Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La categoria Food contiene 259 articoli

Food

Barittico è la prima salumeria di mare nel vomerese

Ha aperto nel cuore del Vomero, in via Merliani 51A, la prima Salumeria di mare: il Barittico.Il progetto nasce dall’incontro di un gruppo vario ed eterogeneo unito dalla passione per il pesce e le sue svariate declinazioni. Stiamo parlando degli ingegneri Bruno Sensenhauser e Stefano Toscano, l’economista Marco Matrecano e lo chef Vittorio Zigarelli, già insieme nel progetto Panamar, specializzato nei panini di mare. “Barittico” nasce con un’idea innovativa e un format senza precedenti sul territorio. La Salumeria di mare fa della sperimentazione il suo punto forte proponendo piatti come il salame di tonno, la porchetta di ombrina e la pancetta di salmone. Abbiamo intervistato i fondatori, che ringraziamo per la loro disponibilità, per scoprire com’è nata questa proposta culinaria alternativa ed originale. Intervista ai titolari di Barittico C’erano una volta due ingegneri, un economista e uno chef. Com’è nato questo gruppo e l’idea di aprire un’attività insieme? Il gruppo nasce 3 anni fa, quando abbiamo deciso di aprire Panamar. Inizialmente eravamo 3 amici che, dopo esperienze lavorative diverse, avevamo il sogno di realizzare un progetto nuovo. Poche settimane prima dell’apertura del primo locale di via scarlatti, conoscemmo lo chef. Ci fu subito unione di intenti e il progetto partì immediatamente. Cosa rende unico il format del Barittico rispetto a tutte le altre offerte di cucina di mare nel vomerese? Barittico è un format unico nel suo genere. Proponiamo taglieri con salumi di mare.  Un prodotto nuovo, frutto di anni di studio e prove in cucina. Com’è nata l’idea di tagliare il pesce a mò di carne? L’idea è nata dalla necessità di creare un prodotto diverso, nuovo e unico. Con orgoglio possiamo dire che barittico è il primo format italiano dedicato esclusivamente ai salumi di mare. L’utilizzo del pesce in modo alternativo caratterizzava già il vostro precedente progetto Panamar. Come mai avete scelto di aprire un nuovo ristorante sempre sulla linea del pesce piuttosto che creare un’alternativa di carne? Abbiamo scelto di continuare aprendo un format con prodotti ittici piuttosto che carne, perché, dopo anni di esperienza,ci sentiamo molto preparati. Il lockdown ha costretto alla chiusura già nelle prime fasi di preparazioni del locale. Ciò ha inciso positivamente o negativamente sul progetto? Il lockdown ha inciso sicuramente in maniera negativa. Però ci ha spronato a migliorare, a cercare alternative e a creare valore aggiunto con misure straordinarie. Infine, a quale clientela si rivolge il Barittico? E’ da considerarsi un posto per mangiare a pranzo e cena o proponete anche aperitivi e piccoli assaggi? Barittico si rivolge a una clientela propensa a provare sapori nuovi. Proponiamo abbinamenti di prodotti ittici e cocktail. Al momento siamo aperti dalle 17 alle 2 di notte, siamo un format di aperitivi-apericena. Il menù è composto da 3 taglieri di dimensioni diverse, abbinati a prodotti di pasticcieria di mare, di rosticcieria di mare e crudi. Immagine copertina: ufficio stampa

... continua la lettura
Food

Festival degli Artisti del Gusto, recensione della serata

Si è tenuto martedì 8 settembre, presso Villa Diamante a Posillipo, l’atteso “Festival degli Artisti del Gusto”, evento che raccoglie e mette insieme una parte delle vaste eccellenze enogastronomiche campane. Immersi nel verde dei giardini di Villa Diamante, in una (nuovamente) calda serata di un martedì di fine estate, nel rispetto di tutte le misure di sicurezza e linee guida Covid 2019, gli invitati hanno potuto riappropriarsi, in parte, di una perduta, o almeno messa in stand-by, normalità: e non poteva esserci occasione più ghiotta, per ricominciare a vivere gli eventi e la ricchezza che il nostro territorio ci propone. Anche quest’anno l’ideazione e l’organizzazione di Angela Merolla non hanno deluso le aspettative, proponendo, a tutti i partecipanti della serata, piatti che spaziavano dalla tradizione culinaria campana, come la pizza fritta con cicoli e ricotta, fino ad arrivare a rivisitazioni di ricette e piatti tipici, assemblati con materie prime e ricette mutuate da varie parti del mondo, come i decisamente orientaleggianti gyoza ripieni di carne di bufala cilentana, con l’intento di creare un ideale ponte che possa unire tradizione e innovazione, oriente e occidente. Non da meno anche le mani e le menti dei sapienti pastry chef, presenti alla manifestazione di gusto, sono stati in grado di prendere la tradizione e rivisitarla creando, ad esempio, monoporzioni di pastiera fredda, o il dessert “percochella” con riduzione di vino rosso (un dolcetto che fa palpitare i cuori di molti, al ricordo di pranzi domenicali estivali all’insegna della percoca nel vino, il più classico dei classici), passando per i più classici cestini di frolla, crema pasticciera e fragoline, ai babà ripieni di crema al limone in infusione. A coronare la serata, un accompagnamento di vini tipici campani, bianchi, rossi e rosati, passando per il caffè e l’ammazzacaffè, rappresentato da un amaro a base di erbe, e da vari infusi alcolici, dai variegati gusti di liquirizia, camomilla e lime, basilico e peperoncino, e così via. Nell’augurarci che questo Festival degli Artisti del Gusto possa rappresentare solamente il primo passo verso una, non ancora del tutto, ritrovata normalità, approfittiamo di eventi come questi per ricordarci, in primis, di quanto ricco, fecondo e diversificato sia il nostro territorio, offrendoci la possibilità di poter sperimentare contaminazioni di gusti e sapori sempre nuovi, mantenendosi però sempre familiari e sottolineando quanto siano importante la contaminazione culturale e l’incontro di culture diverse, che sia a tavola o nella vita. Immagine copertina: Marcello Affuso

... continua la lettura
Food

Ohana Pokè Napoli: sentirsi a casa alle Hawaii

Pesce crudo fresco di qualità, riso, verdure, frutta, tutto in una bowl dai colori freschi e vivaci. Ohana Pokè è il nuovo piccolo locale nel cuore del Vomero dove sperimentare la migliore cucina hawaiana e gustare ciotole coloratissime e freschissime pokè da comporre a seconda dei gusti personali o già pre-composte. Un piatto leggero, fresco e poco calorico, che nella lingua hawaiana significa “tagliare a pezzi” e si riferisce all’ingrediente principale:  il pesce, che è quasi sempre crudo.  Il pokè combina riso (riso jasmime, riso venere, riso da sushi ) con vegetali e cubetti di pesce crudo o cotto (salmone crudo speziato, tonno crudo speziato, ricciola cruda, gamberi, pescato del giorno alla piastra), salse, semi, spezie, frutta secca e topping vari. Ohana Pokè nasce dal sogno di due fratelli, Fabrizio e Flavia Loprete , giovani ristoratori, con già molti anni di esperienza nel campo della ristorazione nazionale e internazionale. ai quali Lilo e Stitch hanno insegnato che  * OHANA SIGNIFICA FAMIGLIA *. «Ohana significa famiglia, e nella famiglia nessuno rimane indietro»– dice Fabrizio Loprete «Significa sentirsi a casa e prendersi cura dell’altro. Il nostro obiettivo è quello di far gustare la spensieratezza e la serenità dell’estate, i profumi e i sapori tropicali tutto l’anno, allargando sempre di più la nostra famiglia. Abbiamo pensato proprio a tutto all’interno di Ohana Pokè, dall’offerta culinaria tipica giappo-hawaiana, all’arredamento curato in dettaglio nei suoi infiniti colori, per far sentire i nostri clienti alle Hawaii, ma nel pieno del quartiere Vomero».   Ohana Pokè: le Hawaii a Napoli Il pokè è la nuova tendenza culinaria approdata a Napoli e proveniente dalle isole Hawaii.  Si tratta di un’insalata coloratissima da comporre a seconda dei gusti personali. Il piatto, nato dalla fusione della cucina giapponese con quella hawaiana, deriva dalla tradizione dei pescatori delle isole Hawaii, che erano soliti preparare la pietanza con gli scarti del loro pescato e mangiarlo come spuntino. La base del piatto è, invece, il riso, sushi o integrale, oppure la quinoa, la misticanza, gli spaghetti di riso o l’insalata mista, cui viene aggiunto salmone, tonno, gamberi (scottati, al vapore o, quasi sempre, crudi). Il condimento prevede, in diverse combinazioni, salsa di soia, olio di sesamo, lime, latte di cocco, ecc. con aggiunta di spezie. La ciotola viene, infine, completata con un topping di wakame, edamame, avocado, ecc.  Ohana Pokè è un locale, intimo e accogliente, che mixa la tradizione culinaria hawaiana con quella campana e giapponese. Propone una cucina fusion, che spazia dalle poke bowls tradizionali a bowls rivisitate rivisitati in chiave napoletana (Riso sushi, cozze di Bacoli, datterino giallo, zucchine, tarallo sbriciolato), passando per i rolls fino alle sweet bowl. Il sogno della cucina Hawaiana: Fabrizio Loprete si racconta «Ho iniziato nel campo della ristorazione quando ero molto piccolo e nel giro di qualche anno a Milano sono riuscito nella gestione di diversi ristoranti. La mia passione per la cucina orientale ha avuto inizio quando ho iniziato a viaggiare molto e ho avuto modo di conoscerla a fondo. Ho amato tanto, […]

... continua la lettura
Food

SfogliateLab di Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo a piazza Dante

SfogliateLab, il noto brand di bar-pasticceria di Vincenzo Ferrieri con sede storica a piazza Garibaldi, apre un secondo punto vendita a piazza Dante, 80, il primo luglio, a vent’anni dall’apertura della prima sede: un’apertura che è anche rinascita, un buon auspicio per lasciarsi alle spalle un periodo terribile: è al padre Salvatore, guarito dal Coronavirus, che il figlio Vincenzo dedica quest’apertura, un nuovo inizio denso di speranze e preludio di un successo garantito dalla fama della brand, ormai baluardo della tradizione pasticciera napoletana da tre generazioni, tra storia e creatività. Stanchi del solito aperitivo a base di patatine e olive? Niente paura! Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo di SfogliateLab   Sabato 25 luglio Vincenzo Ferrieri presenta il nuovo aperitivo a base di sfogliatelle rustiche nella nuova sede di SfogliateLab: un ottimo menù a base di sfogliatelle ricce rustiche, connubio di tradizione ed innovazione per soddisfare ogni palato, da gustare in compagnia. Una deliziosa sfoglia croccante, come insegna la tradizione, che avvolge -letteralmente- i sapori tipici della cucina napoletana: salsicce e friarielli, peperoni, melanzane, provola, ricotta e salame. Per chi invece avesse voglia di dolce, nel menù del nuovo punto vendita SfogliateLab non possono di certo mancare le celebri Sfogliacampanelle, sfogliatelle ricce dolci classiche, al cioccolato, al pistacchio, ricotta e pera o in altre varietà in una particolare forma conica che ricorda, appunto, una campanella. Ma la fantasia di Vincenzo Ferrieri non si ferma qui: il nuovo bar-pasticceria di piazza Dante reinventa una ricetta tipica della tradizione dolciaria italiana in una presentazione decisamente originale e iconica della nostra città. Si tratta del Mokamisù, un tiramisù, preparato nella sua ricetta classica, servito all’interno di una moka che il cliente può portare a casa con sé. Un oggetto immancabile nelle case degli italiani e, particolarmente, dei napoletani, dove il caffè è oggetto un vero e proprio culto, un rito che si ripete più volte in un giorno e che ha del sacro in tutte le sue fasi, dalla preparazione fino alla degustazione. Cantava Domenico Modugno, nella celebre canzone dedicata al caffè di Modugno e Pazzaglia, “Ah, che bellu cafè, sulo a Napule ‘o sanno fa’/ e nisciuno se spiega pecché / è ‘na vera specialità!“. Una presentazione innovativa di uno dei dolci più apprezzati e conosciuti tanto in Italia quanto all’estero della nostra tradizione dolciaria nazionale, che di certo attrarrà tanto i turisti quanto gli affezionati avventori napoletani del locale. Al centro di piazza Dante, ai piedi della statua del Sommo Poeta uno striscione recita: “Essere napoletani è meraviglioso”. Seduto ad uno dei tavolini di SfogliateLab, centrale rispetto alla piazza, gustando le sue ultime prelibatezze in una delle piazze più belle e vitali della città, è impossibile dubitarne. Foto di Serena Schettino  

... continua la lettura
Food

Francesco Scarano: la #verynormalpizza di Tarumbò

Il ristorante-pizzeria di Francesco Scarano: Tarumbò. Tarumbò è il titolo di una famosa canzone dell’indimenticabile Pino Daniele, tratta dall’album Bella ‘mbriana del 1982. C’è chi, però, ispirato dal brano del famoso artista partenopeo, ha deciso di chiamare così anche il suo Ristorante-Pizzeria. Stiamo parlando dell’imprenditore Francesco Scarano, la cui attività, avviata nel 2008, in collaborazione con il maestro pizzaiolo Raffaele Mancino, si trova sulla strada provinciale Grumo-Sant’Arpino, all’interno del complesso Cinema-Teatro Lendi. Tarumbò: pizza, teatro e cinema Il ristorante-pizzeria Tarumbò offre una grande superficie di parcheggio e propone un’ampia sala interna da 120 coperti e una esterna (con gazebo) da 200 coperti. Nella sala interna è evidente il legame del locale col mondo teatrale e cinematografico: su gran parte delle pareti, infatti, sono affissi poster di personaggi come Eduardo De Filippo e Sofia Loren, nonché locandine di famose pellicole, come Vacanze Romane e Colazione da Tiffany. Tarumbò, dunque, dedica attenzione non solo ai sapori della sua cucina, ma anche all’aspetto scenografico con cui accoglie anche artisti come Biagio Izzo, Carlo Buccirosso, Maria Nazionale, Nino D’Angelo, Giacomo Rizzo, Sergio Assisi, Serena Autieri, per citarne alcuni, quando sono in scena al Teatro Lendi con i propri spettacoli teatrali. Dal 2017 Tarumbò è una pizzeria associata AVPN (Associazione Verace Pizza Napoletana). #verynormalpizza: intervista a Francesco Scarano In occasione della ripartenza post lockdown, Francesco Scarano ha lanciato l’hashtag #verynormalpizza per manifestare la volontà di ritornare alle origini della tradizione gastronomica partenopea, evitando influenze troppo innovative nella propria filosofia ristorativa. Per saperne di più  Eroica Fenice gli ha rivolto qualche domanda. Tarumbò è il nome di un celebre brano di Pino Daniele. Che legame ha la pizzeria con Napoli? La pizzeria ha un legame molto intenso con Napoli e soprattutto con la tradizione culinaria napoletana, anche dal punto di vista della passionalità, rispetto a come vengono preparati i nostri piatti, a partire ovviamente dalla pizza. Per prepararla cerchiamo di rispettare pienamente tutti i canoni della tradizione napoletana, così come per altri piatti tipici della cucina napoletana, come il famoso crocchè. Inoltre, un legame strettissimo con Napoli è dato dal fatto che la nostra è anche un po’ la pizzeria dei tifosi. Napoli è molto legata anche al calcio, di conseguenza chi viene al Tarumbò sa che può seguire tutte le partite, ma soprattutto le partite del Napoli, sul maxischermo, da sempre questo… Come è nato il sodalizio con Raffaele Mancino? Il sodalizio con Raffaele Mancino ha una storia anche, tra virgolette, commovente perché la persona che me lo presentò oggi non c’è piú, ossia suo padre. Il padre di Raffaele si presentò un giorno qui in pizzeria da solo e mi disse queste parole: “Mio figlio è un apprendista pizzaiolo”. La cosa che mi colpì è quando disse: «E sa fare pure l’impasto». Cosí gli dissi di lasciarmi il numero. Chiamai il padre che mi portò Raffaele, giovanissimo, con il suo carattere – che tuttora ha, anche se, vista la confidenza, si è sciolto parecchio – un po’ introverso. Iniziò così a lavorare qui e […]

... continua la lettura
Food

Sapori sotto le stelle: i sapori della costiera al Goccia a Mare di Salerno

Lo scorso 6 luglio, nella splendida cornice del ristorante Goccia a Mare di Salerno, un altro lunedì di gusto dell’Osteria VinoRosso di Nocera Superiore si è rivelato un successo. Cosa c’è di meglio di una gustosa cena in costiera amalfitana, sotto un cielo stellato, durante una sera d’estate? Per nulla casuale, quindi, il nome scelto per la cena evento organizzata dalla blogger enogastronomica Angela Merolla, Sapori sotto le stelle. Sapori in perfetta armonia tra loro, risultato del talento dello chef Andrea Ferrara, il quale ha proposto alcuni dei piatti migliori che realizza ogni giorno presso l’Osteria VinoRosso, accompagnato dalla sapiente arte dell’esaltazione del gusto da parte di OPERA Chef at Home, capitanata da Fabio Ometo con i colleghi Francesco Onze e Tommaso Di Palma. Il tutto valorizzato dal lavoro irreprensibile dello staff capitanato dai maitre di sala Walter Perna La Torre e Alessandro Esposito. Goccia a Mare: un menù esclusivo sotto le stelle Un vero viaggio attraverso i sapori della celeberrima costiera, in cui sono state toccate tutte le “tappe” del gusto: ad aprire le danze mozzarella di bufala, ricotta alla colatura di alici di Cetara e scamorza al limone; antipasti di terra presentati da VinoRosso tra cui involtini di zucchine con ricotta e caciocavallo irpino e involtini di melanzane con provola affumicata e salsa di datterini. Antipasto di mare presentato dalla squadra di OPERA Chef at Home, la cosiddetta Trilogia Posillipina composta da: trancetto di tonno con crema di broccolo romanesco, gamberi scottati su salsa di porro e bocconcini di ricciola in tempura al finocchietto con crema di ricotta e pomodoro. Come primi piatti hanno trionfato l’eccellente Scarpariello Scostumato proposto da VinoRosso e il risotto con crostacei e agrumi di OPERA Chef at Home, seguiti da secondi a base di pesce tipici del luogo: baccalà fritto con cipolla di Montoro e alici di Cetara fritte. “Ciliegina sulla torta” (è proprio il caso di dirlo), lo show-cooking del maestro pasticcere Sabatino Sirica avente come tema il babà, il re dei dolci partenopei. A rendere la serata un evento degno di essere ricordato tra i più importanti nel settore, la presenza dello chef stellato Giovanni De Vivo, le partnership di rinomate aziende come Solania, Arte e Pasta, Caseificio Latte e Sale, Panificio De Pascale, Oleificio Di Giacomo, Giannitessari, Le Origini, Antica Distilleria Petrone. Degni di nota i vini abbinati, tra cui il rosato annata 2019 Le Origini Aglianico, e i liquori tra cui ELIXIR FALERNUM dell’Antica Distilleria Petrone. Immagine in evidenza: Sandro Borrasso Art Photographer

... continua la lettura
Food

Villa Soglia: il nuovo format di Giuseppe Maglione e Bifulco

Villa Soglia, Macelleria Bifulco e Daniele Gourmet – Giuseppe Maglione sono le tre eccellenze riconosciute sul panorama della ristorazione che si sono unite per nuovo concept ambizioso in cui convivono le anime di tre imprenditori illuminati e di tre province: Salerno, Napoli e Avellino. Tre brand affermati che hanno deciso di radunare le forze per rilanciare la lussuosa residenza di Castel San Giorgio con un format che coniuga sperimentazioni di gusto, contaminazioni culturali e materie prime prelibate in un contesto onirico di rara bellezza. «Crediamo fortemente che l’unione delle forze in questo momento particolare possa arricchirci reciprocamente e rilanciare l’economia – esordisce Nobile Soglia, titolare di Villa Soglia – Per questo in una fase alquanto delicata ho deciso di investire in un progetto che coinvolge partners con un riconosciuto livello di eccellenza come Daniele Gourmet – Giuseppe Maglione e Bifulco Carni». A Villa Soglia la pizza di Giuseppe Maglione Dolcemente avvolti dalla magnificenza della natura, giovedì 2 luglio il romantico giardino di Villa Soglia, nata come abitazione dell’ultimo Principe di Salerno Ferrante Sanseverino e oggi un vero locus amoenus, ha accolto la stampa per la presentazione di questo nuovo format. Tre sono stati i menu degustazione previsti e curati da Bifulco Macelleria, punto di riferimento per carni certificate e ottimamente frollate, e da Giuseppe Maglione, titolare e pizza chef di Daniele Gourmet, presente con la sua brigata ‘in Villa’ per coordinare ogni dettaglio con dovizia di particolari. «È vero, può sembrare audace portare la pizza, storicamente un alimento povero, in una location così lussuosa, – spiega Giuseppe Maglione – ma ho sempre creduto nella pizza anche come strumento di mobilità sociale, di convivialità, di incontro tra ceti e culture, il risultato di un vero e proprio processo sociale di cui il pizzaiolo e il consumatore sono parte». Soglia, Bifulco, Daniele Gourmet è una triade già ben consolidata che basa la propria collaborazione su qualità e fiducia l’una verso gli altri. Un modo per reagire alla crisi post Covid-19 offrendo sempre il meglio, in totale sicurezza, ad una clientela esigente che non si accontenta del buono, ma in una cena ricerca anche atmosfera, bellezza, arte e cultura. Il nuovo format “In Villa”: il menu Dopo la visita della meravigliosa Villa cinquecentesca, lo staff ci ha accolto con un meraviglioso piatto composto da Crocchè di Patate di Avezzano e di patate violette, arancino con riso Arborio e riso integrale, frittatina napoletana con Mortadella Classica Presidio, Slow Food – Mozzarella panata e Montanara classica. Dopo, ancora come benvenuto, una Caponata di Tonno Manzetta dei Laghi con Pomodorini confit rossi&gialli e acciughe di Cetara. Abbiamo continuato con una carrellata di pizze squisite di Daniele Gourmet – Giuseppe Maglione e Bifulco Carni ci ha presentato un Filetto Manzetta dei Laghi frollatura 30 giorni con olio al fumo e cristalli di sale Maldon e Rib-Eye Angus frollatura 60 giorni ai carboni ardenti. «Insieme a Nobile Soglia e Macelleria Bifulco abbiamo previsto tre percorsi gastronomici – spiega Giuseppe Maglione – due proposte legate al mondo della pizza […]

... continua la lettura
Food

Cantina La Barbera: autenticità e contemporaneità

Cantina La Barbera presenta una nuova veste, più leggera e contemporanea. L’omonimo palazzo ottocentesco del Vomero accoglie i clienti di Cantina La Barbera catapultandoli subito in un’atmosfera riservata, intima e serena. Il piccolo giardino segreto è curato nei minimi dettagli, con un suggestivo pergolato in fiore e le lampade da tipica route francese, perfetto per apertivi e cene romantiche o in compagnia. Ubicato in via Morghen 36/A, ti trasporta subito lontano, ancora prima di dar spazio al gusto. Chef Margotti e Ferrucci: Cantina La Barbera tra confronto e collaborazione Proprio l’attenzione al gusto ha spinto i due chef, Igor Margotti e Fabiana Ferrucci, a sviluppare una nuova proposta culinaria. I due si definiscono mente e braccio della cucina e rivelano che la completa collaborazione e il confronto sono il loro ingrediente segreto. Proprio da questo nasce l’idea di alleggerire il menù, anche e soprattutto in relazione alla stagione estiva, con la proposta di piatti freddi, come gli spaghettoni cold alla caprese in 2d e crumble di pane panko al profumo di limone. Di questo piatto la chef Fabiana Ferrucci parla con particolare soddisfazione: proporre un piatto di riciclo saporito fatto con acqua di pomodoro e acqua di mozzarella è l’esempio di un modo progressivo e intelligente di fare cucina. Accanto alle pietanze leggere, compaiono pietanze di mare. Il pesce è una vera novità in un locale storico, nato nel 1999, che ha reso nel tempo la carne e i formaggi il proprio punto di forza. Ritroviamo quindi una tagliatella con pesto di sedano, lampuga al grill e pomodorino nero aromatizzato al Lapsang e una bistecchina di lampuga crudo con scarola alla napoletana. Cocktail menù, la proposta di Francesco Esposito Tra le eccellenze del locale c’è sicuramente la carta dei vini, realizzata dal degustatore e sommelier Ais Steffen Wagner, autore delle frequenti serate di degustazione organizzate nella cantina del ristorante insieme ai produttori di vino. Ma anche sotto questo punto di vista, Cantina La Barbera si rinnova: dalla collaborazione con il bravissimo Francesco Esposito, nasce una proposta contemporanea di cocktail-menù, capace di esaltare e incorniciare le pietanze. Ritroviamo quindi l’”Islakula”, dolce e acido, da accompagnare agli antipasti e “Il conte in cantina”, un Negroni rivisitato con Grand Marnier e Vermouth extra dry, dal sapore corposo, per esaltare i primi e tanti altri ancora. Insieme alla dacquoise e mousse al tiramisù e al semifreddo alla mandorla e frutti di bosco, servito insieme al cocktail “Dalì”, la serata si conclude con parole di speranza, con la chiara volontà di tutto lo staff di esserci e di voler restare, di rinnovarsi insieme ai tempi ma di non perdere la propria autenticità. Addetto stampa: Laura Gambacorta

... continua la lettura
Food

Piatti gourmet e pizza gourmet: l’evoluzione dell’eccellenza

La società italiana degli ultimi anni sta rivolgendo sempre di più la sua attenzione al cibo in tutte le sue sfaccettature: se accendi la tv puoi facilmente incappare in programmi che parlano di ricette, format di sfide culinarie di ogni genere, quali Masterchef, I quattro ristoranti, Cucine da incubo, I menu di Benedetta, Fatto in casa da Benedetta (ma l’elenco è davvero poco esaustivo), che vengono trasmessi in tutti i canali televisivi. Anche nelle trasmissioni tv che parlano d’altro ci si riserva uno spazio per spiegare una ricetta o far venire il cuoco di turno. E sempre più spesso si sente parlare di piatti gourmet. Ma cosa significa gourmet? «Gourmet solitamente descrive, in gastronomia, una classe di ristoranti, cucine, pasti o ingredienti di alta qualità, altamente sofisticati, con grande attenzione alla presentazione e all’aspetto della pietanza. Negli Stati Uniti, viene usato per descrivere il cibo dal gusto elitario, con un’avversione contro quello populista. Gourmet è anche una classificazione tipica del settore gastronomico per gli alimenti di qualità premium; alimenti e bevande, come il caffè, sono spesso divise tra una qualità standard e una “gourmet”» (Wikipedia). Gourmetè un movimento alimentare nato negli Stati Uniti nel 1980 che non accettava più il tipo di alimentazione adottato dalla stragrande maggioranza della popolazione, perché non lo considerava adeguato. Dagli anni Duemila, il movimento, espressione di una classe sociale medio-alta, ha iniziato a dare importanza agli aspetti salutistici del cibo e alla sua provenienza, opponendosi in pratica al concetto di “Fast food” che impera tutt’oggi. Quindi negli USA gourmet rappresenta la cucina che si oppone al “cibo-spazzatura” mentre in Italia, dove la cucina è nella gran parte dei casi già un’eccellenza, gourmet designa il grado superiore dell’eccellenza.  Pertanto, la cucina gourmet dovrebbe innanzitutto far bene alla salute esaltando il palato con gusti ricercati, utilizzando ingredienti selezionati. L’innovazione va bene ma sempre nel rispetto della salute del commensale. (Fonte: ideegreen.it). Spesso si sente parlare di Pizza gourmet: la differenza con una pizza tradizionale sta proprio nella scelta degli ingredienti, ad esempio usando varietà tipiche come i Pomodorini del Piennolo del Vesuvio e la Mozzarella di bufala campana DOP, anziché la semplice passata di pomodori. Da qualche anno è nata l’Associazione Pizza Napoletana Gourmet che persegue l’obiettivo di promuovere e valorizzare la Pizza Napoletana Gourmet in Italia e nel mondo. Secondo l’associazione la pizza per essere definita gourmet deve essere realizzata con ingredienti freschi e di stagione, preferibilmente del territorio. La pizza è soprattutto il risultato di un “processo di ricerca, sperimentazione e anche innovazione”. Grande importanza viene data all’impasto, preparato con farine di tipo 1 e 2. Tra le pizzerie di Napoli che aderiscono all’associazione ci sono: 50 KALÒ – NAPOLI; PIZZA GOURMET DI GIUSEPPE VESI – NAPOLI (VOMERO E VIA CARACCIOLO), e tantissime altre. Molti sono i piatti gourmet e innumerevoli i siti web dal quale è possibile scaricare le ricette, tra gli altri ricordiamo: ricettegourmet.com e italiangourmet.it. Chiudiamo con una ricetta gourmet che ci piace particolarmente perché prende un piatto cult della tradizione napoletana […]

... continua la lettura
Food

Cuzzetiello napoletano: guai a chiamarlo panino!

Il cuzzetiello napoletano, pronunciato come “cuzztiell“, è uno dei “piatti” più conosciuti e apprezzati della cucina tradizionale napoletana; immancabile a pranzo o a cena, pronto da essere farcito. Il cuzzetiello può essere farcito, o meglio, riempito con qualsiasi cosa, dal ragù di carne alle verdure sott’olio, dai salumi al formaggio, qualsiasi alimento può donargli una peculiarità difficilmente immaginabile se non lo si assaggia. Uno dei simboli della cucina napoletana Il cuzzetiello a Napoli è il simbolo di una vera e propria usanza culinaria tradizionale delle case napoletane da numerosi decenni. Con questo nome viene infatti indicata una delle due fette alle estremità del filone di pane cafone. Ottenere il classico cuzzetiello è semplicissimo, basterà eliminare la mollica al suo interno e aggiungere qualsiasi cosa si preferisca. Dal punto di vista tradizionale e sociale è conosciuto anche come “marenna del fravecatore”, ossia merenda del muratore, che può esser solito mangiare panini colmi di salumi, generalmente, o pietanze del giorno prima. Oggi questo street food lo troviamo servito anche in alcuni pub, negozi di alimentari, paninoteche, bistrò. Oltre al classico ripieno di polpette al sugo, nel corso del tempo, sono nate diverse varianti, volte a soddisfare tutti, dai vegetariani ai vegani. Ognuno, a Napoli, nei diversi locali, soprattutto del centro storico, potrà gustare un saporito cuzzetiello, farcito a proprio piacimento. Il cuzzetiello, un piatto adatto a tutti… o quasi Sicuramente, chiunque deciderà di mangiare questo “caposaldo” della tradizione culinaria napoletana, non dovrà avere timore di sporcarsi, addentandolo. Esso, infatti, si mangia rigorosamente con le mani, essendo un cosiddetto “cibo da strada” e potrebbe succedere che uno degli ingredienti della farcitura scivoli via, cadendo da quello che si configura come un vero e proprio recipiente (a base di pane cafone). Il cuzzetiello è un’esperienza di vita, che potrebbe dire molto anche sulla personalità di chi lo addenta. Molti napoletani, soprattutto ristoratori, affermano che esso non sia adatto a tutti, soprattutto se si temono i sapori forti, i gusti densi di sapidità, e la consistenza del pane, spesso intriso dell’olio di cottura della pietanza con cui si farcisce il cuzzetiello. Nel caso del ragù ad esempio, il cuzzetiello sarà intriso di sugo al pomodoro, quindi risulterà ancora più gustoso e sapido, dal sapore forte ed inconfondibile. Di certo non è una vivanda leggera, ma rappresenta una tradizione viva di Napoli, che ne dimostra i suoi mille volti e sfumature. Il cuzzetiello non è un semplice “panino” Sarebbe quasi scontato sottolineare che il cuzzetiello non è un semplice “panino”, esso è piuttosto una pietanza completa, con più elementi culinari tipici napoletani. Il cuzzetiello è uno dei simboli di Napoli, e ad ogni morso sembrerà quasi di assaporare l’essenza stessa della città, magari passeggiando per le strade principali, ammirando il centro storico, i monumenti, le caratteristiche bancarelle. Sicuramente facile da preparare, è il simulacro della grandezza propria delle massaie napoletane, è la storia del settore gastronomico della Campania, tramandato di generazione in generazione.  [Immagine in evidenza: https://itineraridellacampania.it/luoghi/o-cuzzetiello-ovvero-la-tipica-merenda-napoletana]

... continua la lettura