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Eroica Fenice

La categoria Eventi/Mostre/Convegni contiene 397 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Il Degustì Tour fa tappa presso l’Old Friends a Bacoli

Degustì, il tour degustativo enogastronomico promosso dalla Luigi Castaldi Group ha fatto tappa presso la steak house Old Friends di Bacoli, in via fusaro 23, giovedì 23 gennaio. Protagonisti della serata sono stati i piatti della tradizione napoletana abbinati ai vini dei Feudi di Guagnano. Tutti gli eventi targati Degustì sono dedicati ai professionisti, a tutti gli appassionati del settore, al mondo dei foodies, agli amanti del buon cibo e dei prodotti di qualità. Degustì a Bacoli: il menù O’per e ‘o muss  In abbinamento: Verdeca, Diecianni Verde, Salento IGT Trippa In abbinamento: Nero di Velluto, Negramaro, Salento IGT Pasta e patate In abbinamento: Cupone, Salice Salentino, Negramaro, Riserva DOC Carne alla Genovese In abbinamento: Le Camarde, Negramaro & Primitivo, Salento IGT Old Friends Il locale nasce nel 1991 vantando di essere il precursore di quelle catene di steak house che successivamente si espanderanno in tutto il territorio. L’idea si basava sulla realizzazione di un ristorante in controtendenza rispetto alla tradizionale cucina napoletana, poiché, come ben risaputo, quest’ultima predilige pietanze marinare ai piatti a base di carne. Il locale però ha cercato di portare avanti piatti sempre rivolti alla tradizione napoletana, ma lontani dalle acque partenopee, affacciandosi più verso l’entroterra. Ciò supportato da catene di distribuzione di qualità come la Luigi Castaldi Group e da ottimi produttori e distributori di vini come i Feudi di Guagnano, che incentrano la propria produzione principalmente su vini a base di Primitivo e Negramaro. Luigi Castaldi Group Nata nel 1970, la Luigi Castaldi Group, azienda di distribuzione Food & Beverage, è oggi uno dei punti di riferimento nell’ambito del settore Ho.Re.Ca. Forte di una lunga esperienza, competenza ed intuizione, si appresta quest’anno a festeggiare il 50esimo anno di attività: un traguardo che comprova la capacità di adattarsi a un mercato in continuo divenire. Dai vini alle birre, passando per la variegata proposta più strettamente alimentare, l’azienda mira ad ottimizzare, con dinamismo e propositività, i propri servizi, rendendoli esclusivi. Immagine in evidenza: LuigiCastalgiGroup

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Percy Song, la graphic novel di Martina Rossi

Percy Song, graphic novel che segna il debutto della disegnatrice Martina Rossi nel mondo dei fumetti, è stata presentata sabato 18 gennaio alla fumetteria Alastor di Napoli. «Quando Percy si sveglia, dopo un lungo sonno, non ricorda nulla del proprio passato. Tutto cio che sa, è di essere morto». Questa frase è riportata sulla quarta di copertina di Percy Song, opera prima di Martina Rossi edita da Phoenix Publishing presentata alla stampa sabato 18 gennaio alla fumetteria Alastor di Napoli. L’intervento è stato moderato da Francesco Saverio Tisi, vicedirettore della Phoenix, e oltre all’autrice hanno preso la parola Ruben Curto (fumettista, muralista, illustratore, docente e cofondatore del colletivo NUBE) e tramite videomesaggio il doppiatore Jacopo Calatroni. Percy Song, una colorata fiaba oscura A parlare del contenuto dell’opera è ovviamente l’autrice che l’ha pensata e disegnata, Martina Rossi. Classe 1989, è originaria di Recanati. Dopo il diploma presso l’istituto d’arte “G. Cantalamessa” a Macerata si trasferisce a Roma, dove rafforza le proprie conoscenze in materia di disegno alla Scuola Romana di fumetti. Da qui inizia a lavorare come copertinista e ritrattista per autori indipendenti, oltre disegnare vignette per il quotidiano Metro Roma. Nel 2016 per la casa editrice Lo Scarabeo illustra un mazzo di tarocchi ispiarate a Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry e attualmente lavora come colorista per la casa editrice BellaFe e come autrice per Americana Studio. Martina descrive Percy Song come «un tipo di narrazione tipico delle fiabe». La graphic novel narra la storia di Percy, un ragazzo che «non ha passato, ma deve andare incontro ad un futuro. Deve sapere cosa è stato, ma non ha i mezzi per farlo». Le tematiche descritte toccano nel profondo le corde dell’animo dei giovani e sono anche molto pesanti, come quello della morte. Lo fa attraverso un uso allegorico del genere fantasy, dove la presenza di disegni armonici e pastellosi fatti a mano e colorati con l’acquerello, servono per interpretare una realtà spesso cupa e monocolore. Durante l’intervento Martina Rossi ha battutto moltissimo proprio su questo punto, attingendo anche alle proprie esperienze che sono parte della struttura su cui è stato eretto il progetto di Percy Song, in particolare sulla questione del giudizio che parte fin dalla tenera età. «La società stessa non fa altro che giudicarci e farci perdere occasioni importanti che potrebbero renderci felici». Insomma, sembra che il messaggio che voglia trasparire da Percy Song non sia soltanto quello di affrontare con un linguaggio che si avvicini a quello degli adolescenti esperienze che possono avere più o meno affrontato, ma anche di inseguire i propri sogni senza curarsi troppo del giudizio delle persone che non li comprendono perché troppo distanti dal loro modo di vivere e di concepire il mondo. Gli interventi di Ruben Curto e Jacopo Calatroni Parole di elogio sono state spese anche da Ruben Curto, il quale ha definto la vicenda narrata nel fumetto come un qualcosa «ambientato in un mondo “bello” come quello del fantasy, ma che assume contorni a tratti inquietanti». A […]

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La gala charity night Legora for Africa: per fare di più

Il Museo Nazionale di Pietrarsa la sera del 12 dicembre è diventato per una sera la casa di una grande famiglia, elegante nello stile e ricca nell’animo. Si è svolta così la prima edizione della gala charity night “Legora for Africa” che ha visto la partecipazione di ben 450 persone provenienti dal mondo dello spettacolo e non, insieme per sostenere il progetto della famiglia Legora de Feo insieme alla ONLUS “Una voce per Padre Pio”. Legora for Africa e Una voce per Padre Pio Tutto comincia con il coraggio e l’empatia di una donna. La moglie di Pasquale Legora e madre di Alessandro Legora ha intrapreso nel corso della sua vita numerosi viaggi in Africa. Ha avuto modo di vedere da vicino i problemi che si abbattono sulla vita quotidiana condotta in tanti villaggi della Costa d’Avorio. Decise di fare la sua parte, a suo modo e nelle sue possibilità senza dare nell’occhio, ma agendo di cuore. Coinvolse il figlio nei suoi viaggi e nella sua missione di sensibilizzazione. Oggi, a distanza dalla sua prematura scomparsa, il figlio e il marito ne ereditano la missione e prendono con gioia il testimone. Nasce così “Legora for Africa”, un’iniziativa che permette ad ognuno di noi di fare la propria parte e che allo stesso tempo si propone degli obiettivi pratici da perseguire. Per sostenere e migliorare le condizioni di vita nei villaggi della Costa d’Avorio sono stati raccolti fondi durante la gala charity night destinati alla realizzazione di scuole e impianti destinati ai bambini, ma anche di sistemi per l’approvvigionamento dell’acqua potabile ed elettricità. L’evento ha riunito nel nome di questo nobile scopo molti volti noti del mondo dello spettacolo, alcuni dei quali hanno fatto dono della propria arte nel corso della serata. Il Museo Nazionale di Pietrarsa ha fornito una location d’eccezione. La lunga ed ampia sala è resa suggestiva dalla presenza dei vecchi treni della ferrovia tirati a lucido per farsi ammirare nello loro originale bellezza. Si dà origine ad un’atmosfera romantica che trasporta in un mondo cinematografico di amori contrastati da viaggi e separazioni forzate. Un mondo dove a regnare sono sentimenti di rinascita, di nuove mete e speranze. Ed è proprio questo che “Legora for Africa” e la ONLUS “Una voce per Padre Pio” si sono ripromessi di fare con questa edizione della gala charity night. Guidati dalla cordialità di Veronica Maya nel ruolo di moderatrice dell’evento, hanno preso la parola Pasquale ed Alessandro Legora, Enzo Palumbo (Presidente di “Una voce per Padre Pio”) e il comandante Kone, prefetto del Distretto di Tiapoum. I loro interventi insieme alla proiezione di un video sui villaggi Assuè 1 e Assuè 2, destinatari dei fondi, hanno fatto toccare con mano il senso ultimo della serata. Il menù Un evento elegante e galante che ha saputo creare diversi momenti di intrattenimento tra le pause di una cena buona e rassicurante. Non ci sono state proposte ardite nell’accostamento dei sapori, evitando di distogliere l’attenzione dall’argomento della serata. Ma i piatti hanno saggiamente accompagnato […]

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Letizia Battaglia ai Magazzini fotografici

Total black, carrè rosa e macchina fotografica al collo. Eccola, ai Magazzini Fotografici, Letizia Battaglia. Ottantaquattro anni e una fama mondiale. Per il New York Times è una delle 11 donne che hanno segnato il nostro tempo. In un’atmosfera confidenziale, sigaretta alla mano, Letizia racconta e si racconta. Lei che ha fatto della fotgrafia uno strumento di impegno civile, mettendo il suo talento e la sua passione al servizio di valide cause, dalla questione femminile ai diritti dei carcerati.  Racconta il suo rapporto con Napoli, dove ha vissuto a cavallo della seconda guerra mondiale.  La sua personale, ospitata dai Magazzini Fotografici, inaugurata ieri 13 dicembre, e visitabile fino all’8 marzo, è il racconto delle contraddizioni e delle ferite di Palermo, città complessa da lei profondamente amata. Nei suoi scatti da cronista, che immortalano i delitti di mafia che l’hanno resa simbolo della battaglia contro la criminalità organizzata e l’omertà che ne aumenta il potere, campeggiano, la morte, il dolore. Dolore che lei stessa dice di combattere contrapponendogli la bellezza. E’ da questo intento che nasce la scomposizione e ricomposizione delle sue foto, così un cadavere è affiancato da un nudo femminile cinto di fiori. Spende parole molto dure contro la mafia, quella mafia che per trent’anni ha fotografato. Per trent’anni ha fotografato la Sicilia, con immagini in bianco e nero crude e dolorose. I suoi reportage per il quotidiano L’Ora di Palermo. Celebrano la morte, anche se è arrivata da mano mafiosa, ma mai la mafia.  Letizia Battaglia ha personalmente scelto dal suo archivio di stampe vintage una selezione di immagini che rappresentano uno spaccato della sua ricerca fotografica. La mostra porta a Napoli ritratti di una Palermo difficile con lo sguardo intimo, profondo ed emozionato. Lo sguardo di una donna, da sempre attenta alle problematiche della condizione femminile. Lo sguardo delle donne e delle bambine da lei ritratte.  Racconta e si racconta. La sua forza legato all’impegno, il suo desiderio di bellezza che la fa essere combattiva, la sua voglia di dare quanto ha ricevuto, di darsi. Non si definisce una battagliera, il suo impegno lo percepisce come dovere.  Nel 2017 inaugura a Palermo, all’interno dei cantieri Culturali della Zisa, il Centro Internazionale di Fotografia da lei diretto, metà museo, metà scuola di fotografia e galleria. E nel 2019 inaugura a Venezia, presso la Casa dei Tre Orci, una grande mostra monografica retrospettiva di tutta la sua carriera.  Per questa nuova occasione sarà ospite dello spazio espositivo Magazzini Fotografici, situato nel centro storico di Napoli, nell’antico Palazzo Caracciolo D’Avellino del Decumano superiore. 

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‘O Pizzaiuolo, il nuovo libro di Miccú edito GM Press. Intervista all’editore

Martedì 10 dicembre durante l’evento Pizzaiuolo Stories è stata raccontata un’arte diventata patrimonio dell’Umanità, protagonista di 40 storie di pizzaiuoli, 40 modi di vivere e interpretare tale arte. Ad organizzare il tutto l’Associazione Pizzaiuoli Napoletani di Sergio Miccù, autore del libro ‘O Pizzaiuolo edito dalla GM Press e presentato durante lo svolgimento dell’evento. Per conoscere meglio la genesi del progetto, abbiamo rivolto qualche domanda a Giuseppe Branca, editore di GM Press.  Intervista a Giuseppe Branca, editore di GM Press Quella del “pizzaiuolo napoletano’’ è un’arte che ha ottenuto il riconoscimento UNESCO, diventando Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità! Quando e come è nata l’idea di raccogliere in un volume le storie professionali di diversi ragazzi che hanno scelto di praticare quest’arte? L’idea è nata dall’incontro con il presidente dell’Associazione Pizzaiuoli Napoletani, Sergio Miccù. C’era la volontà da parte di tutti di raccontare il risultato di un percorso importante attraverso le storie dei protagonisti di quello che è probabilmente il prodotto culinario più famoso al mondo. È stato un lavoro che ha richiesto diversi mesi tra raccolta di informazioni, materiale fotografico e aneddoti speciali. Il risultato è un prodotto innovativo: per la prima volta, un libro per i pizzaiuoli “servito” ai lettori in una scatola per pizze. Un modo originale per creare un’esperienza superiore per l’utente finale ed il giusto connubio tra cultura e cibo. Diversi i volti dei protagonisti, ma uno solo il loro prodotto: la pizza, forte emblema di napoletanità, che accomuna le diverse storie racchiuse nel volume che hanno tanto da insegnare e raccontare. Chi sono i protagonisti del libro e quali caratteristiche irrinunciabili fanno di ognuno di loro “’O Pizzaiuolo’’? Il progetto raccoglie le storie di quaranta pizzaiuoli. Abbiamo cercato di dare spazio sia ai nomi storici che ai nuovi maestri della pizza, in modo da evidenziare la volontà anche nelle nuove generazioni di portare avanti un’arte antica con metodologie tradizionali. Le storie raccontato i vissuti di ogni singolo protagonista. Avversità e successi, difficoltà e gloria, tutto quanto rappresenta il loro percorso verso l’apice di quello che non è un semplice mestiere, ma un’arte. Ci sono aneddoti dove si mettono a nudo i retroscena dei pizzaiuoli, quelle storie capaci a volte di commuovere, altre di far sorridere o riflettere il lettore. Inoltre, nel testo sono presenti le ricette delle specialità di ogni protagonista. Oltre alla pizza, altro oro di Napoli è la generosità, il forte senso di apparenza, come dimostra la scelta di devolvere il ricavato del volume in beneficenza. Da chi e per quali progetti sarà utilizzato? Parte del ricavato delle vendite sarà devoluto all’Associazione I Sedili di Napoli, una Onlus che ha l’obiettivo di recuperare i valori più autentici della napoletanità. In particolare, si contribuirà al restauro della chiesa Stella Maris. Sarà un importante contributo derivante dall’attività dei pizzaiuoli napoletani, portatori di un’arte divenuta patrimonio immateriale dell’umanità, un contributo a una chiesa inserita nel centro storico di Napoli, già sito Unesco.  

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VitignoItalia 2020: anteprima all’Hotel Excelsior

Si è tenuta lunedì 25 Novembre una grande degustazione con la presenza di circa 100 aziende provenienti da tutta Italia e oltre 500 etichette. Un evento targato VitignoItalia 2020 che anche in questa anteprima è riuscita a soddisfare la richiesta di qualità ed eccellenza, rappresentando l’Italia del vino da Nord a Sud. Un viaggio variegato ed esteso che è riuscito ad appagare sia gli operatori del settore sia i neofiti appassionati. Nei banchi d’assaggio abbiamo naturalmente riscontrato un predominio numerico dei prodotti campani, con la presenza di oltre 40 realtà produttive: una giusta rappresentazione dell’aumento della presenza del patrimonio dei vitigni campani sui mercati nazionali e internazionali. La conferenza di presentazione di VitignoItalia 2020 La preview autunnale dedicata al vino italiano non si è però fermata qui. Infatti lo stesso 25 Novembre, presso la Sala Mascagni dell’Hotel Vesuvio (Via Partenope 45), ha avuto luogo il convegno “Sala e Vino: l’importanza del fattore umano” con ospiti di eccellenza quali Livia Iaccarino (Ristorante Don Alfonso 1890), il giovane Alessandro Perricone (Ristorante Relæ di Copenaghen), i giornalisti Eleonora Cozzella (gruppo Repubblica-L’Espresso) e Giuseppe Cerasa (Direttore de Le Guide di Repubblica). Infine Giuseppe Palmieri, maître e sommelier dell’Osteria Francescana di Modena, a cui è stata consegnata, durante il convegno, la nomina di Ambasciatore di VitignoItalia 2019/2020. Durante il talk show ciascun ospite ha avuto modo di riportare le proprie esperienze professionali nel campo della ristorazione, arricchendo specialmente il significato del servizio in sala. Interessanti le parole di Livia Iaccarino: «La sala è un luogo magico che deve avvolgere, travolgere. Perché se l’ospite non viene accolto nel migliore dei modi, non sentirà la necessità di ritornare. La sala è l’ambasciatore della cucina e, se è un lavoro fatto bene, permette all’ospite di poter carpire il gusto dei piatti al loro più grande potenziale. La sala è un lavoro che richiede comprensione e delicatezza» Ad arricchire questo messaggio ci pensa anche Alessandro Perricone, il quale afferma: «I clienti non si assomigliano mai, quindi la vera arte sta nel  saper adeguare il servizio in base alla persona che si ha di fronte. Questa è professionalità. La sala per me è amicizia, educazione ed empatia» Anche Giuseppe Palmieri si esprime in merito, ponendo specialmente l’accento sulla necessità di smettere di fare una distinzione tra sala e cucina ed evitare la ‘mostrificazione’ della sala. Aggiunge inoltre che l’umiltà è una caratteristica importantissima per far funzionare bene il lavoro in sala. In realtà è una caratteristica che lo ha accompagnato durante tutto il suo percorso professionale e che sta anche alla base del successo della Francescana. La grande versatilità del lavoro di Giuseppe Palmieri gli permette di poter comunicare con naturalezza con ciascuno utilizzando i linguaggi più disparati, da quello tecnico all’amatoriale. E la cosa più sorprendente è che gli switch e le commistioni di linguaggi non stonano, ma danno origine ad un ingranaggio che funziona alla perfezione. Immancabile un accenno da parte degli ospiti sull’importanza della carta dei vini. Possiamo dire che Livia, Alessandro e Giuseppe si sono ritrovati […]

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accordi @ DISACCORDI: la XVI edizione al PAN

Partita ieri, 5 novembre, al Pan, il Palazzo delle Arti Napoli, in Via dei Mille 60, la sedicesima edizione di accordi @ DISACCORDI, Festival Internazionale del Cortometraggio. Una rassegna gratuita che apre le porte a un viaggio alla scoperta della produzione cinematografica di durata breve.  Dal 5 al 9 novembre gareggeranno ottantasei cortometraggi e documentari selezionati. La giuria è presieduta da Guido Lombardi, vincitore del Leone del Futuro alla Mostra del Cinema di Venezia 2011, affiancato dal cantautore Nero Nelson, due volte premio David di Donatello, e dal regista Marcello Sannino. Il Festival, che vede la direzione artistica di Pietro Piazzamento e Fabio Gargano, presenta in gara quest’anno opere sul tema dell’ambiente, della sostenibilità ambientale e dei cambiamenti climatici e, in un’altra sezione, il rapporto tra cinema breve e migranti. Tutte le opere saranno proiettate, con accesso gratuito, al PAN, nella Sala Di Stefano e allo SMMAVE, Centro per l’Arte Contemporanea in Via dei Virgini 1. accordi @ DISACCORDI Festival Internazionale del Cortometraggio QUESTO IL PROGRAMMA DI MARTEDI 5 NOVEMBRE 2019 ore 17.00 – 19.30 PAN L’EREDITÀ – (Italia, 2019, 14’55” durata) – di Raffaele Ceriello con Massimiliano Rossi, Lucianna De Falco, Laura Borrelli, Gianni Sallustro, Nicla Tirozzi ALEKSIA – (Italia, 2018, 17’16” durata) – di Loris Di Pasquale con Maria Aliev, Karina Arutyunyan, Loris Di Pasquale, Pietro Bontempo, Lucia Rea IN HER SHOES – (Italia, 2019, 19’16” durata) – di Maria Iovine con Gabriele Sangrigoli PIZZA BOY – (Italia, 2019, 15’00” durata) – di Gianluca Zonta con Roberto Herlitzka, Giga Imedadze, Marita Iukuridze, Danilo De Summa, Cristiana Raggi LA RECITA – (Italia, 2017, 15’14” durata) – di Guido Lombardi con Myriam Kere, Grazia Nota, Fèlicitè Mbezele, Mariano Coletti, Valentina Curatoli, Pina Di Gennaro – 74.ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (Venezia) / 74h Venice Film Festival – Premio MigrArti 2017 SUFFICIENTE – (Italia, 2019, 8’37” durata) – di Maddalena Stornaiuolo, Antonio Ruocco, con Alessio Conte, Agostino Chiummariello, Pina Di Gennaro – 76.ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (Venezia) / 76th Venice Film Festival –Official Selection – Giornate degli Autori / Venice days BREAK – (Cina, 2018, 2’45” durata) di Riccardo Pavone – Animazione CLOSE – (Germania, 2019, 2’33” durata) di Stephanie Fischer, Bastian Brunke con Christine Göb-Kipp, Christian Schmidt,Henri Kipp THE OPEN DOOR – (India, 2019, 0’26” durata) di Suraj Pattanayak PRIMER CUENTO – (Argentina, 2018, 2’48” durata) di Mercedes Arturo con Mariana Gagliano L’evento continuerà fino al 9 Novembre, serata che si chiuderà con la proiezione dei cortometraggi vincitori e consegna, alla presenza dei giurati, dei premi come miglior cortometraggio, miglior cortometraggio campano, best international short film, migliore regia, miglior attore, miglior attrice, miglior documentario, premio del pubblico.  Qui il programma completo. Immagine: Comune di Napoli

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Culturalmente

Guggenheim. La Collezione Thannhauser a Milano: da Van Gogh a Picasso

«First I dream my paintings, then I paint my dreams.» È l’efficace pensiero di Vincent Van Gogh a dare il benvenuto alla splendida mostra in corso al Palazzo Reale di Milano, dal 17 ottobre 2019 al 1 marzo 2020. Prima sogno i miei dipinti, poi dipingo i miei sogni. Il motto del grande artista olandese accoglie nell’anticamera allestita al primo piano del monumentale palazzo meneghino, a mo’ di concisa introduzione a quel che sarà il percorso espositivo che ci si accinge ad intraprendere. Cinquanta opere della Collezione Thannhauser poi donate alla Fondazione Guggenheim di New York alla morte dell’ultimo superstite della famiglia tedesca, Justin, avvenuta nel 1976. Ad andare di pari passo con l’esposizione dei capolavori – si comincia con La donna con pappagallino e Natura morta: fiori di Pierre-Auguste Renoir con, nella stessa sala, Davanti allo specchio e Donna con vestito a righe di Édouard Manet – è infatti la storia stessa dei Thannhauser, mercanti d’arte tedeschi di origini ebraiche. Nel 1909 fu il padre di Justin, Heinrich Thannhauser, ad aprire la sua Moderne Galerie nel centro di Monaco. In quel giorno di novembre di ben 110 anni fa il collezionista capostipite dichiarò che la propria Galleria Moderna avrebbe avuto come primo interesse “tutto ciò che è nuovo, potente, diverso e moderno nella migliore accezione”. Aprì poi una seconda Galleria a Lucerna ed una terza a Berlino. Al suo fianco suo figlio Justin, mosso dallo stesso amore per l’arte e per i nuovi talenti su cui puntare. Il primo in assoluto, già nel 1908, fu proprio Vincent Van Gogh: Heinrich promosse infatti una delle prime mostre del pittore olandese in Germania, iniziativa che lo qualificò come un vero e proprio pioniere sia agli occhi dei collezionisti privati che alle istituzioni pubbliche nel paese. È poi la volta di tre tele “bucoliche” di Georges Seurat (Contadine sedute nell’erba, Contadine al lavoro e Contadino con zappa, tutte dipinte tra 1882 e 1883) e di sei stupefacenti di Paul Cézanne, di cui due inconfondibili Nature morte ed un soggetto dal forte impatto estatico: Uomo a braccia conserte, datato 1899. Tra le 263 opere esposte all’inaugurazione della nuova galleria berlinese nel 1927 spiccava Montagne a Saint-Rémy di Van Gogh. Dipinta nel luglio 1889 durante il ricovero dell’artista nell’ospedale cittadino, la tela evoca lo stato emotivo altalenante di Vincent tramite la forza dei colori, espressi in pennellate piuttosto spesse, evidenti, particolarmente vivaci. Il quadro, presente anche qui a Milano, è di una bellezza dirompente: una strada in parte piana con fiori fragili sul ciglio, un paesaggio più che contorto, un cielo azzurro ma non sereno. La cornice è nera, pesante, quasi a voler contenere quell’elemento incontenibile che dal quadro già promana. I due successivi ne sono una sorta di preambolo: Strada con sottopasso, del 1887, e Paesaggio con la neve, del 1888. Non lontano dalla “Sala Van Gogh“, ma anzi da ritenersi un angolino della stessa, fa bella mostra di sé Haere Mai dell’amico/nemico Paul Gauguin, datato 1891 e di chiara ambientazione “esotica”, per quei tempi. Il titolo del quadro è presente in esso vergato dall’autore in […]

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Neapolitan Holidays, Bill Beckley allo Studio Trisorio

Cosa accadrebbe se il presente incontrasse il passato? Cosa se il moderno rispondesse all’antico? Succede proprio questo nell’ultima personale di Bill Beckley, Neapolitan Holidays, inaugurata il 29 ottobre presso lo Studio Trisorio (in Via Riviera di Chiaia, 215) che, come sempre, si distingue nel panorama artistico partenopeo per l’originalità delle sue proposte.  Una raccolta di vecchie cartoline, datate agli anni 1915/1976 e ritrovate nel baule di una famiglia napoletana: questo lo spunto narrativo da cui prende forma il progetto Neapolitan Holidays.  Neapolitan Holidays, soggiorni napoletani Fedele ai dettami della Narrative Art, corrente dell’arte concettuale degli anni ’70 che associa immagini fotografiche a testi narrativi, l’artista americano immagina che quelle antiche cartoline ricevano risposte inviate da un moderno cellulare. Alla grafia irregolare e sinuosa della penna affianca i caratteri della testiera; al fronte delle cartoline, stampe tanto più affascinanti quanto più ricoperte dalla patina del tempo trascorso, affianca fotografie scattate a Napoli nei suoi soggiorni. A colori sbiaditi Bill risponde con toni vividi e sgargianti: un cortocircuito di significato tra immagini e testi realizzati in spazi e tempi molto lontani. “Qualunque cosa possa dire, ogni cartolina proclama “Sto pensando a te”. Lo spazio è limitato, l’immagine su un lato, il testo sull’altro. Nei lavori di Beckley questi elementi si fondono sullo stesso piano. Linguaggi diversi diventano frammenti di nuove storie”. E così, il bianco delle pareti della galleria è spezzato da pannelli colorati, coloratissimi alcuni, che, se uniti all’immaginazione, diventano passepartout per mondi narrativi, contenitori di storie in cui è bello perdersi tra date, orari, lettere, scorci, immagini. Elementi eterogenei, eppure indissolubili parti di un tutto.  Un dialogo inimmaginabile che diventa possibile nell’occhio e, ancor prima, nella mente del geniale Bill Beckley, presente, martedì, all’opening della mostra, con la sua inseparabile compagna, una reflex, in spalla e quel fascino che lo contraddistingue.  La mostra sarà visitabile fino al 31 gennaio 2020. NON PERDETELA!

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I volti ideali: il genio canoviano in mostra a Milano

Nell’esclusiva sede di via Palestro, a Milano, dal 25 ottobre 2019 e fino al 18 febbraio 2020, la Galleria d’Arte Moderna (GAM) ospita la raffinatissima mostra “Canova. I volti ideali”, che presenta, in un percorso espositivo preciso e ben curato, la genesi e l’evoluzione della tipologia di busti perlopiù femminili realizzati dallo scultore veneto all’apice della sua carriera. Curata da Omar Cucciniello e Paola Zatti, l’esposizione “I volti ideali” è promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Galleria d’Arte Moderna di Milano e dalla casa editrice Electa, e racconta – attraverso 39 opere di cui 24 di Canova – la storia di questo genere più “di nicchia” rispetto al ben noto patrimonio costituito dai capolavori canoviani. Tra queste, cinque sculture mai esposte in Italia prima d’ora, come l’erma di Corinna e la magnifica Musa del 1817. Si tratta di una serie di volti esclusivamente femminili (ad eccezione dell’unicum Paride), molti dei quali realizzati senza commissione, e dunque su iniziativa dell’artista, disposto sua sponte a tenerli per sé. Le opere in esposizione in “I volti ideali” provengono dai principali musei nazionali (Gallerie degli Uffizi di Firenze, Gipsoteca Canoviana di Possagno, Galleria d’Arte Moderna di Torino, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Museo Correr di Venezia) e internazionali (Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, J. Paul Getty Museum di Los Angeles, Kimbell Art Museum di Fort Worth, Museu Calouste Gulbenkian di Lisbona, Musée des Beaux Arts di Lione, Musée Fabre di Montpellier). Accanto alle ”teste” del maestro del Neoclassicismo sono anche proposti preziosi confronti con opere che vanno dall’antichità ai giorni nostri, e che da un lato indicano i modelli da cui lo scultore prese spunto, mentre dall’altro evidenziano il valore universale della sua arte. Tra questi, meritano un occhio di riguardo le favolose sculture antiche della collezione Farnese (ammirate da Canova a Napoli), gli affreschi del Quattrocento toscano, le teste velate di Antonio Corradini (famoso autore della Pudicizia nella Cappella Sansevero dal cui Cristo velato Canova rimase folgorato nel 1780, durante il suo primo soggiorno partenopeo), ma anche l’arte del Novecento e le sculture di Adolfo Wildt e Giulio Paolini, la cui filosofica Mimesis conclude idealmente il bel tour d’insieme. La prima opera in cui ci si imbatte, non appena si varca l’ingresso al piano terra dello splendido palazzo, è – non a caso – un volto. Quello reale di Antonio Canova, ma dall’artista stesso eseguito, e dunque, in qualche modo, idealizzato. Dal fermo titolo: Autoritratto come scultore. Pochi anni dopo l’Autoritratto come pittore, custodito alla Galleria degli Uffizi, nel 1799 Canova ha quarantadue anni e decide di rappresentare se stesso con gli strumenti che più reputa propri: lo scalpello ed il mazzuolo. Confinato nella natia Possagno durante i mesi dell’occupazione francese a Roma, Canova è “costretto” a dedicarsi quasi esclusivamente alla pittura. Con il ritratto proposto a mo’ di apertura, invece, l’artista pare voler ricordare a se stesso la sua più autentica vocazione di scultore, rimarcata dalla firma in calce. È Canova stesso, a partire dal 1811, a dedicarsi a quelle che egli stesso definì “teste […]

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