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Eroica Fenice

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San Spiga a Napoli con un nuovo murale di Maradona

Ci sono unioni, gemellaggi, per dirla calcisticamente, che non smetteranno mai di esistere. Semifinali mondiali Italia – Argentina in cui non sai per chi tifare, perché non vuoi mancare di rispetto all’eroe dei due mondi, colui che ad un certo punto della sua carriera decise di caricarsi sulle spalle una città intera e diventare il condottiero più amato dai napoletani.

Trent’anni fa Napoli viveva un’annata che sarebbe stata capace di segnarla per il resto della sua vita. Dopo un anno trascorso con il cuore in gola, smorzato dai ruggiti domenicali di Fuorigrotta e accompagnato sul divano dalle leggendarie telecronache di Salvatore Biazzo, Diego Armando Maradona, tra una punizione e un pallonetto, lancia la città in un’apoteosi a forma di Tricolore che unisce per sempre la sua vita al colore azzurro e lo piazza al fianco di San Gennaro, in qualità di condottiero e difensore di una napoletanità di spirito, prima ancora che calcistica.

Non poteva che celebrarsi in Vico Lungo Gelso, nella caratteristica location di O’Vascio, del suo ambiente accogliente, intriso di ricordi di una Napoli antica, l’inaugurazione del nuovo murale di San Spiga per celebrare D10S. Arriva dalla Patagonia, tifa per il Boca e dalla sua bocca è difficile percepire una parola che non sia accompagnata dalla continua emozione che sbuchi dagli occhi. Santiago ci chiama fratelli, sembra aggirarsi per i vicoli dei quartieri con la leggerezza di un napoletano che ha ben chiaro lo spirito che lo accompagna dalla nascita, quello di un popolo che da secoli si ribella allo strapotere, calcistico e non, di un Paese che guarda sempre più al Nord e che dal Sud invece avrebbe tanto da imparare.

Per la seconda volta in città, Santiago si racconta, partendo dalla sua prima esperienza, un anno fa, quando decise di omaggiare Diego con il primo murale in occasione del trent’anni dal goal di mano più famoso della storia. La sua amicizia con Salvatore Iodice, nata per caso e che da allora non si è più fermata.

San Spiga, una vita nel nome di D10S

I paragoni con Messi, gli inevitabili confronti che hanno entusiasmato gli ultimi anni della scena calcistica, sono gestiti da Santiago in modo pacato, ma molto chiaro: “oggi c’è Messi, gioca per l’Albiceleste e quindi lo ammiro. Ma Diego è nel mio cuore, quella è un’altra cosa”.

Dopo San Giovanni a Teduccio, ove mai ve ne fosse stato bisogno, un nuovo Maradona nasce nei vicoli della città. La sensazione, per fortuna, sembra essere sempre la stessa: fin quando ci saranno persone disposte a trasmettere passione e attaccamento per una maglia dal colore azzurro e persone come San Spiga pronte a recepirlo a braccia aperte, il mito di Diego continuerà ad aleggiare per sempre nel ventre di questa piccola grande città.

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