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Eroica Fenice

La categoria Eventi/Mostre/Convegni contiene 329 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Beppe Fiorello tra gli “Imbavagliati”

Non poteva che essere lui, Beppe Fiorello, il testimonial d’eccezione di Imbavagliati, il festival di giornalismo civile in corso al Pan fino al 26 settembre. Ospite a “Mai più soli!”, convegno dedicato all’analisi dei cambiamenti nella narrazione dei fenomeni criminali in tv e al cinema, l’attore siciliano è noto al grande pubblico per aver interpretato personaggi di grande caratura, spesso portatori di verità un po’ scomode. Gli uomini raccontati da Beppe Fiorello Recentemente ha vestito i panni di Domenico Lucano, sindaco di Riace, piccolo borgo calabrese che ha superato il rischio di spopolamento grazie all’inserimento del tessuto sociale di profughi e immigrati regolari. Modello di accoglienza e integrazione, la storia di Riace ha ispirato “Tutto il mondo è paese”, fiction che avrebbe dovuto andare in onda sulla Rai ma che è stata invece sospesa dal palinsesto perché al sindaco Lucano è stato recapitato un avviso di garanzia per alcuni presunti reati collegati alla gestione del sistema di accoglienza. Ad accendere i riflettori sulla controversa vicenda attraverso l’hashtag #iostoconRiace è stato, nei giorni scorsi, lo stesso Fiorello. Sul suo account Twitter l’attore aveva scritto: “Non è la prima volta che una mia fiction viene bloccata. Anni fa le foibe, il governo di allora non gradì, poi la storia di Graziella Campagna (N.d.R. giovane vittima della mafia), l’allora Min. della Giustizia si indignò, ora Riace, bloccata perché narra una realtà e nessuno/a dei miei colleghi si fa sentire”. Nell’introdurre il suo ospite, Desirée Klain, ideatrice di Imbavagliati, ha poi ricordato alcuni suoi ruoli legati anche a Napoli, come quello di Giuseppe Moscati, il medico dei poveri, Salvo D’Acquisto, vice brigadiere medaglia d’oro al valor militare aver salvato vite durante la seconda guerra mondiale, o ancora Marco Giordano della miniserie “Io non mi arrendo” (liberamente ispirata alla figura di Roberto Mancini, il poliziotto morto per tumore dopo essere stato il primo ad aver indagato sullo sversamento illegale di rifiuti speciali e tossici in Campania). Beppe Fiorello all’incontro “Mai più soli” Al perché continui a scegliere personaggi di questo tipo, Beppe Fiorello sorride e risponde: “Tutti gli uomini che ha raccontato somigliano un po’ a mio padre”.  Pone così l’accento sul fatto che per lui più che come eroi, dovrebbero essere visti come uomini normali, uomini che hanno semplicemente svolto il loro lavoro.  “Mi interessa – afferma – dire che quelle storie esistono senza avere la pretesa di lanciare un messaggio”. Del resto, come afferma il vice direttore di Rai Fiction Francesco Nardella, anch’egli presente al convegno: “il racconto travalica la superficialità e permette di raccontare delle storie anche sconosciute”. Sulla necessità di raccontare normalità e non eroismi insiste Don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Polis che, insieme a Imbavagliati, ha organizzato l’incontro. Don Tonino denuncia un’ovvietà del male in territori dove alcune belle realtà (cita come esempio quella dell’associazione Libera) vengono viste come l’eccezione dato che ciò che le mafie, uccidendo vittime innocenti, uccidono la normalità. “Noi siamo abituati alla normale devianza, dove i normali vengono considerati sovversivi”, concorda il sindaco De Magistris.  […]

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Imbavagliati: riparte il festival internazionale di giornalismo civile

Mentre la Mehari verde di Giancarlo Siani, simbolo dell’evento, è in giro per la Campania, al Pan, riparte Imbavagliati –  Festival internazionale di Giornalismo Civile. Ideato e diretto da Désirée Klain, Imbavagliati vuole dare voce a tutti quei giornalisti che – come il giovane collaboratore de Il Mattino ucciso dalla Camorra trentatré anni fa – hanno subito o subiscono intimidazioni da associazioni criminali di stampo mafioso o rischiano la vita in regimi dittatoriali pur di fare il proprio mestiere: scrivere e raccontare la verità. Giovedì 20 settembre alle ore 18 al Palazzo delle Arti di Napoli è stata inaugurata la quarta edizione del festival annunciando al pubblico un programma ricco di incontri, workshop e arte. Fino a mercoledì 26 settembre sarà infatti possibile ammirare non una, non due, ma ben tre mostre legate al fotogiornalismo. Tre mostre dedicate al fotogiornalismo per il Festival internazionale di Giornalismo Civile A cura dell’Associazione “Studenti Contro la Camorra” è la mostra di Greta Bartolini “14 – per chi lotta”, una foto intervista dedicata alla giornalista de La Repubblica Federica Angeli. Minacciata di morte per le sue inchieste sulla mafia romana, Federica Angeli vive sotto scorta permanente dal 17 luglio 2013. Il lavoro che ha contribuito alla riuscita dell’operazione Eclisse (l’arresto di 32 persone appartenenti al clan Spada a Ostia) è raccontato dalla stessa giornalista nel libro A mano disarmata – Cronaca di millesettecento giorni sotto scorta e dall’obiettivo di Greta Bartolini (le foto che sono esposte nella mostra sono state selezionate dal libro “Sotto vita”). Dedicata al ricordo dei grandi fotografi che hanno immortalato Napoli e la sua storia è, invece, l’esposizione “Scatti della memoria”. Dalle foto dello scudetto con Maradona agli scatti, non gioiosi ma non meno necessari, di omicidi, retate e fatti di cronaca nera, la mostra ricorda grandi fotoreporter come Mario Siano, Antonio Troncone, Franco Esse, Gaetano Castanò, Giacomo Di Laurenzio (Peppino), Guglielmo Esposito, Franco Castanò. Tutti ad opera di Alfred Yaghobzadeh, fotografo iraniano vincitore del World Press Photo, sono infine i 100 duri scatti dell’esposizione “Faces of War”, a cura di Stefano Renna. Presente all’inaugurazione di Imbavagliati, Alfred Yaghobzadeh ha spiegato con ironia la storia del suo impronunciabile nome. Classe 1979, Yaghobzadeh ha fotografato le prime pietre del muro di Berlino che crollava, ma soprattutto ha dovuto interrompere gli studi per via della rivoluzione che ha sconvolto il suo paese, ha fotografo per 13 anni il conflitto israelo-palestinese e, nel 2011, mentre documentava la Rivoluzione d’Egitto è stato ferito. Eppure, davanti al pubblico, sorrideva e gesticolava con energia, affermando: “ We can’t change the world but we can try to be nice”. Gli imbavagliati da tutto il mondo Altrettanta energia e tenacia hanno mostrato gli altri “imbavagliati” presenti alla cerimonia. Carolin Muscat, vincitrice del Premio Pimmental Fonseca 2018, ha richiamato l’attenzione sull’attuale situazione della libertà di stampa a Malta. Il premio è stato dedicato alla sua collega Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese uccisa in un attentato del 2017. Non molto diversa la situazione in Uzbekistan denunciata dal giornalista Hamid Ismailov che ha ribadito […]

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“Ritratti di territorio 2018”, l’amore per la propria terra

“È un eroe chi, in un contesto difficile, ha la forza, la capacità di non indietreggiare” diceva Dario Fo. Occorrono amore per la propria terra e per la verità. E qualcuno, in nome di questo amore, ha avuto il coraggio di non indietreggiare, di combattere restando nel proprio territorio sfidando i tanti venti contrari, pur di non mettere da parte il proprio sentimento di giustizia. E proprio al “sentimento” è stata dedicata la quinta edizione del “Premio Ritratti di Territorio”, svoltasi martedì 18 settembre 2018, come ogni anno presso il ristorante “Il Bagatto” di Pagani (Sa). La manifestazione, ideata nel 2014 da Nunzia Gargano in occasione dei suoi vent’anni di giornalismo, premia le personalità che si sono distinte nella loro professione conservando un legame speciale con la loro terra d’origine. Come nelle precedenti edizioni, due sono state le parti in cui si è diviso l’evento: nella prima, guidata da Roberto Ritondale, giornalista ANSA, c’è stata la consegna del premio vero e proprio; durante la seconda, invece, sono stati premiati chef, artigiani, produttori e ristoratori campani, il tutto accompagnato da un’ampia degustazione enogastronomica che ha messo in risalto l’eccellenza del nostro territorio anche in tale settore. “Rinascita a Sud”, tema di Ritratti di Territorio 2018 Ritondale ha sottolineato come il giornalismo sia “il cane da guardia” della democrazia, che quotidianamente affronta temi difficili e a volte scomodi, come il malaffare, la malasanità, la cronaca nera, ma in mezzo a tutto ciò non bisogna dimenticare le buone notizie, come quelle che mettono in risalto i sentimenti. Proprio per questo, quest’anno “Ritratti di Territorio” ha deciso di premiare chi ha valorizzato questo aspetto, immortalando un amore: parliamo di Giorgio Moffa, proprietario della pizzeria “Ciro” a Gaeta, che mesi fa ha fotografato il signor Giuseppe Giordano il quale tutti i giorni si reca al mare con la foto della moglie scomparsa sette anni fa. La foto è apparsa su giornali, tv e siti web e tutti ne hanno parlato proprio per la semplicità e la forza del sentimento che trasmette, quello di un uomo che continua ad amare la sua donna anche oltre la morte. “Ogni mattina, mentre eravamo intenti a lavorare, vedevamo Giuseppe che veniva ogni mattina di fronte al nostro ristorante, si sedeva sul muretto a guardare il mare del bellissimo golfo di Gaeta, poggiava la foto e restava ad osservare il mare. Ho ringraziato Giuseppe perché ha avuto il coraggio di mostrarsi nella sua semplicità, di vivere la sua nostalgia nel modo più genuino”, racconta Moffa. Anche il signor Giordano è stato premiato per aver dato valore all’amore, un sentimento oggi troppo spesso messo da parte per privilegiare altri interessi. Presente all’evento anche il direttore del Corriere del Mezzogiorno, Gabriele Bojano, che ha portato a casa il premio Ritratti di Territorio sezione Giornalismo, “per la sua capacità di scrittura poliedrica che gli permette di affrontare temi diversi, mai a discapito della deontologia professionale”. Un riconoscimento anche a due esponenti della musica lirica, il tenore Luca Lupoli e il soprano Olga De […]

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Cyrano de Bergerac all’Aperia di Caserta con la regia di Roberto Andolfi

Roberto Andolfi ha portato una sua versione del Cyrano de Bergerac a Caserta. Ecco come è andata. «Astronomo, filosofo eccellente. Musico, spadaccino, rimatore, Del ciel viaggiatore Gran maestro di tic-tac. Amante – non per sé – molto eloquente». È questa la descrizione che, nella Francia ottocentesca, il poeta e drammaturgo Edmond Rostand dà, nell’omonima opera, dello spadaccino Cyrano de Bergerac. La trama dell’opera L’uomo, cadetto di Guascogna e abile nell’arte della spada, è segretamente innamorato della bella cugina Rossana, non venendo, tuttavia, ricambiato a causa del suo «maledetto» naso, che è lungo e protuberante. Non potendo soddisfare i propri desideri amorosi e spinto da un incondizionato bene per la donna, Cyrano si ritroverà ad aiutare, attraverso la sua fine arte poetica, il giovane Cristiano de Neuvillette che, al contrario del protagonista, è bello ma privo di spirito e incapace a corteggiare Rossana, innamorata di lui. Grazie alle parole di Cyrano, il giovane conquisterà e sposerà la donna, ma sarà costretto, poco dopo, a partire per la guerra insieme allo spadaccino di Parigi. Dalle trincee, Cyrano continuerà a scrivere le lettere d’amore per Rossana, a firma di Cristiano. Quest’ultimo però, resosi conto che i sentimenti della donna sono mossi non dalla sua persona, ma dalle soavi parole di Cyrano, accarezzerà soltanto, prima di morire, l’idea di confessare la verità all’amata. Rossana, alla morte di Cristiano, si ritirerà in convento, dove riceverà, ogni sabato, la visita di Cyrano. Soltanto alla morte di quest’ultimo, che, esalando gli ultimi respiri, confesserà i suoi sentimenti, la donna verrà a conoscenza della verità: ella ha amato l’animo dolce dello spadaccino, dal ributtante aspetto, attraverso Cristiano, semplice e bellissimo. La rappresentazione di Roberto Andolfi e la bidirezionalità del tempo Il Cirano – la cui prima rappresentazione, realizzata al Théâtre de la Porte-Sain-Martin di Parigi nel 1897, ottenne, anche grazie al famoso attore Benoît-Constant Coquelin, assai successo – è ancora oggi una delle opere più amate dagli appassionati di teatro. A tal proposito, basti guardare al successo rimediato dalla Compagnia Controtempo Theatre, che si è esibita ieri 16 settembre, sotto gli occhi del pubblico entusiasta, presso l’Aperia della Reggia di Caserta. La Compagnia, fondata e diretta da Venazio Amoroso, Danilo Franti e Lilith Petillo, con la regia di Roberto Andolfi, ha dato prova di grande professionalità e talento, facendo ridere di gusto ed emozionare, al tempo stesso, gli astanti. L’ambientazione notturna e senz’altro congeniale dell’Aperia di Caserta ha, poi, fatto da sfondo alla scena più famosa ed apprezzata dell’opera, quella del topos letterario del balcone, in cui Cyrano, vista l’incapacità poetica di Cristiano, suggerisce a questo delle parole nobili ed elevate da ripetere all’amata. Ma ciò che è davvero straordinario, nella rappresentazione fatta da Roberto Andolfi, è la bidirezionalità del tempo, che ha reso l’opera attualissima e ha permesso, agli spettatori casertani, di calarsi nei panni di Danilo, l’attore che interpreta Cyrano che, nonostante i secoli trascorsi, si ritrova dinanzi agli stessi bivi e alle stesse incertezze che affliggono lo spadaccino di Rostand. Infatti, come lo stesso regista afferma, “Cyrano, prima di essere […]

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Napoli incontra il mondo, viaggio tra Oriente e Occidente

“Napoli incontra il mondo”, il più grande festival multiculturale del mondo, torna a Napoli dopo il grande successo della scorsa edizione. Dal 14 al 16 settembre la Mostra d’oltremare accoglierà questo attesissimo evento, ricco di suggestioni, colori, culture e sapori di terre lontane, dal Giappone all’India, dal Tibet all’Argentina, passando attraverso Spagna, Stati Uniti, Irlanda e molti altri paesi. Un vero e proprio viaggio intercontinentale fatto senza muoversi dalla propria città, arricchito da spettacoli di danze tradizionali, concerti, show di moto da cross, automobili, cavalli e stuntmen. Ogni padiglione è dedicato ad un paese diverso, con ristoranti e tanti stand dove sarà possibile acquistare i prodotti tipici. Non mancheranno la paella spagnola, le costolette americane, l’asado argentino, i nachos messicani e la Guinness irlandese, in modo da accontentare tutti i gusti e le curiosità del pubblico. Oltre all’area dedicata al cooking show ci saranno l’Expo Yoga, un angolo di meditazione dove si potrà entrare in contatto con la propria mente e il proprio corpo, e le aree relax in cui provare il massaggio thailandese, una fonte di benessere a tutti gli effetti. “Napoli incontra il mondo” ospita il Festival dell’Oriente Anche quest’anno verrà dato ampio spazio al Festival dell’Oriente, nucleo di attrazione per i numerosi visitatori che vogliono immergersi nelle affascinanti terre di levante, grazie agli stand ricchi di spezie, incensi, artigianato e soprattutto deliziosi piatti tipici: samosa indiani, involtini primavera, pollo al curry, baklava, spaghetti di soia con verdure e sushi. Si potranno ammirare riproduzioni del Taj Mahal, di Budda e di giardini giapponesi con fiori di ciliegio, ma il pezzo forte del festival sono gli spettacoli in programma, con danze tipiche cinesi e indiane, teatro vietnamita, fachiri e samurai. Da non perdere infine l’Holi Festival, l’evento che tra sabato e domenica coinvolgerà tutti con un’esplosione di colori e musica indiana.  

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Ernesto Bazan, intervista al fotografo di “Trilogie Cubane”

Ernesto Bazan, fotografo originario della Sicilia ma cittadino del mondo, giunge a Napoli con le sue “Trilogie Cubane”. La raccolta fotografica sarà in mostra dal 13 settembre al 13 ottobre 2018 presso il PAN – Palazzo delle Arti di Napoli. L’esposizione gode dell’appoggio da parte del Comune di Napoli, dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, nonché dell’aiuto di BazanPhotos. La carriera e la storia dell’attività fotografica di Ernesto Bazan coincidono con la sua vita personale: sin da quel giorno in cui decise di partire dalle tanto amate coste sicule per immergersi nel mondo, con anima e corpo. Approdato a Cuba, la terra caraibica diventa subito la sua seconda casa e nella sua memoria si fonde in un continuo gioco di sovrapposizioni e rimandi con la sua terra madre – ha dichiarato alla presentazione ufficiale della mostra al Pan tenutasi il 13 settembre -. Quest’amore confluisce nella macchina fotografica e porta alla realizzazione “Trilogie Cubane”, un progetto lungo 14 anni e diviso in tre raccolte: “Bazan Cuba”, “Al Campo” e “Isla”. In “Bazan Cuba” lo sguardo è rivolto all’essenza della vita, si intrufola nelle case, guarda dallo spioncino della porta le tracce di una vita semplice ma fortemente legata alla cultura locale e alle tradizioni. In “Al Campo” irrompe il colore, le immagine sono vivide, raccontano la vita dei contadini e la campagna dalle mille sfumature. Con “Isla” il punto di vista cambia, tornano il bianco e nero e l’obiettivo si allontana dalle realtà individuali per aprirsi sugli ampi paesaggi offerti dall’isola. Una vita condotta da giramondo, con i piedi saldi a terra e l’anima che già vola altrove nel vento. La “Trilogia Cubana” è uno dei progetti fotografici di Ernesto Bazan che meglio riflette la sua smania di conoscere e scoprire. È stato molto interessante approfondire, con questa intervista, la conoscenza del fotografo italo-cubano Ernesto Bazan e del suo lavoro in mostra al PAN di Napoli. Intervista al fotografo Ernesto Bazan Ernesto Bazan nasce in Sicilia. Un giorno, zaino in spalla e sguardo al futuro, parte per inseguire il sogno della fotografia. Come ha scoperto questa sua grande passione e quando ha capito di voler fotografare per vivere? Dopo un sogno in cui ascoltai una voce che mi disse laconicamente: “Devi fare il fotografo.” Ci può parlare del suo percorso di crescita e di apprendimento dell’arte fotografica? Andai a studiare fotografia a New York alla “School of Visual Arts” e poi cominciai a viaggiare per le riviste come fotografo freelance. Aver fatto parte di Magnum Photo è stato importante per il suo lavoro? È stata un’esperienza durata due anni. Poi si sono aperte altre strade. Cosa cerca in una foto e cosa rappresenta per lei da un punto di visto emotivo? Cerco l’essenza della vita, momenti di quotidianità intrisi di poesia che possano provocare un’esperienza più intima con il soggetto fotografato. Nella fotografia chi sono i suoi modelli di riferimento? E per questo lavoro si è ispirato a qualcuno in particolare? Il mio mentore è Robert Frank grande […]

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Bibite Sanpellegrino: il Bar Meraviglia in tour a Napoli

Il “Bar Meraviglia in tour” di Bibite Sanpellegrino è una fornace di pietanze raffinate e gustose della tradizione italiana, condite di esperienze che coinvolgono i cinque sensi dei suoi ospiti, ai quali, in un certo senso, ricorda che mangiamo e beviamo tutti i giorni e non lo facciamo solo per sopravvivere. Mangiamo e beviamo innanzitutto per vivere Prendete il Golfo di Napoli nel momento in cui il tramonto ha già infuocato cielo e mare. Distendete un velo di auspicata tranquillità su questo paesaggio da cartolina. Metteteci suoni flebili e lasciate riecheggiare solo il dialetto locale. Ecco. In uno scenario del genere spicca uno scorcio variopinto, la Rotonda Diaz, trasformata dal “Bar Meraviglia in Tour” di Bibite Sanpellegrino in un quadro di acquerelli. Special Guest: Francesco Di Bella La serata esplode in una cascata di emozioni che arricchiscono la bellezza di una situazione tanto ammaliante. Il 3 settembre il “Bar Meraviglia in Tour” di Bibite Sanpellegrino ha dato inizio a una settimana imperdibile di eventi, che terminerà il 9 settembre, portando il gusto unico delle Bibite Sanpellegrino e gli assaggi della tradizione culinaria italiana in un luogo benedetto da un’atmosfera da favola. Si tratta di un’esperienza lanciata dal brand icona dello stile e della tradizione delle bibite italiane Bibite Sanpellegrino, inaugurata a Milano per la prima volta nel 2017 e divenuta ora itinerante. La “meraviglia” è il fil rouge dell’experience temporary bar di questo coloratissimo spazio all’aperto. Tavolini realizzati con le ceramiche di Caltagirone dai colori tutti mediterranei, un bancone ispirato alle cassette delle arance, cocktail alcolici e analcolici dello storico marchio di Bibite Sanpellegrino, degustazioni e buona musica conducono grandi e piccini ad assaporare la grandezza delle piccole cose. Il “Bar Meraviglia in tour” di Bibite Sanpellegrino ci regala un’esperienza intensa che ci fa respirare un’aria vibrante, viva, energica La musica di Francesco Di Bella, scelta accuratamente per l’apertura dell’evento, sublima intime riflessioni sulla nostra tradizione, che ha millenni di storia alle spalle, un sapore antico e un fascino esclusivo. Quello della “tradizione” è un tema che sta molto a cuore all’ex leader dei 24 Grana. Ci definisce tutti “nani sulle spalle dei giganti” e ribadisce, per l’occasione, l’importanza della conoscenza del passato che ci serve a non brancolare nel buio e a fondare il proprio pensiero su delle radici più concrete. Il cantautore imbastisce un’atmosfera ricca di sensazioni belle e appagamento, carica di ipnotizzante armonia. Le sue note cullano il gusto aspro e frizzante di una Limonata, quello incomparabile delle arance di Sicilia, il piacere della freschezza della frutta e tutti gli assaggi Made in Italy, trasformando ogni alimento in energia psicologica, una volta ingerito. “Gustare qualcosa con un po’ di musica può fare esplodere il gusto per la vita.”  Queste le parole di Francesco Di Bella. Il made in Italy si racconta e s’identifica attraverso le sue eccellenze culinarie, riconosciute come tali all’unanimità Se il condimento di queste si estende poi alla dimensione musicale, inevitabilmente, ogni nostro senso si fa parte integrante di uno scenario tanto incantevole, dove […]

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Note sensoriali e vista sul mare al Bar Meraviglia: intervista a Viviana Montanarella e Francesco Di Bella

Il Bar Meraviglia in tour di Sanpellegrino approda presso la Rotonda Diaz per coinvolgere ogni senso in una dimensione conviviale, che si nutre di tasting experience, del gusto delle Bibite Sanpellegrino e assaggi della tradizione culinaria italiana, del profumo del mare partenopeo, della vista del suo golfo e della musica di Francesco Di Bella. Tutto ciò rimanda al simposio greco e al convivio romano che già coniugavano il mero atto di nutrirsi e dissetarsi a un’attività sociale, che prevedeva anche la danza, la poesia, e persino l’eros. Abbiamo avuto modo di chiacchierare con Viviana Montanarella, Senior Brand Manager Bibite del Bar Meraviglia in tour di Sanpellegrino, e Francesco Di Bella, cantautore italiano.   Intervista a Viviana Montanarella, Senior Brand Manager Bibite del Bar Meraviglia   Viviana, come nasce l’idea di fondere i cinque sensi per conquistare le papille gustative della gente? Quali sono le finalità del Bar Meraviglia in tour di Sanpellegrino?   Con le Bibite Sanpellegrino stiamo cercando di fare un processo di riposizionamento. Nella mente delle persone l’aranciata Sanpellegrino era “l’aranciata per i bambini”, noi invece con questo progetto vogliamo far vedere ai consumatori che c’è un modo “adulto” per bere questo tipo di bibite. Non sono unicamente per i più piccoli, ma se servite con cura o messe in un’atmosfera del genere, in un ambiente che coinvolge tutti i sensi e offre ai consumatori un’esperienza, come un concerto, si può avere un modo “adulto” di consumare. Quindi, anche un consumatore adulto quando esce con gli amici può ordinare una bibita del genere. È nato con questo obiettivo il progetto del Bar Meraviglia. Quando abbiamo pensato al concerto abbiamo pensato a quello che è il nostro mondo. Le Bibite Sanpellegrino hanno un Dna mediterraneo perché sono fatte con ingredienti mediterranei, quindi le arance, i limoni e i chinotti di Sicilia. Volevamo che tutti i colori delle Bibite Sanpellegrino venissero portati in giro per mostrarli ai consumatori per dare quel tocco particolare, in modo che chi vive un ambiente del genere lo riconosce e si rende conto che quella non è una bibita qualsiasi, ma una bibita Sanpellegrino.   Dopo le tappe di Milano, Roma, Ortigia, Venezia e Napoli, quali saranno le prossime tappe del Bar Meraviglia?   Noi siamo partiti col progetto del Bar Meraviglia da Milano e abbiamo aperto per sei mesi un bar che aveva questi spazi, fatto in questo modo. È stato un esperimento che è piaciuto molto, tanta gente è venuta a visitarlo e l’anno dopo abbiamo pensato di raggiungere anche gli altri consumatori, quindi è diventato itinerante. Siamo partiti, appunto, da Roma, siamo stati in Sicilia, a Venezia e ora siamo a Napoli. Per quest’anno è l’ultima tappa, riguardo l’anno prossimo dobbiamo capire quale sarà l’evoluzione. È  in fase di studio.   Mi spiegheresti il motivo dell’attribuzione del nome “Meraviglia” al bar di Sanpellegrino?   Tutta la nostra comunicazione è basata sulla “meraviglia”. Dal 1932, anno in cui è stata prodotta la prima aranciata, racchiudiamo tutti quelli che sono gli ingredienti del Mediterraneo in quella […]

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Giorgio Montanini al Kestè: la comicità come missione

Come preannunciato pochi giorni fa, ieri sera è andato in scena lo spettacolo di Stand Up Comedy di Giorgio Montanini al Kestè in Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli. Giorgio Montanini al Kestè, la serata Ore 21:00. Un cospicuo numero di spettatori attende fuori l’ingresso e inizia a scambiarsi le prime impressioni e aspettative su questo nuovo spettacolo del comico di Fermo, contenente alcuni dei suoi vecchi monologhi non conosciuti dal grande pubblico. Ore 21:30. Si inizia a scendere nella saletta sotterranea e subito si invoca a gran voce il comedian marchigiano:”Giorgio! Giorgio!”. L’attesa è delusa, ma soltanto momentaneamente, il primo a salire sul palco non è Giorgio Montanini ma il comico romano Mauro Kelevra che, con un irriverente monologo sul suo astio verso i bambini, riscalda l’atmosfera per il protagonista della serata. Ore 22:30. Giorgio sale sul palco acclamato da tutta la platea: è finalmente giunto il suo momento. Dopo una breve introduzione allo spettacolo, entra a gamba tesa nel cuore della narrazione, scagliandosi contro due delle più grandi piaghe sociali del nostro paese: le cover band e la Lega ( ci ripromettiamo di non menzionarla più perché la leggenda narra che essa salga nei sondaggi ogni volta che viene nominata). Con lo sguardo indemoniato e fermandosi pochi volte, Montanini sviscera uno dopo l’altro i suoi monologhi. Espone gli effetti negativi e le contraddizioni di temi come l’omofobia e la religione, mostrando le loro fallaci fondamenta, costruite sulla paura e l’ignoranza. Squarciando quel rassicurante velo di Maya, costruito apposta per loro dalla nostra società capitalista, dietro il quale esse si rifugiano . La forza della dialettica di Montanini, nonostante abbia più volte incitato il pubblico a malmenare i cantanti delle cover band, è nel non essere violenta. Mi spiego meglio. Quando critica qualcuno o qualcosa, non lo fa in maniera approssimativa ma ne scioglie i nodi più stretti e presenta quella cosa per quello che davvero è, nella maniera più cruda e cinica possibile. Non cade nella polemica perché, se è vero che la violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci, essa è soltanto una reazione isterica, seppur a volte inevitabile non è una risposta intelligente perché fin troppo semplice e conveniente. Giorgio si assume quindi la piena responsabilità dell’essere uomo, che non consiste in una vaga serie di buoni propositi e buone intenzioni, ma nell’obbiettivo di essere creature ragionevoli che si emancipano dagli istinti. Assumendo quasi i connotati di un invasato profeta, il comico marchigiano non preannuncia salvezze edeniche o imminenti apocalissi, ma ripudia qualsiasi forma di coercizione o repressione della parola e mostra al pubblico quella che, in fondo, è l’unica via per essere uomini: la ragione. Ma la  Stand Up Comedy non si ferma qui Ebbene sì, la Stand Up Comedy a Napoli non si ferma con l’esibizione di Giorgio Montanini al Kestè ma ritornerà il 29 Settembre con il comico Pietro Sparacino, dove? Sempre al Kestè!

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Timeline alla scoperta del Castello di Baia

I segreti del Castello Aragonese Debutto assoluto per Timeline Napoli al Castello di Baia. In collaborazione con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, l’associazione culturale sbarca infatti nel maniero aragonese per quattro appuntamenti imperdibili (20 e 27 luglio, 1 e 8 settembre). I visitatori avranno la possibilità di esplorare luoghi fino ad ora difficilmente raggiunti dal grande pubblico. Dalla cappella della Madonna di Pilar alle antiche prigioni, il giro permette così una visita totalmente inedita della fortezza, troppo spesso ignorata dal turismo locale nonostante la sua innegabile bellezza. Eretto durante il regno di Alfonso II d’Aragona (1490-1493), il Castello di Baia vanta una storia secolare. Esso fu più volte modificato,  soprattutto per volontà di Pedro de Toledo nel secolo successivo, a causa dell’eruzione da cui si formò il Monte Nuovo. Il Castello rimase praticamente inespugnato nel corso del tempo per via della sua posizione strategica, posto tra il mare e i profondi valloni dei Fondi di Baia. La difficoltà di conquista fece desistere anche le 150 navi di Khair ad-Din, detto il Barbarossa, nel 1544. L’importanza del Castello Aragonese rimase fondamentale fino all’Unità d’Italia. Spagnoli, austriaci e borbonici stabilirono le proprio funzioni militari in questo luogo. Successivamente il castello fu adibito alla custodia dei prigionieri durante la seconda Guerra Mondiale, venendo dotato anche di una batteria antiaerea. La passeggiata nella storia prosegue ininterrotta tra i panorami mozzafiato che il maniero offre sul golfo circostante. In particolare il culmine della visita viene raggiunto con la salita sulla sommità del castello. Qui è infatti possibile ammirare i luoghi segreti e fino ad ora nascosti, resi accessibili grazie all’impegno e alla passione dei ragazzi di Timeline. I resti della villa romana su cui fu originariamente costruito la fortezza, ad esempio, una testimonianza importantissima del rapporto viscerale che legava le ricche famiglie patrizie alla costa napoletana. Tradizionalmente la villa è stata ritenuta per lungo tempo di Giulio Cesare, ma successivamente fu inglobata nella residenza di Nerone. Timeline e la fortezza del tempo Circa la Chiesa del Castello, è impossibile non fare riferimento ai numerosi significati esoterici cui essa rimanda, narrati negli aneddoti delle guide di Timeline. Una contrapposizione con la semplicità stilistica che invece caratterizza il complesso. Splendidi sono gli affreschi di stampo caravaggesco, che permettono di datare la costruzione della cappella agli inizi del Seicento. Entrando dall’ingresso ad est, sulla destra è situata la tomba del Marchese Don Diego Quintano de Rosales, il quale è effigiato in uno stupendo busto marmoreo. Armato di torcia ed elmetto, il visitatore è guidato da Timeline nelle prigioni del Castello di Baia. Le prigioni erano in tre zone diverse: in prossimità dei Corpo di Guardia, all’ingresso del Castello e nei locali sottostanti alla “Prima Batteria S. Antonio”. Successivamente furono nuovamente utilizzate durante la Grande Guerra. Rimangono sulle mura le agghiaccianti testimonianze dei prigionieri, costretti a condizioni disumane per tutta la durata della loro reclusione. Timeline guida il visitatore alla scoperta di un luogo magico e che troppo spesso viene sottovalutato. Proprio questa è la forza dell’associazione culturale, che permette di […]

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