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Eroica Fenice

La categoria Food contiene 248 articoli

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Wine Lovers in quarantena, l’iniziativa di Wine and Thecity

In questo periodo di reclusione forzata è partito il progetto Wine Lovers in quarantena, lanciato da Wine&Thecity, l’impresa culturale che celebra l’ebbrezza creativa e la cultura del vino. L’obiettivo è quello di fare rete in questo periodo di grande isolamento domestico, di condividere (anche se solo virtualmente) esperienze e consigli enologici. Pertanto, dallo scorso 21 marzo, l’account Instagram wineandthecity_napoli si è arricchito di un nuovo contenuto multimediale. Condividere la cultura del vino Ogni giorno sul canale IGTV Instagram di Wine&Thecity vanno in onda brevi videomessaggi – della durata di uno o due minuti – che personaggi più o meno noti (influencer e giornalisti del settore, pizzaioli di fama e Stelle Michelin, produttori vitivinicoli e personaggi del mondo della cultura) hanno registrato da casa propria, nei quali raccontano cosa bevono in tempo di quarantena. Ciascun personaggio consiglia un vino da bere tra aneddoti, suggerimenti e riflessioni. In tanti hanno aderito all’iniziativa tra cui il pizzaiolo Gino Sorbillo, da sempre al fianco di Wine&Thecity, lo scrittore Maurizio De Giovanni, lo chef Stella Michelin Luciano Villani de La Locanda del Borgo di Aquapetra Resort, Roberto Di Meo, Presidente Assoenologi Campania e vignaiolo che, nella sua casa di Avellino, degusta un calice di Fiano di Avellino 2018 dell’azienda di famiglia. Ancora, lo chef Stella Michelin Domenico Candela del ristorante George del Grand Hotel Parker’s di Napoli, il collezionista e gallerista Peppe Morra che, sorseggiando l’aglianico dell’Antica Vigna di San Martino, racconta come coltivare la bellezza in questo periodo di quarantena; Fiorella Breglia di Cucino per amore che invita a brindare con le bollicine di Ca’ del Bosco. Tanti i contributi di giornalisti ed esperti del settore da tutta Italia: Antonio Paolini dalla sua casa in Abruzzo, Luciano Pignataro da Salerno, Licia Granello da Torino, Antonella Amodio, Santa Di Salvo da Napoli, Camilla Rocca dal Lago di Garda. Wine Lovers in quarantena: intervista a Donatella Bernabò Silorata Per saperne di più sull’iniziativa Wine Lovers in quarantena abbiamo rivolto qualche domanda a Donatella Bernabò Silorata, fondatrice di Wine&Thecity. Com’è nato il progetto “Wine Lovers in quarantena”? In modo del tutto casuale, parlando al telefono con un amico che mi raccontava di aver stappato un importante rosso toscano, una di quelle bottiglie da grandi occasioni. Mi descriveva il vino e ho pensato, «dai mandami un video messaggio che te lo pubblico come consiglio alla community di Wine&Thecity». Da qui l’idea di coinvolgere altri amici a raccontarsi e a raccontarci cosa stanno bevendo in questi giorni di quarantena. All’iniziativa hanno aderito in tanti, non solo personaggi del settore enogastronomico, ma anche del mondo della cultura. Sì, perché il vino è cultura, il vino è una passione trasversale. E anche perché, da sempre, attraverso Wine&theCity promuoviamo in maniera del tutto non convenzionale la cultura del vino, del bere bene. Sono orgogliosa e grata di aver ricevuto i contributi di Maurizio De Giovanni e di Peppe Morra ed altri ne arriveranno. Dal momento che siamo obbligati a stare a casa, come possiamo acquistare vino in questo periodo di quarantena? Tante […]

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Cantina La Barbera: la nuova proposta del locale vomerese

Cantina La Barbera: la rivoluzione del gusto con gli chef Igor Margotti e Fabiana Ferrucci. L’edificio Ottocentesco in Via Morghen, tra le zone più suggestive del quartiere Vomero, ospita negli ambienti spaziosi delle due sale superiori, della taverna e del giardino pensile, la Cantina La Barbera, luogo del gusto dal 1999. Fondata da Alberto Turco, scomparso prematuramente nel 2018, il locale vive ancora lo spirito del suo ideatore, grazie alla curatela dei suoi due amici, Antonio Pizzo e Alfonso Maria Avitabile, cultori della tavola e perdutamente innamorati del progetto della Cantina. Gli chef Igor Margotti e Fabiana Ferrucci contribuiscono oggi a saldare un’intesa culinaria che non teme di unire alle novità delle sue proposte i grandi classici della carta della Cantina La Barbera. Un trionfo di sapori è quindi la variegata selezione di formaggi proposta dal maestro Elio Testa. Con emozione racconta di un amore nato da quando, ancora piccolo, lo chiamavano Calimero, mentre rivolgeva gli occhi stregati dal basso verso il bancone di quelle leccornie che “colleziona” tutt’oggi, giocando con gli accoppiamenti e proponendo esperienze degustative raffinate. Tra queste, il Quadrello di capra alla salvia, dal sentore delicato; lo Stregato alla menta, frutto di lungo lavoro, uno dei formaggi portanti della tradizione casearia italiana, affogato nella strega beneventana e foderato di menta fresca; il Portocereja, dolce, erborinato di mucca consistente ma infiltrato dal vino liquoroso del Porto e coperto di ciliegia rossa di Vignola; il formaggio Fiori di Arancio, infiltrazione siciliana al Passito di Pantelleria, giocato con arancio trattato con l’erborinato di mucca come il Portocereja, la resa finale è qui di una consistenza meno marcata, piuttosto una crema morbidissima; il Blufalimo, primo dedicato alla Campania, lavorato meticolosamente su certezze di gusto. Punto di forza della Cantina La Barbera è la carne alla brace nella sue varianti più pregiate e, grazie all’impatto creativo dello chef Igor Margotti, anche nei tagli meno nobili, alla base di piatti delicati come la Tartare di diaframma di manzo con crackers di capperi, polvere di pomodoro e maionese di limone, e il Quinto quarto, cialdina di pane all’origano, cremoso al pecorino. Accoppiamenti interessanti quelli previsti per le variazioni di meat balls, una tavolozza di colori nel menu della Cantina La Barbera: si sono ottenuti così il Ragù inverso (fondente di pomodoro nel ripieno), il Burger di maialino nero in salsa di provola, il Black Angus, cremoso di zucca e chips di provolone piccante, e l’Absolute di vitellone bianco. Tra i classici intramontabili e irrinunciabili anche nella rivoluzione della nuova carta, i primi piatti di Riso acquerello, cremoso di blu di bufala e tartare di black angus e gli Ziti alla genovese. Lo chef Fabiana Ferrucci presenta la nota dolce della proposta della Cantina La Barbera, con la sua Sfera di cioccolato callebaut ripiena di rocher al cocco. Lo spazio della cantina, reso accessibile nei suoi ampi locali dal 2012, gode dell’intimità che l’esperienza enogastronomica è in grado di ispirare. La Cantina La Barbera si nutre della competenza del sommelier e degustatore Ais: Steggen Wagner. […]

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Opera Restaurant e le nuove esplosioni di sapore

Opera Restaurant, sito in via Simone Martini 2, regala agli ospiti la magia di sentirsi distanti, avvolti da una calda atmosfera che rende labili i confini. Il locale presenta un’impressionante commistione di stili che combaciano alla perfezione: il cocktail bar tipicamente americano, le ampie tende di velluto sulle vetrate da hotel di lusso e un incredibile albero della vita al centro della sala. Il tutto perfettamente incorniciato da un affascinante gioco di specchi, luci e musica che nel fine serata ci trasportano idealmente all’interno di un lounge bar newyorkese. Il locale, aperto quasi da un anno, vive ora di un’impronta rilevante, quella dello Chef Raffaele Campagnola che, dopo aver lavorato come braccio destro dello stellato Gianluca D’Agostino, prende le redini di Opera Restaurant con un nuovo e innovativo menù. La scelta è mirata e studiata: materie prime di alto livello, cotture semplici che ne rispettino la qualità, rispetto dell’ambiente (100% plastic free) e sapori esplosivi. Tutto ciò si basa su una scelta locale, oltre che su una particolare dedizione per i prodotti fatti a mano, come i grissini al burro e il pane bianco ottenuto con il lievito madre. I piatti di Opera Restaurant: ideazione e gusto L’idea dei piatti nasce sicuramente da un’attenta collaborazione e una particolare premura per i prodotti di stagione. La prova del gusto è, però, la detentrice della conferma: protagonista assoluto è il Mediterraneo, con una cura particolare rispetto alla classicità napoletana, avvolta da note orientali e americane. Spiccano l’uovo poché, il carciofo con fonduta di pecorino e pane croccante, i tortelli con genovese (questi ultimi due tra i preferiti dello chef) e la ribs di maiale di Parma con friarielli e crema di patate. Tra le proposte di pesce, invece, risaltano i mezzi paccheri con vongole veraci, lupini e broccoli baresi, gli spaghetti al ragù di seppie con pinoli e cicoria, il baccalà al vapore con cipolle in agrodolce e insalata di rinforzo. Sicuramente la proposta del menù degustazione permette di dare il giusto spazio ad ogni pietanza, oltre che a lasciarsi condurre attraverso un pensiero mirato e studiato. La cucina si dimostra pronta ad adattare la sua impronta personale alle diverse necessità del cliente, adoperandosi velocemente nell’accontentare richieste vegane e celiache, senza rinunciare al gusto. Questo sicuramente grazie ad un importante ed efficace lavoro di squadra che lo chef Campagnola tiene a sottolineare, dimostrando gratitudine per i suoi collaboratori: Daniele Pace e Simone Vicchiariello. Anche i dessert si differenziano per il sapore: la cheesecake rivisitata e il tortino con cioccolato e castagne con ganache di cioccolato bianco sono precedute da una vera esplosione, un mini predessert al frutto della passione che inebria totalmente il palato. I dolci sono poi accompagnati da cocktail particolari e frutta. L’attenzione per il vino, invece, resta centrale: si è scelto di prediligere cantine pregiate ma anche distanti da scelte classiche, per rendere, anche sotto questo punto vista, l’esperienza di Opera Restaurant unica ed esclusiva. Attraverso questo piacevole viaggio tra gusto, musica e atmosfera una cosa arriva diretta: il […]

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Bertie’s Bistrot a Nola: un viaggio tra sapori esotici e tradizionali

Pressdinner di presentazione del menù primaverile del Bertie’s Bistrot di Nola. Materie prime di ottima qualità del panorama campano accostate a sapori esotici e freschi, come lo zenzero e l’alga in polvere. Il Bertie’s Bistrot si trova a Nola, in Via dei Mille n. 50, in provincia di Napoli. Già dall’entrata si percepisce il calore e la piacevolezza dello spazio interno, arredato in stile post-industriale e con una forte presenza dell’elemento legno. Ad addolcire e abbracciare lo sguardo sono inoltre le luci calde e soffuse che illuminano l’ambiente e catapultano immediatamente i commensali in una dimensione intima e rilassata. Questa è l’atmosfera che ci ha accolti e che ci ha permesso di poter godere a pieno del percorso culinario, minuziosamente studiato e curato dallo chef Valentino Buonincontri. Buonincontri non concepisce il cibo soltanto come mera esperienza sensoriale, ma lo associa anche ad un momento di convivialità e condivisione. Proprio per questo, tra le altre novità del Bertie’s Bistrot, troviamo l’introduzione del menù “Family Style” che si costruisce proprio sulla filosofia della condivisione, servendo tutte le portate dall’antipasto al dessert  a centrotavola in un unico piatto. Welcome Aperitif itinerante del Bertie’s Bistrot All’insegna della socialità e convivialità, siamo stati accolti al Bertie’s Bistrot da un aperitivo itinerante sul bancone in legno del locale in cui abbiamo assaggiato l’irresistibile Carrozzami, un croccante di mozzarella di bufala, per poi continuare con le alici in tempura e, degne di particolare attenzione, le ribs di maialino  croccanti accompagnate da un chutney di mela annurca, un accostamento perfetto per chi ama piatti vivaci e  agrodolci . In abbinamento agli assaggi dell’aperitivo, abbiamo provato la rivisitazione del Cocktail french 75, dalle tonalità fresche e perfetto per riequilibrare il palato dai sapori forti e corposi. Dinner Come antipasto abbiamo assaggiato un hot dog di polpo su un letto di patata concia. Un piatto che si è presentato molto equilibrato nell’esecuzione. Una nota di merito va alla cottura, effettuata a basse temperature per un tempo prolungato, che ha reso il gusto e la consistenza del polpo molto soffice e piacevole. Continua a sorprendere il Bertie’s Bistrot con la proposta dei due primi: Ravioli con ricotta, vongole, zenzero e polvere di alghe tritate e Risotto, piselli, limone e taleggio di bufala mantecato all’olio al rosmarino. Piatti che stuzzicano la fantasia di chi li legge sul menù e che non deludono nel sapore. L’accostamento del ripieno di ricotta dei ravioli con lo zenzero è ottimo e descrive a pieno la freschezza del menù primaverile e del vino abbinato, l’Aryete, un caprettone maturato in anfora dalle note delicate e floreali della casa vinicola Setaro. Come secondi la proposta è molto semplice. Abbiamo assaggiato un piatto a base di pollo, miso e croccante di verdure. A seguire una selezione ottima  di carne di bovino e suino alla brace, con cui siamo passati dalla cottura al sangue fino alle carni ben cotte.  La bottiglia di “Don Vincenzo”, un lacryma christi riserva del 2014 sempre prodotta dalla cantina Setaro, è riuscita ad esaltare e a […]

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Al President di Pompei ricette d’autore all’olio d’oliva

Al ristorante President di Pompei, lo chef stellato Paolo Gramaglia ha presentato lo scorso martedì 18 febbraio un menu d’eccezione con un prodotto di qualità: l’olio DOP “Colline salernitane” dell’azienda Olivarte. Un prodotto antichissimo e pregiato, ricco di benefici per la salute, nonché alimento centrale della cultura mediterranea: l’ olio d’oliva, le cui origini risalgono all’età minoica, è indissolubilmente legato alla storia dell’uomo sia per la sua capacità di impreziosire qualsiasi cibo, rappresentando un ottimo alleato per la salute e la bellezza del corpo, sia per i risvolti economici che il suo commercio ha avuto nei secoli. Il cosiddetto “oro verde” della dieta mediterranea, grazie ai suoi componenti antiossidanti, svolge una preziosa azione protettiva contro le malattie cardiovascolari e l’invecchiamento. Il suo consumo può favorire il miglioramento dei valori pressori, ridurre il colesterolo cattivo e aiutare a prevenire le malattie metaboliche, come il diabete. Nell’antichità, era molto diffusa la credenza che l’olio d’oliva conferisse forza e giovinezza. Nell’antico Egitto, Grecia e Roma, veniva infuso con fiori ed erbe per produrre medicine e cosmetici.  Proprio per celebrare l’importanza dell’olio d’oliva, al President di Pompei presso gli Scavi è stato presentato da Paolo Gramaglia un menu interamente dedicato all’olio DOP Colline salernitane” prodotto dall’azienda Olivarte di Anna Smeraglia . L’azienda ha fatto della divulgazione in tutto il mondo dell’eccellenza dell’olio extra vergine prodotto nella provincia di Salerno la sua missione. Attraverso un lavoro pluriennale, l’azienda produce, commercializza e promuove l’olio extravergine DOP “Colline salernitane” e quello da “Agricoltura biologica”. Un riconoscimento europeo che indica un prodotto agricolo o alimentare il cui ciclo produttivo, dalla materia prima al prodotto finito, si svolge in un’area geografica ben delimitata e non riproducibile altrove. Lo straordinario menu all’olio d’oliva proposto da Paolo Gramaglia al President di Pompei Ciascuna portata è stata il risultato di un connubio più che riuscito tra la maestria dello chef e l’eccellenza dell’olio proveniente dal territorio del Cilento: ad inaugurare la degustazione, una zuppetta di farro, orzo, bacche di goji, mirtilli rossi e passion frutta, crema di olio extravergine Olivarte spalmabile, accompagnata da una selezione dei pani antichi pompeiani. Come primo piatto, un mischiato potente in trafila di bronzo cotto in sette essenze di mare, calamari, bottoni di impepata di cozze, alghe ed anemoni di mare; il secondo, un baccalà alla napoletana, scottato sulla sua pelle, salsa di pomodorino corbarino alla marinara, patate viola, fior di capperi e olive. Il dessert era l’ultima novità proposta da Olivarte: cioccolatini all’olio d’oliva classici, al peperoncino e al limone. Insomma, al President di Pompei si incontrano storia, cultura e gusto che danno origine a qualcosa di unico in campo enogastronomico, sempre all’insegna dell’alta qualità.   Fonte immagine: https://www.facebook.com/ristoranteppresidentinpompei/photos/a.10151299591282994/10157497065682994/?type=1&theater  

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 Mommò, il nuovo panino di Gaetano Genovesi per Cipajo

Il pizzaiolo Gaetano Genovesi e il pub di Fuorigrotta Cipajo si incontrano per realizzare insieme il panino “Mommò”, che dal 3 febbraio è disponibile nel locale di Via Francesco Morosini, 44. Il pub è presente anche a Giugliano in Via S. Giovanni a Campo 8, e a Frattamaggiore in Via Padre Sosio del Prete, 26/28. È un format che unisce cibo, passione e gioventù. E lo si percepisce dall’aria che si respira entrando nel pub, molto giovanile, seppur professionale e con un menù che ha l’obiettivo di fondere la tradizione del nostro territorio con l’innovazione. L’idea di unire queste due realtà campane arriva dall’istituzione di Stefano Siviero, giovane creativo che sviluppa contenuti per il web. «Ho provato a creare questa sinergia qui per qui, perché credo molto nelle energie positive che lascia la mia terra. Tutto è nato da una riflessione sui social network che hanno praticamente distrutto ogni tipo di distanza, spezzando in maniera drastica i tempi. È vero che i social, utilizzati bene, sono produttori di legami ed opportunità anche se spesso ci spingono a vivere con dei ritmi poco umani. Ed è vero anche che in un attimo potrebbero cambiarti la vita. Siamo tutto ciò che postiamo, nel bene e nel male. Chiaramente mi affascinano le storie di ragazzi che con sacrifici riescono a raggiungere massimi livelli grazie all’appoggio di questa rete immensa di canali virtuali. A fronte di chi vorrebbe raggiungere tutto e subito. Ecco l’ispirazione al nome del panino “Mommò” che in italiano si traduce “adesso”, “ora” pronto ad unire le realtà del territorio rispettando i valori di tempo, dedizione e talento». Il Mommò di Cipajo – Genovesi ci ha conquistato! Noi di Eroica abbiamo avuto il piacere di provare in anteprima il nuovo panino di Cipajo e siamo rimasti del tutto entusiasti del connubio fra i diversi ingredienti. Prima di provare la nuova creazione abbiamo degustato patatine sale e limone e tre tipi diversi di polpettine: quella classica preparata con la carne macinata, quella di pollo sfilacciato con cottura a legna in salsa barbeque e infine la polpettina di tracchia con pesto di basilico. Anche le polpettine hanno soddisfatto appieno le nostre aspettative. Per quanto riguarda il panino, esso punta ai prodotti del territorio, in quanto farcito con cheese steak di maialino nero casertano cotto a bassa temperatura, provolone del monaco, cotoletta di provola dei Monti Lattari e zucca stufata. Ottima la cottura della carne, molto gustosa e ben bilanciata con gli altri ingredienti. Per finire in dolcezza finger di panettone di Capri che lo chef Pasquale Rinaldo, volto della trasmissione “La prova del cuoco” su RaiUno, ha creato in partnership con Cipajo. «Sono molto contento di aver realizzato questa collaborazione con dei giovani imprenditori del nostro territorio. Abbiamo provato a creare un qualcosa di diverso rispetto al solito ma al tempo stesso gustoso, genuino e all’altezza della situazione» spiega Gaetano Genovesi, titolare dell’omonima pizzeria in via Alessandro Manzoni 26/i. E voi cosa aspettate a provare il nuovo panino di Cipajo? Alessia Giannino  

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La pizza Bulgogi di Grumè: la tradizione dai sapori orientali

La pizza Bulgogi di ispirazione coreana è la protagonista del menu di Grumè, in via San Domenico, 65, a Grumo Nevano, che esalta i sapori tradizionali con carne pregiata. A Napoli, come in tutto il resto della Campania, la pizza è sacra. È fatta di sapori, regole e immagini ben precise. Decidere di svincolarla dalla sua fissità, dal suo concetto ben preciso è lavoro arduo e, a tratti pericoloso. Ma il segreto è trasformare una novità in una proposta vincente attraverso la creazione di un’identità precisa, la stessa che ha ricercato Giuseppe Gargiulo, consulente marketing, quando ha dato inizio alla sua collaborazione con Grumè. Si tratta della prima bracepizzeria in Italia che propone una vasta scelta di carne di alta qualità, proveniente da allevamenti di fiducia e, addirittura, scelta grazie alla consulenza di esperti veterinari, in abbinamento alla pizza tradizionale. Quest’ultima non passa certamente in secondo piano e ci tiene a precisarlo Ernesto Cibelli: l’utilizzo di un pre-fermento, oltre a diminuire il picco glicemico, permette all’impasto di restare soffice anche quando la pizza si è ormai raffreddata, senza assumere quella sgradevole consistenza gommosa. Nasce la pizza Bulgogi Grumè Nasce, così, la pizza Bulgogi che prende nome e profumi dalla cucina coreana (bul indica “la carne” e gogi “il fuoco”): dopo essere stata cotta nel forno a legna con latticini e olio extravergine di oliva, è servita al tavolo accanto ad una pietra ollare, a disposizione dei clienti per preparare la carne, da soli o con l’aiuto dei camerieri, secondo il proprio gusto personale. Raggiunta la cottura gradita, si aggiungono gli straccetti sulla pizza e si procede all’assaggio. La carne subisce un precedente processo di marinatura: il manzo è insaporito da una salsa a base di olio di semi di sesamo, salsa di soia, pepe, cipollotto, aglio, miele sale e pepe, mentre al maiale si aggiunge aglio, rosmarino, timo, cipolla e, addirittura, caffè. Ma anche i fritti esaltano la qualità della carne: il crocchè alla brace accosta alla patata la pasta di salame, mentre timballo di tagliolini alla bolognese accentua il gusto del macinato. Non si rinuncia mai ai sapori della nonna, non solo perché ogni pizza passa dalla cucina prima di giungere in sala, per diventare una vera pietanza, ma anche per la proposta irrinunciabile della pizza con il classico ragù partenopeo, accostato alla mozzarella di bufala DOP, esaltato proprio dalla leggerezza dell’impasto. Non mancano ulteriori esempi dell’incontro carne-pizza nel resto del menù. E, così, si giunge al dessert: la tortina magra al cioccolato, un’antica ricetta siciliana, presenta accanto al cioccolato fondente, ai pinoli e all’uva sultanina un trito di filetto rosolato al burro. La proposta del locale, comunque, prevede anche fritti classici e pizze della tradizione, oltre che quelle con baccalà e tonno. I fratelli Angelo e  Crescenzo Rennella e il loro cugino Sandro Giglio, i tre titolari del locale, dimostrano, così, di aver creato un brand differente da ogni altra braceria e pizzeria, che non rinuncia alla qualità di nessun prodotto e di nessun gusto.

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Giallo datterino presenta le nuove pizze invernali

Si è svolta martedì 28 gennaio la presentazione delle nuove pizze winter edition della pizzeria Giallo Datterino a Villaricca, provincia di Napoli: dalla collaborazione con lo chef stellato Paolo Gramaglia. Sono cinque le pizze che si vanno ad aggiungere alla rosa di quelle già presenti nel menù della pizzeria. Giallo Datterino le cinque proposte winter edition Lo chef Paolo Gramaglia ha presentato le cinque nuove pizze della Giallo Datterino winter edition, che decide di cavalcare l’onda della fusione tra tradizione e modernità. Con la volontà di accontentare un pubblico sempre più esigente ed attento ad abbinamenti e rivisitazioni dei grandi classici, così come i palati di clienti di qualsiasi età. Si parte con Porgi l’altra guancia, una pizza ricca e tipicamente invernale, che presenta stracotto di guanciale di maiale, provola di Agerola, all’uscita perlacee di cicorietta, chips di cotica croccante, quenelle di patate ai 3 pepi, basilico, parmigiano e olio extravergine d’oliva. Il carciofo della domeniche napoletane, una pizza che strizza l’occhio al tipico contorno domenicale delle famiglie napoletane, ‘a carcioffola, che si presenta con una vellutata di carciofo di Schito, provola di Agerola, all’uscita carciofo in 2 cotture al vapore e alla brace, pancetta tesa, mousse di alici, servita in una cloche al fumo di carciofo. Bruschetta…Mi, una pizza più fresca e leggera delle precedenti, ma che comunque richiama i sapori e le sensazioni della tradizione più povera e semplice, composta da fumetto di suino al vino rosso in pomodoro corbarino, provola di Agerola, all’uscita filetti di pomodoro semi-dry, fonduta di provolone del Monaco e spuma all’essenza di bruschetta. La zeppola di genovese di Paolo Gramaglia incontra il forno di Ciro Spinelli, una pizza alla cui base troveremo una vera e propria ciambella di pasta choux, fritta e cotta al forno, ripiena di genovese su salsa di pecorino. Il goloso del cioccolato, per concludere in bellezza con un dolce fatto di un tris di sfere fritte, cuore ripieno di ricotta al miele, ricoperte di cioccolato bianco, fondente e al latte. Non resta che andarle ad assaggiare tutte alla pizzeria Giallo Datterino Corso Europa 310-322 Villaricca.

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Joker Craft beer pub, territorio e bontà a Napoli

Siamo stati a cena da Joker Craft beer pub e… Un salto in un’altra dimensione fatta d’arte di riciclo, cimeli degli anni ’80 e tanta voglia di stupire. Questo è il mood che si respira al Joker Craft beer pub, nuovo punto di riferimento del mangiar e bere di qualità al Vomero. Materie prime, gusto e territorio. Marco Tomacelli ha allestito il suo locale su questi tre fondamentali assunti che trovano il loro riscontro in un menù in cui spiccano eccellenze campane sapientemente elaborate per adattarsi al contesto più informale di un pub.  Dalla pancetta arrotolata di Carmine Crispino (Piedimonte Matese) alla caciotta fresca di bufala del caseificio Ponticorvo di Alvignano, presenti nei taglieri, all’hamburger di maialino nero casertano inserito nel pane casereccio, nessun ingrediente è lasciato al caso. Anzi, è frutto di una attenta ricerca, di studio e di una sconfinata passione. Discorso simile si può fare per l’arredamento, in cui spiccano i mosaici inspirati allo stile del famoso artista viennese Hundert Wasser, che stupisce per creatività e si sposa in modo armonioso con l’anima nostalgica e creativa di Marco. Joker Craft beer pub, un’ottima alternativa ai locali vomeresi Il Joker è, quindi, un pub indipendente ovvero un pub che non segue i binari della grande distribuzione, è un pub “no logo” che si oppone alle logiche del mercato attuale, e va alla scoperta di piccoli produttori e artigiani campani, birrifici italiani dando visibilità e nome a identità nostrane che fanno parte delle nostre origini, dimenticate dalle masse. Un pub dalla proposta food alternativa e di birre artigianali di grande eccellenza, che si muove in una logica di ricerca e sperimentazione. Il contatto diretto con i produttori, gli assaggi, la scoperta e la conoscenza delle materie prime utilizzate, di chi produce il pane con l’antico forno, di chi fornisce carni genuine da allevamenti nostrani, come pure i formaggi e i salumi. Al Joker Craft beer pub si utilizzano metodi di cottura alternativi che conservano le proprietà nutrienti degli alimenti e ne esaltano i sapori. Joker è la carta fuori dal mazzo, quella diversa che si distingue in quanto uguale solo a se stessa, quella polivalente e nello stesso tempo unica. Joker che negli arcani rappresenta lo spirito libero geniale e imprevedibile, che sta sempre un passo avanti, è progressista e sognatore. INFO UTILI Joker Craft beer pub Via Francesco De Mura 35, Napoli Facebook: Joker Napoli Instagram: joker_napoli

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Ris8, il riso della piana di Sibari a Napoli

Magisa, azienda indipendente nata sul suolo calabrese, ha presentato il riso di loro produzione alla stampa il 29 gennaio durante l’evento Ris8 (o anche RisOtto), tenutosi presso la taverna La Riggiola in Via Satriano 12, a  Chiaia Magisa, storia dell’azienda Fondata a Sibari nel 2004 e resa operativa nel 2006, la riseria Magisa vede a capo le sorelle Maria, Giusi e Sara Praino (da cui deriva anche il nome, che altri non è che l’acronimo delle prime lettere dei loro nomi), affiancate dal padre Giancarlo. Da allora l’obiettivo dell’azienda, che può contare 450 risaie, è quello di esaltare le proprietà organolettiche del riso prodotto nella piana di Sibari, la cui coltivazione risale al 250 d.c., tramite l’uso di tecniche artigianali e a basso costo nella lavorazione in tutte le sue fasi. Un riso che, grazie anche al sole, la vicinanza al mare e le temperature miti, può vantare caratteristiche uniche. Ris8, resoconto della degustazione La stampa ha avuto  l’opportunità di assaggiare il riso della piana di Sibari durante Ris8, un evento di degustazione tenutosi a La riggiola a Chiaia, taverna fondata nel 2017 da Pietro Micillo e ai cui fornelli troviamo lo chef Francesco Pucci, le cui origini calabresi si sono fatte sentire nella preparazione dei sei piatti proposti. Questi ultimi sono stati accompagnati dai vini prodotti da due aziende vitivinicole: la napoletana CantaVitae, fondata a Marano da Michelangelo Schiattarella e la calabrese Spadafora, giunta alla quarta generazione di produttori di vino. La degustazione Ris8 si è aperta con un panino di farina Jemma farcito con scarola e sashimi di baccalà. La Jemma è una tipologia di riso nero creata da Giancarlo Piano e dal dottor Giandomenico Polenghi, adatta a chi segue uno stile di vita sano. L’antipasto dal retrogusto dolce anticipa una delle prime tre portate, il riso nero al salto con fagioli a formella e cozze che rappresenta in pieno il felice connubio tra un classico della cucina partenopea e l’uso di una materia prima proveniente direttamente dalla Calabria. A seguire, il risotto Karnak, una variante del riso Carnaroli, con zafferano, burro acido, ostrica grattugiata e caviale. Anche qui un piatto gradevole, sebbene pecchi leggermente di sapore per via della lieve supremazia dello zafferano sugli altri ingredienti. La contaminazione con la gastronomia napoletana prosegue prima con un sartù di riso, preparato seguendo la ricetta tradizionale, e con un bottone di riso Jemma ripieno di ricotta e torzella, posato su un letto di genovese. Anche qua il sodalizio tra i prodotti di due diverse regioni del sud è riuscito, come dimostra anche il dessert costituito da una cassata di farina Jemma cotta nel forno. La bravura e le intuizioni di chef Pucci riescono nell’intento di valorizzare il prodotto delle sorelle Praino, cosicché da rendere partecipi anche i giornalisti della qualità di un riso che non ha nulla da invidiare a quello delle grandi produzioni industriali. Anzi, queste ultime avrebbero soltanto da imparare da piccole realtà come questa! A noi di Eroica Fenice non resta che ringraziare La Taverna Riggiola […]

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