partecipare a questo evento che si svolgerà ovviamente nell’aera domestica, in vista delle restrizioni governative, e che prevedrà l’accensione e lo spegnimento delle luci esterne e interne della propria abitazione in modo intermittente per la durata di due minuti. Va bene anche affacciarsi ad una finestra o ad un balcone ed accendere e spegnere la torcia del cellulare. Il tutto è stato organizzato a seconda delle municipalità di appartenenza ed il programma indica l’orario a loro dedicato per trasformarsi in “aree intermittenti”. Programma Gli appuntamenti saranno disposti tra le ore 20:00 e le ore 20:30 di sabato 14 e il programma è il seguente: h.20:00: MUNICIPALITA’ 1 + MUNICIPALITA’ 10 (Chiaia, Posillipo, San Ferdinando + Bagnoli e Fuorigrotta) h.20:05: MUNICIPALITA’ 2 + MUNICIPALITA’ 9 (Avvocata, Montecalvario, Mercato, Pendino, San Giuseppe, Porto+Soccavo, Pianura) h.20:10: MUNICIPALITA’ 3 + MUNICIPALITA’ 8 (San Carlo all’Arena, Stella + Piscinola-Marianella, Chiaiano, Scampia) h.20:15: MUNICIPALITA’ 4 + MUNICIPALITA’ 7 (San Lorenzo, Zona Industriale, Vicaria, Poggioreale + Miano, Secondigliano, San Pietro a Patierno) h.20:20: MUNICIPALITA’ 5 + MUNICIPALITA’ 6 (Vomero, Arenella + Ponticelli, San Giovanni a Teduccio, Barra) TUTTI INSIEME h.20:30: gran finale tutti insieme, tutte le municipalità, quartieri, ecc, spegneremo ed accenderemo le luci TUTTI INSIEME alle 20:30 per cinque minuti! Intervista al direttore artistico Michele Del Vecchio Com’è nato l’evento? << Nato per caso pochi giorni fa. Ero al telefono con un amico fotografo, Paolo Liggeri, e riflettevamo sulla bellezza di Napoli, anche di notte. Poi il discorso si è spostato sulle difficoltà di questo periodo e di quanto sia importante la forza della rete e delle connessioni che si creano tra le persone. Di lì è stato un attimo immaginare “Napoli non si spegne”. Quindi le luci della città che si accendono e si spengono in continua intermittenza, un po’ come si fa con gli accendini e gli smartphone ai concerti>> Perché è nato? <<L’evento è impostato in modo che le dieci munipalità di Napoli che rappresentano tutti i quartieri siano “accoppiate” due a due per accendere e spegnere contemporaneamente le luci di casa, un modo per far sentire vicini anche quartieri distanti tra loro. L’idea è che è proprio nelle difficoltà che bisogna essere più uniti >> Quale è il messaggio che intende esprimere alla nazione in questo momento così delicato? <<E’ un momento difficile per tutti in Italia, non vogliamo sottovalutare la portata del dramma, ma cercare di alleviare un po’ la pesantezza di questi momenti, può solo giovarci. Lo facciamo attraverso le parole di Italo Calvino: “Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni […]

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Vincenzo De Simone e Le anime di Partenope al PAN

Le anime di Partenope, mostra a cura di Vincenzo De Simone, al PAN dal 26 febbraio al 9 marzo. In un coro polifonico, ognuno ha il suo idioletto. Nove sono le voci incantatrici della collettiva in esposizione presso il Palazzo delle Arti di Napoli. La mostra Le anime di Partenope è un percorso plurilingue in cui si intonano melodie ogni volta nuove, perché sempre mutevole è lo sguardo sulla città. Rievocare Partenope vuol dire recuperare una dimensione di atavismo mitico che non dimentica di essere stato a lungo un tassello fondamentale della Storia, con misteri e suggestioni di quegli antichi che comunicano costantemente con i moderni. Il profilo della sirena madre della città è così riprodotto dai tratti innovativi delle grafiche di Riccardo Scognamiglio, il quale nel suo Canto accorato ricorda l’estremo sacrificio per la fondazione di Napoli, tratto fondamentale di questa intramontabile figura di donna. E ancora, Partenope rivive nelle fotografie di Valentina De Felice, nel territorio del parco Nazionale del Vesuvio, devastato dagli incendi del 2017. «L’alchimia della terra ha trasformato il carbone in argento», recita la didascalia del polittico della De Felice, dove figurano in parallelo la terra martoriata dall’azione dell’uomo e il busto di una Partenope che «oggi porta una serpe in petto». In questa ricostruzione dell’identità della città, si ritorna alla materialità tangibile della pittura con le opere di Giuliana Divino. Partenope è da lei riconosciuta nella sua essenza marina, e trasposta quindi nell’ideale attualizzazione di protettrice dei viaggiatori per mare, coloro che, abbandonati spesso a un destino di morte, vengono da lei traghettati verso luoghi sicuri, perché protetti dall’abbraccio della madre dell’accoglienza. Il curatore della mostra, Vincenzo De Simone, figura tra i nomi degli artisti de Le anime di Partenope, nella sua indagine sul cosiddetto genius loci, «che gli antichi riconobbero come quell’”opposto” con cui l’uomo deve scendere a patti per acquisire la possibilità di abitare». Per il tramite della fotografia, De Simone indaga i luoghi del quotidiano, sondandone la superficie sensibile, recuperandone lo spiritello. Di luoghi e sovrapposizioni di linguaggi si fa portavoce anche Gioia Sassano, con un gioco di acrilico su riproduzione fotografica. La sua Napoli è quella della metropolitana, degli angoli di strada individuabili nella loro quotidiana ricorsività, nel miracolo del quotidiano. Ancora un linguaggio nuovo quello adottato da Cristina Sodano, con il suo dipinto su tessuto La Dea della Luna. Una Partenope questa che vive la «capacità di creazione vulcanica» nel suo essere anello di congiunzione tra il mondo terrestre e quello celeste. Maurizio di Nassau è il fotografo premonitore, come dimostra con la sua serie irriverente Vacanze 2021, presentata all’inaugurazione del 26 febbraio con un esperimento di performing art di estrema attualità. Le acque di Partenope vivono la psicosi degli uomini di terra, in una contemporaneità virale, che nell’opera di Nassau gioca con se stessa, recuperando quel sano infantilismo ormai avvelenato da una claustrofobica ossessione. Francesca Cerfeda trasmette la sua Napoli con il linguaggio della scultura, nell’opera Amplesso, installazione che partecipa dell’innato presentimento mortifero del momento dell’estremo tripudio del […]

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