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Eroica Fenice

La categoria Food contiene 166 articoli

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Solopizza festeggia 40 anni e si rifà il look

Solopizza compie 40 anni e rinnova il suo look. Martedì 19 febbraio si è tenuta la presentazione alla stampa del nuovo menù per festeggiare il compleanno della storica catena di pizzerie sita in Via Medina e poi diffusasi in tutta Italia. Dalla classica pizza margherita fino alla Solopizza 40, la pizza celebrativa con mix di pomodorini rossi e gialli del piennolo, olio evo, mozzarella di bufala e autentico provolone del Monaco, per finire al menù “Nonsolopizza” fatto di primi e secondi della tradizione napoletana. Solopizza e i suoi 40 anni, la pizza secondo la tradizione Un impasto lievitato per 48 ore, “a ruota di carro” o “a lenzuolo”, con solo farina bianca: questa è la formula che da 40 anni Solopizza propone per la creazione delle sue pizze. La serata è trascorsa con l’assaggio di quattro tipi di pizze, dimostrazione della scelta di ingredienti di alta qualità che contraddistingue da sempre la politica della catena. Grande protagonista il provolone del Monaco autentico e certificato, che si contraddistingue dal provolone comune per la mancanza della piccola testa sul corpo rotondo, come ha spiegato il critico gastronomico Roberto Esse presente in sala. Ad aprire le danze una margherita con mozzarella di bufala, passata di pomodoro Sanmarzano, olio evo e basilico, immancabile e irrinunciabile, adatta a qualsiasi tipo di palato e che mette d’accordo davvero tutti, grandi e piccini. Si è passati poi alla nuovissima Solopizza 40, che mixa l’acidità del pomodorino giallo alla dolcezza di quello rosso e amalgama nel palato il gusto pizzicante del provolone del monaco. Per finire due pizze ripiene, corpose: il “tronchetto“, ripieno al forno con mozzarella, ricotta di pecora e salame, ricoperta da speck e provolone del Monaco, delicata ma al tempo stesso sostanziosa; infine, la pizza fritta con scarole, provola, olive e capperi, dal gusto deciso, dal colore dorato e chiaro, indice di una frittura a regola d’arte. Le novità del menù comprendono anche la pizza “Social” a 12 gusti, molto apprezzata dai più giovani: 12 farciture diverse con al centro un uovo; e la “Merenna Napoletana“, ripiena con provolone del Monaco semi piccante, speck e mozzarella. Insomma, il  marchio di fabbrica può essere considerato senza ombra di dubbio la creatività e la voglia di mettersi in gioco e sperimentare, preservando tuttavia una tradizione di cui tutti i membri della pizzeria vanno fieri. Una storia solida e duratura, lunga quarant’anni, fatta di amore per il cibo genuino, come quello di una volta, al fine di donare al cliente un’esperienza culinaria a 360 gradi, che coinvolge tutti i sensi, primo tra tutti il gusto.

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A cena con gli chef da Alfonso Pepe

Sant’Egidio del Monte Albino è un paese della provincia di Salerno famoso per un paio di cose, entrambe molto importanti: la prima, fa parte dell’area dove si può coltivare il famoso pomodoro San Marzano DOP; la seconda, è la patria di uno dei più grandi Maestri Pasticcieri italiani, Alfonso Pepe. Sempre ai vertici per quanto riguarda le classifiche sui panettoni artigianali, in prima linea quando si tratta di viaggiare, creare ed accogliere. Appunto l’accoglienza sembra essere il leitmotif della sua nuova sede, inaugurata più di un anno fa, rinnovando gli storici locali. Alfonso Pepe si sta proprio divertendo in questa sede con un’offerta ancora più ricca fatta non solo di dolci ma anche di finger food e drink, oltre che di ospiti ed eventi. A cena con gli chef è il format creato da Alfonso e il suo team: a scadenza periodica, ospita due o tre Maestri della cucina, per dar vita a gustose cene ad otto mani. Un ottimo modo, per gli avventori della pasticceria, di vivere un momento diverso della struttura; altri motivi ottimi per eventi del genere sono sicuramente la curiosità che si suscita nell’avventore, magari invogliandolo a visitare lo chef nella sua residenza principale; ultimo, ma non in ordine di importanza, è il generoso networking che si fa sempre in cene del genere. Lunedì 18 febbraio abbiamo avuto l’opportunità di partecipare ad una tappa di A cena con gli chef, che ha visto come protagonisti: il pizzaiolo Antonio Fusco, lo chef Alfonso Caputo, lo chef Christoph Bob… ed ovviamente la famiglia Pepe al completo A cena con gli chef: Antonio Fusco – pizzaiolo Ristorante Il Pino, Cercola Antonio Fusco fa parte di quelle certezze granitiche per quanto riguarda la pizza napoletana: lontanissimo dai riflettori, seppur giovane, ha una mentalità da vecchia guardia. Durante la serata degustazione, abbiamo avuto l’opportunità di provare due versioni della sua celeberrima pizza fritta: mezzo “piscetiello” (così si chiama in napoletano la pizza fritta di piccole dimensione) con ripieno di ricotta romana, pepe e ciccioli di maiale; l’altra metà ripiena di pomodorino giallo varietà pizzutello vesuviano, fiordilatte d’Agerola, zeste di limone e pecorino romano. Il fritto è dorato, uniforme, dalla consistenza sfogliata anche dopo uno o due minuti di relax tecnico nel piatto causa bollori eccessivi. Intermezzo: Cheese bar a cura di Carmasciando. In abbinamento: DUBL, spumante metodo classico di Feudi di San Gregorio. A cena con gli chef: Alfonso Caputo – Taverna del Capitano, Nerano * Solida, comoda e fresca la cucina di Alfonso Caputo, patron de La Taverna del Capitano a Nerano: già dal nome suona come un approdo sicuro. Il crunch: tappo di sfogliatella riccia, opera del Maestro Alfonso Pepe, con topping di crema di palamita, olive, capperi, aglio e peperone crusco. Se prima abbiamo definito questa cucina “comoda”, il motivo c’è: anche in trasferta non perde la sua essenza e, anzi, la declina secondo le formalità della casa dell’ospite. Una entrèe di tutto gusto: tartine e patè varie, scansatevi. O almeno, adeguatevi e dateci il nostro crunch quotidiano. […]

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Tufò Take Away – La trattoria Gourmet adesso è anche d’asporto

Tufò Take Away, il gourmet d’asporto  Profumo di tradizione, di pasta e patate, genovese e ragù. Questa è l’aria che si respira da qualche anno a Posillipo, grazie a Tufò Trattoria Gourmet. L’idea di Antonio Capasso, giovane imprenditore di 26 anni, è nata nel 2016 e si incentra sulla promozione della cucina tipica partenopea, con tutti i piatti della tradizione: dal ragù classico napoletano alla parmigiana di melanzane, dalla pasta e patate a salsicce e friarielli e così via. Se fino a qualche giorno fa era possibile gustare queste prelibatezze solo nel ristorante, adesso è possibile averle anche a casa propria, grazie a Tufò Take Away, lo spin off del progetto Tufò. Lo chef Giovanni, detto “prutusino”, prepara tutti i piatti della tradizione, aggiungendo passione ed esperienza. E sono proprio queste caratteristiche a rendere ancora più buoni i piatti di Tufò, così come di Tufò Take Away. Tufò Take Away, un menù tutto da gustare Mercoledì 13 febbraio Tufò Take Away è stato inaugurato e uno dei suoi punti di forza è, senza dubbio, la consegna a domicilio con la Tufò Box. Si tratta di una scatola in due varianti con ragù classico napoletano, un pacco di pasta Candele del Pastificio D’Aniello e spezzatino come la tradizione vuole; oppure genovese alla maniera partenopea, pacco di pasta Ziti del Pastificio D’Aniello, spezzatino e cipolle di Tropea. Durante l’inaugurazione, oltre ad una serie di bruschette con prodotti tipici, come soffritto, friarielli, genovese e ragù, è stata presentata anche la famosa Pasta e Patate 7P, chiamata così per i sette ingredienti principali che iniziano, appunto, con la P: pasta, patate, provola, pancetta, pomodorini, parmigiano e pepe. La peculiarità del piatto sta nella mantecatura finale nella forma di parmigiano. La dolcezza delle patate unita alla sapidità della pancetta e del parmigiano rendono il piatto di una bontà unica. Oltre a tutte le specialità della trattoria, al take away è possibile trovare alcune new entry come il Cuzzetiello Tufò farcito con soffritto o genovese. Un vero tripudio di sapori. E voi cosa aspettate a portare a casa una Tufò Box? Alessia Giannino

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Ristorante pizzeria Bellini, pizza e linguine al cartoccio dal 1946

Siamo a via Costantinopoli, cuore del centro antico napoletano a due passi da Piazza Bellini, luogo ricco di fascino da cui ebbe origine la Neapolis greca. Il ristorante pizzeria Bellini, che ci ha accolti calorosamente per la presentazione e degustazione delle sue specialità, ha sede qui, in un luogo che, già di per sé, potrebbe essere considerato “storia”. Ristorante pizzeria Bellini: sapori e atmosfere di un tempo Questo piccolo ristorante, attivo dal 1946, di storia a sua volta ne ha vista tanta dai grandi balconi che si affacciano sul caos vivace di Port’Alba (come testimoniano le numerose foto d’epoca appese alle pareti del locale) e di sicuro tanti passanti avranno potuto sentire i profumi provenienti dalle sue cucine. Il Ristorante pizzeria Bellini rappresenta in effetti una testimonianza storica importante, è nato assieme alla rinascita di una città devastata dalla guerra e ha portato avanti le tradizioni culinarie partenopee che oggi rivivono grazie a Gennaro Tommasino, titolare del ristorante e erede dei segreti tramandati per tre generazioni dalle mani sapienti della sua famiglia. Lo incontriamo nel suo locale luminoso, totalmente rinnovato, che ci viene mostrato con l’orgoglio di chi ha un vero tesoro tra le mani. Nonostante questa ventata di freschezza e modernità, al Bellini l’innovazione non è mai distante dal passato: come spiega Tommasino, infatti, l’ingrediente principale della sua cucina è la tradizione, arricchita dallo studio di nuove ricette, l’abbinamento di sapori autentici e, soprattutto, l’utilizzo di prodotti di qualità. Uno studio innovativo della tradizione Si parte dalla pizza, fiore all’occhiello della cucina napoletana, dalla margherita più classica a quella rivisitata al ragù, fino alle deliziose linguine al cartoccio accompagnate da un buon vino bianco, preparate secondo un’antica ricetta di famiglia. Il segreto di questo piatto, come spiega Gennaro ai giornalisti in sala, non può essere svelato del tutto, se no “che segreto è?” ci confessa divertito. In buona parte, ciò che differenzia questo piatto dagli altri, è il tipo di carta utilizzato, totalmente bio e adatto a creare un’amalgama di aromi e sapori. Pomodorini del Piennolo, datterini, ciliegini, mozzarella di bufala, ricotta, crema di broccoli, questi sono solo alcuni degli ingredienti genuini e a km 0 utilizzati nelle cucine del ristorante Bellini: il risultato è un menù sorprendentemente variegato che conserva i sapori e gli odori di un tempo. Oltre a guardare al passato e alla tradizione locale, Il Ristorante pizzeria Bellini è anche al centro del nostro tempo e, in un mondo ormai interconnesso e globalizzato, si è fatto promotore di un’iniziativa che include Napoli in un circuito gastronomico internazionale, senza però dimenticare le peculiarità legate al territorio: Gennaro Tommasino è infatti membro dell’associazione “La piccola Napoli” , nata nel 2016 come gruppo aperto sul web, divenuta poi un insieme di tabelle associative che uniscono pizzaioli, pasticceri e cuochi provenienti da tutto il mondo. Il gruppo Piccola Napoli è inoltre detentore di ben due guinnes world records, quello della pizza fritta più grande del mondo e la produzione di oltre 10.000 pizze.

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Ciro Savarese e la “Quattro Latti” che conquista Arzano

Sin dal 2002, Anema & Pizza di Ciro Savarese ha conquistato il cuore dei cittadini di Arzano e dintorni. Nata esclusivamente come pizzeria d’asporto, negli ultimi anni con un’espansione di due sale e una ristrutturazione completa, la pizzeria si presenta alla stampa locale con un nuovo nome e un aspetto totalmente rinnovato, menù compreso. Il 6 febbraio, Ciro Savarese ha presentato il nuovo design della pizzeria e la sua nuova specialità: La pizza “Quattro latti”, una versione della Quattro formaggi ideata con i soli formaggi campani. Il locale  – che è stato battezzato con il nome del titolare in seguito alla ristrutturazione – si presenta sotto una luce del tutto diversa, con un’aria di raffinata eleganza che richiama più l’idea di un ristorante che di una pizzeria, in particolare, l’ambiente denota un’atmosfera tipicamente giapponese. Un’idea di Ciro, il quale ha in programmare di collaborare con un rinomato chef di cui, pero, non ha voluto fare il nome. Inizialmente la pizzeria era costituito da un unico spazio, riservato ai forni, solo in seguito sono state aggiunte due sale, attrezzate di pannelli fono assorbenti per risolvere il problema del riverbero della voce. Per quanto concerne i forni, invece, sono stati spostati in un ambiente diverso dalla sala, adibito unicamente alla preparazione dei prodotti. Ulteriori cambiamenti si riscontrano nell’eliminazione del servizio d’asporto, per la ricerca di una clientela differente e la riduzione dei posti in sala dagli 80 ai 70 per una maggiore comodità. In aggiunta, un piccolo spazio è stato riservato esclusivamente all’angolo bar, dove è possibile trovare un’ampia scelta di amari e whisky. Il gusto per l’artigianale si riscontra nell’accurata selezione dei prodotti e il rifiuto di utilizzare alimenti surgelati. Sin dall’antipasto con una scelta di due montanarine d’eccezione, una farcita con ragù napoletano e provola d’Agerola, e l’altra condita con ricotta, mortadella e granella di pistacchio, si rileva la cura con cui Ciro Savarese sceglie i suoi prodotti. L’immancabile “Regina Margherita” con pomodori di S. Marzano Dop, rigorosamente schiacciati a mano e mozzarella di bufala, per rendere orgoglioso anche il napoletano più incallito. E la “Quattro latti”  che vede la sua nascita in questo rinomato locale di Arzano -su ideazione del pizzaiolo Ciro Savarese- proprio per ridare lustro alla famosa Quattro formaggi, creando una versione totalmente campana. La scelta è ricaduta su quattro prodotti caseari, ottenuti da quattro specie diverse (bufala, capra, vacca e pecora), per portare alla ribalta una pizza con prodotti di prima scelta. A fare da condimento alla nuova protagonista della pizzeria Ciro Savarese, sono fior di latte di Agerola, blu di bufala, cacioricotta del Cilento e conciato romano, distesi separatamente sul sottile disco di pane. Tuttavia, le sorprese non si limitano al rilancio di quest’unica pizza, ma le novità si riscontrano anche nella così chiama “Aurora” – condita con vellutata di zucca e provola di Agerola-e nel “Maialetto infuocato” – ode alla pizza piccante con uso smodato del peperoncino- le quali vedono come protagonista due diverse varianti della salsiccia di Castelpoto (rispettivamente dolce e piccante). Un’esplosione […]

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“Chiacchiere, sanguinaccio e solidarietà” allo Chalet Ciro

Parte dallo storico Chalet Ciro sul lungomare di Mergellina una delle prime iniziative solidali in vista del Carnevale, presentata nel pomeriggio di martedì 5 febbraio. Con il pretesto di gustare le deliziose chiacchiere e il sanguinaccio ( a cui si sono poi aggiunti assaggi di graffe), Antonio di Martino, da oltre quarant’anni a capo dell’esercizio commerciale, lancia un appello ai napoletani, promuovendo una raccolta fondi a favore di Oikos comunità familiare con l’hashtag #accompagniamoli (supportata dalla piattaforma di crowdfunding sociale Meridonare) per l’acquisto di un mini-van per il trasporto a scuola. Chiacchiere sì, ma anche fatti All’evento, curato da GCpress Comunicazione in collaborazione con i responsabili della comunicazione della campagna di #accompagniamoli, sono stati presenti, oltre ad Antonio De Martino, Michela Peluso, coordinatrice di Oikos comunità familiare e Giuseppe Cerbone di Meridonare. Oikos più che una casa famiglia, è una comunità educativa che, situata nel cuore della periferia ovest di Napoli, dal 1998 ospita bambini di età compresa tra i 4 e i 13 anni che provengono da contesti e situazioni difficili per offrire loro un tetto e le cure necessarie per ritrovare il sorriso. Oggi Oikos chiede aiuto al cuore di Napoli per acquistare un’auto 7 posti che consenta di accompagnare a scuola e alle visite mediche i ragazzini ospiti della struttura. “I bambini che sono sotto la nostra tutela – spiega Michela Peluso – sono allontanati dai genitori dalle autorità competenti per motivi di abuso e maltrattamenti. Per bambini che non possono muoversi senza di noi la macchina è un bene primario, non  un bene di lusso.” In occasione di una degustazione riservata alla stampa, Antonio di Martino, venuto a conoscenza della realtà difficile di Oikos , decide di dare maggiore rilievo alla raccolta fondi supportata dalla piattaforma crowdfunding Meridonare che,  a differenza di altre, si occupa solo di sociale e di Meridione. “Siamo stati più che felici di ospitare Oikos sulla nostra piattaforma .– dice Giuseppe Cerbone – È una realtà che ci ha colpito, siamo stati sul posto, abbiamo conosciuto i bambini e toccato con mano il loro progetto”. È possibile sostenere la campagna collegandosi al sito www.meridonare.it/progetto/accompagniamoli. Michela Peluso parla con il cuore in mano e si vede. “Dopo un mese di raccolta fondi siamo stati invasi dall’amore di tantissimi napoletani e abbiamo già raggiunto buoni risultati. Ma c’è ancora tanto da fare e attraverso quest’occasione vogliamo dare nuovo vigore all’appello”, ci dice. Il messaggio lo sapete già e lo avrete sentito tante volte. La vita continua ad insegnarci che ogni pelo fa il pennello, che sentirsi parte  di un progetto è una forte responsabilità. “Nessuno può pensare che le cose non possano cambiare, perché una macchina, ad esempio cambia la vita, mentre la donazione di 5 euro in un bilancio familiare certamente no”. Lo chalet Ciro: odore di tradizione Durante l’incontro ci viene servito  un gustoso piatto formato da una doppia crema al cioccolato fondente aromatizzata alla cannella  con cubetti di scorze di arancia candita e gocce di cioccolato e croccanti chiacchiere spolverate di zucchero […]

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Creme alla nocciola: oggi è il Nutella Day

Creme alla nocciola: zuccherose, amare, in barattolo di vetro oppure di plastica, profumate alla vaniglia oppure con un bouquet di profumi più legnoso e di “bosco”: le varianti sono pressocché infinite. Ma oggi, 5 febbraio, è il giorno dedicato alla più famosa: ricorre infatti il Nutella Day, il giorno dedicato alla crema alla nocciola più famosa del mondo, nonché simbolo del made in Italy da più di 50 anni. Nutella Day: il giorno delle creme alla nocciola. Nascita della ricorrenza È un fatto serio, questa ricorrenza della Queen delle creme alla nocciola: la pagina Facebook, ad oggi, conta più di 55mila fan, e migliaia di eventi dedicati nella sola giornata del 5 febbraio, sparsi in giro per il mondo. In realtà, l’idea di celebrare le creme alla nocciola non fu dell’azienda Ferrero, bensì di una blogger americana che risponde al nome di Sara Rosso. Undici anni fa, Sara ebbe l’idea di festeggiare quello che nel giro di mezzo secolo è diventato un simbolo di golosità. Ferrero, azienda produttrice della Nutella, continuando nel solco del successo ha più volte incentivato i fan a “proseguire questa tradizione”, moltiplicando le pubblicità e le iniziative a favore. Ad esempio, sul sito ufficiale del #WorldNutellaDay (hashtag ai primissimi posti di Instagram in questo momento, con 38mila utilizzi), c’è un vero e proprio decalogo per “celebrare” la ricorrenza: 1. Inventare una nuova ricetta. 2. Dedicarle una canzone o una poesia. 3. Mangiarla in un posto “interessante” o inusuale. 4. Creare una piccola opera d’arte ispirata alla Nutella 5. Scattare un selfie 6. Provare nuovi abbinamenti – anche azzardati 7. Raccontare a qualcuno il primo assaggio della nostra vita 8. Regalare un barattolo a qualcuno che amiamo 9. Farla assaggiare a qualcuno per la prima volta 10. Organizzare una vera e propria festa di compleanno Nutella Day: nascita e diffusione della più famosa crema alle nocciole al mondo. La più amata delle creme alla nocciola, inventata da Pietro Ferrero nel 1964, capitò quasi “per caso”, come tutte le invenzioni geniali. Infatti, il pasticciere di Alba (Cuneo); cercava un modo per rendere spalmabile su fette di pane sottile il blocco di “Giandujot”, cioè il blocco di gianduiotto piemontese. Già nel nome, la più famosa crema alle nocciole sbandierava la sua voglia di arrivare nel mondo: la radice “Nut” è, appunto, “nocciola” in lingua inglese; “ella”, un suffisso molto orecchiabile in lingua italiana e facile da pronunciare all’estero. Spesso sotto inchiesta a causa del suo profilo nutrizionale (molti zuccheri, molti oli vegetali, poche nocciole), la Nutella continua a restare la più famosa crema alle nocciole. In realtà, la sua fama si slega anche da questo concetto gastronomico, per diventare un fatto di costume molto più consistente: è simbolo della globalizzazione, anche in senso positivo. Le pubblicità più famosa in tal senso, creata dal gruppo Ferrero, riguarda proprio 12 bambini che, in diverse parti del mondo, dicono nelle rispettive lingue “Nutella è buona”: infatti, al di là di “qualche” vincolo alimentare dato da religioni oppure necessità mediche, la Nutella è […]

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“Storia con Gusto”: il passato e il presente a tavola al Pompeo Magno

Piatti antichi rivisitati per andare incontro al gusto contemporaneo: è l’idea di fondo da cui ha avuto origine l’evento gastronomico “Storia con Gusto”, organizzato al Ristorante Pompeo Magno di Pompei (Na) Il cibo visto nella sua evoluzione, attraverso un excursus temporale che va dalla Pompei antica fino ad oggi, un’ampia panoramica che arriva fino alle conservazioni degli alimenti, un viaggio nella storia dal punto di vista gastronomico: la serata “Storia con Gusto” dello scorso 1° febbraio, al Ristorante Pompeo Magno, ha rappresentato un’occasione molto interessante per discutere e confrontarsi su un argomento oggi così gettonato come è il cibo. La scelta del luogo non poteva essere stata più oculata: non va dimenticata, infatti l’importanza di Pompei sotto il profilo archeologico, e che proprio qui sono state create tecniche di conservazione e sviluppati sapori che ancora oggi fanno parte della nostra cucina tradizionale e di cui inevitabilmente risentono gli stili culinari dei grandi chef. “Con questo evento – spiegano Gerardo Esposito e Michela Del Sorbo, proprietari e fondatori del ventennale locale – vogliamo porre i riflettori sulla storia del nostro cibo viaggiando in varie epoche e attraverso le tradizioni di diversi popoli che hanno contaminato la nostra cucina“. A condurre l’incontro, la nota giornalista Santa Di Salvo che ha intervistato il gastronomo storico e autore tv Martino Ragusa: “Condivisibile o no, questa ‘moda’ del cibo, che ormai coinvolge sempre più persone anche con le sue continue incursioni in tv, il vantaggio è che si sta prendendo sempre più coscienza dell’importanza dell’alimentazione. Stasera vogliamo affrontare il tema del cibo dal punto di vista culturale: esso ha un valore identitario, attraverso di esso si ricostruiscono i valori e l’evoluzione della società. Tutti possono parlare di cibo, e questo lo rende condivisibile, anche se non è stato sempre così: fino all’Ottocento, e fino alla Seconda Guerra mondiale, c’era un’alimentazione di sopravvivenza e di sussistenza nelle classi contadine; con la Rivoluzione Industriale e quindi con il boom economico, con la comunicazione amplificata dalla televisione, la cultura gastronomica si è diffusa, diventando sempre più democratica e popolare”, spiega Ragusa. “Storia con Gusto”: la cucina dell’antica Roma in chiave moderna al Pompeo Magno Da più parti si sostiene che la sobrietà della tavola greca fosse legata maggiormente alla conoscenza di sé stessi e al rapporto con l’altro, mentre la tavola romana fosse soprattutto una rappresentazione in sé del cibo stesso, una descrizione addirittura letteraria di ciò che riempiva la tavola. Eppure, come osservato da Santa Di Salvo, è proprio dal connubio di queste due forme diverse di convivialità che è poi nata quella che chiamiamo cucina mediterranea, un perfetto mix tra le due culture gastronomiche che unisce tra loro tutti questi elementi: la descrizione del cibo, la competenza del piatto, la convivialità e, quindi, la conoscenza dell’altro. Quello che sappiamo sulla cucina dell’antica Roma deriva dalle numerose fonti archeologiche e letterarie (Catone, Marco Terenzio Varrone, Lucio Giunio Moderato Columella, Rutilio Tauro Emiliano Palladio, Plinio il Vecchio, Marziale, Seneca) grazie alle quali possiamo anche individuare interessanti punti in […]

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La pizza gourmet declinata in “Famiglia” da cinque chef campani

Da un po’ di anni anche la pizza è diventata sempre più gourmet: un alimento farcito o guarnito, a seconda delle occasioni, da prodotti d’eccellenza e di qualità ampiamente riconosciuta, che un tempo sarebbero apparsi fuori luogo come “topping” per il piatto più semplice e popolare al mondo. Complice la riscoperta del territorio e di alcuni importanti presìdi slow food, pizzaioli e chef condiscono gli impasti lievitati non più solo con mozzarella e pomodoro, origano e basilico, come la tradizione primigenia impone. La sfida di portare in pizzeria gli ingredienti più esclusivi e gli abbinamenti più insoliti è stata infatti alla base della serata “5 Chef”, organizzata da Angela Merolla, che lunedì 28 gennaio al locale “La Famiglia” di Casapulla ha permesso di degustare 5 idee di pizze declinate da 5 professionisti del settore. Accompagnate da un vivace e frizzante Gragnano Rosso DOC del 2018, proveniente dalle cantine “Ottouve” di Salvatore Martusciello, e da un Aglianico “Immenso” annata 2013 dei Fratelli Follo, la speciale cinquina di pizze è stata però preceduta da un antipasto di fritti, serviti con simpatica creatività all’interno di piccoli colapasta: crocchè, frittatine di bucatini e piselli e straccetti di pasta fritta. Il primo sale del noto caseificio Latte & Sale di Vietri sul Mare – partner dell’evento tra i tanti e fornitore di tutti i latticini utilizzati per le pizze -, si è rivelato molto piacevole all’assaggio: un formaggio fresco aromatizzato con zest di limone e alice salata, connubio delicato e deciso tra le pendici dei limoneti in Costiera, il latte di montagna e i gioielli del pescato locale. La prima pizza, realizzata dallo chef Fabio Ometo, prosegue in questo sentiero che collega i monti e la costa con un Battilocchio (pizza fritta della tradizione napoletana) di ricotta di bufala, gamberi rossi e limone grattuggiato, lo Sfusato Amalfitano per la precisione, su una salsina alla puttanesca. Sapori mediterranei a tutto tondo, amplificati dalla nota decisa del pomodorino del piennolo saltato in padella e poi passato con l’aggiunta di olive e capperi essiccati. Giochi di consistenze e sapidità minerali di varie tipologie di pomodoro quelle riscontrate invece nella pizza Oro Rosso dello chef Albeto Amatruda, una margherita rivisitata con San Marzano “Solania”, pomodoro ramato, pomodoro ciliegino, pomodoro secco, mozzarella, un ricciolo di burrata e gel al basilico. Lo chef Tommaso Di Palma ha proposto successivamente una “Chicchinese” condita con provola di Agerola, pesto di scarole, spuma di ricotta di bufala, acciughe, pomodorini gialli e polvere di olive nere di Gaeta. Note marinare cui fanno da contraltare quelle di bosco, più autunnali dello chef Ciro Campanile, ideatore dell’ultima pizza salata, la “Miss Elisabetta”: crema di zucca, lamelle di porcino, guanciale croccante, scaglie di provolone del Monaco e germogli di porro. Anche il dessert è stato rigorosamente rappresentato da una pizza, la quinta e ultima che la giovanissima chef Giusy Di Castiglia ha preparato con crema di cioccolato bianco, chips croccante di patate, ricotta zuccherata all’arancia, brunoise di mela al rhum e cannella e germogli di basilico. Nel finale […]

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Eventi/Mostre/Convegni

My Selection 2019 al McDonald’s di Salerno

Tre ricette tutte da gustare, con ingredienti di prima qualità, scelti dall’imprenditore italo-americano Joe Bastianich: è quanto propone My Selection 2019, nuova linea di hamburger premium di McDonald’s Presentato in via Trento a Salerno, nel locale della catena di fast-food più famosa al mondo, questo particolare menù, che si annuncia come un vero successo, si compone di tre varianti. Le prime due delizie prevedono hamburger da 180 grammi di carne 100% bovina, bacon croccante, scamorza affumicata prodotta con latte italiano, pomodoro, cipolla croccante e senape delicata per il My Selection Smoky; salsa a base di cipolla rossa di Tropea Calabria IGP e aceto balsamico di Modena IGP con formaggio gouda stagionato, salsa coleslaw, bacon croccante e insalata per il My Selection BBQ. La terza ricetta, il My Selection Chicken, è invece a base di petto di pollo di allevamenti italiani con speck Alto Adige IGP, Fontina DOP della Valle d’Aosta, insalata, pomodoro, salsa ai funghi porcini e pane con semi di sesamo e papavero. Tra i partecipanti all’evento, l’assessore comunale al commercio Dario Loffredo e Luigi Snichelotto, licenziatario Salerno e Potenza. “Mi auguro che McDonald’s investa sempre più a Salerno e mi piacerebbe rivederla anche nel centro città. Molto presto, a Piazza della Libertà, avremo ulteriori 750 posti auto e ci saranno zone della city ripavimentate. La presenza di un marchio importante in città ha il gusto e il sapore d’Europa. È una moda evergreen”, spiega Loffredo. Inoltre, novità importanti in cantiere per il territorio, che andrebbero a creare nuovi posti di lavoro, come annunciato da Snichelotto: “In Campania ci sono 30 nostri ristoranti e abbiamo presentato un piano di sviluppo sul prossimo anno per ulteriori 16 ristoranti. A conti fatti, si tratta di 900 dipendenti, più altre 600 risorse in arrivo. Ci sono molte donne nel nostro organico ma soprattutto ci sono sviluppo e prospettiva”. Un piano di sviluppo glocal, cioè locale e globale insieme – spiega il consigliere regionale Enzo Maraio nel corso dell’incontro – che attraverso il cibo valorizzi le risorse del territorio ma in maniera esponenziale, dunque attraverso un circuito e ricadute internazionali”. My Selection 2019: materie prime di qualità e rigorosamente italiane “Da alcuni anni, abbiamo già esperienza con il Ministero della Salute e con i circuiti di valorizzazione dei prodotti italiani – commenta Snichelotto – La lista è lunghissima ma cito, a titolo esemplificativo, lo speck dell’Alto Adige ed i formaggi. L’insalata viene da Battipaglia; l’olio che si versa sull’insalata arriva dalla Calabria; abbiamo contratti di fornitura con tanti giovani del posto. Ci sarà, infine, un servizio al tavolo, quindi altre risorse, per l’accompagnamento del cliente”. McDonald’s e la città di Salerno: collaborazione ed impegno Impossibile non citare il valore dell’impegno dell’azienda all’interno del Comune campano: “Sono abituati – dice il consigliere regionale Franco Picarone, presidente della Commissione Bilancio – a restituire al territorio parte del successo che ricevono, reinvestendo tutto anche in termini di valorizzazione. Hanno ad esempio finanziato i lavori di ristrutturazione dell’aula multimediale didattica ai Giardini della Minerva”.

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