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Eroica Fenice

La categoria Food contiene 205 articoli

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Il Pomodoro Cannellino Flegreo: sfida contro il tempo

L’Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo ha organizzato martedì 23 luglio un tour guidato presso il Parco Archeologico di Cuma, all’interno del quale vengono coltivati dei pomodori speciali, dal gusto zuccherino e dalla polpa morbida e succosa. Stiamo parlando della varietà cannellino: erroneamente confuso con quella dei fagioli, questo pomodorino dalla forma inconfondibile, con una strozzatura al centro, veniva coltivato in tempi antichi, ma a causa della mancata conservazione del seme oggi è molto difficile da trovare sul commercio. Allo scopo di rilanciare e valorizzare un prodotto tutto campano, l’Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo, in collaborazione col comune di Pozzuoli, ha incentivato i produttori agricoli ad estendere la produzione e così, in pochi anni, si è passata da un’estensione della coltivazione da 5 a 15 ettari su 65 ettari totali a disposizione. A tal proposito, inoltre, è sorto il progetto MAC (Monteruscello Agro City), promosso dall’Assessore all’Urbanistica Roberto Gerundo, il quale intende riqualificare aree urbane e terreni agricoli del puteolano per sostenere gli otto produttori che si stanno occupando di coltivare il cannellino. Il sapore del Pomodoro Cannellino Flegreo proviene dal passato Tra l’erba fitta dell’Acropoli di Cuma si estendono filari di pomodorini rossi e verdi, alcuni maturi al punto giusto, altri più acerbi. Il sole è caldissimo, picchia sui resti dell’antica città di Cuma, le cui nudità sono esposte allo sguardo dei visitatori. Proprio da qui parte la visita guidata, dipanandosi poi tra il tempio di Giove e l’antica via Domiziana. Ciò che rimane dello splendore di un tempo viene conservato in un’area archeologica che tenta di valorizzare un territorio in grado di regalare frutti preziosi. Così nasce il connubio tra archeologia e gastronomia: in mezzo alle pietre cotte dal sole e alle colonne spezzate a metà è possibile gustare un prodotto raro, che ha un gusto che proviene direttamente dal ‘800, quando veniva impiantato in grandi quantità. La tecnica di coltivazione è attenta, quasi un’opera d’arte. I fusti vengono intrecciati a canne di bambù, per rendere più agevole la raccolta una volta maturi, e vengono protette da speciali diserbanti che prevengono gli attacchi della flora infestante. I semi, inoltre, per non andare perduti, vengono conservati e lavati, in modo da essere innestati nuovamente nel terreno. Anche le sue proprietà sono peculiari: il fatto che abbia un alto tasso di zuccheri e un ph alto lo rende un prodotto adatto soprattutto ad essere conservato in succo o in confettura. Proprio in queste due forme è stato possibile degustarlo durante l’evento, declinato in varianti fantasiose: grigliato, sotto forma di maionese,  in salsa base per ravioli ripieni, addirittura il suo succo è stato utilizzato per realizzare dei cocktail freschi e dissetanti. Tante dunque le eccellenze campane tra chef e pizzaioli radunate per dare la possibilità al pomodoro cannellino flegreo di esprimere tutto il suo sapore folgorante, in un’azione di marketing che consente di rilanciare in un solo colpo cultura, gastronomia ed economia.

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Pizzeria Da Zero: come in cinque anni si rivaluta il Cilento

Pizzeria da Zero: si nasce in Cilento e si va ovunque Il Cilento, zona della Campania molto famosa per le località balneari “nasconde” anche molto altro. È una terra ricca di tradizioni e di riti, soprattutto per quanto riguarda la gastronomia. È sempre necessario ricordare che il Cilento è la culla della cosiddetta dieta mediterranea, denominazione che comprende uno stile di vita invidiato in tutto il globo, con alla base il consumo di prodotti stagionali come ortaggi, frutta e verdura, pochissima carne, prodotti ittici, olio extravergine d’oliva e la salubrità eccelsa dell’ambiente dove si vive. Pizzeria da Zero: il fatturato e la crescita La storia di Pizzeria da Zero parte da un piccolo paesino del Cilento, con meno di diecimila abitanti: parliamo di Vallo della Lucania. Un rapporto strettissimo con le aziende locali, i piccoli agricoltori e le coltivazioni del posto, in alcuni casi anche salvandone alcuni tra questi e portandoli in giro per l’Italia. Alla fine del 2018, il gruppo Da Zero ha fatturato più di 3 milioni di euro e non ha intenzione di fermarsi. Il gruppo della pizzeria Da Zero si propone di raggiungere (e forse, anche di superare) i 5 milioni di euro entro quest’anno. Ha ben ragione di credere nell’impresa, visto l’andamento più che positivo delle cinque sedi sparse su territorio nazionale: oltre a Vallo della Lucania, pizzeria da Zero ha ben due sedi a Milano, una a Matera ed una a Torino. Una diffusione su territorio nazionale che non solo ha portato nuova linfa e vigore nel mondo pizza, ma anche nella manodopera: infatti, più del 60% degli operatori della pizzeria Da Zero (nelle sue varie sedi) è di provenienza cilentana. Pizzeria da Zero: gli inizi Paolo De Simone, responsabile della produzione e dello sviluppo, racconta gli esordi: «Ci siamo resi conto, cinque anni fa, che la tradizione gastronomica del Cilento non era ben valorizzata. Allora abbiamo pensato di portare in scena i prodotti della nostra terra, includendo tantissimi presidi Slow Food. La pizza proposta, come idea e modalità, è quella della pizza napoletana. Ad oggi, con le nostre cinque pizzerie attive, siamo arrivati ad un totale di circa 700mila pizze sfornate.» Pizzeria da Zero: la pizza Primula Palinuri Con l’hashtag #DaZeroaCinque, il gruppo ha presentato la pizza Primula Palinuri, omaggio a tutto tondo alla propria terra. La pizza è guarnita con mozzarella di bufala, pesto di rucola, cacioricotta di capra cilentana, pomodorino giallo, olio EVO, basilico e riprende appunto i colori del fiore di cui porta il nome. Inoltre- come tengono a sottolineare- è un invito a scoprire, apprezzare e valorizzare gli artigiani che hanno messo a disposizione gli ingredienti di prima qualità. Giuseppe Boccia, infatti, sottolinea come moltissimi parlino di cibo “Made in Italy” senza avere ben preciso di cosa si parli. Inoltre, aggiunge, c’è necessità di valorizzare la “Dieta Mediterranea” come fattore attrattivo turistico, visto che moltissimi viaggi e vacanze vengono fatte appunto anche in base alle mete del “mangiar bene”. [Foto copertina: Credit Enzo Finizola]

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Eventi/Mostre/Convegni

Il Nabilah ospita l’XI edizione di «Te le do io le bollicine»

NAPOLI – Il suggestivo beach club sito in via Spiaggia Romana 15 (Bacoli) denominato Nabilah, in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier Delegazione di Napoli, al tramonto di uno splendido sole color arancio del giorno 22 luglio 2019, ha ospitato un evento che ormai giunge alla sua XI edizione, e viene organizzato ogni anno per festeggiare in grande stile la chiusura dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier) con calici di vino, spumanti pregiati e pietanze gourmet dagli straordinari sapori e variazioni di gusto. L’evento “Te le do io le bollicine” brinda ai nuovi sommelier della delegazione partenopea e spiana il campo al mese di settembre, per un nuovo anno di corsi, eventi e progetti speciali. Bollicine e Gastronomia al Nabilah Il format al Nabilah ha previsto banchetti d’assaggio, le cui file, alla scomparsa del sole, sono aumentate in abbondante misura – si denota qui la popolarità che circonda l’evento. Tra gli assaggi gourmet spiccano nomi “stellati” quali: Acquapetra con le sue linguine ai frutti di bosco dello chef Luciano Villani; il ristorante stellato Palazzo Petrucci con la presentazione del suo piatto di candele spezzate, con cipollotto fresco, limone salato, taccole e tonno affumicato, firmato dallo chef Lino Scarallo; il Caracol Gourmet  ristorante che alberga in un autentico paradiso, con vista mozzafiato e piatti gustosi, raffinati ed eleganti, rappresentato dallo chef Angelo Carannante; ed infine Sud Ristorante di Marianna Varriale. Tante infine le postazioni food con le migliori firme del panorama gastronomico campano e italiano (antipasti, primi, secondi, pizze, panini, ostriche, formaggi e salumi). Come da titolo, non sono affatto mancate le “bollicine”. Oltre ad essere forniti dell’immancabile Spritz comune ad ogni aperitivo, gli ospiti sono stati accolti da nomi quali: Bellaria, Bellenda, Braida, Ca del Bosco, Cantina Mori, Cantine Federicane, Contratto, Debrusco Cives, Dogliotti la Selvatica, Firriato, Fontanavecchia, Foss Marai, Masseria Campito, Orneta, Puiatti, Valle Belbo. Inoltre una selezione di champagne quali: Bruno Paillard, Paul Goerg, Demiere Ansiot, Lagille&Fils, J.Rousseaux. “C’è sempre una ragione per brindare” Il testo di Luciano Ligabue parla chiaro e la sua teoria è confermata anche dalla ricerca scientifica condotta dalla Reading University in Inghilterra, la quale conclude che bere fino a tre flute di bollicine a settimana fa bene al cuore, riduce l’ipertensione e protegge il sistema cardiovascolare. Inoltre contrasta il calo fisiologico della memoria dovuto all’invecchiamento: tutto merito dei composti fenolici derivanti dall’uva utilizzata per la produzione di champagne e spumanti, dalla quale proviene una funzione antiossidante e agisce sui segnali che controllano l’apprendimento. Quindi quale miglior modo di brindare alla vita se non con un party del genere? Il tutto reso ancor più frizzante dall’intrattenimento musicale in puro stile Nabilah.

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Festival degli Artisti del Gusto alla Tenuta dei Normanni di Salerno

Nata da un’idea di Angela Merolla, si è tenuta lo scorso martedì 9 luglio, alla Tenuta dei Normanni di Salerno, la prima edizione del Festival degli Artisti del Gusto. Il Festival degli Artisti del Gusto ha riunito i protagonisti degli articoli e dei reportage fotografici del mensile enogastronomico L’Arcimboldo: un percorso wine e food itinerante con musica live, ambientato in una location ricca di fascino immersa nell’area naturalistica che fu riserva di caccia dei Normanni, a cui fa da sfondo un maestoso anfiteatro. Con la partecipazione del giornalista, scrittore e conduttore televisivo Enzo Landolfi, il festival si è pregiato anche della presenza dello Scultore-Artista del Ferro Nunzio Cogliano. La festa dei sapori campani Una serata esclusiva, dove poter degustare prodotti tipici regionali di altissima qualità: dallo “Scarpariello scustumat’” proposto dall’Osteria VinoRosso, ribattezzato così per l’abbondanza di pomodori previsti nella ricetta, al “Ragù che pensa” di Gennaro Galeotafiore, che ha bisogno di ben 4 giorni di cottura. Tanti gli sponsor che hanno supportato la manifestazione: la “Luigi Castaldi Group”, da circa 50 anni leader nella distribuzione Food&Beverage, tra i migliori produttori di prodotti d’eccellenza campani per genuinità, qualità e ricercatezza; Eden Banqueting di Poggiomarino NA, che si è occupata dell’organizzazione con la sua squadra di professionisti in grado di creare atmosfere uniche, innovative ed eleganti; la Goeldlin Collection azienda sartoriale, produttrice di abiti da lavoro sita al CIS di Nola in provincia di Napoli, che ha provveduto alle divise per i protagonisti food; il “Gruppo La Piccola Napoli” con il suo team di pizzaioli diretti dal Presidente Paco Linus e dal vice Enzo Fiore; l’Associazione Provinciale Cuochi Napoli, guidati dal Presidente Giuseppe Sorrentino. Un viaggio nel gusto e nei sapori della nostra terra, il cibo ed il vino visti nell’ottica della qualità e della naturalezza, sapori inconfondibili della tradizione gastronomica campana, che ancora una volta ha dimostrato di essere unica al mondo. Fonte immagine: https://www.google.com/url?sa=i&source=images&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiai9SK6K_jAhVQz4UKHckSDQ8QjB16BAgBEAQ&url=http%3A%2F%2Fwww.lumagazine.it%2F2019%2F07%2F02%2Fa-salerno-il-9-luglio-il-festival-degli-artisti-del-gusto%2F&psig=AOvVaw09VHgb5MBvxtxiy71gXawB&ust=1563035750384271

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I 10 anni della pizzeria di Vincenzo di Fiore tra progetti e passione

Pizzeria “Bella Napoli” di Vincenzo di Fiore: quando la provincia è attrazione Le pizzerie spuntano come funghi, e ritrovare qualche certezza granitica in questo mare magnum fa sempre piacere: è il caso di Vincenzo di Fiore, patron della pizzeria “Bella Napoli”, che lo scorso 2 luglio 2019 ha festeggiato i suoi primi dieci anni di attività. Siamo ad Acerra, provincia di Napoli, uno dei punti più prossimi alla città: fare pizza “in provincia” non è stata cosa semplice in passato. Ora sembra che si sia fatto qualche passo in avanti, grazie anche ai social network ed alla facilità di movimento. Molti validi pizzaioli si sono fatti così conoscere dal grande pubblico, hanno creato attrattiva ed entrate per le proprie attività ma anche per i paesi circostanti. Il caso di Vincenzo di Fiore e di “Bella Napoli” Il caso inizia po’ prima: nel 2009 apre la pizzeria e, ben prima dell’esplosione dei social network e di tanta comunicazione legata al food, riesce a ritagliarsi la sua nutrita nicchia di successo, tanto da fare una grande festa per i suoi primi dieci anni di vita. Riesce a farsi notare così tanto che, già nel 2014, la prestigiosa guida del Gambero Rosso inserisce il locale di Vincenzo di Fiore nelle pizzerie d’Italia con ben due spicchi, riconoscimento che mantiene ancora tutt’ora, dopo il cambio sede e l’apertura di una seconda. Pizzeria Bella Napoli di Vincenzo di Fiore: le novità per i dieci anni ed il menù celebrativo La serata del 2 luglio, organizzata dall’energica giornalista Laura Gambacorta, è stata “soltanto” l’occasione per ribadire il legame saldo con Acerra e gli acerrani, per fare un po’ di festa ed anche per presentare alcune novità che andranno ad implementare il menu della pizzeria. La prima proposta, manco a dirlo, si chiama Cuoppo del decennale: un “cuoppo” fritto dove, oltre ai classici crocché ed arancini, trova spazio un simpatico arancino Pulcinella (ndr, una delle leggende narra proprio che Pulcinella tragga spunto da un personaggio locale acerrano) arricchito con fagioli cannellini varietà “dente di morto”, carne macinata e pomodorini gialli. Questo arancino, in realtà, era nato già nel 2018, come celebrativo del secondo locale aperto da Di Fiore sempre ad Acerra, però in corso Italia. La seconda creazione della pizzeria Bella Napoli di Vincenzo di Fiore, invece, riguarda una pizza: la Pizza del Decennale, dove sul disco di pasta vengono posti in modo sostanzioso con provola, pancetta di maiale paesano, rosmarino ed olio EVO. Da assaggiare magari a spicchi, condividendo un pezzo di storia di Acerra e della Campania intera.   Fonte immagine: https://www.facebook.com/pizzeriavincenzodifiore/

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Steven Raichlen a Napoli, il divo del bbq presenta Grills Italy

Steven Raichlen, il divo della griglia, è approdato su suolo partenopeo per presentare il suo nuovo libro “Grills Italy”. Una vita condotta dietro la griglia e viaggiando per il mondo con suo sguardo vispo da eterno giovane, è stata raccontata dallo chef in occasione dell’incontro avvenuto il 26 giugno a Napoli. L’amore per la griglia di Steven Raichlen nasce da un senso di appartenenza alla specie umana e dalla volontà di superare le barriere e gli ostacoli tra le diverse terre e culture. La griglia è una realtà gastronomica comune a tutte le culture culinarie del mondo! Questo gli ha permesso di viaggiare, di venire a contatto con chef e cuochi che hanno arricchito il suo bagaglio, ma anche di scoprire sapori nuovi e odori lontani da quelli prettamente americani. Un linguaggio comune, dunque, quello della griglia, che ha unito i cuori nel sapore prelibato di  carni cotte a puntino con le tecniche e i segreti del mestiere che lo hanno resto il re del barbeque americano. Dall’America lo chef ha portato uno sguardo attento, pronto ad assorbire novità e insegnamenti che il mondo gli ha riservato, e una lunga tradizione nel campo della griglia, vanto del Paese a stelle e strisce. “Grills Italy” di Steven Raichlen, un regalo d’amore all’Italia “Grills Italy” rappresenta un regalo che Steven Raichlen vuole farsi e vuole fare a tutti i suoi fan italiani. Si tratta infatti di un compendio di quanto appreso durante le riperse della serie “Steve Raichlen grills Italy”. Un viaggio lungo tutto lo Stivale che gli ha permesso per la prima volta non solo di visitare le splendide città italiane pregne di storia e cultura, ma anche di confrontarsi col lavoro dei nostri rinomati chef. Da Venezia al Delta del Po, da Firenze alla Carnia, Steven Raichlen ha avuto modo di scoprire i prodotti locali, le tradizionali tecniche di cottura, ma anche il lavoro che si cela dietro le quinte, interagendo direttamente con pescatori e produttori.  L’avventura di “Steven Raichlen grills Italy” può dirsi terminata, quindi, con il libro che lo chef si è presentato a firmare dopo la presentazione. “Grills Italy”, pagina dopo pagina, contiene una summa di 30 ricette che spaziano dai piatti più tradizionali a rivisitazioni moderne, affiancate alle bellissime foto di Paolo Della Corte. Per l’occasione è stato scelto il Rooftop di Giappo Academy, che ha regalato una bella vista sul mare di Napoli, sovrastato sempre all’orizzonte dall’iconico Vesuvio. Un Aperi-Divo glamour che ha spogliato lo chef dell’alone da divo e lo ha fatto conoscere in tutta la sua gentilezza e umiltà di uomo legato ai piaceri semplici della vita. La serata si è svolta sulle note del jazz di un’esibizione live e tra degustazioni di vini e birre, rispettivamente dell’Antica Masseria Frattasi e dell’azienda Theresianer. Squisite carni, cotte al momento, hanno accompagnato le bevande e Steven Raichlen ha avuto modo di mostrare dal vivo le sue doti dietro la griglia, affiancando il maestro macellaio griller Sabatino Cillo di Airola. Così lo chef con “Grills Italy” […]

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Di Pizza a Caserta: si ritrovano i magnifici sette della pizza

Di Pizza è approdato anche a Caserta Da Salvatore, la pizzeria di Emanuele Marigliano, dove i Magnifici Sette della pizza si sono incontrati per intavolare un dialogo tra artigiani pizzaioli e un pubblico selezionato di esperti del settore. Di Pizza, l’evento itinerante che sta descrivendo le novità e i trend della pizza nelle principali città italiane, dopo aver incontrato più di 400 persone durante le tappe di Milano, Salerno e Verona e messo a confronto più di 300 pizzaioli professionisti, sceglie Caserta come quarta tappa. Parlare di Caserta e del suo piccolo rinascimento gastronomico – che riguarda non solo le pizzerie – sembra quasi diventato pleonastico. Ma nel mare magnum di pizzerie, osterie, trattorie, pub e perfino speakeasy che stanno sorgendo nel capoluogo della Terra di lavoro ci sono delle belle storie da raccontare. L’evento, tenutosi il 24 giugno presso Da Salvatore a Lusciano, ha l’obiettivo di far incontrare le pizzerie più rappresentative del territorio ed è stato pensato anche come strumento per entrare in contatto con un pubblico B2B a cui raccontare un nuovo progetto editoriale, nato dall’incontro tra Dissapore.com e Tanzen Vs Pizza che si chiamerà Garage Pizza: un sito, una community virtuale per i veri amanti della pizza. Proprio Dissapore infatti ha ideato il format Di Pizza, credendo fortemente nell’identità di questo prodotto del made in Italy. “Caserta è una città in fermento, ricca di professionisti che ogni giorno conquistano l’esigente piazza casertana, con un mix vincente di capacità imprenditoriale e offerta gastonomica”, afferma Antonio Fucito, in arte Tanzen Vs. Pizza, food writer di Dissapore e tra i food influencer più attivi del momento. Di Pizza: I Magnifici Sette Tra le tappe di Di Pizza non poteva mancare Caserta, che da anni si è affermata come ambita meta gastronomica. Caserta è, oramai dichiaratamente, una delle nuove città della pizza. Che sia tradizionale, a canotto o meno, tra città e provincia è impossibile non trovare, anche andando alla cieca, un locale degno di nota. Lungi da noi e dallo spirito dell’evento stipulare alcuna classifica. Bando alle ciance, di seguito i Magnifici 7 di Caserta. I Masanielli -Sasà Martucci Il suo segreto è la ricerca maniacale dell’ingrediente perfetto. Figlio d’arte, dunque, cresciuto tra sbuffi di farina e lieviti, tra il bancone a vista ed il caldo logorante del forno. Il menù concilia tradizione e innovazione, mare e terra, offrendo uno spaccato dei grandi classici e stuzzicanti giochi di contrasto ben centrati, all’insegna di una qualità indiscussa della materia prima. Lo stile, fortemente identitario, regala un cornicione dalla corretta alveolatura ed un centro più sottile e morbido, nel quale si legge una mano capace e una mente sempre proiettata verso studi e miglioramenti, costantemente e appassionatamente. Infatti in occasione di Di Pizza propone una Doc: Pomodoro San Marzano, pomodorino ciliegino, mozzarella di bufala e Parmigiano Reggiano 30 mesi di stagionatura; e una  Misticanza: base bianca, fior di latte misto bufala, 13 erbe miste selvatiche, battuta di pezzata rossa friulana e fruit passion maracuya. La Contrada Aversa, nel cuore pulsante di una città, che il weekend […]

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Cenando sotto un Cielo Diverso 2019, fra cucina e solidarietà

Torna l’evento più atteso della stagione, un’occasione di incontro per tutti gli appassionati di gastronomia e gli addetti ai lavori che nel corso degli ultimi dieci anni ha esteso la sua fama a macchia d’olio sul territorio campano. Si tratta di “Cenando sotto un Cielo Diverso” e della sua decima edizione, che coniuga ancora una volta il gusto e la solidarietà. Un buon gusto che non si esprime soltanto nelle squisite pietanze messe a disposizione degli ospiti, ma anche nella scelta della location con l’elegante Castello di Lettere. “Cenando sotto un Cielo Diverso” sposa l’amore per la gastronomia con la solidarietà Il format è frutto dell’idea di Alfonsina Longobardi e nasce dalla volontà di far fronte comune per accogliere la diversità partendo dal proprio piccolo e sperando che questo possa cambiare il futuro della nostra società. “Cenando sotto un Cielo Diverso” invita 115 chef che, uniti dalla passione della cucina e a braccetto con aiutati diversamente abili, daranno vita a piccole prelibatezze alla portata di tutti. Un evento che coglie l’occasione per valorizzare non solo i prodotti, ma anche le bellezze paesaggistiche di un territorio fertile, che mai come in questo periodo storico sta lottando per ricevere il giusto e meritato apprezzamento. Così il format si svolge in due diverse location nella stagione invernale ed estiva: il 30 giugno sarà la volta del Castello di Lettere pronto ad ospitare in tutta la sua storia questa kermesse all’insegna della solidarietà. Il progetto ha le sue radici anche nell’Associazione “Tra cielo e mare” che sostiene tutte le persone affette da disagi fisici e psichici, cercando di superare le barriere che le dividono dalle persone “normali”. Il rispetto della diversità passa attraverso il buon gusto, come cita il messaggio di questa edizione di “Cenando sotto un Cielo Diverso”, ed è proprio con tale spirito e motivazione che Alfonsina Longobardi – psicologa, sommelier ed esperta di food & beverage – ha mosso i suoi passi nell’Associazione e nella kermesse alle porte. Un evento solidale all’insegna del buon cibo rispettando la migliore delle tradizioni campane, quella culinaria. Davanti un buon pasto saporito si appianano da sempre tutte le divergenze e dietro ai fornelli si crea un’alchimia che non conosce barriere o ostacoli, ma solo passione e dedizione. Il ricavato sarà devoluto in beneficenza Per questa decima edizione “Cenando sotto un Cielo Diverso” si propone ancora una volta di devolvere il ricavato ad azioni benefiche, nella fattispecie per la costruzione di un laboratorio ludico didattico per persone affette da sindromi schizofreniche. Per raccogliere i fondi necessari, la serata sarà allietata non soltanto da cibo di qualità ma anche da spettacoli accattivanti. Sul piccolo palco appositamente adibito per l’occasione, introdurrà gli ospiti Ida Piccolo con la partecipazione del mentalist Luca Volpe – tutor del programma Rai “Detto Fatto” -, del modello e attore Nicola Coletta e del cantautore Luigi Libra. Con il patrocinio del Comune di Lettere, Slow Food, FIS e Parco Archeologico del Castello di Lettere, il 30 giugno la serata si svolgerà all’insegna della cucina […]

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Apre a Castellammare di Stabia La Canesta, pizza bistrot innovativo

Da un’idea di Antonio La Monica, Tommaso Sabatino e Antonio Ferraro, apre a Castellammare di Stabia il pizza bistrot “La Canesta”. All’insegna dell’alta gastronomia, questo innovativo locale ha i numeri giusti per essere apprezzato da tutti, turisti e abitanti del posto. La piazza alberata e circolare in cui è ubicato ricorda, nella forma, una cesta, in napoletano “canesta” (il famoso “panaro”) da cui deriva il particolare nome del locale. Proprio come il tradizionale paniere partenopeo calato dal balcone per farsi consegnare la spesa dai negozianti comodamente a casa propria, La Canesta promette di offrire ai suoi clienti un’ampia varietà di leccornie. Uno stile originale, un mix che unisce l’arte di Giovanni Santarpia, pizzaiolo stabiese di fama internazionale, consulente del locale, e l’esperienza del maestro gastronomo Antonio Ferraro, da più di trent’anni una vera istituzione stabiese in questo settore. Nel corso della presentazione alla stampa, Santarpia, vincitore del “3 spicchi” del Gambero Rosso e del premio Pizzaioli di “Italia a Tavola”, racconta: “Per uno stabiese che vive a Firenze, partecipare all’avvio di un’attività nel paese d’origine è un onore. Spero che la mia pizza possa regalare emozioni, anche attraverso l’utilizzo di prodotti classici”. “Troverete qui tutto quello che è locale, potrete mangiare quelle cose che un tempo si facevano a casa. Questo banco sarà sempre pieno di norcinerie, dalle verdure di stagione alla griglia, ai salumi e formaggi scelti”, aggiunge Ferraro. I pizzaioli de La Canesta sono due fratelli stabiesi, Mario e Gerardo Calabrì, allievi di Santarpia: “Sono due fratelli che amano fare la pizza, amano fare una pizza di qualità, privilegiando la materia prima e la cura maniacale dell’impasto. Con l’apertura della Canesta avranno la possibilità di mettere in luce le loro qualità e di mettere a disposizione del pubblico stabiese e non, la pizza realizzata secondo le tecniche del mio impasto”, dice il maestro pizzaiolo. La Canesta pizza bistrot: l’esperienza del maestro gastronomo Antonio Ferraro ed il talento di Giovanni Santarpia Non solo una pizzeria, ma anche un bistrot. La Canesta infatti presenta un’offerta gastronomica di alta qualità, garantita dalla competenza del maestro gastronomo Antonio Ferraro, già titolare di una delle salumerie più importanti della città e che si trovava nel centro antico: “Sono felice di poter tornare ai fornelli e ad offrire la mia gastronomia. Nel locale sarà presente un banco gastronomia, accessibile anche liberamente ad ora di pranzo per l’asporto o per la realizzazione delle classiche merende (o colazioni, che dir si voglia nel gergo partenopeo), banco che sarà sempre pieno di norcinerie, verdure di stagione alla griglia, prodotti tipici come latticini o provoloni, salumi e formaggi scelti. Insomma, sarà un po’ come mangiare le cose come si facevano un tempo a casa, e la location si presta ad essere proprio un classico bistrot francese”, spiega Ferraro. Tra le novità presentate, la più particolare è sicuramente “La stabiese”, una pizza creata da Santarpia, preparata con crema di zucca, carciofi, polpo, limone di Sorrento ed olio Evo, più simile a quella di un panettiere per la cottura molto […]

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Le Esperienze Borboniche all’Archivio storico di Napoli

L’Estate dei Borbone, il quarto e ultimo appuntamento della kermesse Esperienze borboniche all’Archivio storico   All’Archivio storico, uno tra i più sofisticati e ricercati locali di via Manzoni, punto di riferimento della movida chic e borghese napoletana con la sua atmosfera così “lounge” e il suo stile drammatico e raffinatamente too much, vanno in scena le Esperienze Borboniche. Con Esperienze borboniche,  l’Archivio storico ha voluto coniugare storia e cibo, identità locale e ricerca enogastronomica, tradizione storica e culinaria e ardite sperimentazioni. Il risultato è stato un viaggio suggestivo e inebriante all’interno della storia e della geografia culinaria della Napoli borbonica, una città sfacciatamente bella e artisticamente fervida. Ogni evento è stato incentrato su uno degli aspetti della storia dei Borbone, famiglia che ha intrecciato la sua storia a quella di Napoli dal ‘700 fino all’Unità d’Italia: argomento del primo appuntamento sono stati gli amori dei Borbone; protagoniste del secondo incontro sono state le regine appartenenti alla dinastia francese; poi è stata la volta dei primati del Regno borbonico. Il quarto e ultimo incontro, invece, è stato dedicato alle estati dei Borbone e quindi alle loro residenze estive: ogni piatto proposto, che sarà possibile scegliere tra le proposte del nuovo menu estivo dell’Archivio storico, è stato studiato dallo chef stellato Pasquale Palamaro affinché richiamasse le atmosfere marine delle residenze borboniche estive. Quindi “Il Falconiere” (spigola fritta, ravanello marinato, fiori e zucchine) ci racconta della reggia di Quisisana, “Un calamaro per una Genovese” (spaghetto mantecato con genovese di calamaro) è abbinato al Palazzo reale di Ischia; la Crepinette di vitello, zafferano, provola e pinoli ci porta alla Reggia di Caserta, mentre “Alì Babbà” (babà al rum e crema al cardamomo) è un richiamo alla Reggia di Portici. Nel menu, inoltre, non è mancato un tributo ai Campi Flegrei e alla sua tradizione vinicola: ai piatti sono stati abbinati tre vini Carputo, nota azienda di Quarto rappresentata da Valentina Carputo, responsabile del marketing dell’azienda di famiglia. I vini proposti sono tra i vini di più nobile e lunga tradizione della zona flegrea e sono prodotti con le uve dei vitigni della famiglia Carputo: “Lapilli”, una Falanghina extra dry metodo charmant, una Falanghina Campi Flegrei D.O.P. e un Piedirosso Campi Flegrei D.O.P. All’evento ha presenziato anche Tommaso Luogo dell’AIS Napoli, che ha curato personalmente la nuova carta dei vini estiva: una carta dei vini definita “interregno” e arricchita da racconti e aneddoti legati alla tradizione vinicola del territorio. Ma l’Archivio storico è anche “Premium bar“, per cui ad aprire la cena ci ha pensato Salvatore D’Anna, bar manager dell’Archivio con un’ardita rivisitazione di un evergreen della miscelazione all’italiana, il Negroni, che per regalarci un viaggio nel mare del golfo di Napoli, diventa Negroni all’aria di mare.  Lo stile della ricetta resta intatto: uno spirito botanico, un vermouth, un liquore d’aperitivo e un bitter; ma il Negroni all’aria di mare è bianco e non più rosso e viene servito colmato da un’aria di mare che lo rende salino oltre che tremendamente scenico.  

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