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Eroica Fenice

La categoria Food contiene 185 articoli

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Gran Caffè Romano: un’eccellenza tra grandi lievitati e mixology

Gran Caffè Romano: espressione di Irpinia Tutto il resto d’Italia, da qualche anno sembra aver ri-scoperto l’Irpinia: una terra con una tradizione ricchissima da un punto di vista gastronomico: dalle carni, alle zuppe, ai vini ovviamente che sono in gran ribalta, finendo con i dolci. Una terra che ha moltissimo da offrire in ogni campo e che sta vivendo un momento tutto nuovo, affacciandosi sul mondo. Nella provincia di Avellino, Solofra è crocevia di diverse realtà industriali, e da qualche anno anche di realtà gastronomiche. Tra queste, spicca sicuramente il Gran Caffè Romano, bar-pasticceria che negli ultimi anni fa incetta di premi nazionali e soprattutto porta alcune novità che nel campo della pasticceria finora hanno stentato a trovare una collocazione: l’offerta dei dolci di matrice campana ed italiana è vasta e ben eseguita, oltre a granite e gelati; ma la storia si fa ancora più interessante quando ci dedichiamo ai loro grandi lievitati festivi (colomba e panettone) e soprattutto all’offerta di cockail e liquori da fine pasto offerta dal Gran Caffè Romano, che ben si accompagna all’aperitivo oppure – perché no! – all’offerta di dolci proposta. Il successo di questo binomio tra alcolico e dolci si sta rivelando solido nel tempo: infatti, le proposte dei fratelli Romano viaggiano per il mondo anche attraverso la partecipazione  ad importanti fiere del settore alimentare. Gran Caffè Romano: la passione per i lievitati Il Gran Caffè Romano, guidato dai fratelli Raffaele e Gianfranco Romano, sta vivendo una forte e produttiva crescita soprattutto con i grandi lievitati.I progetti maggiori in questo campo del Gran Caffè Romano sono Pantheon (panettone artigianale) e Venus (colomba), hanno portato ottimi risultati in Irpinia a livello nazionale. Il lato pasticceria è curato da Raffaele. Il panettone Pantheon, nome che riprende lo splendido monumento, ha partecipato e vinto lo Sweety of Milano per il miglior panettone tradizionale nel 2018; successo che si è replicato con Venus, la delicatissima colomba messa a punto dopo molto studio per la Pasqua. La colomba Venus, invece, ha portato in casa irpina poche settimane fa la medaglia di bronzo come miglior colomba nell’ambito della prestigiosa kermesse indetta dalla Federazione Internazionale Pasticceria, Gelateria e Cioccolateria (Fipgc). Gran Caffè Romano: la colomba Venus, l’assaggio In effetti, un premio per la colomba Venus ci sta tutto. Il packaging è lussuoso, nei toni del rosa antico e tonaca di frate, logo impresso sulla scatola e nome della colomba sul fronte, in bei caratteri vintage che rievocano tempi passati. Una volta fatto l’unboxing, la colomba Venus è bellissima a vedersi, elegante e slanciata, giustamente corposa al centro senza eccessi. Una volta tagliata, la pasta del lievitato “fa il filo”, cioè si sfilaccia tra le mani, così come dovrebbe fare un grande lievitato prodotto in maniera corretta. L’odore preminente è quello di burro, con una lieve nota tostata; i canditi sono belli da vedere, caramelle golose fatte di arancia e limoni biologici, una leccornia da gustare quasi da soli. La glassa sopra è bella uniforme, con gli zuccherini decorativi grandi, così come […]

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Zuppa di cozze e A Figlia d’ ‘o Marenaro, un binomio perfetto!

Anche a Napoli si è entrati nella settimana di pasqua e di certo le tradizioni non mancano all’appuntamento. A predominare su tutte il piatto tipico che caratterizza il pranzo del giovedì santo: la zuppa ‘e cozzeche, la zuppa di cozze. Tanti sono i ristoranti che propongono la loro versione di questa gustosa pietanza. Su tutte però prevale quella de A Figlia d’ ‘o Marenaro, storico ristorante presente a via Foria a due passi dall’Orto botanico e la cui titolare e cuoca, Assunta Pacifico (per gli amici Donna Assunta) è uno dei baluardi della tradizione gastronomica partenopea. A figlia d’ ‘o Marenaro, la storia Prima di parlare de A figlia d’ ‘o Marenaro è necessario parlare proprio di Assunta Pacifico, colei che ha dato vita ad un impero gastronomico che iniziò a costruire dall’età di sette anni quando aiutava suo padre Raffaele titolare de ‘a puteca di Porta Capuana a pulire le cozze.  Il trascorrere del tempo non fece altro che aumentare in lei la passione per la cucina e, con non pochi sacrifici, fondò nel lontano 1955 il ristorante A figlia d’ ‘o Marenaro che ben presto si specializza proprio nella preparazione della zuppa di cozze, ma anche in quella di pizze e di piatti di terra. L’anno scorso i locali sono stati soggetti ad un restauro che ne hanno determinato la momentanea chiusura per un mese e mezzo. La relativa riapertura, avvenuta il 14 febbraio 2018, ha ridato agli abitanti di Napoli e ai turisti che si trovano nei paraggi una delle istituzioni più importanti in cui si celebra non soltanto la tradizione gastronomica napoletana, ma anche il calore e la spontaneità tipici del popolo partenopeo. Struttura dei locali Tutto questo ci riporta alla giornata del 16 aprile dove, in piena sintonia con il periodo pasquale, è stato organizzato per la stampa un pranzo a base di zuppa di cozze. Un’occasione anche per dare un’occhiata più da vicino ai rinnovati locali de A figlia d’ ‘o Marenaro, a cominciare dalla cantina dei vini. Curata e gestita dal figlio Giuseppe, rappresentate della terza generazione di ristoratori, la cantina presenta una pavimentazione in legno e un arredamento che richiama ad una dimensione contadina e umile, testimonianza di una fedeltà alla tradizione. Un armadio di vetro custodisce l’immensa collezione di vini, campani e non, ma anche cognac e altri alcolici. Il vero cuore pulsante de A figlia d’ ‘o Marenaro è ovviamente costituito dalla cucina, che si trova in un piccolo locale a pochi passi dal ristorante vero e proprio. Appena si entra dentro si viene accolti da un odore di mare che con la mente ci proietta a giornate trascorse in spiaggia o su una scogliera a pescare. I nostri occhi non possono fare a meno di fissare le bacinelle piene di cozze, ma soprattutto le enormi vasche in cui cuociono i polpi da cui viene ricavata un altra specialità della gastronomia napoletana: ‘o bror e purpo, il brodo di polpo. A tale proposito durante la preparazione Assunta ricorda con affetto […]

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Colomba pasquale: 10 da provare in Campania

Colomba pasquale: diciamoci la verità, è tradizione da pochi decenni. Si è diffusa di più negli ultimi anni. La sorella minore del lievitato che spopola da qualche anno a questa parte – Sua Maestà il Panettone, declinato in Milanese e Campano ormai – la Regina Colomba Pasquale sembra non spiccare mai propriamente il volo della notorietà. Complici sicuri diversi fattori: il tempo abbastanza risicato delle festività pasquali, la diffusione – giusta – dei dolci tipici del periodo ancora molto forte, oppure le uova di cioccolato in ogni foggia, misura e gusto (graditissime dai bambini). Un vero peccato: perché la colomba pasquale (che sia essa classica oppure farcita con creme, o ancora salata!) ottiene delle ottime performance nelle mani di esperti pasticcieri. La colomba pasquale, come simbolo, in realtà affonda le radici nel regno lombardo del VI secolo: il re Alboino conquistò Pavia nel 572 d.C.; i cittadini riuscirono ad ingraziarsi il nuovo sovrano offrendogli pani dolci lievitati a forma di colomba. L’altra leggenda, sempre del VI secolo, riguarda il miracolo di San Colombano: durante la quaresima trasformò la selvaggina in pane dolce e zuccherato, permettendo così ai credenti di cibarsi in quel periodo. La colomba pasquale moderna è frutto di un grande pubblicitario, l’avreste mai detto? Signore e signori, Dino Villani, pubblicitario dell’azienda Motta, oltre a creare il logo, perfezionò un business che era soltanto stagionale: quello dei dolci natalizi. Si riprese così la forma della colomba, la si declinò nel pirottino, il resto è stata storia. Così tanto storia che oggi la colomba si fregia del PAT, Prodotti Agroalimentari Tradizionali italiani. Solitamente, la colomba pasquale differisce dal panettone per l’assenza di uvetta nell’impasto (ma qualcuno l’aggiunge), ed ovviamente per la forma. La forma della colomba può incidere su lievitazione e cottura: infatti, la parte centrale è più gonfia e ben lievitata/cotta, mentre le ali potrebbero avere difetti in questi senso. La nostra Pasqua è iniziata presto: la scorsa settimana abbiamo assaggiato un certo numero di pastiere napoletane; abbiamo chiamato in causa gli stessi pasticcieri campani (più qualche new entry), per vedere come se la cavano con la colomba, dolce “importato”. Questa è la nostra pratica guida con i consigli per gli acquisti per le colombe pasquali in Campania in ordine assolutamente sparso. Non dimenticate di segnalarci le vostre preferite! Pasticceria Pansa, Amalfi Ci troviamo nel tempio del limone, della delizia al limone e di tanti altri buonissimi dolci costieri. Bellissimo l’incarto a mano, classico, della colomba pasquale della Pasticceria Pansa di Amalfi. La carta è quella lussuosa di Amalfi, fatta a mano dai migliori cartai, con il nastrino tipico del “cartoccio di paste” ad avvolgere il nostro lievitato. Meno zuccherini in questo caso, con mandorle grosse e una crosta lievemente più asciutta, che dona consistenza. Tra gli ingredienti spicca il sale artigianale di Trapani e la bacca di vaniglia Bourbon. Al taglio, il lievitato si presenta compatto, facile da tagliare, con pasta setosa. Il sentore di vaniglia e burro è minimo, godibile anche dai palati più raffinati. Un regalo […]

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AmpGourmet di Giuseppe Vesi: al via i Master di formazione per pizzaioli gourmet

Partiranno il prossimo 15 aprile i Master dell’AmpGourmet, l’Accademia dei Maestri Pizzaioli Gourmet fondata da Giuseppe Vesi: un’opportunità unica al centrosud, per diventare professionisti della pizza gourmet. Gourmet, una parola ripetuta oggi da più parti come un mantra: dal francese, letteralmente “buongustaio”, si tratta di un termine associato alla gastronomia di alto livello, al buon bere, ad un cibo raffinato. Ma cosa determina la differenza tra una pietanza o una bevanda “gourmet” ed una “standard”? Nel settore gastronomico, solitamente questa linea di demarcazione è rappresentata dalla qualità degli ingredienti, dalla presentazione, dall’aspetto del piatto. E proprio sulla filosofia gourmet si basa ormai da tanti anni l’arte culinaria di Giuseppe Vesi, fondatore del marchio PizzaGourmet, della scuola di formazione AmpGourmet e di Grani Antichi: l’uso esclusivo di farine rigorosamente non trattate e macinate a pietra è, infatti, il tratto distintivo della sua arte in pizzeria. La passione per il proprio lavoro e il grande spirito di iniziativa hanno spinto Vesi a promuovere un’iniziativa davvero interessante per chi vuole fare di questo antico mestiere la propria vita, all’insegna della competenza e della professionalità: parliamo dei Master dell’Accademia dei Maestri Pizzaioli Gourmet, che prenderanno il via il prossimo 15 aprile. 98 ore di teoria, 22 ore di pratica e ulteriori 20 di stage, presso una delle 20 sedi dell’Accademia sparse in tutta Italia, con la finalità di fornire una preparazione di alto livello a pizzaioli e manager di pizzeria, accrescendo la loro competenza circa le materie prime impiegate e la gestione di un locale che siano gourmet ma sempre nel rispetto della ricetta tradizionale della pizza napoletana classica. I Master dell’ AmpGourmet: ricercatezza degli ingredienti nel rispetto della tradizione I corsi sono stati presentati mercoledì 3 aprile da PizzaGourmet a via Caracciolo: hanno partecipato Giuseppe Vesi, presidente dell’Accademia; Dario Posillipo, vicepresidente dell’Ordine dei Tecnologi Alimentari di Campania e Lazio; Giuseppe Pisano, nutrizionista; Roberto Esse, direttore responsabile Gazzetta dei Sapori; Ciro Antinolfi, BeCheffy, moderati da Sabatino Di Maio, ufficio stampa dell’AmpGourmet. Questi percorsi formativi partiranno dal semplice studio degli ingredienti, vegetali, animali, ittici, nell’ambito dei quali è importante acquisire una consapevolezza che permetta di scegliere il meglio, nel segno appunto della filosofia “gourmet” ma anche dell’esaltazione dei sapori e degli ingredienti naturali, come la farina del Cilento Carosella, da tempo utilizzata da Giuseppe Vesi e che conferisce alle sue pizze un’altissima digeribilità. Si proseguirà poi con gli studi tecnici, fino ad arrivare alla pratica degli impasti ed alla realizzazione concreta di una pizza. La scuola si avvale della collaborazione dell’Ordine dei Tecnologi Alimentari di Campania e Lazio e si svolge ogni lunedì dalle 10 del mattino alle 19 per un totale di 120 ore a cui si aggiungono le 20 ore di stage. Gli argomenti sono riportati nel Piano di Studi e i costi e le modalità di pagamento saranno inviati via mail ad ogni singolo partecipante. Un’opportunità preziosa, unica al centrosud, per tutti i partecipanti, che potranno costruirsi importanti realtà professionali o essere in grado di aprire propri locali gourmet. Fonte immagine: https://www.finedininglovers.it/blog/indirizzi-interessanti/pizza-gourmet-giuseppe-vesi/

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Gattò Bistrot a Portici, il primo in Campania

Gattò Bistrot, il primo in Campania, si trova a Portici, in Viale d’Amore, 29 (nei pressi della Vesuviana di Bellavista),  ed è stato inaugurato da qualche settimana. Il gatto, si sa, è il felino più popoloso al mondo. Si contano una cinquantina di razze differenti. E’ essenzialmente “territoriale” e “crepuscolare”, un predatore dalle fusa e dai vocalizzi facili. Se siete amanti dei gatti e del buon cibo, il Gattò Bistrot è sicuramente il posto che fa per voi. Già dal nome del locale, infatti, si percepisce l’obiettivo “animal friendly” ma, soprattutto, con una cucina che unirà tradizione, salute e contaminazione. La tendenza arriva dal Giappone, dove i “Neko Cafè” sono ormai diffusi da circa dieci anni, con l’apertura del primo locale dedicato agli amanti dei gatti a Osaka. Lentamente, la formula del “Cat Cafè” ha messo radici anche in Europa e in Italia, arrivando proprio fino a Portici. “Qui gatta ci cova” è lo slogan scelto da Valentina, titolare del locale, che ha accuratamente scelto i sei felini che faranno compagnia ai suoi futuri clienti. Il nome scelto per il suo locale, “Gattò”, è un’italianizzazione del “gateau”, celebre piatto francese. Il Gattò Bistrot è un luogo in cui rilassarsi sfogliando un libro, gustando piatti adatti a tutti i palati (vegetariani, vegani, intolleranti al lattosio o al glutine), ma soprattutto è un luogo da vivere insieme ai piccoli felini. Le “special guest” del Gattò Bistrot hanno tutte un passato da randagi e a curarli è stata l’associazione “I gatti della traversa” di Portici, che li ha condotti all’ambulatorio veterinario di San Sebastiano per la profilassi necessaria. L’associazione, infatti, è da circa tre anni fortemente attiva sul territorio, sia per il recupero dei felini abbandonati, sia per la ricerca di una sistemazione per ognuno di loro. Gli abitanti del Gattò Bistrot si chiamano Procolo, Sole, Ciancioso, Luna, Perla e Piccolina, e sono la vera e propria attrazione del locale. Come già accade, peraltro, al “Romeow”, il cat bistrot di Roma, nel quartiere Ostiense, dove il design del locale segue essenzialmente le esigenze feline e l’offerta gastronomica è incentrata su una proposta vegana e crudista. O al “Nero Miciok”, il cat café di Palermo (nel quale vengono organizzati anche diversi eventi culturali), che ha seguito le orme del “MiaGola Caffè”, a Torino. Chi sceglierà il Gattò Bistrot per trascorrere il proprio tempo potrà fare amicizia e giocare con tutti i felini del locale, ma non potrà portarne dall’esterno. Infine, un’altra iniziativa lodevole messa in campo da Valentina è la “libreria a scaffale aperto”. Tutti i suoi clienti, infatti, tra un pasto e l’altro, potranno fermarsi e concedersi una lettura, grazie alla vasta scelta di libri messa a disposizione nel locale. Sempre in compagnia di Procolo o Sole, s’intende.

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Di Pizza: il format della pizza fa tappa a Salerno

Di Pizza è il nuovo format di eventi che ha l’obiettivo di far incontrare le pizzerie più rappresentative del territorio con un selezionato pubblico di esperti di settore, giornalisti, blogger e opinion leader del mondo food. Avrà sette appuntamenti che attraverseranno l’Italia. Per ogni città verranno individuate le sette realtà pizzaiole d’eccellenza che saranno protagoniste dell’evento, con performance live e momenti di presentazione della propria attività e confronto con media e appassionati del settore, per raccontarsi e migliorarsi. Dopo la tappa di Milano l’8 novembre 2019 e quella di Salerno (1° aprile 2019), arriverà a maggio a Verona. Di Pizza: come nasce? È un evento a marchio Dissapore (www.dissapore.com) e della neonata realtà Garage Pizza: insieme, questi due modi totalmente innovativi di raccontare il cibo si propongono di indagare nelle eccellenze riconosciute e meno riconosciute di tutta Italia, entrando nelle pizzerie, mostrando un nuovo modo di comunicare il cibo e la persona. Garage Pizza sarà dalla mentalità mobile oriented, senza sacrificare la scrittura, spesso dimenticata. Di Pizza: tappa a Salerno – 1° aprile, I Borboni (Pontecagnano Faiano) La seconda tappa  (la prima in Campania) si è svolta il 1° aprile a Pontecagnano Faiano: ospiti della pizzeria I Borboni, c’è stata l’esibizione dei “Magnifici Sette” e la premiazione dei “Sottosopra”, cioè di altri sette tra i migliori pizzaioli di Salerno e provincia. Presenti anche gli sponsor delle tappe: Molino Denti (con la sua selezione di farine per pizza e panificazione), Birrificio Balabiott (con la sua nuova linea di birre), Salvatore Martusciello Wines (con il suo Gragnano), Solania srl (con la sua selezione di pomodori: San Marzano DOP, pomodoro pelato lungo, pomodoro giallo), Fior d’Agerola (con latticini e formaggi). Buffet dolce offerto dalla Pasticceria Palumbo, di Roccapiemonte, specializzata in creazione farcite al pomodoro, tra le quali la famosa zizzinella: uno scrigno ripieno di ricotta di bufala e con perline di confettura al pomodoro San Marzano. Dopo un abbondante finger food ed un altrettanto abbondante “menu caldo” dedicato a mini arancini in varie declinazioni offerto dai padroni di casa, si è passati rapidamente all’esibizione dei sette pizzaioli chiamati: Madia – con Francesco Miranda: datterino giallo, provola affummicata, pancetta arrotolata di Gioi Cilento, scaglie di cacioricotta di capra, fili rossi di peperoncino In Voga – con Fabio di Giovanni: pizza con crema di zafferano, chips di riso e foglia d’oro edibile; L’oro di Napoli – con Pierino Cardonia: pizza con pomodoro San Marzano DOP, mozzarella di bufala e perline di mozzarella di bufala; La locanda dei feudi  – con Francesco Capece: pizza con pomodoro, sbriciolata di salsiccia pezzente, barilotto di bufala e basilico ‘o sarracin – con Angioletto Tramontano: pizza con base di crema di zucca, salsiccia rossa di Castelpoto, melanzane arrostite, mozzarella misto bufala, rughetta. I Borboni – con Daniele Ferrara e Valerio Iessi: pizza con fondo di pomodoro giallo, all’uscita: stracciata di bufala, maionese di riccio di mare, pesto di menta con noci di Sorrento e zeste di limone. Resilienza – con la crew intera di Gennaro Coppeta: pizza con provola, pesto […]

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Pastiera napoletana: storia e consigli per gli acquisti

Pastiera napoletana: già il nome è godurioso, nulla manca a questo dolce partenopeo ricco di ingredienti e sapore. Tradizionalmente preparato durante la Pasqua (e quindi, in primavera), intorno a questo dolce ruotano leggende, storie e aneddoti. Sovente, la pastiera napoletana originale è preparata in casa da veri team di maestri pasticcieri casalinghi: è una preparazione lunga e laboriosa, dove i differenti ingredienti richiedono attenzione e maestria. C’è chi compra il grano per il ripieno ancora da cuocere, c’è la crema da fare, la sottile pastafrolla, la ricotta da setacciare. Una ritualità che non sembra scomparsa nel tempo, anche a fronte della miriade di dolci pasquali proposta, tra i primi uova di cioccolato e colombe. Pastiera napoletana: miti, leggende e qualche risata Un piatto così abbondante rimanda facilmente ai miti di Cerere, alle funzioni celebrative primaverili di rinascita. Molte le storie, alcune davvero leggendarie, che ruotano intorno alla nascita della pastiera napoletana. La prima fa risalire il nostro dolce addirittura alla sirena Partenope, dandogli così una connotazione pagana: gli abitanti del golfo, per ingraziarsi la sirena che aveva scelto quel luogo dove abitare, le inviarono sette bellissime fanciulle cariche di doni della natura: farina, grano, zucchero, ricotta, acqua di fiori d’arancio, uova, spezie. La sirena mischiò insieme gli ingredienti: da qui nacque la nobilissima pastiera napoletana. Ancora una leggenda lega la pastiera napoletana al mondo dei pescatori: le mogli di questi ultimi, a quanto pare, solevano lasciare doni al mare affinché i loro mariti ritornassero (e a reti piene, s’intende). Cesti ricchi di doni (grano, farina, ricotta, fiori d’arancio, uova) venivano lasciati sulla riva. Un mattino, dopo questo solito rituale, le donne non solo videro i loro mariti tornare, ma il mare aveva mischiato gli ingredienti e dato loro un dolce particolarissimo. Qui è decisamente chiaro il simbolismo degli ingredienti: il grano la fecondità, le uova la vita che nasce, la farina la ricchezza, i fiori d’arancio il profumo della terra, lo zucchero la dolcezza. Altra leggenda, forse più veritiera, attribuisce la creazione della pastiera napoletana alle monache di un indefinito convento a San Gregorio Armeno, nelle viscere di Napoli. Qui le sorelle cercavano un dolce per celebrare la morte e la resurrezione del Cristo: nell’impasto degli ingredienti, ognuno con la propria simbologia, crearono un dolce che affascinò i pellegrini, oltre che riempire le strade del centro storico di un odore inebriante. I patrizi erano ben contenti di ricevere pastiere in dono! Forse, aveva proprio ragione Ferdinando II, rivolgendosi a sua moglie Maria Teresa d’Asburgo-Teschen: “magnatell ‘na risata!“ Infatti, la regina, che non rideva mai, si lasciò scappare un sorriso di compiacimento addentando la pastiera napoletana, della quale il marito era molto ghiotto. Pastiera napoletana: alcune delle migliori interpretazioni dei pasticcieri napoletani e campani – Diteci la vostra pastiera napoletana preferita! Antica pasticceria Giovanni Scaturchio Dire Scaturchio è dire, praticamente, la casa della pastiera napoletana. La Napoli bene da secoli ormai acquista esclusivamente la pastiera di questa Antica Pasticceria che, oltre a produrre un dolce di assoluto garbo e rispetto, ne […]

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Nocciole Papa: il primo store consacrato alla nocciola

Nocciole Papa: il primo store interamente dedicato alla nocciola | Opinioni A San Vitaliano, un paesino della provincia napoletana, “Nocciole Papa store”, il primo store interamente dedicato alla nocciola, frutto tipico di questa zona e prodotto d’eccellenza campano, festeggia i primi 6 mesi di attività. Siamo stati lì per celebrare questo lieto evento e per conoscere meglio questo frutto, tipico delle nostre zone e delizioso in tutte le sue sfaccettature. Veniamo accolti da Pasquale Papa, l’ideatore dello store, nonché nipote del produttore primo, quindi terza generazione di produttori, dal 1970 siti a Roccarainola, che dopo il proseguimento dell’attività da parte del padre, sta dando un nuovo volto all’azienda, al passo con le nuove tecnologie e con il fine ultimo di diffondere il prodotto campano, nonché valorizzarlo nella terra  dalla quale trae le sue remote origini. Infatti Pasquale Papa ci tiene a sottolineare che il nome originario dell’albero da frutto è Corylus avellana, conservando nell’etimologia l’origine della pianta stessa, ovvero Avella, un paesino della provincia di Avellino, a scapito della falsa attribuzione piemontese. La passione della famiglia e la volontà, al contempo, di preservare e diffondere il valore di questo prodotto traspare in tutte le scelte attuate dall’ideatore. L’attenzione è al minimo dettaglio, come è evidente varcando la soglia dello store, che ci conduce in una dimensione al contempo naturalistica e di design ultra moderno, conciliando, dunque, tradizione e contemporaneità; l’arredamento infatti richiama la pianta originaria del nocciolo, con una ramificazione in legno che, partendo dalle radici, del parquet, si dirama fino al soffitto, per culminare in due rami che, esattamente come in natura, sorreggono il frutto. Il verde e il legno sono i colori dominanti e la sensazione è esattamente quella di penetrare in un vero e proprio noccioleto. Nonostante il trascorrere delle generazioni, tale scelta dimostra l’attaccamento del nipote alla propria famiglia. Nulla è lasciato al caso e, per rimarcare l’origine della nocciola, la linea dei prodotti in box reca sul fronte, con un logo fine ed elegante, la regione d’origine del prodotto stesso, la nostra Campania. Le nocciole Papa appartengono a diverse varietà, tutte campane appunto, delle quali la più famosa nonché certificata è la Giffoni e si sta lavorando per certificare anche le altre varietà. Nocciole Papa: tra gusto e salute L’idea dello store non è solo quella di rimarcare e dunque valorizzare le origini del prodotto ma vi è anche la volontà di proporre un prodotto nostrano e soprattutto a km 0, che ha notevoli vantaggi sulla salute, come ci ricorda il medico chirurgo Antonio Notaro, riportando studi condotti su centenari che consumavano prevalentemente prodotti provenienti dal proprio paese d’origine. La frutta secca in particolare, nelle giuste dosi, è un prodotto che può essere consumato e declinato a tutto pasto, oltre che per la sua duttilità e capacità di adattarsi a pietanze dolci e salate, anche per i nutrienti che contiene. Abbiamo inoltre avuto l’occasione di avere un saggio di tale peculiarità della nocciola, grazie alla bravura dello chef Marco C. Merola, della nuova Pasticceria Contemporanea di […]

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Antico Casale dei Mascioni, l’intervista a Ileana Liguori

Intervista a Ileana Liguori, wedding planner e organizzatrice di eventi, in occasione di “Incontri di Primavera” all’Antico Casale dei Mascioni. Un’atmosfera non comune, che gratifica i sensi ed eleva lo spirito, accoglie chi decide, nel giorno più importante della sua vita, di salire sin sopra all’Antico Casale dei Mascioni, location incastonata – come un diamante prezioso – nella rigogliosa natura. Fra i sentieri sinuosi del borgo esalano piacevoli profumi primaverili; i cipressi, i pioppi e i melograni – di cui il parco è ricco – danno forma ad un paesaggio che, per l’eterea bellezza che trasmette, difficilmente può essere dimenticato. Ancora più straordinario è l’arredamento delle sale che, pur rispettando lo stile fastoso originario, offrono all’ospite grande versatilità: dalla raffinata Sala delle Trame Bianche fino al Salone delle Feste, dove si mostra, maestoso, l’antico camino della struttura. Nel corso dell’evento di domenica 24 marzo, dal titolo Incontri di Primavera – Matrimoni enogastronomici, in collaborazione con le Cantine Telaro, abbiamo avuto il piacere di porgere alcune domande a Ileana Liguori, esperta wedding planner e organizzatrice di eventi, nonché figlia dei proprietari dell’Antico Casale dei Mascioni. L’intervista a Ileana Liguori Quando e come è nato l’Antico Casale dei Mascioni? Il Casale è una struttura che, di fatto, è nata nel 2000. Quasi per gioco, in realtà, perché era la casa in campagna della nostra famiglia. Mio padre ha comprato questo terreno, dove c’era un vecchio rudere che è stato ristrutturato, nel lontano 1999. Dopodiché, sono successe due cose parallele: da un lato, la struttura diventava, a mano a mano, troppo grande e dispendiosa; dall’altro, mio padre, che è stato medico fino al 2005, ha improvvisamente deciso di diventare ristoratore. È da qui che è partita la nostra splendida avventura. In vista, nel suggestivo Casale, vi sono dei cimeli. Si suppone una grande passione di famiglia? Proprio così. Nella famiglia di mio padre c’è questa tradizione legata alle seterie di San Leucio. I nostri antenati erano, infatti, produttori di raffinati tessuti in seta. Molti oggetti che si trovano nelle sale della struttura, come gli antichi telai per la tessitura e le collezioni pregiate, provengono proprio da questi antichi setifici. Insomma, nel Casale c’è tutta la nostra storia. Come è suddivisa la struttura? La struttura ha tre macro-ambienti. Il primo è la parte inferiore, con l’antico casale e una prima sala. Qui c’è una zona che chiamiamo “percorso enogastronomico”, dove organizziamo il buffet e gli antipasti dei matrimoni. Poi c’è la zona principale, con una serie di sale che si aprono una nell’altra. Infine, la zona della piscina, dove organizziamo il taglio della torta e il buffet dei dolci. Oltre questo, c’è una parte di campagna, ancora inesplorata, per la quale abbiamo dei progetti. Progetti di che tipo? A questa location, che è ben organizzata per i matrimoni, vorremmo affiancare una struttura che abbracci anche il pranzo degustazione o un evento più intimo. Nella zona inferiore, quindi, con annesso albergo, centro benessere e spa. Sull’onda di “Incontri di Primavera”, avete in programma altri novità? […]

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Incontri di Primavera, il menù esclusivo dell’Antico Casale dei Mascioni

Si è tenuto domenica 24 marzo, alle ore 12:00, l’evento Incontri di Primavera – Matrimoni enogastronomici dell’Antico Casale dei Mascioni, location per matrimoni di rara raffinatezza, immersa nella vegetazione lussureggiante di Squille di Castel Campagnaro, in provincia di Caserta. L’Antico Casale dei Mascioni La storica dimora, che è stata restaurata mantenendo immutato l’autentico fascino del passato, appartiene alla famiglia Liguori, una delle più prestigiose di Terra di Lavoro. Da oltre un secolo, infatti, si dedica alla produzione e alla trasformazione di preziosi tessuti in seta di San Leucio. Pertanto al Casale, Raffaele e Onorina – i proprietari – hanno pensato bene di trasferire alcune delle attrezzature e degli oggetti che meglio raccontano il loro mondo: gli antichi telai per la tessitura, la macchina da scrivere Olivetti, le collezioni in seta pregiata. Il vero punto di forza del Casale sta, però, nella sua versatilità: ad allestimenti rustic chic ed informali, come il Salone delle Feste, si affiancano atmosfere classiche e regali, come quelle della Sala dalle Trame Bianche o quella degli Specchi. Le ampie vetrate della location – così come il Belvedere degli Angeli, che affaccia sulla vallata del Volturno – consentono di godere di panorami incantevoli. Sotto il minuzioso lavoro di Ileana, esperta wedding planner e organizzatrice di eventi, figlia dei proprietari, qualsiasi esigenza e gusto degli ospiti possono, effettivamente, essere esauditi. Incontri di Primavera – Matrimoni enogastronomici All’evento hanno preso parte la stampa e gli amanti del buon cibo, che hanno potuto gustare le proposte primaverili dell’executive chef Salvatore Sabatino e del pastry chef Onofrio Annunziata. Per accompagnare il percorso enogastronomico, il Casale ha promosso la collaborazione con le Cantine Telaro, che hanno messo a disposizione alcuni dei loro pregiati vini, abbinati dai sommelier alle diverse portate proposte. All’aperitivo in piscina, accompagnato dal Malafemmena Rosè 2018 e dal Tefrite Brut 2018, è seguito il pranzo vero e proprio. La prima proposta del Casale, consistente nell’uovo marinato al fumo con perle dell’orto in doppia consistenza, ha soddisfatto sia i più tradizionalisti, sia gli amanti del gourmet. Alla portata, è stato sapientemente affiancato un bicchiere di Fiano Le Cinque Pietre 2018. A seguire, come primi piatti, gli chef hanno preparato uno squisito risotto di primavera con vellutata di bufala, impreziosito da chips di maialino croccante, e dei tortelli allo zafferano con crema di asparagi e polvere di speck. Ad accompagnare queste due proposte una Falanghina Vendemmia Tardiva 2018. Degno di encomio, per ricercatezza e qualità, il brasato di maialino al ristretto di porto, su un soffice di patate e verdure di stagione, associato al rosso Bariletta 2018. A concludere degnamente la giornata, come dessert, un cremoso al cheesecake su streusel di mandorle e mela golden. In abbinamento al dolce, il Passito di Falanghina Le Cinque Pietro 2017. Sinceramente stupiti dalla travolgente bellezza della location – ideale per chi vuole allontanarsi dallo stress cittadino – dalla impeccabile qualità dei prodotti, nonché dall’accuratezza con cui vengono selezionate le materie prime, non possiamo che consigliarvi di vivere questa esperienza presso l’Antico Casale dei Mascioni. PH: Marco Baldassarre

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