La Tattoria di Chef Rosario Avolio, un ristorante assai Foodish

La Tattoria di Chef Rosario Avolio, un ristorante assai Foodish

Una cucina genuina, semplice ma carismatica. Un ambiente luminoso e accogliente, dal design moderno. Siamo stati da La Tattoria, locale che proprio in questi giorni festeggia il suo primo anno di attività. Durante la cena stampa, organizzata dalla giornalista Federica Riccio, abbiamo avuto modo di provare in prima persona la cucina del suo proprietario, Rosario Avolio, Tatto Chef, vincitore del programma Foodish di Joe Bastianich.

Cos’è la Tattoria?

Sito nel cuore del Vomero, il ristorante prende il nome dal soprannome che i nipotini hanno coniato per lo chef. Il legame con la famiglia è il centro di gravità permanente attorno a cui si orienta la cucina del napoletano, che ama riproporre le ricette dell’amata nonna, vere e proprie coccole per lo stomaco e per l’animo. «Il profumo del soffritto, lo sbuffo della salsa sui fuochi fanno sentire a casa della nonna» spiega Tatto Chef, «e questa stessa sensazione voglio che si avveri nella mia trattoria». Le stesse coccole che dedica a ognuno dei suoi clienti, che accoglie con una gentilezza e una simpatia fuori dal comune. Quarantotto sono i coperti di questa trattoria che sorprende per l’arredamento, il quale si discosta dai fastidiosi topoi estetici che caratterizzano moltissime realtà partenopee. «Non è una semplice trattoria» ribadisce lo chef, ma una vera e propria trattoria moderna, «bensì una seconda casa per gli amanti del gusto e della convivialità, dove l’atmosfera è familiare, dove ci si sente subito a proprio agio».

Napoli e la sua tradizione, intesa come patrimonio di ricette e prodotti riconosciuti anche dall’elenco dei PAT della Regione Campania, trovano massima espressione nei piatti proposti, che sorprendono per la cura nei dettagli e per l’equilibrio nei gusti. Di questo e di tanto altro abbiamo parlato con lo chef.

Intervista a Rosario Avolio, “Tatto Chef”

Come è nata la tua passione per la cucina?

«La passione nasce da mia nonna. Ricordo che, abitando con lei, ero affascinato dal suo mondo culinario: con piccole cose riusciva a far mangiare tutti i nipoti. È qualcosa che mi ha trasmesso lei».

Come si ritrova la cucina della nonna in questo esperimento culinario?

«Mi piace che chi viene qui faccia un tuffo nel passato. Questi piatti, come la scarola imbottita, la parmigiana, il peperone, sono cose che mangiavamo da piccoli e che adesso mi piace riproporre ai miei clienti. Nel menù troviamo sempre lardiata, ragù, pasta alla genovese, tutti quei piatti che racchiudono i segreti delle ricette della mia famiglia».

L’esperienza a Foodish com’è andata?

«È stata una bellissima esperienza. Non mi aspettavo di vincere, anche perché siamo giovani; eravamo aperti solo da un anno quando ho partecipato. Oltretutto il mio piatto (la pasta mista con ceci e vongole) non era solo della tradizione, ma sposava innovazione e tradizione. È stato un piatto d’impatto, a cui ho dedicato il nome di Joe Bastianich, ed è diventato subito un cult, richiestissimo. È stata una bella esperienza».

Quali sono i piatti forti e quelli più venduti de La Tattoria?

«Qui il piatto forte è sicuramente la scarola, per cui vengono da tutta Italia, oltre Napoli, anche dal Nord. Come contorno, il peperone. Come primo piatto, c’è una bella scelta tra genovese, scarpariello e pasta e patate con la provola. Uno dei più richiesti è chiaramente il piatto “Joe Bastianich”, diventato il nostro cavallo di battaglia. Ma anche la genovese, la pasta e patate e lo scarpariello: i classici, insomma. Nel menù la tradizione è il filo conduttore, con proposte come lardiata, ragù, spaghetti con polpo alla luciana e alle vongole, alici fritte e baccalà».

I vegetariani cosa mangiano qui?

«Il vegetariano lo accontento con una bella scarola; la parmigiana – perché è fatta semplicemente con formaggio, basilico e pepe, come faceva la nonna. In alternativa, può mangiare uno scarpariello fatto col pomodoro. Faccio anche una sorta di pasta con ricotta non preparata con il ragù: non c’è carne, è un condimento semplice a base di solo sugo».

Piatto imperdibile La firma dello chef (tradizione e carisma)
Scarola imbottita Il sapore autentico della ricetta della nonna, un vero e proprio “piatto della memoria” che attira clienti da tutta Italia.
Pasta mista “Joe Bastianich” Il piatto vincitore di Foodish. Una pasta con ceci e vongole che unisce la tradizione a un tocco di innovazione, diventato il cavallo di battaglia del locale.
Grandi classici (genovese, scarpariello) L’esecuzione impeccabile dei pilastri della cucina napoletana, preparati secondo i segreti di famiglia per un’esperienza genuina.

Ecco i piatti provati durante la cena stampa da La Tattoria:

  • Polpette
  • Scarola e peperoni imbottiti
  • Melanzane alla pullastiello
  • Parmigiana
  • Pasta allo scarpariello (per i vegetariani) – pasta mista con ceci e vongole “Joe Bastianich” (per gli altri)
  • Torta al limone

Come si mangia e quanto si spende

Ma veniamo al sodo: come si mangia da La Tattoria? La nostra esperienza è stata decisamente positiva, gustosa e foodish. Dall’antipasto al dolce, passando per l’ottimo scarpariello, ogni pietanza ci ha convinto, specialmente lo scarpariello.

E il conto? Questo ristorante si colloca in una fascia di prezzi medi, che abbiamo trovato più che onesti. Per un pasto completo, con antipasto e primo, si può prevedere una spesa attorno ai 30 euro a persona. Un importo più che giustificato dalla qualità indiscutibile delle materie prime (tutte di origine campana), dalla generosità delle porzioni – che non lasciano mai insoddisfatti – e, non per ultimo, dall’atmosfera calda e accogliente che fa sentire subito a casa.

La Tattoria: indirizzo, orari e contatti

Indirizzo: Piazza Cosimo Fanzago, 117 – Napoli (Vomero)

Telefono: 081 0431927

Orari di apertura:
Aperto tutti i giorni
Pranzo: 12:15 – 16:30
Cena: 19:30 – 24:00

Articolo aggiornato il: 17/09/2025

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A proposito di Marcello Affuso

Direttore di Eroica Fenice | Docente di italiano e latino | Autore di "A un passo da te" (Linee infinite), "Tramonti di cartone" (GM Press), "Cortocircuito", "Cavallucci e cotton fioc" e "Ribut" (Guida editore)

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