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Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 400 articoli

Attualità

Napoli non si spegne – Light mob – Sabato 14 marzo

Napoli non si spegne  Organizzato da Spazio Tangram in collaborazione con il suo direttore artistico Michele Del Vecchio , il “Light mob – Napoli non si spegne” avrà luogo la sera di sabato 14 marzo, prevedendo di dar “luce” e “leggerezza” – entrambe traduzioni del termine inglese “light” – ai cuori delle municipalità napoletane. Ed è proprio alle municipalità che l’appello si estende, incoraggiando le aree partenopee a partecipare a questo evento che si svolgerà ovviamente nell’aera domestica, in vista delle restrizioni governative, e che prevedrà l’accensione e lo spegnimento delle luci esterne e interne della propria abitazione in modo intermittente per la durata di due minuti. Va bene anche affacciarsi ad una finestra o ad un balcone ed accendere e spegnere la torcia del cellulare. Il tutto è stato organizzato a seconda delle municipalità di appartenenza ed il programma indica l’orario a loro dedicato per trasformarsi in “aree intermittenti”. Programma Gli appuntamenti saranno disposti tra le ore 20:00 e le ore 20:30 di sabato 14 e il programma è il seguente: h.20:00: MUNICIPALITA’ 1 + MUNICIPALITA’ 10 (Chiaia, Posillipo, San Ferdinando + Bagnoli e Fuorigrotta) h.20:05: MUNICIPALITA’ 2 + MUNICIPALITA’ 9 (Avvocata, Montecalvario, Mercato, Pendino, San Giuseppe, Porto+Soccavo, Pianura) h.20:10: MUNICIPALITA’ 3 + MUNICIPALITA’ 8 (San Carlo all’Arena, Stella + Piscinola-Marianella, Chiaiano, Scampia) h.20:15: MUNICIPALITA’ 4 + MUNICIPALITA’ 7 (San Lorenzo, Zona Industriale, Vicaria, Poggioreale + Miano, Secondigliano, San Pietro a Patierno) h.20:20: MUNICIPALITA’ 5 + MUNICIPALITA’ 6 (Vomero, Arenella + Ponticelli, San Giovanni a Teduccio, Barra) TUTTI INSIEME h.20:30: gran finale tutti insieme, tutte le municipalità, quartieri, ecc, spegneremo ed accenderemo le luci TUTTI INSIEME alle 20:30 per cinque minuti! Intervista al direttore artistico Michele Del Vecchio Com’è nato l’evento? << Nato per caso pochi giorni fa. Ero al telefono con un amico fotografo, Paolo Liggeri, e riflettevamo sulla bellezza di Napoli, anche di notte. Poi il discorso si è spostato sulle difficoltà di questo periodo e di quanto sia importante la forza della rete e delle connessioni che si creano tra le persone. Di lì è stato un attimo immaginare “Napoli non si spegne”. Quindi le luci della città che si accendono e si spengono in continua intermittenza, un po’ come si fa con gli accendini e gli smartphone ai concerti>> Perché è nato? <<L’evento è impostato in modo che le dieci munipalità di Napoli che rappresentano tutti i quartieri siano “accoppiate” due a due per accendere e spegnere contemporaneamente le luci di casa, un modo per far sentire vicini anche quartieri distanti tra loro. L’idea è che è proprio nelle difficoltà che bisogna essere più uniti >> Quale è il messaggio che intende esprimere alla nazione in questo momento così delicato? <<E’ un momento difficile per tutti in Italia, non vogliamo sottovalutare la portata del dramma, ma cercare di alleviare un po’ la pesantezza di questi momenti, può solo giovarci. Lo facciamo attraverso le parole di Italo Calvino: “Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni […]

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Vincenzo De Simone e Le anime di Partenope al PAN

Le anime di Partenope, mostra a cura di Vincenzo De Simone, al PAN dal 26 febbraio al 9 marzo. In un coro polifonico, ognuno ha il suo idioletto. Nove sono le voci incantatrici della collettiva in esposizione presso il Palazzo delle Arti di Napoli. La mostra Le anime di Partenope è un percorso plurilingue in cui si intonano melodie ogni volta nuove, perché sempre mutevole è lo sguardo sulla città. Rievocare Partenope vuol dire recuperare una dimensione di atavismo mitico che non dimentica di essere stato a lungo un tassello fondamentale della Storia, con misteri e suggestioni di quegli antichi che comunicano costantemente con i moderni. Il profilo della sirena madre della città è così riprodotto dai tratti innovativi delle grafiche di Riccardo Scognamiglio, il quale nel suo Canto accorato ricorda l’estremo sacrificio per la fondazione di Napoli, tratto fondamentale di questa intramontabile figura di donna. E ancora, Partenope rivive nelle fotografie di Valentina De Felice, nel territorio del parco Nazionale del Vesuvio, devastato dagli incendi del 2017. «L’alchimia della terra ha trasformato il carbone in argento», recita la didascalia del polittico della De Felice, dove figurano in parallelo la terra martoriata dall’azione dell’uomo e il busto di una Partenope che «oggi porta una serpe in petto». In questa ricostruzione dell’identità della città, si ritorna alla materialità tangibile della pittura con le opere di Giuliana Divino. Partenope è da lei riconosciuta nella sua essenza marina, e trasposta quindi nell’ideale attualizzazione di protettrice dei viaggiatori per mare, coloro che, abbandonati spesso a un destino di morte, vengono da lei traghettati verso luoghi sicuri, perché protetti dall’abbraccio della madre dell’accoglienza. Il curatore della mostra, Vincenzo De Simone, figura tra i nomi degli artisti de Le anime di Partenope, nella sua indagine sul cosiddetto genius loci, «che gli antichi riconobbero come quell’”opposto” con cui l’uomo deve scendere a patti per acquisire la possibilità di abitare». Per il tramite della fotografia, De Simone indaga i luoghi del quotidiano, sondandone la superficie sensibile, recuperandone lo spiritello. Di luoghi e sovrapposizioni di linguaggi si fa portavoce anche Gioia Sassano, con un gioco di acrilico su riproduzione fotografica. La sua Napoli è quella della metropolitana, degli angoli di strada individuabili nella loro quotidiana ricorsività, nel miracolo del quotidiano. Ancora un linguaggio nuovo quello adottato da Cristina Sodano, con il suo dipinto su tessuto La Dea della Luna. Una Partenope questa che vive la «capacità di creazione vulcanica» nel suo essere anello di congiunzione tra il mondo terrestre e quello celeste. Maurizio di Nassau è il fotografo premonitore, come dimostra con la sua serie irriverente Vacanze 2021, presentata all’inaugurazione del 26 febbraio con un esperimento di performing art di estrema attualità. Le acque di Partenope vivono la psicosi degli uomini di terra, in una contemporaneità virale, che nell’opera di Nassau gioca con se stessa, recuperando quel sano infantilismo ormai avvelenato da una claustrofobica ossessione. Francesca Cerfeda trasmette la sua Napoli con il linguaggio della scultura, nell’opera Amplesso, installazione che partecipa dell’innato presentimento mortifero del momento dell’estremo tripudio del […]

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NOMEA: l’identità di un progetto plurimo

NOMEA è un progetto artistico dalle plurime manifestazioni nato di recente e già affermato e conosciutissimo; nonostante ciò, descrivere con una sola parola o espressione cosa sia “NOMEAeventi” non può che risultare difficile: esso è, sicuramente, opificio d’arte e i suoi prodotti, tutti eccellenti e di varia specie. Alla ricerca di una definizione Un percorso, il cammino dell’esperienza verso e attraverso la musica: questo ciò che si pone come obiettivo il progetto musicale, artistico, sociale, nonché un modo particolare, intenso, emozionante, attraverso cui divulgare l’arte. Luciano Ruotolo e Romina Casucci, coppia nell’arte e nella vita (e per i quali arte – musica e bel canto – e vita forse non possono che essere intreccio, indissolubile, potentissimo), scelgono insieme ai loro collaboratori luoghi altri rispetto a quelli tradizionali per fare e portare arte, per produrre suono e armonia; così, di fianco alle attività coreutico-musicali nei tradizionali luoghi dell’arte, Romina e Luciano producono in luoghi, per loro stesso dire «non convenzionali». NOMEA: una panoramica sugli eventi Fertile produzione, alacre e industrioso il lavoro del gruppo che intorno a NOMEA si muove, agisce, pensa, crea: attivo laboratorio e fucina “sempre aperta”, se si pensa che solo negli scorsi due mesi si sono avvicendati vari spettacoli, fra concerti e danze: un numero elevato se si considera la mole di lavoro di cui ogni attività ben fatta necessariamente ha bisogno. Una “macchina” umana collaborativa, volitiva e appassionata. NOMEA è stata di recente attiva con: Wine Jazz a Palazzo Venezia (23 novembre 2019, Palazzo Venezia, Napoli); Fontanelle Candlelight (15 dicembre 2019, Camposanto delle Fontanelle, Napoli); PizzArt Happening a Villa Favorita (27 dicembre 2019, Scuderie di Villa Favorita, Ercolano); Fontanelle Experience (29 dicembre 2019, Camposanto delle Fontanelle, Napoli); Walk in Art a Villa Campolieto (4 gennaio 2020, Villa Campolieto, Ercolano); Opera Jazz a Donnaregina (19 gennaio 2020, Complesso monumentale di Donnaregina, Napoli); Altre date si aggiungeranno al fitto calendario di appuntamenti artistico-musicali proposti (anticipiamo qui Sax&Food, che si terrà il I febbraio al Palazzo Venezia, a Napoli, la serata romantica Love Candlelight  che si terrà il 14 febbraio alle ore 21:30 negli spazi dello stesso Palazzo Venezia e Colonne Sonore a Pietrarsa, in programma per il 16 febbraio). OperaJazz: una panoramica della serata Con OperaJazz (ospitato negli spazi sacri del complesso monumentale di Donnaregina a Napoli e interamente organizzata da NOMEA), si sono proposte esecuzioni di brani (eseguiti al pianoforte da Vittorio De Sangro) accompagnati dal canto di Romina Casucci, soprano, diplomata in canto e pianoforte presso il Conservatorio di Napoli “San Pietro a Majella” e laureata in canto e coralità presso lo stesso Conservatorio. Romina, che di recente è stata insignita del Premio Internazionale Cartagine 2.0 2019 (con la motivazione «[…] Punto di riferimento nel panorama musicale per la formazione di giovani cantanti lirici provenienti da diverse Nazioni, avviati alla carriera artistica attraverso un metodo innovativo che riconosce il corpo come strumento musicale […]»), è protagonista vivissima degli appuntamenti NOMEA arte a cui affiancano le sue intense lezioni ed attività presso l’Accademia Musicale Europea. Cos’è, quindi, […]

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Il Degustì Tour fa tappa presso l’Old Friends a Bacoli

Degustì, il tour degustativo enogastronomico promosso dalla Luigi Castaldi Group ha fatto tappa presso la steak house Old Friends di Bacoli, in via fusaro 23, giovedì 23 gennaio. Protagonisti della serata sono stati i piatti della tradizione napoletana abbinati ai vini dei Feudi di Guagnano. Tutti gli eventi targati Degustì sono dedicati ai professionisti, a tutti gli appassionati del settore, al mondo dei foodies, agli amanti del buon cibo e dei prodotti di qualità. Degustì a Bacoli: il menù O’per e ‘o muss  In abbinamento: Verdeca, Diecianni Verde, Salento IGT Trippa In abbinamento: Nero di Velluto, Negramaro, Salento IGT Pasta e patate In abbinamento: Cupone, Salice Salentino, Negramaro, Riserva DOC Carne alla Genovese In abbinamento: Le Camarde, Negramaro & Primitivo, Salento IGT Old Friends Il locale nasce nel 1991 vantando di essere il precursore di quelle catene di steak house che successivamente si espanderanno in tutto il territorio. L’idea si basava sulla realizzazione di un ristorante in controtendenza rispetto alla tradizionale cucina napoletana, poiché, come ben risaputo, quest’ultima predilige pietanze marinare ai piatti a base di carne. Il locale però ha cercato di portare avanti piatti sempre rivolti alla tradizione napoletana, ma lontani dalle acque partenopee, affacciandosi più verso l’entroterra. Ciò supportato da catene di distribuzione di qualità come la Luigi Castaldi Group e da ottimi produttori e distributori di vini come i Feudi di Guagnano, che incentrano la propria produzione principalmente su vini a base di Primitivo e Negramaro. Luigi Castaldi Group Nata nel 1970, la Luigi Castaldi Group, azienda di distribuzione Food & Beverage, è oggi uno dei punti di riferimento nell’ambito del settore Ho.Re.Ca. Forte di una lunga esperienza, competenza ed intuizione, si appresta quest’anno a festeggiare il 50esimo anno di attività: un traguardo che comprova la capacità di adattarsi a un mercato in continuo divenire. Dai vini alle birre, passando per la variegata proposta più strettamente alimentare, l’azienda mira ad ottimizzare, con dinamismo e propositività, i propri servizi, rendendoli esclusivi. Immagine in evidenza: LuigiCastalgiGroup

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Percy Song, la graphic novel di Martina Rossi

Percy Song, graphic novel che segna il debutto della disegnatrice Martina Rossi nel mondo dei fumetti, è stata presentata sabato 18 gennaio alla fumetteria Alastor di Napoli. «Quando Percy si sveglia, dopo un lungo sonno, non ricorda nulla del proprio passato. Tutto cio che sa, è di essere morto». Questa frase è riportata sulla quarta di copertina di Percy Song, opera prima di Martina Rossi edita da Phoenix Publishing presentata alla stampa sabato 18 gennaio alla fumetteria Alastor di Napoli. L’intervento è stato moderato da Francesco Saverio Tisi, vicedirettore della Phoenix, e oltre all’autrice hanno preso la parola Ruben Curto (fumettista, muralista, illustratore, docente e cofondatore del colletivo NUBE) e tramite videomesaggio il doppiatore Jacopo Calatroni. Percy Song, una colorata fiaba oscura A parlare del contenuto dell’opera è ovviamente l’autrice che l’ha pensata e disegnata, Martina Rossi. Classe 1989, è originaria di Recanati. Dopo il diploma presso l’istituto d’arte “G. Cantalamessa” a Macerata si trasferisce a Roma, dove rafforza le proprie conoscenze in materia di disegno alla Scuola Romana di fumetti. Da qui inizia a lavorare come copertinista e ritrattista per autori indipendenti, oltre disegnare vignette per il quotidiano Metro Roma. Nel 2016 per la casa editrice Lo Scarabeo illustra un mazzo di tarocchi ispiarate a Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry e attualmente lavora come colorista per la casa editrice BellaFe e come autrice per Americana Studio. Martina descrive Percy Song come «un tipo di narrazione tipico delle fiabe». La graphic novel narra la storia di Percy, un ragazzo che «non ha passato, ma deve andare incontro ad un futuro. Deve sapere cosa è stato, ma non ha i mezzi per farlo». Le tematiche descritte toccano nel profondo le corde dell’animo dei giovani e sono anche molto pesanti, come quello della morte. Lo fa attraverso un uso allegorico del genere fantasy, dove la presenza di disegni armonici e pastellosi fatti a mano e colorati con l’acquerello, servono per interpretare una realtà spesso cupa e monocolore. Durante l’intervento Martina Rossi ha battutto moltissimo proprio su questo punto, attingendo anche alle proprie esperienze che sono parte della struttura su cui è stato eretto il progetto di Percy Song, in particolare sulla questione del giudizio che parte fin dalla tenera età. «La società stessa non fa altro che giudicarci e farci perdere occasioni importanti che potrebbero renderci felici». Insomma, sembra che il messaggio che voglia trasparire da Percy Song non sia soltanto quello di affrontare con un linguaggio che si avvicini a quello degli adolescenti esperienze che possono avere più o meno affrontato, ma anche di inseguire i propri sogni senza curarsi troppo del giudizio delle persone che non li comprendono perché troppo distanti dal loro modo di vivere e di concepire il mondo. Gli interventi di Ruben Curto e Jacopo Calatroni Parole di elogio sono state spese anche da Ruben Curto, il quale ha definto la vicenda narrata nel fumetto come un qualcosa «ambientato in un mondo “bello” come quello del fantasy, ma che assume contorni a tratti inquietanti». A […]

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La gala charity night Legora for Africa: per fare di più

Il Museo Nazionale di Pietrarsa la sera del 12 dicembre è diventato per una sera la casa di una grande famiglia, elegante nello stile e ricca nell’animo. Si è svolta così la prima edizione della gala charity night “Legora for Africa” che ha visto la partecipazione di ben 450 persone provenienti dal mondo dello spettacolo e non, insieme per sostenere il progetto della famiglia Legora de Feo insieme alla ONLUS “Una voce per Padre Pio”. Legora for Africa e Una voce per Padre Pio Tutto comincia con il coraggio e l’empatia di una donna. La moglie di Pasquale Legora e madre di Alessandro Legora ha intrapreso nel corso della sua vita numerosi viaggi in Africa. Ha avuto modo di vedere da vicino i problemi che si abbattono sulla vita quotidiana condotta in tanti villaggi della Costa d’Avorio. Decise di fare la sua parte, a suo modo e nelle sue possibilità senza dare nell’occhio, ma agendo di cuore. Coinvolse il figlio nei suoi viaggi e nella sua missione di sensibilizzazione. Oggi, a distanza dalla sua prematura scomparsa, il figlio e il marito ne ereditano la missione e prendono con gioia il testimone. Nasce così “Legora for Africa”, un’iniziativa che permette ad ognuno di noi di fare la propria parte e che allo stesso tempo si propone degli obiettivi pratici da perseguire. Per sostenere e migliorare le condizioni di vita nei villaggi della Costa d’Avorio sono stati raccolti fondi durante la gala charity night destinati alla realizzazione di scuole e impianti destinati ai bambini, ma anche di sistemi per l’approvvigionamento dell’acqua potabile ed elettricità. L’evento ha riunito nel nome di questo nobile scopo molti volti noti del mondo dello spettacolo, alcuni dei quali hanno fatto dono della propria arte nel corso della serata. Il Museo Nazionale di Pietrarsa ha fornito una location d’eccezione. La lunga ed ampia sala è resa suggestiva dalla presenza dei vecchi treni della ferrovia tirati a lucido per farsi ammirare nello loro originale bellezza. Si dà origine ad un’atmosfera romantica che trasporta in un mondo cinematografico di amori contrastati da viaggi e separazioni forzate. Un mondo dove a regnare sono sentimenti di rinascita, di nuove mete e speranze. Ed è proprio questo che “Legora for Africa” e la ONLUS “Una voce per Padre Pio” si sono ripromessi di fare con questa edizione della gala charity night. Guidati dalla cordialità di Veronica Maya nel ruolo di moderatrice dell’evento, hanno preso la parola Pasquale ed Alessandro Legora, Enzo Palumbo (Presidente di “Una voce per Padre Pio”) e il comandante Kone, prefetto del Distretto di Tiapoum. I loro interventi insieme alla proiezione di un video sui villaggi Assuè 1 e Assuè 2, destinatari dei fondi, hanno fatto toccare con mano il senso ultimo della serata. Il menù Un evento elegante e galante che ha saputo creare diversi momenti di intrattenimento tra le pause di una cena buona e rassicurante. Non ci sono state proposte ardite nell’accostamento dei sapori, evitando di distogliere l’attenzione dall’argomento della serata. Ma i piatti hanno saggiamente accompagnato […]

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Letizia Battaglia ai Magazzini fotografici

Total black, carrè rosa e macchina fotografica al collo. Eccola, ai Magazzini Fotografici, Letizia Battaglia. Ottantaquattro anni e una fama mondiale. Per il New York Times è una delle 11 donne che hanno segnato il nostro tempo. In un’atmosfera confidenziale, sigaretta alla mano, Letizia racconta e si racconta. Lei che ha fatto della fotgrafia uno strumento di impegno civile, mettendo il suo talento e la sua passione al servizio di valide cause, dalla questione femminile ai diritti dei carcerati.  Racconta il suo rapporto con Napoli, dove ha vissuto a cavallo della seconda guerra mondiale.  La sua personale, ospitata dai Magazzini Fotografici, inaugurata ieri 13 dicembre, e visitabile fino all’8 marzo, è il racconto delle contraddizioni e delle ferite di Palermo, città complessa da lei profondamente amata. Nei suoi scatti da cronista, che immortalano i delitti di mafia che l’hanno resa simbolo della battaglia contro la criminalità organizzata e l’omertà che ne aumenta il potere, campeggiano, la morte, il dolore. Dolore che lei stessa dice di combattere contrapponendogli la bellezza. E’ da questo intento che nasce la scomposizione e ricomposizione delle sue foto, così un cadavere è affiancato da un nudo femminile cinto di fiori. Spende parole molto dure contro la mafia, quella mafia che per trent’anni ha fotografato. Per trent’anni ha fotografato la Sicilia, con immagini in bianco e nero crude e dolorose. I suoi reportage per il quotidiano L’Ora di Palermo. Celebrano la morte, anche se è arrivata da mano mafiosa, ma mai la mafia.  Letizia Battaglia ha personalmente scelto dal suo archivio di stampe vintage una selezione di immagini che rappresentano uno spaccato della sua ricerca fotografica. La mostra porta a Napoli ritratti di una Palermo difficile con lo sguardo intimo, profondo ed emozionato. Lo sguardo di una donna, da sempre attenta alle problematiche della condizione femminile. Lo sguardo delle donne e delle bambine da lei ritratte.  Racconta e si racconta. La sua forza legato all’impegno, il suo desiderio di bellezza che la fa essere combattiva, la sua voglia di dare quanto ha ricevuto, di darsi. Non si definisce una battagliera, il suo impegno lo percepisce come dovere.  Nel 2017 inaugura a Palermo, all’interno dei cantieri Culturali della Zisa, il Centro Internazionale di Fotografia da lei diretto, metà museo, metà scuola di fotografia e galleria. E nel 2019 inaugura a Venezia, presso la Casa dei Tre Orci, una grande mostra monografica retrospettiva di tutta la sua carriera.  Per questa nuova occasione sarà ospite dello spazio espositivo Magazzini Fotografici, situato nel centro storico di Napoli, nell’antico Palazzo Caracciolo D’Avellino del Decumano superiore. 

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‘O Pizzaiuolo, il nuovo libro di Miccú edito GM Press. Intervista all’editore

Martedì 10 dicembre durante l’evento Pizzaiuolo Stories è stata raccontata un’arte diventata patrimonio dell’Umanità, protagonista di 40 storie di pizzaiuoli, 40 modi di vivere e interpretare tale arte. Ad organizzare il tutto l’Associazione Pizzaiuoli Napoletani di Sergio Miccù, autore del libro ‘O Pizzaiuolo edito dalla GM Press e presentato durante lo svolgimento dell’evento. Per conoscere meglio la genesi del progetto, abbiamo rivolto qualche domanda a Giuseppe Branca, editore di GM Press.  Intervista a Giuseppe Branca, editore di GM Press Quella del “pizzaiuolo napoletano’’ è un’arte che ha ottenuto il riconoscimento UNESCO, diventando Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità! Quando e come è nata l’idea di raccogliere in un volume le storie professionali di diversi ragazzi che hanno scelto di praticare quest’arte? L’idea è nata dall’incontro con il presidente dell’Associazione Pizzaiuoli Napoletani, Sergio Miccù. C’era la volontà da parte di tutti di raccontare il risultato di un percorso importante attraverso le storie dei protagonisti di quello che è probabilmente il prodotto culinario più famoso al mondo. È stato un lavoro che ha richiesto diversi mesi tra raccolta di informazioni, materiale fotografico e aneddoti speciali. Il risultato è un prodotto innovativo: per la prima volta, un libro per i pizzaiuoli “servito” ai lettori in una scatola per pizze. Un modo originale per creare un’esperienza superiore per l’utente finale ed il giusto connubio tra cultura e cibo. Diversi i volti dei protagonisti, ma uno solo il loro prodotto: la pizza, forte emblema di napoletanità, che accomuna le diverse storie racchiuse nel volume che hanno tanto da insegnare e raccontare. Chi sono i protagonisti del libro e quali caratteristiche irrinunciabili fanno di ognuno di loro “’O Pizzaiuolo’’? Il progetto raccoglie le storie di quaranta pizzaiuoli. Abbiamo cercato di dare spazio sia ai nomi storici che ai nuovi maestri della pizza, in modo da evidenziare la volontà anche nelle nuove generazioni di portare avanti un’arte antica con metodologie tradizionali. Le storie raccontato i vissuti di ogni singolo protagonista. Avversità e successi, difficoltà e gloria, tutto quanto rappresenta il loro percorso verso l’apice di quello che non è un semplice mestiere, ma un’arte. Ci sono aneddoti dove si mettono a nudo i retroscena dei pizzaiuoli, quelle storie capaci a volte di commuovere, altre di far sorridere o riflettere il lettore. Inoltre, nel testo sono presenti le ricette delle specialità di ogni protagonista. Oltre alla pizza, altro oro di Napoli è la generosità, il forte senso di apparenza, come dimostra la scelta di devolvere il ricavato del volume in beneficenza. Da chi e per quali progetti sarà utilizzato? Parte del ricavato delle vendite sarà devoluto all’Associazione I Sedili di Napoli, una Onlus che ha l’obiettivo di recuperare i valori più autentici della napoletanità. In particolare, si contribuirà al restauro della chiesa Stella Maris. Sarà un importante contributo derivante dall’attività dei pizzaiuoli napoletani, portatori di un’arte divenuta patrimonio immateriale dell’umanità, un contributo a una chiesa inserita nel centro storico di Napoli, già sito Unesco.  

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VitignoItalia 2020: anteprima all’Hotel Excelsior

Si è tenuta lunedì 25 Novembre una grande degustazione con la presenza di circa 100 aziende provenienti da tutta Italia e oltre 500 etichette. Un evento targato VitignoItalia 2020 che anche in questa anteprima è riuscita a soddisfare la richiesta di qualità ed eccellenza, rappresentando l’Italia del vino da Nord a Sud. Un viaggio variegato ed esteso che è riuscito ad appagare sia gli operatori del settore sia i neofiti appassionati. Nei banchi d’assaggio abbiamo naturalmente riscontrato un predominio numerico dei prodotti campani, con la presenza di oltre 40 realtà produttive: una giusta rappresentazione dell’aumento della presenza del patrimonio dei vitigni campani sui mercati nazionali e internazionali. La conferenza di presentazione di VitignoItalia 2020 La preview autunnale dedicata al vino italiano non si è però fermata qui. Infatti lo stesso 25 Novembre, presso la Sala Mascagni dell’Hotel Vesuvio (Via Partenope 45), ha avuto luogo il convegno “Sala e Vino: l’importanza del fattore umano” con ospiti di eccellenza quali Livia Iaccarino (Ristorante Don Alfonso 1890), il giovane Alessandro Perricone (Ristorante Relæ di Copenaghen), i giornalisti Eleonora Cozzella (gruppo Repubblica-L’Espresso) e Giuseppe Cerasa (Direttore de Le Guide di Repubblica). Infine Giuseppe Palmieri, maître e sommelier dell’Osteria Francescana di Modena, a cui è stata consegnata, durante il convegno, la nomina di Ambasciatore di VitignoItalia 2019/2020. Durante il talk show ciascun ospite ha avuto modo di riportare le proprie esperienze professionali nel campo della ristorazione, arricchendo specialmente il significato del servizio in sala. Interessanti le parole di Livia Iaccarino: «La sala è un luogo magico che deve avvolgere, travolgere. Perché se l’ospite non viene accolto nel migliore dei modi, non sentirà la necessità di ritornare. La sala è l’ambasciatore della cucina e, se è un lavoro fatto bene, permette all’ospite di poter carpire il gusto dei piatti al loro più grande potenziale. La sala è un lavoro che richiede comprensione e delicatezza» Ad arricchire questo messaggio ci pensa anche Alessandro Perricone, il quale afferma: «I clienti non si assomigliano mai, quindi la vera arte sta nel  saper adeguare il servizio in base alla persona che si ha di fronte. Questa è professionalità. La sala per me è amicizia, educazione ed empatia» Anche Giuseppe Palmieri si esprime in merito, ponendo specialmente l’accento sulla necessità di smettere di fare una distinzione tra sala e cucina ed evitare la ‘mostrificazione’ della sala. Aggiunge inoltre che l’umiltà è una caratteristica importantissima per far funzionare bene il lavoro in sala. In realtà è una caratteristica che lo ha accompagnato durante tutto il suo percorso professionale e che sta anche alla base del successo della Francescana. La grande versatilità del lavoro di Giuseppe Palmieri gli permette di poter comunicare con naturalezza con ciascuno utilizzando i linguaggi più disparati, da quello tecnico all’amatoriale. E la cosa più sorprendente è che gli switch e le commistioni di linguaggi non stonano, ma danno origine ad un ingranaggio che funziona alla perfezione. Immancabile un accenno da parte degli ospiti sull’importanza della carta dei vini. Possiamo dire che Livia, Alessandro e Giuseppe si sono ritrovati […]

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accordi @ DISACCORDI: la XVI edizione al PAN

Partita ieri, 5 novembre, al Pan, il Palazzo delle Arti Napoli, in Via dei Mille 60, la sedicesima edizione di accordi @ DISACCORDI, Festival Internazionale del Cortometraggio. Una rassegna gratuita che apre le porte a un viaggio alla scoperta della produzione cinematografica di durata breve.  Dal 5 al 9 novembre gareggeranno ottantasei cortometraggi e documentari selezionati. La giuria è presieduta da Guido Lombardi, vincitore del Leone del Futuro alla Mostra del Cinema di Venezia 2011, affiancato dal cantautore Nero Nelson, due volte premio David di Donatello, e dal regista Marcello Sannino. Il Festival, che vede la direzione artistica di Pietro Piazzamento e Fabio Gargano, presenta in gara quest’anno opere sul tema dell’ambiente, della sostenibilità ambientale e dei cambiamenti climatici e, in un’altra sezione, il rapporto tra cinema breve e migranti. Tutte le opere saranno proiettate, con accesso gratuito, al PAN, nella Sala Di Stefano e allo SMMAVE, Centro per l’Arte Contemporanea in Via dei Virgini 1. accordi @ DISACCORDI Festival Internazionale del Cortometraggio QUESTO IL PROGRAMMA DI MARTEDI 5 NOVEMBRE 2019 ore 17.00 – 19.30 PAN L’EREDITÀ – (Italia, 2019, 14’55” durata) – di Raffaele Ceriello con Massimiliano Rossi, Lucianna De Falco, Laura Borrelli, Gianni Sallustro, Nicla Tirozzi ALEKSIA – (Italia, 2018, 17’16” durata) – di Loris Di Pasquale con Maria Aliev, Karina Arutyunyan, Loris Di Pasquale, Pietro Bontempo, Lucia Rea IN HER SHOES – (Italia, 2019, 19’16” durata) – di Maria Iovine con Gabriele Sangrigoli PIZZA BOY – (Italia, 2019, 15’00” durata) – di Gianluca Zonta con Roberto Herlitzka, Giga Imedadze, Marita Iukuridze, Danilo De Summa, Cristiana Raggi LA RECITA – (Italia, 2017, 15’14” durata) – di Guido Lombardi con Myriam Kere, Grazia Nota, Fèlicitè Mbezele, Mariano Coletti, Valentina Curatoli, Pina Di Gennaro – 74.ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (Venezia) / 74h Venice Film Festival – Premio MigrArti 2017 SUFFICIENTE – (Italia, 2019, 8’37” durata) – di Maddalena Stornaiuolo, Antonio Ruocco, con Alessio Conte, Agostino Chiummariello, Pina Di Gennaro – 76.ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (Venezia) / 76th Venice Film Festival –Official Selection – Giornate degli Autori / Venice days BREAK – (Cina, 2018, 2’45” durata) di Riccardo Pavone – Animazione CLOSE – (Germania, 2019, 2’33” durata) di Stephanie Fischer, Bastian Brunke con Christine Göb-Kipp, Christian Schmidt,Henri Kipp THE OPEN DOOR – (India, 2019, 0’26” durata) di Suraj Pattanayak PRIMER CUENTO – (Argentina, 2018, 2’48” durata) di Mercedes Arturo con Mariana Gagliano L’evento continuerà fino al 9 Novembre, serata che si chiuderà con la proiezione dei cortometraggi vincitori e consegna, alla presenza dei giurati, dei premi come miglior cortometraggio, miglior cortometraggio campano, best international short film, migliore regia, miglior attore, miglior attrice, miglior documentario, premio del pubblico.  Qui il programma completo. Immagine: Comune di Napoli

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