Marc Chagall e il suo sogno d’amore invadono Napoli

Marc Chagall a Napoli

Marc Chagall a Napoli, tutti le informazioni

Dal 15 febbraio al 30 giugno, la Basilica della Pietrasanta-Lapis Museum di Napoli ospiterà all’interno della sua magnifica cornice la mostra “Chagall. Sogno d’amore” realizzata col contributo di Fondazione Cultura e Arte ed l’organizzazione e la produzione di Arthemisia.
Durante la presentazione e la conferenza stampa, abbiamo avuto modo di visitare l’esposizione e fare qualche domanda a Iole Siena (presidente di Arthemisia) e Dolores Dùran Ucar, curatrice della mostra.

Marc Chagall, l’adulto col cuore di fanciullo

Sono tanti i motivi che ci spingono a visitare una rassegna.
La semplice curiosità, il passaparola, l’amore sconfinato per quell’artista, l’interesse didattico. Da spettatore, sono svariate le occasioni che ci portano a passeggiare in silenzio tra le opere e la vita di qualcuno.
Qual è però la scintilla, la chiave d’accesso che porta un curatore a scegliere proprio quell’artista? A dedicargli tempo, a curarlo come una seconda madre, scegliendo appositamente ogni opera, allestendo un percorso definito, studiato per permettere a tutti di comprendere appieno la bellezza e la grandezza della sua arte?
Cercando di riassumere e concentrare questi quesiti degnamente, abbiamo posto una singola domanda alla curatrice Dolores Dùran Ucar:

Perché Marc Chagall?

Chagall è uno degli artisti più importanti del ventesimo secolo. 
Un artista indipendente, nel senso che quando lui è arrivato a Parigi c’erano le prime avanguardie, il cubismo, il surrealismo e lui non ha preso nessuna di queste strade. Lui desiderava soltanto la libertà. Scegliere le opere, non è così facile.
Abbiamo deciso di sottolineare due aspetti: la traiettoria di Chagall, con questo viaggio dal 1925 al 1985 e dall’altra parte, alcune tematiche fondamentali per la sua creazione. 
Si è cercato di riprendere tutto quello che secondo noi riprende appieno il pensiero di Marc Chagall. C’è l’amore, l’amore che muove il mondo, come diceva Chagall.

L’amore è indubbiamente la più facile, ma non per questo meno coinvolgente di altre, chiave di lettura di questa esposizione dell’artista bielorusso naturalizzato francese.
Ma la traiettoria, citata dalla curatrice Dolores Dùran Ucar, è indubbiamente la vera bellezza di questa mostra.
Cinque sezioni, cinque punti di partenza diversi che conducono inesorabilmente alla stessa destinazione: la vita e l’arte di Marc Chagall.
Se nella prima sezione Infanzia e tradizione russa possiamo osservare tele come Il Villaggio Russo, dove viene mostrata l’indimenticata Russia, è nella quinta sezione che vediamo sbocciare “l’amore che muove il mondo” con tele come Il Gallo Viola o Gli innamorati con l’asino blu.

Dietro quello che ci auguriamo sia un grande successo per la cultura e il  pubblico, c’è ancora una volta Arthemisia. Dopo aver portato una straordinaria e visitatissima mostra di Escher al Pan, ora tocca a Chagall. Per questo abbiamo provato a convincere Iole Siena, presidente di Arthemisia, a svelarci i suoi piani.

Arthemisia ha “scoperto” finalmente Napoli e sembra che Napoli risponda bene.
Quali sono i progetti per la città per il futuro, se può svelarci qualcosa?

È scattato un grande amore. 
Avevamo un piccolo tentennamento all’inizio, ma i risultati magnifici ottenuti con Escher con circa 140mila visitatori, ci ha aiutato a decidere di confermare e raddoppiare la nostra scommessa. Abbiamo cominciato una doppia collaborazione, pubblica col comune e privata con la Basilica della Pietrasanta.
Oggi apriamo con questa mostra, con l’idea che la Basilica diventi per noi un partner continuativo e che si possa portare qui diverse mostre l’anno.

Lei è sicura di non volerci svelare di più su queste mostre?

Sicurissima. Posso dirle però che sono già in calendario e una sarà proprio per l’autunno 2019.

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A proposito di Gennaro Esposito

Iscritto a Lettere Moderne, decide di abbandonare gli studi umanistici per l’ Università della Strada. Segue da qualche tempo i corsi di Marketing della Nocciolina Zuccherata. Alcune voci lo vogliono a La Repubblica, altre, invece, parlano di una sua assunzione a Il Fatto Quotidiano. Lui assicura di star seguendo una terapia psicofarmacologica per farle smettere del tutto.

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