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Eroica Fenice

La categoria Food contiene 96 articoli

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FaceFood, tra social, risate e gusto

È stato presentato venerdì 21 settembre FaceFood, nuovo interessante format che punta sul binomio eccellenze gastronomiche – spettacolo Dall’esperienza decennale della giornalista ed esperta di food Laura Gambacorta e dal genio di uno dei comici partenopei più amati, Lino D’Angiò, nasce FaceFood, un concept rivoluzionario che punta sui social e sui suoi strumenti di condivisione e streaming per regalare ai clienti dei ristoranti dove verrà ospitato un’esperienza culinaria fuori dagli schemi. Il suo funzionamento è semplice quanto innovativo. Nelle serate FaceFood il ristorante si trasforma, attraverso una serie di telecamere e di sofisticati software, in uno studio televisivo virtuale che vedrà padroni di casa la giornalista e lo showman col il suo enorme bagaglio di personaggi e parodie che volta per volta “disturberanno” il programma. Tra i vari sketch, ideati ad hoc per ogni serata così da essere sempre coerenti con le peculiarità del locale ospitante, non mancheranno gag e rubriche che vedranno protagonisti, tra gli altri, Maurizio Costanzo, che si cimenterà in improbabili ricette per la sua Maria, un sempre affamato Carlo Ancelotti e un irriverente ed accattone Presidente De Laurentis. Ci sarà poi l’imitazione di Antonino Cannavacciuolo, trasformato dal mattatore di TeleGaribaldi e Made in China, nel divertentissimo “Caccavacciuolo” con il suo show “Cucino da incubo”. Diretta dopo diretta, lo spettacolo in divenire, trasmesso in diretta Facebook, coinvolgerà i titolari del locali, gli chef ma anche il pubblico da casa che potrà interagire a suon di like e di commenti allo streaming. FaceFood, non solo “dirette”  FaceFood è intrattenimento, quindi, ma anche – e qui entra in gioco l’esperienza di Laura Gambacorta – food di qualità, marchio di fabbrica degli eventi organizzati dalla giornalista. Un binomio particolare, una coppia tutta da sperimentare, certo, ma che potrebbe rivoluzionare un mercato saturo di proposte ma povero di idee. Queste sono le nostre prime impressioni sul format che è stato presentato alla stampa e agli addetti ai lavori venerdì 21 settembre alla Locanda del Profeta (Vico Satriano 8c), dove abbiamo avuto il privilegio di testare in prima persona le potenzialità del format e poi di assaggiare alcune splendide creazioni dello Chef Simone Profeta. Questo è il menù che ci è stato gentilmente offerto, che rispecchia l’inventiva e il talento del suo patron: Finger Spaghetti di zucchine con spuma di provolone del Monaco e centrifuga di basilico Pancetta, vellutata di friarielli e mandorle tostate Patata quadrata, alici, ricotta di bufala al limone e lattuga di mare Antipasto Cupola di gamberi blu della Nuova Caledonia ripiena di tartara di tonno, mozzarella, olive verdi e salsa di blu curacao Primo Tagliolini, burro e tartufo nero Secondo Cotoletta alla milanese Dolce Babà sferico con zuppetta di frutta esotica Vini Pietrafumante caprettone spumante metodo classico Casa Setaro Primitivo since 1923 Torrevento I panini e i grissini contenuti nel cestino del pane vengono impastati con acqua di mare purificata Steralmar

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Pizza napoletana o pizza a canotto? Il confronto da Starita a Materdei

Starita a Materdei, storica pizzeria napoletana, ha visto venerdì 21 il confronto tra due diverse scuole di pensiero sulla pizza. Scopri come è andata! L’arte della pizza, riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità, è un argomento che fa discutere e che divide, da sempre, non soltanto gli addetti ai lavori, ma anche gli amanti della buona cucina. Se per alcuni l’unico disco di pasta possibile è quello d’antica tradizione napoletano, più sottile e soffice, per altri, invece, è la pizza contemporanea di Caserta e provincia, definita a canotto per via del cornicione pronunciato e morbido, quella dal gusto migliore. Starita a Materdei, una sfida a suon di pizza! Sulla questione, venerdì 21 settembre, si è tenuto un primo e interessante confronto: nella pizzeria Starita Napoli, appena premiata dalla Guida Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso con i Tre spicchi, il padrone di casa Antonio Starita ha preparato, per gli organi di stampa, insieme al pizzaiolo acerrano Attilio Albachiara, delle buonissime marinare e margherite. Al primo, dunque, è toccata la realizzazione di una pizza tradizionale, dal cornicione basso; al secondo invece, è toccata la realizzazione di una pizza a canotto. «Premesso che (la pizza canotto n.d.r.) non l’ho mai mangiata, oggi abbiamo voluto dimostrare che con uno stesso impasto si può fare una pizza dal cornicione più basso, e quindi tradizionale, e una dal cornicione più alto, e quindi innovativa. Perciò, posso assicurare che queste due tipologie a Napoli, quartiere per quartiere, si sono sempre fatte: se si va al Vomero, si trova una pizza più stretta e alta; nel centro di Napoli, è più sottile; alla ferrovia, si trova quella a’ rot’ ‘e carrett’ di Michele. Sta al cliente, quindi, decidere quale mangiare.», ha spiegato il titolare della storica pizzeria a Materdei. «Anticamente – ha continuato Starita – l’impasto di riporto si aggiungeva all’impasto fresco. Così, veniva fuori una pizza più alta. Oggi, grazie ai frigoriferi che mantengono la pasta al fresco, l’impasto di riporto quasi non serve, a meno che non si decida di fare quella tipologia di pizze perché la clientela lo richiede». Una buona pizza, dunque, è una buona pizza; polemizzare sulle diverse tipologie, elogiando l’una anziché l’altra, è irriguardoso, prima di tutto, nei confronti di un prodotto, così famoso ed apprezzato, che dovrebbe unire e non dividere. Trofeo Pulcinella: dove e quando si farà Il confronto avvenuto da Starita a Materdei ha dato la possibilità di introdurre la quarta edizione del Trofeo Pulcinella, organizzato dall’Associazione Mani d’Oro, presieduta dallo stesso Attilio Albachiara. «Fra noi pizzaioli, non c’è nessun diverbio e nessuna sfida» ha sentenziato il pizzaiolo di Acerra. «I giovani, però, si stanno innovando. Perciò – ha continuato Albachiara – abbiamo deciso di far approdare questa nuovo tipo di pizza al Trofeo, che si terrà il 24 e 25 settembre alla Mostra d’Oltremare. Ci saranno cento pizzaioli e due giurie, che verranno guidate da don Antonio (Starita n.d.r.) da un lato e da Francesco Martucci dall’altro».

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Pizzerie d’Italia 2019, la nuova edizione della guida del Gambero Rosso

Giovedì 20 settembre è stata presentata al Palazzo Caracciolo di Napoli la guida “Pizzerie d’Italia 2019”, le migliori pizzerie del paese secondo il Gambero Rosso, nelle parole del direttore generale Luigi Salerno “sinonimo di qualità e di diffusione della cultura dell’arte della pizza nel mondo“, ben conscio della portata ormai globale di un cibo come la pizza, ma anche della responsabilità dell’Italia, ed in particolar modo della città di Napoli che alla pizza ha dato i natali, di testimoniare una tradizione millenaria e, al contempo, aprirsi all’innovazione, come hanno dato prova di saper fare i pizzaioli in gara, realizzando con i prodotti della tradizione culinaria italiana prodotti gourmet originali e saporiti. Pizzerie d’Italia 2019: il podio La competizione ha visto contendersi il podio pizzaioli di tutte le età e di tutte le regioni d’Italia, che, per l’accesso alla guida Pizzerie d’Italia 2019, sono stati giudicati sulla base di tre voci fondamentali: la qualità della pizza (impasto, lievitazione ed ingredienti utilizzati), il servizio (che include non soltanto il menù culinario ma anche la carta dei vini) e l’ambiente. Non mancano new entries nella guida Pizzerie d’Italia 2019: il mestiere è infatti in espansione e le nuove leve, più volte premiate nella guida, fanno certamente onore a quella che sta diventando una mansione di prim’ordine e di gran prestigio nella ristorazione, al pari del lavoro dello chef. Sul podio, insigniti con il prestigioso riconoscimento Tre Spicchi, con un punteggio di 96/100, ci sono a pari merito Franco Pepe (Pepe in Grani, Caiazzo, CE) e Simone Padoan (I Tigli, San Bonifacio, VR), cui seguono Enzo Coccia (La Notizia, Napoli) e Renato Bosco (Saporè, San Martino Buon Albergo, VR), entrambi con punteggio 94/100. Vince il primo posto riservato alla pizza in teglia, con un punteggio di 95/100, Gabriele Bonci (Bonci Pizzarium, Roma). Inoltre, nelle categorie dei Premi Speciali, il Gambero rosso ha premiato Gennaro Battiloro, allievo di Franco Pepe (Battil’oro, Querceta, LU), che ha presentato una pizza con baccalà islandese mantecato, riduzione di pomodoro verde alla vaniglia e chips di mela annurca, e Francesco e Salvatore Salvo (Salvo, San Giorgio a Cremano, NA) come “maestri d’impasto”, come “pizzaioli emergenti” i giovanissimi Luca Mastracci (Pupillo a Priverno, LT), che ha presentato una pizza con fiordilatte pontino, cicorietta selvatica, ragù di carni bufaline, ricotta salata di bufala e olio extravergine d’oliva, e Valentino Tafuri (3Voglie in Centro, Battipaglia), come “pizze dell’anno” Alberto Morello (Gigi Pipa, Este, PD), Gianluigi Di Vincenzo (Giangi’s Pizza, Arielli, CH), Guglielmo Vuolo (Verona), Pier Daniele Seu (Seu Pizza Illuminati, Roma) con la sua pizza dolce al gusto di fior di fragola e croccante, mentre per la “migliore carta delle bevande” sono stati premiati Stefano Bonamici e Ciro Oliva. Non sono mancati i pluripiemiati nomi della tradizione classica napoletana come Gino Sorbillo, Enzo e Cristiano Piccirillo della Masardona, Antonio Starita, che hanno esportato la tradizione napoletana anche nel resto d’Italia (molto rinomate le pizzerie Sorbillo e Starita, rispettivamente, a Milano e Torino); le distanze si accorciano così nei confini nazionali, permettendo di gustare la vera […]

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5 piatti tipici napoletani che il mondo ci invidia

I cinque piatti tipici napoletani che devi provare almeno una volta. Le nostre scelte! Quando si nomina Napoli è inevitabile che vengano alla mente, come è giusto che sia, i suoi panorami meravigliosi, il suo incantevole mare, la sua storia gloriosa e ricchissima attestata dai suoi tanti monumenti. E ancora, la sua musica immortale, la proverbiale ospitalità dei suoi abitanti, e così via. Ma c’è anche qualcos’altro che rende unica questa città e che fa sì che chiunque la visiti non possa più dimenticarla: parliamo ovviamente della sua strepitosa cucina, così semplice e allo stesso tempo così elaborata, tanto che si dice sia impossibile non mettere su qualche chiletto dopo aver trascorso qualche giorno a Napoli. Piatti tipici napoletani, ecco i cinque must dell’arte culinaria partenopea Quali sono i cibi tipici da mangiare a Napoli? Tanti sono i piatti tipici napoletani, dal salato al dolce, che sono entrati a far parte della tradizione culinaria nazionale ed internazionale, i cinque più famosi sono la pizza, la mozzarella di bufala, il ragu, la parmigiana di melanzane e il baba. La pizza, vera regina di Napoli Non potevamo cominciare la nostra lista dei migliori piatti tipici napoletani che con lei, la pizza! Riconosciuta dalla Comunità Europea come specialità tradizionale garantita, la pizza è il simbolo per eccellenza della creatività dei napoletani (anche) a tavola. La pizza per antonomasia è sicuramente la margherita, con pomodoro, mozzarella e basilico, inventata, secondo la leggenda, da Raffaele Esposito, cuoco della pizzeria Brandi, in omaggio a Margherita di Savoia che si trovava in visita in città nel 1889. Pare però, che questa pizza esistesse già da molto prima e che il suo nome fosse dovuto alla forma data alla mozzarella, che ricorda appunto quella del fiore. La mozzarella di bufala Questo grande classico della gastronomia campana non è esattamente originario di Napoli, bensì delle province di Salerno e Caserta. Eppure è considerato da sempre uno degli emblemi del capoluogo. Ottima sulla pizza, sulla pasta, ma sublime anche se mangiata come piatto a sé, a patto di non conservarla mai, ma proprio mai, in frigorifero! La mozzarella è una di quelle pietanze da mangiare a Napoli assolutamente, ma anche da portare e far assaggiare una volta tornati a casa. Il ragù, meglio conosciuto come “O’rrau” L’origine di questo sugo a base di carne tanto caro ai napoletani è abbastanza controversa ed ancora oggi è oggetto di contesa con i bolognesi. Circa la qualità della carne e dei pomodori indicati, ci sono diverse scuole di pensiero, ma su un punto si è tutti d’accordo: la cottura deve essere lunga, almeno di sei ore, altrimenti… non è ragù! La parmigiana di melanzane, prelibatezza inimitabile Anche per quest’altro capolavoro tutto italiano, esiste una certa rivalità riguardo l’attribuzione delle origini che vede Napoli rivaleggiare con la Sicilia. Nonostante ogni tanto qualcuno provi a proporre delle varianti light di questa meraviglia, non scherziamo proprio: le melanzane vanno fritte (e non una volta ma due!), non grigliate! Pomodoro, mozzarella, parmigiano e basilico completeranno l’incantesimo. Il […]

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Inaugura “Januarius”: un nuovo miracolo per San Gennaro

«Per il sangue e per la testa liberaci dalla tempesta. Per la testa e per il sangue liberaci tutte quante!». La figura benedicente di San Gennaro protegge e consacra un nuovo luogo di culto, che apre le proprie porte ai più insaziabili tra i fedeli. Inaugura il 19 settembre, giorno dedicato al Patrono partenopeo – noto per il miracolo che ogni anno ricorre, ricordando a Napoli la sua immortale protezione – in Via Duomo 146/148, dinanzi alla maestosa facciata della cattedrale, il ristorante e street food Januarius. Bottega ideata dal credo di Francesco Andoli, dopo due anni di attesa vede la sua apertura il luogo di un ulteriore miracolo di cui la città di Napoli potrà andar fiera. Il buongusto impera nel regno di Francesco, il quale da sempre spasima nel desiderio di professare il valore culturale del credo del Santo, ricevendo onorificenze dalla stessa Cappella del sangue di San Gennaro, in quanto responsabile della diffusione del suo culto laico nel quartiere di Napoli. Januarius: tra culto dell’arte e un palato devoto Le pareti di Januarius sono tempestate delle testimonianze di questo ardore, lo stesso che rende il locale una vera e propria galleria di arte sperimentale. Giovani artisti indipendenti del centro storico hanno contribuito alla sua realizzazione, come per le lampade a forma di turibolo che aleggiano in una delle due sale del ristorante. Il locale si colloca al di sotto della Chiesa dei Girolamini, sotterraneo perfetto per il culto laico del gusto e della gratitudine nei confronti del santo Patrono. Insieme alle frasi di celebri personalità, da Matilde Serao a Pino Daniele, incantate dalla storia dell’eruzione, sono incorniciati i tipici ex voto. A caratterizzare gli ambienti anche le tipiche rappresentazioni presepiali di San Gregorio Armeno. Il seguace di tale culto laico non potrà fare a meno di immergersi nella storia della città, oltre che nei suoi sapori tradizionali. Januarius è il luogo del piacere del palato, stuzzicato dalle migliori proposte gastronomiche. Riecheggia nei nomi dei piatti un senso di appartenenza che riconosce nella cucina della tradizione una devozione insaziabile, condita dal giusto accompagnamento di selezione campana. Sfoggiano vini bianchi come il Falerno della cantina Pagano, nonché i tradizionali Falanghina e Piedirosso. Il birrificio KBirr dedica alla nuova apertura la Januaria: birra ambrata, dal colore rosso andante come quello del sangue del santo; un birra composita, dalla media gradazione, speziata e dai toni amari, per questa polimorfia emblematica della natura della città. Tutto sotto la protezione di una silhouette inconfondibile, ormai simbolo dell’energia vulcanica che conduce Napoli a una ricostruzione costante, e che Januarius si propone di rappresentare. A questo scopo, Francesco Andoli, ideatore di Januarius nonché vice direttore di Identità Insorgenti, terrà in questo cuore pulsante di cultura e ardore per il territorio alcuni meeting di riflessione a tutto tondo, dalla gastronomia all’analisi socio-antropologica della realtà partenopea.

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Sfritto: friggitoria con cucina nel cuore di Nola

Da qualche mese, per la precisione dal 20 giugno 2018, la già vivace Piazza Giordano Bruno di Nola (Napoli) accoglie Sfritto – Friggitoria con Cucina. La città bruniana di certo non è nuova a novità culinarie, sia esse di street food che di cucina alta; ma l’utenza è molta, e posti “comfort” come Sfritto non bastano mai. Siamo stati ospiti alla press dinner organizzata dal locale per pubblicizzare la cucina e le persone che ve ne fanno parte. E’ subito evidente che Sfritto nasca dalla necessità di chi lo crea di portare nel locale gran parte dei suoi ricordi d’infanzia: la cucina proposta è infatti immediata, con piatti che sono praticamente nella memoria di chiunque sia stato in Campania o addirittura sia napoletano. Sfritto, menù del press dinner Il locale si articola in due ambienti: quello inferiore, che funge essenzialmente da friggitoria d’asporto e per lo street food, con un bancone e delle sedute per consumare rapidamente quanto ordinato insieme ad una bibita mentre ; il piano superiore, invece, è composta da due salette dallo stile commisto tra l’essential e il retrò, dove ci si può sedere ed avviare una vera “degustazione” di ricette tradizionali napoletane. Curiosi gli involtini primavera “alla napoletana”: fatti di pasta fillo, ne abbiamo assaggiati due. Uno, ripieno di patate e prosciutto; l’altro, con la parmigiana di melanzane. Proseguiti poi con un “rinforzo” notevole: crocchettoni di patate dorati, ripieni di salsiccia, friarielli e stracciata di bufala. Senza tralasciare la frittatina di pasta e patate con fonduta di formaggio. La serie di appetizer disponibile è varia: ci vengono serviti due tegami tipici napoletani. Una zuppa di cozze e fagioli, con crumble di pane tostato. L’altro, è un ragù bianco di genovese napoletana con pane tostato fatt in casa. Ideali da dividere in compagnia. Passando alla selezione dei primi piatti, abbiamo avuto l’opportunità di assaggiare ravioli caserecci ripieni di ricotta e maggiorana, con sugo di pomodorini freschi. L’altro primo, rigorosamente bianco, spaghetti aglio olio e peperoncino con colatura di alici e crumble di tarallo napoletano. Primi gustosi, anche questi di facile condivisione. Buona selezione dei vini, che vede una predominanza delle Cantine San Salvatore di Capaccio-Paestum; per il comparto birre, presenti alcune firme come Moretti in diverse versioni e le Baladin di Teo Musso. Sfritto – Friggitoria con Cucina, Piazza Giordano Bruno 21, Nola (Napoli). Tel: +3925232670

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La Pasticceria Napolitano Poderico presenta il dolce San Gennariello

In piazza Poderico 2, nel cuore del quartiere Arenaccia, la pasticceria Napolitano, nota al pubblico mediatico anche per la sua recente e ottima partecipazione al programma televisivo Cake Star, ha presentato i suoi nuovi dolci: il Poderico e quello dedicato al santo patrono della città di Napoli, il San Gennariello. Al suo interno, posto sopra la vasta scelta del banco pasticcereria, troneggiava il quadro di Francesca Baldi “San Gennaro che abbraccia la città“, uno dei cinque lavori scelti per sponsorizzare l’avvento del “San Gennaro Day”, che Gianni Simioli, noto speaker radiofonico e direttore artistico della rassegna, ha avuto l’occasione di illustrarci in occasione della presentazione del nuovo dolce tipico. Per il “San Gennaro Day”  l’appuntamento è previsto il 24 settembre, alle 20 e 30, in Via Duomo.  Durante l’evento si susseguiranno diversi ospiti partenopei, invitati a rappresentare la parte positiva e produttiva della città, tra cui Mimmo Borrelli, Luché e Salvatore Esposito. Abbiamo colto l’occasione per porgere un paio di domande a Marco Napolitano sul dolce. Pasticceria Napolitano e il San Gennariello, tra sacro e dolce  Qual è la genesi del San Gennariello? L’idea del San Gennariello nasce per valorizzare il nostro patrono. Il dolce nasce da una semplice intuizione ed è composto da ingredienti semplici, ovvero pasta frolla e crema d’arancia. Ovviamente entrambi gli ingredienti hanno un significato intrinseco; la pasta frolla per simboleggiare la semplicità tipica della nostra cultura e la crema all’arancia poiché il santo veniva chiamato “Faccia Gialla”. Infine, sopra abbiamo messo una piccola immagine identitaria del patrono fatta di pasta di zucchero.  Abbiamo tante pasticcerie e ristoranti che sono vanto della nostra tradizione culinaria, eppure, in un’epoca di grande fusione culinaria, c’è secondo te la necessità di restare comunque identitari? Noi crediamo fermamente nell’innovazione, necessaria anche per il continuo cambio di ritmo e dell’evoluzione che ci fa mutare, ma crediamo pure che bisogni restare ben saldi nelle nostre radici, nella nostra tradizione. Non bisogno spingersi fin troppo lontano, ecco. Napoli è piena di tradizione. A’ sfugliatella, o’ Babà, sono il nostro passato, presente e futuro. Non passeranno mai di moda.

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Cassatina napoletana, ricetta di un cult partenopeo

Napoli, come tutti ben sappiamo, vanta una ricca tradizione culinaria natalizia: tra tante leccornie c’è anche la cassatina napoletana che, malgrado sia molto simile alla cassata siciliana e alla sua variante napoletana,  presenta proprie e specifiche peculiarità. Il termine “cassata” deriva dal latino “caseus” che significa “formaggio” poiché è un dolce a base di ricotta, secondo altri il termine deriva dall’arabo: “al Quas’at” che significa “tondeggiante”, una delle sue principali  caratteristiche. La cassatina viene chiamata anche “raffiuolo”, termine che dovrebbe derivare dalla parola iberica“grafioles” che, tradotto letteralmente, significa “biscotto a forma di S”: si dice che questi dolcetti sarebbero state ideati dalle monache benedettine del Convento di San Gregorio Armeno che, intorno al 1700, pensarono di preparare dei “ravioli dolci”. La cassatina è un dolce piccolo dalla formale ovale, ripieno di ricotta e ricoperto di glassa bianca; non è ricoperto di cioccolato fondente come accade nella cassata napoletana e ha una  preparazione differente da quella siciliana, molto più “barocca” delle altre. Esistono due versioni di cassatina: quella semplice che è farcita solo con la confettura di albicocche e quella che presenta gli elementi caratteristici della cassata siciliana (gocce di cioccolato, canditi, ecc.) Cassatina napoletana, la ricetta Molteplici sono le ricette della cassatina napoletana che si trovano in rete, ne riportiamo una da noi testata di persona con grande successo! Ingredienti:  Per la base: 75 gr di zucchero; 75 gr di farina 00; 4 gr di lievito per dolci; 2 uova; Per la crema abbiamo bisogno di: 300 gr di ricotta;  80 gr di zucchero a velo; 50 gr di gocce di cioccolato Per la glassa reale servono: 2 albumi; 300 gr di zucchero a velo, del succo di limone e 100 gr di marzapane verde Procedimento:  Iniziamo lavorando la ricotta con lo zucchero. Aggiungete le gocce di cioccolato e mescolate, quindi ricoprite e mettete quanto preparato in frigorifero. Secondo step: il pan di Spagna. Montate le uova a neve con lo zucchero. Incorporate la farina ed il lievito e mescolate di nuovo. Versate ora il composto ottenuto negli stampini a forma tonda o meglio ancora, ovale. Cuocete in forno preriscaldato a 180 °C per almeno 10 minuti. Lasciate raffreddare per una buona mezz’ora e tagliate poi a metà le cupolette. Farcite con la crema di ricotta e ricoprite con un altro dischetto, spennellate con cura quindi con un po’ di gelatina di albicocche la superficie. Dedicatevi poi alla glassa unendo agli albumi lo zucchero setacciato ed il succo di limone. Disponete su ogni cassatina un pezzettino di marzapane e ricopritelo con la glassa preparata. Se quest’ultima dovesse risultare troppo liquida, vi consigliamo di aggiungere altro zucchero e fate il secondo strato. Lasciate asciugare per almeno 1 ora. Le vostre cassatine napoletane sono pronte per essere portate in tavola. Buon appetito! ———– Cassatina napoletana e altri dolci

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Intervista a Pasquale Carlo: quattro chiacchiere sul Sannio e sui suoi vini

Pasquale Carlo è giornalista, Vice Presidente Arga Campania, Collaboratore del blog lucianopignataro.it, Responsabile dell’Ufficio stampa del Sannio Consorzio Tutela Vini, Coordinatore regionale della Guida Vini Buoni d’Italia, redatto da Touring club. Per ‘L’Ippogrifo‘ ha pubblicato la Guida gastronomica di San Lorenzello, 2005, e la Guida completa ai vini del Sannio, 2008. È stato Presidente della Pro Loco Castelvenere (BN) dal 2005 al 2011 ed è attualmente Presidente del Consiglio Comunale di Castelvenere.  È autore di Giovanni Salvatore – Un musico nel “Paradiso dei diavoli”, 2010; Sul cammino di San Barbato. Luoghi, iconografie, reliquie, 2011; Castelvenere 1943 – 1948. Uomini e storie dal fascismo alla Costituzione, 2014 e Castelvenere Valdese, 2015. Pasquale Carlo ci ha concesso un’intervista, nella quale si è parlato in particolare del suo ultimo libro, Vigneto Castelvenere – vite, viti e vini (2017). L’intervista a Pasquale Carlo Pasquale Carlo, ci racconti qualcosa di lei Ho iniziato nel Sannio quotidiano nel 1998-99 sotto la direzione di Giancristiano Desiderio, che mi ha fatto capire col suo atteggiamento che la specializzazione in una categoria è l’unica arma che un giornalista ha a disposizione per distinguersi e per essere punto di riferimento di un territorio che non è più soltanto quello locale. Dopo il Sannio, sono stato corrispondente per il Mattino e ora lavoro con Ottopagine. Com’è nata la collaborazione con Pignataro? Con Luciano Pignataro è nato tutto per caso. Lo conobbi in una giornata di Cantine Aperte, forse nel 2001. Lui stava lavorando alla prima Guida di Vini della Campania e aveva bisogno di qualcuno del posto per farsi accompagnare alle cantine, andando alla ricerca dei 50-60 produttori dell’epoca di tutta la provincia di Benevento che nel giro di 15 anni sono raddoppiati, permettendo un boom, non solo a livello campano ma nazionale. Per un periodo si è parlato molto di vino, oggi si parla meno di enologia e più di protagonisti. C’è bisogno di storie e quindi sta cambiando anche il modo di raccontare. Non si descrive più soltanto il vino in sé, perché la gente vuol sentire le vicende dei produttori di quel vino, dei vissuti, del territorio e quindi ora mi trovo a scrivere meno su riviste specializzate e a realizzare maggiormente progetti che parlano di storie dimenticate: così nasce Vigneto Castelvenere. Ci parli di Vigneto Castelvenere Vigneto Castelvenere è una raccolta di 49 racconti che narra la storia di tutto il Sannio enologico a partire dall’Unità d’Italia fino agli anni ‘70, quando arrivano le DOC. Ho riportato le scelte e le azioni dei produttori-pionieri che hanno gettato le basi per quello che è il panorama enologico attuale, dando punti di riferimento ai viticoltori di oggi, del tutto ignari del proprio passato storico, e che invece attualmente sono mossi dall’orgoglio e dall’appartenenza che li porta a fare di più e meglio. Ci sono state, infatti, aziende che hanno utilizzato questo nuovo linguaggio per presentarsi ai clienti (www.vinicoladelsannio.it, nella sezione Essenze Sannite, primo esempio di wine storytelling, non solo in provincia di Benevento ma in tutta la Campania). L’obiettivo è quello di far crescere non […]

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50 Top Pizza, la guida on-line delle migliori pizzerie del mondo

Fatte ‘na pizza c’a pummarola ‘ncoppa vedrai che il mondo poi ti sorriderà. (Pino Daniele) Fritta, al forno, tradizionale o gourmet, la pizza è da sempre uno degli alimenti più amati in Italia e nel mondo, grazie al connubio di ingredienti genuini, impasto soffice e gusto inconfondibile. Negli ultimi anni è salito sempre di più il livello delle pizzerie in tutto il territorio nazionale ed ha acquistato sempre più prestigio la figura professionale del pizzaiolo, vera e propria “rock star” degli chef. 50 Top Pizza, premi speciali e riconoscimenti alle migliori pizzerie d’Italia e del mondo Non poteva mancare un riconoscimento per la miglior pizzeria d’Italia e del mondo: si tratta di 50 Top Pizza, una delle più importanti guide on-line del settore firmata Barbara Guerra, Albert Sapere e Luciano Pignataro, rinomato giornalista enogastronomico. L’evento di premiazione ha avuto luogo il 24 luglio presso il Teatro Mercadante di Napoli, sul cui palco sono saliti i vari pizzaioli a ritirare il premio, conferito in base a diversi parametri tra cui prodotto, servizio, arredamento, carta dei vini, delle birre e degli oli extra vergine d’oliva. A giudicare la qualità delle pizzerie sono stati chiamati 100 ispettori, che hanno dato il loro giudizio critico nel totale anonimato e pagando regolarmente il conto. Al termine di questa accurata selezione, è stata stilata la classifica delle top 50, oltre ad 8 riconoscimenti internazionali conferiti a pizzerie dei 5 continenti: Premio Olitalia Migliore Pizzeria in Asia 2018: ‘Ciak Concept’ – Shop 265, 2F Cityplaza, Taikoo Shing – Hong Kong Premio Solania Migliore Pizzeria in Giappone 2018: ‘Da Isa’ – 1-28-9 Aobadai, Meguro 153-0042, Tokyo – Giappone Premio Consorzio di Tutela della Doc Prosecco Migliore Pizzeria in Sud America 2018: ‘Pizzeria Guerrin’ – AV. Corrientes 1368, Buenos Aires – Argentina Premio Birrificio Valsugana Migliore pizzeria in Oceania 2018: ‘400 Gradi’ – 99 Lygon Street Brunswick East, 3057 VIC Melbourne, Victoria – Australia Premio D’Amico Migliore Pizzeria in Nord Europa 2018: ‘Pizzeria Luca’ – Lauttasaarentie 28, 00200 Helsinki – Finlandia Premio De Nigris 1889 Migliore Pizzeria New York Style 2018: ‘Patsy’s Pizzeria’ -2287 1st Avenue and East 117th Street, East Harlem, New York – USA Premio Consorzio Tutela Provolone Valpadana Migliore Pizzeria Chicago Style 2018: ‘Lou Malnati’s Pizzeria’ – 439 N Wells St, Chicago – USA Premio Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop Migliore Pizzeria Napoletana fuori dall’Italia 2018: ‘Spaccanapoli’, 1769 W. Sunnyside Ave. Chicago – USA Tra le migliori pizzerie italiane, secondo 50 Top Pizza, spiccano quelle campane, una supremazia del tutto naturale e comprensibile secondo il giudizio di Luciano Pignataro, data l’origine del prodotto e la selezione degli ingredienti, in primis la mozzarella di bufala. Dopo un’attenta e difficile selezione, ecco chi si classifica nella top 10, conquistandosi un posto nell’olimpo delle pizzerie d’Italia: 1 Pepe In Grani – Caiazzo (CE) – Campania 2 I Masanielli – Francesco Martucci – Caserta – Campania 3 50 Kalò di Ciro Salvo – Napoli – Campania 4 I Tigli – San Bonifacio (VR) – Veneto 5 Pizzaria La […]

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