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Eroica Fenice

La categoria Food contiene 277 articoli

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Una nuvola di pizza in pala: la nuova idea di Johnny Take Uè

Evolversi per superare la crisi, innovare per interessare la clientela. Johnny Take Uè riformula la classica proposta della pizza in pala ispirandosi alle nuove frontiere che stanno rivoluzionando il mercato gastronomico, unendo la qualità della tradizione alle nuove frontiere dello street food: nasce così il nuovo format “Pizza in pala, focaccia & pane” che ha inaugurato il 4 febbraio in Via Nazionale Appia, 172 a Casagiove in provincia di Caserta. Questa è la nostra intervista ai founder Francesco Esposito e Giovanni della Corte, e al primo affiliato del format Johnny Take Uè pizza in pala Enrico Esposito. Cosa vi ha spinto ad inaugurare in un periodo così difficile? Avevamo una grande voglia di presentare il nostro progetto consapevoli di dover affrontare difficoltà di mercato e restrizioni che limitano le potenzialità di qualsiasi attività. Dopo tutto siamo molto contenti del risultato e dell’entusiasmo con cui le persone si sono approcciate a Johnny pizza in pala. Complimenti sia per il prodotto sia per il locale e questo ci ha dato grandi soddisfazioni. Quali i punti di forza? Ne abbiamo tanti… Alta qualità della materia prima partendo dalle farine speciali a tutti i condimenti e dall’attenzione ai dettagli. Ci è piaciuto abbinare la qualità al piacere del palato e alla salute perché la vogliamo raccontare anche in chiave healthy. I nostri impasti e le farine speciali che utilizziamo (tradizionale nuvola, integrale, multicereali, grani antichi, curcuma & zenzero) ci piace definirle come l’evoluzione della pizza classica. Perché avete scelto Caserta? Abbiamo avuto subito la possibilità di incontrare un imprenditore di Caserta che ha creduto nelle grandi potenzialità del format ed aveva a disposizione un locale in top location. Bello confrontarsi in una città come Caserta dove la pizza è cultura, ne è diventata negli anni distretto di premiati pizzaioli. Bella sfida per noi introdurre un prodotto nuovo e ricercato. Quali sono i prossimi passi? Siamo attivi come franchising, ed abbiamo in cantiere già tante nuove aperture con Torino, Napoli, Firenze, Acireale, Caltannisetta e tante altre trattative in corso. Nei prossimi due anni stimiamo circa 20 aperture. Che consigli vi sentite di dare a chi fa impresa nel food in questo momento storico? In Italia ci sono imprenditori incredibilmente bravi che hanno scritto la storia del food italiano che tutto il mondo ci invidia. Sarebbe complicato dispensare consigli a gente super esperta e che ha fatto e farà ancora cose meravigliose perché presto ritorneremo a raccontare belle storie. Noi abbiamo solo portato una ulteriore idea e proposta allo scenario e mercato esistente cercando di lavorare sulla personalizzazione, qualità e bontà in un format dal layout nuovo, conviviale e con un atmosfera rilassante e… che crea dipendenza! (o meglio ci speriamo). Marcello Affuso

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Milkaway, a Napoli il vegano è goloso

Cibo sano, delizioso ed eticamente impeccabile. Erika e Federica Iengo con il loro Milkaway, dal 2017 impastano, compongono, friggono o infornano piccoli capolavori gastronomici cruelty e lactose free. Una pasticceria (in cui qualche eccezione salata non manca) piccola ma in grado di far breccia nei cuori dei napoletani, di solito scettici verso quanto differisce dalla tradizione. In vista della Pasqua, le abbiamo intervistate e… Qual è l’idea dietro la nascita di Milkaway? Il Milkaway nasce dalla voglia del buon cibo tradizionale. Prima di noi era introvabile, quanto meno per il nostro gusto ed essendo vegane da 15 anni, ben capivamo quanto fosse una necessità che il Milkaway nascesse, per raggiungere e aiutare più persone possibile. Siamo cresciute in una famiglia di ottima forchetta e le “presunte alternative” per noi non erano al livello. Per questo dal 2017 abbiamo aperto la prima pasticceria completamente vegana di Napoli, con specializzazione anche in salati e gelateria. Da allora moltissime realtà, con nostro stupore, hanno iniziato a imitate le nostre creazioni cercando di rimanere al passo, provando a proporre anche dolci e salati (ed in alcuni casi anche copiando il nostro nome!), cercando di alzare il livello e di conseguenza aumentando però la proposta vegana in zona. Sempre più persone si stanno avvicinando all’alimentazione vegana: presa di consapevolezza o moda? Crediamo che l’avvicinamento all’alimentazione vegana non sia una moda, ma un’esigenza, etica ed ambientale. Che impatto ha avuto il Covid sulla vostra attività? Con l’arrivo del Covid-19 e la prima quarantena abbiamo deciso, per esigenza, di chiudere temporaneamente l’accesso su strada e quindi il nostro negozio, per favorire l’apertura di un laboratorio chiuso al pubblico, che ci consentisse di continuare a lavorare decreti permettendo. Quali delizie avete in serbo per questa strana Pasqua? Per Pasqua, oltre ai dolci tradizionali di nostra reinvenzione (colombe, pastiere, cassate, casatiello, uova in tantissimi gusti mai proposti) abbiamo arricchito l’offerta con babà farciti, Piume Milkaway ed altri dolci di nostra invenzione al lievito madre antico. Progetti per il futuro? I nostri progetti? Noi continueremo ad innovare e diffondere le nostre creazioni, con la consapevolezza e la speranza di continuare a ispirare gli altri per un futuro migliore per tutti.

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La zuppa di cozze di ‘A Figlia d’o Marenaro: la ricetta

Giovedì santo a Napoli vuol dire zuppa di cozze e zuppa di cozze, per molti ormai, vuol dire ‘A Figlia d’o Marenaro, il ristorante che da anni si è affermato come eccellenza nella ristorazione napoletana per la qualità dei propri prodotti di mare. Abbiamo intervistato per voi Giuseppe Scicchitano, il giovane proprietario del ristorante Innovative di ‘a Figlia d’o Marenaro. Il motto del tuo locale è offrire un’unione tra tradizione e innovazione: partiamo dalla tradizione. Tu sei ‘o nipote d’o marenaro: qual è la storia di tuo nonno? Mio nonno Raffaele, detto ‘o marenaro, negli anni ’40 era solito “dare la voce” nei quartieri popolari, conducendo il carretto del brodo di polpo che, essendo bollente, si riteneva avesse proprietà curative contro la tosse e l’influenza. Fu nel 1955 che infine mio nonno aprì il suo chalet, i cui piatti forti erano zuppa di cozze e caponata, riscontrando un forte successo. La tradizione culinaria è stata poi portata avanti da tua madre, Assunta Pacifico, volto del ristorante ‘A Figlia d’o Marenaro: quale pensi che sia l’insegnamento più importante della “scuola” di Assunta? È proprio da lei che ho appreso lo spirito che guida i nostri ristoranti: nel 1990 mia madre Assunta ha aperto il ristorante ‘A Figlia d’o Marenaro portando avanti la tradizione di famiglia, ma innovandola al contempo arricchendo il menù con piatti tipici della tradizione napoletana di mare. Ed è anche quello che tu hai fatto con il tuo nuovo ristorante Innovative, sito al piano superiore del locale storico in Via Foria 180-182: in che modo la cucina del tuo locale aggiunge qualcosa in più alla tradizione di famiglia? Sono molto legato alle tradizioni della nostra terra e agli insegnamenti della mia famiglia, che ci hanno portato ad essere un nome importante nella ristorazione napoletana e campana. Sono tradizioni che non abbandonerò mai, ma a cui ho voluto apportare un pizzico di innovazione, come espressione di una nuova generazione di ristoratori che vuole esprimersi e portare un contributo alla tradizione. Il menù di Innovative, il mio locale inaugurato il 27 Novembre 2019, offre una vasta gamma di piatti, che spazia tra il classico spaghetto alle vongole e piatti sperimentali come la nostra cheesecake salata con base di fresella, ricotta e tartare di gamberi (di cui noi di Eroica abbiamo parlato qui), che sta riscuotendo un particolare successo tra i nostri clienti. Oggi è un giorno particolarmente importante per le vostre attività, grazie alla vostra famosa zuppa di cozze che, da tradizione napoletana, viene servita il giovedì santo. Qual è il vostro segreto per battere la concorrenza? Anche la nostra zuppa di cozze è stata rivisitata nel tempo: se al principio mio nonno preparava la zuppa di cozze napoletana tradizionale, ovvero solo con polpo, cozze e maruzze, noi l’abbiamo arricchita nel corso degli anni aggiungendo scampi, fasolari e vongole, raggiungendo quello che secondo noi è un connubio perfetto di sapori del mare. Sappiamo di chiedere troppo, ma condivideresti con noi la vostra ricetta? Certamente. Il procedimento è piuttosto semplice: si […]

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Pasqua vegana, light o senza glutine? Ci pensa Probios!

Il cambiamento parte dai piccoli gesti, dalle scelte solo in apparenza banali che ognuno di noi compie quotidianamente. Una delle più importanti riguarda ciò che mettiamo nel cestino o nel carrello della spesa. I dati parlano chiaro, l’allevamento intensivo è la prima causa dell’inquinamento mondiale. E anche se sembra utopico farne ormai a meno, sono pur sempre i consumatori a dirigere il mercato e le sue perverse dinamiche. Gli approcci vegani o vegetariani, ad esempio, sono notevolmente più sostenibili ed evitano lo sfruttamento e la macellazione di miliardi di animali. Anche per questo, un crescente numero di persone sono propense ad avvicinarsi alla green cucine, sostenuti da una grande quantità di aziende che, anche in Italia, stanno cambiando politica, cercando di proporre alimenti più sani e quanto più cruelty free possibile. Una della prime promotrici di questo stile di vita è stata ed è ancora la toscana Probios che, da oltre 35 anni, commercializza prodotti frutto di agricoltura biologica. E non solo. Sono molteplici, infatti, le proposte per ogni forma di intolleranza, quella al glutine in primis, che figurano nella sua linea che punta a soddisfare con prodotti bilanciati, senza trascurare in alcun modo il gusto. Il gusto, appunto, perché uno degli stereotipi che gli alimenti di questo tipo portano dietro è di non essere all’altezza. Non è così, non più almeno. La Pasqua secondo Probios Probios, in coerenza con la partnership e la campagna cruelty free portata avanti con la Onlus Essere Animali, ha aggiornato la sua linea pasquale con un occhio sempre vigile all’ambiente e alla salute dei suoi clienti. Sono nate così il Dolce Pasqua con gocce di cioccolato senza zuccheri aggiunti, la colomba tradizionale con lievito madre, cioccolato da mercati equi e solidali e uova biologiche, e le colombe vegane con frutti rossi, farcite con crema al cioccolato o farro e gocce di cioccolato. Per quanto concerne le uova di Pasqua, invece, la scelta è tra bianco, fondente, al latte (di soia e vaccino). La domanda sorge spontanea, come sono questi lievitati? Buoni, delicati nei sapori. Abbiamo assaggiato nello specifico la Dolce Pasqua Vegan con crema al cioccolato e quello che ci ha subito colpito – al di là del packaging molto raffinato – è stato il profumo. Per quanto riguarda il sapore, l’impressione è di trovarsi davanti ad un dolce di qualità, un lievitato leggero (merito della lavorazione a “pasta acida”), morbido e con una crema di cioccolato dalla dolcezza equilibrata, non stucchevole né eccessivamente amara. Promossa, quindi, ad ulteriore riprova che si può portare avanti un’azienda di successo nel rispetto dell’ambiente. La linea pasquale Probios, ne siamo sicuri, sarà in grado di smentire i più scettici, quelli che erroneamente ancora credono che il senza glutine o il vegan friendly sia sinonimo di scarsa bontà. Marcello Affuso

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Olivieri 1882, gustose novità ed eccellenti conferme per la Pasqua 2021

Tradizione, passione e manualità senza pari. Il brand Olivieri si conferma, anno dopo anno, una delle eccellenze più importanti del panorama dei lievitati italiani. Un successo, il loro, intriso di storia e sacrifici che profumano di famiglia, farina e, chiaramente, di zucchero. Da un piccolo forno al riconoscimento internazionale con premi (come ad esempio la Miglior Colomba Artigianale d’Italia 2019) e l’inclusione nelle guide gastronomiche più rinomate, il passo è stato tutt’altro che breve. Il loro viaggio ha avuto infatti inizio in provincia di Vicenza, con Luigi Oliviero, per arrivare poi al successo con un nonno, un figlio e un nipote, con Bianco, Oliviero e Nicola. Oggi Olivieri 1882 è una solida realtà, che è nota per l’utilizzo di materie prime di altissimo profilo (tra cui il lievito madre vivo, le bacche di pregiata vaniglia Bourbon di Tahiti, il burro Belga ottenuto per centrifuga e il miele di acacia italiano) e per la capacità di rinnovarsi con prodotti sempre nuovi, soprattutto quelli legati alle festività. E dato che la Pasqua 2021 è alle porte, vediamo insieme cosa Nicola Olivieri ha in serbo per i golosi di tutta Italia (e non solo). Olivieri 1882, 5 nuovi gusti di colomba per la Pasqua 2021 La colomba classica nel 2020 è stata un best seller ma il fermento di un mercato sempre più interessato a nuove combinazioni di sapori ha portato i migliori pasticceri a mettersi di nuovo in gioco. Per quanto concerne Olivieri 1882, sono ben 5 i nuovi gusti che vanno ad arricchire l’offerta pasquale che l’anno scorso prevedeva la Colomba classica, quella ai tre Cioccolati (bianco, al latte e fondente Valrhona) e quella al Cioccolato Bianco e Frutti di Bosco (frutti di bosco semicanditi artigianalmente e cioccolato Ivoire 35%). Nello specifico troviamo: Mela, uvetta e cannella – Un abbinamento che richiama il gusto dello strudel e riporta la mente alla montagna. Albicocca e caramello – Un continuo rincorrersi tra dolcezza. Amarena – Impreziosita da morbide amarene succose. Pesca – Le pesche candite assieme alla glassa di mandorle creano un gusto equilibrato e unico. Cioccolato e pera – Farcita con pere candite e con perle di cioccolato fondente 55%. Dove trovare la Colomba Olivieri Per provare queste deliziose creazioni, o una delle tante originali creazioni come i bauletti gourmet, ci sono due possibilità: 1 – Recarsi in sede. Il locale è sito ad Arzignano (Vicenza) oppure nel reseller gastronomico più vicino. 2 – Acquistare  tramite l’e-commerce (www.olivieri1882.com) che spedisce in tutto il mondo. La spedizione è gratuita in Italia e negli Stati Uniti. Marcello Affuso

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Bommarè a Cercola, a gran voce, porta il mare in cucina

Bommarè: il meglio del mare a tavola Apre a Cercola il ristorante Bommarè, il meglio del mare a tavola. Un nuovo indirizzo per appassionati di crudi e crostacei, di ostriche e tartare. Pescato fresco dal mare nostrum e prodotti di pregio provenienti da mari più lontani come il King Crab e il caviale Beluga. Il locale grida al mare in ogni dettaglio: dalle scelte cromatiche degli interni alle vasche per i crostacei e il banco dei pesci a vista. Il progetto Bommarè è figlio del lavoro e delle esperienze dello chef Vincenzo Esposito, dell’imprenditore Vincenzo Amabile e del direttore Gianluca Carbone. La ricercatezza, i dettagli, la qualità dei prodotti e la passione per il mare sono chiaramente percepibili nell’intervista a Vincenzo Esposito e Vincenzo Amabile. Quanto c’è di innovativo e quanto di tradizionale nei piatti? E in che proporzione equilibra queste due tendenze? Non c’è innovazione senza tradizione. La conoscenza della cucina tradizionale è alla base di tutto, del resto non si può fare innovazione se non si ha ben chiara la cucina delle proprie radici. Io ad esempio ho impresso nella memoria l’odore del ragù della domenica, oppure il ricordo di quando da bambino andavo al porto con mio padre per aspettare i pescherecci che rientravano. Con pochi soldi compravamo il pesci “poveri” che poi nelle mani di mia nonna diventavano piatti indimenticabili, lavorati con maestria, utilizzando marinature e fritture oppure prodotti usati per creare primi piatti eccezionali con spaghetti rigorosamente “sciulatielli”. Oggi nella cucina del Bommarè la filosofia è divisa tra 50 e 50: alla tradizione mi piace aggiungere sempre un tocco di innovazione acquisita mediante esperienze di lavoro pregresse, l’impiego di attrezzature e tecniche moderne oltre che un pizzico di personale estro creativo. Bommarè richiama al mare e al mondo acquatico a gran voce, e la scelta di costruire un’eccellenza specializzata nella cucina di mare dimostra un forte legame con esso. Da cosa nasce questo rapporto speciale? E come lo vive? Ho la fortuna di vivere tra il mare e la bellezza del Vesuvio. Il mare mi trasmette calma, serenità e quando penso a quello che ci offre si attiva un meccanismo di voglia di fare, provare, creare. È parte del mio modo di vivere. Chi ha la fortuna come me di vivere vicino al mare può capire perfettamente quello che provo. Gli interni del locale, firmati da uno studio napoletano, mostrano attenzione ai colori, cura e ricercatezza dei dettagli e giochi di equilibri. Tutto ciò come viene riportato nelle preparazioni e nei piatti? La mia cucina è strettamente interconnessa con il lavoro di interior svolto dallo studio We+Falconio Oranges. Lo si può notare ad esempio nell’attenzione che mettiamo nella ricerca di pescato di alta qualità, nella curare delle intensità cromatiche, Nei piccoli dettagli che fanno la differenza e nel tentativo di trovare sempre una forma di continuità e di rimando tra la presentazione del piatto e il design del locale. (Vincenzo Esposito) Cosa significa aprire un ristorante di alta gamma, con prospettive ambiziose e numerose eccellenze in un […]

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Ristorante Innovative: tra tradizione e innovazione

È di inizio 2019 l’apertura del nuovo ristorante Innovative di Giuseppe Scicchitano, figlio di Assunta Pacifico, ‘a figlia d’o marenaro di cui l’omonimo ristorante ha raggiunto la notorietà per la sua eccellente zuppa di cozze, che il ristorante Innovative ripropone, per esaltarne la freschezza, cotte alla brace. Giuseppe, classe 1990, si pone l’obiettivo di portare avanti la tradizione di famiglia, con innovazione. E nel suo ambiente in via Foria 180/182, al primo piano del ristorante ‘A figlia d’o marenaro gestito da Assunta, le stanze dentro le stanze riportano la mente ad una tipica casa napoletana, ma arredata con sontuosità: cornici e statue dorate si stagliano su parati damascati, i tavoli dai bordi neri e dorati effetto marmo hanno decorazioni che richiamano le onde del mare. Il menù proposto da Giuseppe, realizzato dallo chef Sergio Scuotto, comincia con un cocktail di benvenuto accompagnato da mini bun di pesce con sfoglie di mela: all’ingresso del ristorante, infatti, il cocktail bar propone una selezione di drink classici, selezionati dall’International Bartender Association, nonché diversi Signature Cocktail, i cui nomi si rifanno alla cultura napoletana. A seguire, un’entrée di crudités di mare, con tartufi locali, gamberi, scampi ed ostriche San Michele del Gargano, il tutto accompagnato da una Falanghina spumantizzata extra dry dell’azienda Le Vignole. Un menù che richiama Napoli anche nell’estetica, come il gambero crudo avvolto in un sottile strato di provola affumicata, scottata al momento con un cannello e decorata con chips di patata, maionese al gin ed acqua di mare e maionese al blue lagoon, che con il suo color azzurro cielo ricorda la città partenopea. Ma ad incarnare appieno il principio di tradizione e innovazione è la cheesecake salata di mare, di invenzione dello stesso Giuseppe: un crumble di fresella costituisce la base per lo strato centrale di ricotta e quello superiore di tartare di gamberi e zest di limone. La cheesecake porta il nome di Maria, la nonna di Giuseppe, che “amava il pane con la ricotta”, rivisitato per l’occasione in un piatto gourmet. Ad accompagnare il piatto principale il Sommelier Pietro Marotta seleziona un Fiagre, un blend di vini 70% Fiano 30% Greco di Tufo di Taurasia dell’azienda vinicola Cantine Caggiano. Il primo piatto di spaghetti di mare è circondato da una corona di gamberi crudi, scottati alla fiamma direttamente al tavolo con un alcol di cereali ad alta gradazione. Sul finire, i due dessert: il cannolo scomposto, di chips di riso dolce, ricotta fresca e gocce di cioccolato e il curniciello, ricetta originale di Innovative commissionata alla pasticceria Poppella per la realizzazione, con crema diplomatica, cioccolato bianco e liquore strega su base di pasta frolla. A concludere il pasto un cocktail leggero di arrivederci: succo di pompelmo, lime, liquore alla nocciola e doppio rum, in un bicchierino decorato con un bordo di cacao dolce. Il lavoro di Giuseppe e del suo staff di giovani steward di sala, cuochi e barman viene supervisionato, con discrezione, da mamma Assunta, che qualcuno ha definito “il Maradona della ristorazione”. “Sarà lui il […]

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L’isola d’Ischia e la tradizione dei Piennoli di pomodoro

L’isola d’Ischia si distingue nel mondo per le diversità morfologiche, culturali, storiche e gastronomiche che la contraddistinguono, confluendo in un territorio senza tempo. Gastronomia, tradizione e storia dell’isola d’Ischia Famosi sono i cosiddetti “Piennoli di pomodoro”, realizzati sin dai tempi antichi, secondo tecniche particolari e suggestive, tramandate da una generazione all’altra. Sull’isola d’Ischia, il pomodorino del Piennolo è famoso e in qualsiasi ristorante o abitazione si vada a mangiare, si potrà assaporare il gusto antico di tale alimento, in un mix di storia e bontà. Per quanto riguarda i “Piennoli” c’è però da fare una distinzione di natura etimologica, infatti, essendo un termine dialettale, c’è chi lo chiama “Piennolo” e chi invece lo definisce “Piennulo”. Il periodo di realizzazione è solitamente l’estate, quando fa caldo e quindi si hanno a disposizione pomodorini rossi e ben maturi. Gli abitanti di Ischia rivelano che ad essere utilizzate sono le cosiddette “schiocche”, ossia i primi grappoli di pomodorini. Ciò perché la possibilità di un improvviso temporale sarebbe inevitabilmente dannosa e potrebbe compromettere la raccolta, rendendo vana la maturazione dei Piennoli che, ricordiamo, permettono di avere i frutti, quantomeno nell’accezione più scientifica del termine, a disposizione durante i mesi freddi. La gastronomia di Ischia si differenzia proprio per la ricchezza e la varietà di elementi a disposizione; tutto ciò che un tempo rappresentava fonte di sostentamento per le famiglie dell’isola, oggi è un vanto per quanti conservano tali tradizioni. Nel corso del tempo, essendo il territorio dell’isola molto fertile, gli abbondanti raccolti di pomodori richiedevano una tecnica di conservazione che ne preservasse l’integrità nel tempo. Si pensò a diverse soluzioni, tra le quali le conserve, la preservazione in bottiglia, essiccati o in barattolo (le cosiddette bottiglie di pomodoro) ed infine la scelta ricadde sul rinomato e tutt’oggi apprezzatissimo Piennolo. Passeggiando lungo le strade interne di Ischia, è impossibile non notare dei pergolati in legno, tettoie o semplicemente pareti in tufo verde, tipico dell’isola, dai quali come una cascata scendono enormi “grappoli” di pomodori, intrecciati l’uno con l’altro. Come realizzare “U Piennolo”  Dopo aver raccolto le prime “schiocche” di pomodori ben maturi, ovviamente coltivati secondo tecniche biologiche, senza prodotti chimici, esse vengono posizionate su un filo di canapa, legato a cerchio; in questo modo verrà fuori un grande grappolo, il cui peso varia in base alla grandezza dei pomodori, appeso poi alle pareti o alle tettoie di cui prima facevamo menzione, in luoghi ben asciutti, protetti dalla pioggia e ventilati. Tale metodo permetterà di conservare a lungo i pomodorini e soprattutto è un’ottima soluzione per garantire quel sapore dolce e al tempo stesso lievemente acidulo che caratterizza “U Piennolo” Una curiosità circa la realizzazione del Piennolo riguarda lo spago o la corda utilizzati per crearlo; ad Ischia, infatti, si usano anche i rami di ginestra. Questa scelta permetterà di avere un duplice vantaggio: con la ginestra basta un unico avvolgimento perché i pomodori aderiscano perfettamente al ramo. Il secondo vantaggio è che i pomodorini sono abbastanza distanziati tra loro e ciò crea una maggiore distribuzione e […]

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Lievitati artigianali VS lievitati industriali

Lievitati artigianali VS lievitati industriali: chi vincerà questo confronto? Oggi non siamo qui a parlare male delle produzioni industriali perché, come vedremo, non sono tutte da demonizzare. Certo è vero che le produzioni industriali sono note per l’intensività delle produzioni che causa l’impiego di processi che velocizzano e che, quindi, snaturano gli alimenti. Oggi vorremmo parlare di come fare scelte alimentari di valore a partire da quelle occasioni tipiche in cui, per una volta, non ha senso rifugiarsi nella “comodità” del cibo industriale. Il Natale, un compleanno o un’occasione speciale sono tutti momenti adatti a scegliere qualcosa di più pregiato da mangiare, dando uno sguardo all’etichetta e sostenendo le attività artigianali storicamente in forte competizione con quelle industriali. Conservazione e ingredienti: le differenze da cogliere Abbiamo iniziato questo approfondimento con ottime intenzioni, ovvero senza voler scatenare una guerra di principio verso gli alimenti a produzione industriale. Non è detto che consumarli sia sbagliato se non con qualche accortezza. Innanzitutto nei supermercati ci sono spesso interi scaffali dedicati ai produttori di zona che andrebbero preferiti, soprattutto per supportare le piccole attività locali. In secondo luogo dovresti imparare a leggere l’etichetta nutrizionale, prendendo le distanze da tutto ciò che potrebbe arrecare un danno alla tua salute e anche all’ambiente. Per esempio nei lievitati industriali sono spesso presenti generici aromi, conservanti e coloranti che fanno sì che questi possano durare molto a lungo. Al contrario i lievitati artigianali hanno una breve data di scadenza, superata la quale degradano velocemente. Questo è un chiaro segno di genuinità e di freschezza degli ingredienti dal momento che all’interno di lievitati artigianali non trovi nulla al di fuori di uova, lievito madre, zucchero, burro e farina. Ogni tanto possiamo cambiare abitudini Quindi siamo tutti d’accordo sul fatto per cui il supermercato non sia un posto malvagio in cui c’è solo cibo spazzatura ma un grande centro in cui puoi trovare un po’ di tutto. Per quel che riguarda i lievitati la differenza è netta perché quelli industriali sono solitamente confezionati con cartone e involucro in plastica e compaiono sui banchi molto prima delle festività. La comodità di poterli acquistare anche tre settimane prima di Natale o Pasqua è indubbia ma, una volta tanto, potresti provare a cambiare abitudini a meno che non ci siano particolari esigenze nutrizionali. Per esempio alcuni lievitati industriali sono pensati per chi non può mangiare glutine o lattosio, oppure ci sono tante nuove versioni vegane che fanno capolino sul mercato. Le colombe artigianali, invece, così come i panettoni e tutti gli altri lievitati di alta pasticceria, hanno una tiratura molto limitata. Ogni anno le grandi pasticcerie italiane producono sempre maggiori quantità di lievitati ma questi non arriveranno mai ad eguagliare i numeri di quelli industriali. È per questo che potresti rischiare anche di non trovarli dal momento che hanno una tiratura limitata. Per andare sempre sul sicuro, dal momento che vanno a ruba, potresti scegliere la tua colomba artigianale su SaporideiSassi.it, dove trovi la più ampia selezione dei migliori lievitati artigianali del nostro […]

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Spice Caliente. Recensione forno elettrico per pizza

Recensione del forno elettrico per pizza Spice Caliente L’anno che ci siamo lasciati alle spalle è stato difficile, ma ha avuto anche i suoi risvolti positivi. Il lockdown ha aumentato il tempo a disposizione per dedicarci alla cucina e molti di noi si sono cimentati nell’impastare e preparare pizze, le cui foto hanno invaso i più importanti social network per molti mesi. Riprodurre però gli stessi sapori e la stessa consistenza delle pizze tipiche di una pizzeria non è un’operazione scontata, dati i limiti dei forni casalinghi che presentano una struttura diversa dai quelli che si trovano nelle cucine di ogni pizzeria. Giungono così in nostro aiuto dei validi sostituti come il Forno pizza spice Caliente, prodotto dall’azienda Spice Electronics. Spice Caliente. Descrizione del prodotto Fin dalla sua fondazione nel 2014, Spice Electronics si è distinta nel proporre prodotti per la cucina di alta qualità e a basso costo, con un occhio di riguardo anche all’ambiente usando materiali biodegradabili: portapranzo, borracce, essiccatori per gli alimenti, affettatrici, scaldavivande e forni elettrici per preparare pizze hanno conferito a questo marchio giovane un ruolo di prestigio all’interno del settore. Spice Caliente incontrerà i favori di tutti coloro che amano preparare pizze in casa. Questo piccolo forno dal colore rosso accesso è costituito da un piano di cottura dal diametro di 32 centimetri e realizzato in pietra refrattaria, la stessa con cui sono costruiti i forni delle pizzerie e che, allo stesso modo, assorbe l’umidità rendendo la pizza fragrante. Questo risultato che si può ottenere in soli cinque minuti (tre, nel caso di pizze surgelate). Il forno elettrico Spice Caliente è adatto per cuocere molti altri alimenti come carne, panini, piadine, castagne, toast, torte salate e calzoni. È inoltre dotato di un termostato utile per regolare la temperatura (fino a 400 gradi) e ha una potenza pari a 1200 watt. I materiali con cui il forno è realizzato fanno sì che non vengano rilasciati fumo o cattivi odori e, rispetto a quello casalingo, il consumo di corrente è ridotto al minimo. La sua struttura in acciaio inox lo rende un prodotto resistente anche agli urti più pesanti. L’acquisto di Spice Caliente è quindi consigliato a tutti gli amanti dei prodotti genuini e fatti con le proprie mani. Il vantaggio di poter avere nelle proprie case un forno elettrico capace di cuocere pizze come nelle più rinomate pizzerie costituisce un valido motivo per l’acquisto. Il prezzo si aggira sugli 82 euro, ma se si vuole acquistare il forno con un set di due palette di alluminio e un libro di ricette la spesa si aggira attorno ai 92 euro. Inoltre, qualora il prodotto dovesse risultare difettoso o danneggiato, Spice Electronics offre una garanzia diretta a domicilio di 48 ore che prevede la sostituzione dei pezzi difettosi. Se anche voi volete stupire i vostri amici o i vostri familiari preparando una pizza come sanno fare i veri pizzaioli, non bastano solo acqua, farina e lievito. Vi serve anche il forno Spice Caliente, se volete fare un […]

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