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Eroica Fenice

La categoria Food contiene 86 articoli

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La pizzeria Imperatore lancia Wine Vs Pizza, una sfida tutta da gustare!

Giovedì 19 luglio la pizzeria Imperatore ha inaugurato l’evento “Wine Vs Pizza”, dando il via ad un match all’ultimo sangue tra deliziosi ingredienti e vini raffinati, una lotta tutta campana tra gusti eterogenei. Allo scoccare del gong un incontro di dionisiaco valore ha delineato dei ghirigori di gusti con vino alla mescita, che in un brio di sperimentazione, ha richiamato in una sola serata quella che è la maggiore tradizione culinaria ed enologica campana. Gli abbinamenti di gusto sono stati il tocco di raffinatezza della serata che non ha fatto sconti al palato, traducendo prelibati sapori in emozioni al sapore di terra e vicoli. Le pizze e le fritture, prodotti dalla pizzeria Imperatore, frutto di più di un secolo di tradizione nell’arte della pizza, pregni di ingredienti DOP, si sono miscelati a eccellenti vini di produttori campani, che sono scesi in campo a rappresentare le varie province. Le aziende protagoniste sono state Tenuta Cavalier Pepe pepe, che con un rosato DOC  di Taurasi  ha rappresentato l’Irpinia; per il Sannio, l’azienda Castelle di Castelvenere (BN), che ha presentato una originale Falanghina DOP; per il salernitano,l’azienda Casula Vinaria con un vino spumante Brut. “Wine Vs Pizza”: uno scontro di prelibati sapori alla Pizzeria Imperatore Ad aprire il sipario della sfida è stato il vino “Chiena” di Casula Vinaria, un vino spumante che è la somma di tre vini bianchi, tutte e tre diversi tra loro: il Fiano, la Falanghina e la Malvasia. Con il “Chiena” ad avvicendarsi è stato il fritto della tradizione, composto da crocché di patate, frittatina di maccheroni e ciurilli (fiori di zucca pastellati, ripieni di ricotta e mortadella classica in vescica Slow Food e granella di pistacchio di Bronte). Lo scontro di sapori in Wine Vs Pizza ha ottenuto il risultato sperato in questa prima fase della serata. I due cugini, Gennaro e Salvatore, proprietari della Pizzeria Imperatore, hanno presentato la fatidica sfida, delineando, anche con sprazzi di tecnicismo,  la sensazione ideale dell’interazione di gusto tra vino e cibo. Presupponendo la soggetività in materia di gusto, lo scopo di un buon vino è  quello di ripulire il palato in modo da spingere nuovamente ad un inebriante e soave morso di eccellenti sapori. Difatti, tra le bollicine dell’ ebbrezza del particolare vino spumante “Chiena” si sono rifugiati i sapori appetitosi delle fritture e da lì hanno spinto le nostre papille gustative a richiedere altri boati di paradisiaci sapori ed emozioni. La sfida è continuata con la margherita, composta da pomodoro Bio, fior di latte di Vico Equense, basilico e olio Imperatore. Il vino che è sceso in campo è stato il beneventano “Kydonia” dell’azienda Castelle di Castelvenere. La Falanghina dal colore oro è un richiamo di sapori tipici della Falanghina, inframmezzati da un venereo tocco mieloso, che conferisce al vino quella sapidità dolce che ricorda visioni della antica Magna Grecia. La margherita, che in tutto il suo prelibato sapore di eccellenti ingredienti (caratterizzata da una  perfetta consistenza della pasta, fino a raggiungere un perfetto equilibrio) è stata sovrastata dalla forza […]

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Il Dublin Square di Pomigliano D’Arco presenta il suo nuovo menù

Piacevole serata quella trascorsa ieri tra le mura del pub Dublin Square a Pomigliano D’Arco. Per presentare il nuovo menù, i proprietari del pub si sono affidati all’esperienza e alla competenza di Renato Rocco, direttore responsabile del magazine La Buona Tavola, nonché organizzatore di eventi enogastronomici ed agroalimentari, che ha seguito e diretto in prima persona tutti i preparativi della serata. È stato proprio lui, dopo un veloce assaggio di birre e cuoppi di fritti misti, a introdurre agli ospiti il menù e le finalità della serata, dando anche la parola ad Agata Annunziata, una delle due proprietarie del Dublin Square. Agata ci racconta della genesi del locale, nato 4 anni fa da un’idea sua e della sorella Marianna, lo chef del locale, di voler portare in Italia, in seguito a un viaggio in Irlanda, le atmosfere dei pub dell’isola verde. L’arredamento e il mobilio del locale rimandano molto a quel mondo: sembra davvero che ci sia un pezzo di Irlanda a Pomigliano D’Arco! Ma non è un’imitazione pedissequa, anzi, come tiene a precisare Agata, il pub non nasce soltanto con l’idea di riprodurre le atmosfere irlandesi ma anche con quella di integrarle e adattarle alla realtà dei prodotti tipici campani. Un progetto che ha come assi portanti l’Irlanda e la Campania ma guarda anche altrove. Infatti, il Dublin Square è il primo rivenditore campano della birra Chouffe, una birra belga. Nata nel 1982 da un’idea dei due cognati Pierre Gobron e Christian Bauweraerts, la birra si caratterizza per i suoi aromi al gusto d’arancia e alla mela acerba e per il suo inconfondibile marchio: uno gnomo con un cappello rosso e una folta barba bianca. Ieri sera, una piccola riproduzione dello gnomo è stata una delle attrazioni: gli ospiti non hanno esitato a fotografare i loro piatti vicino a lui! Dublin Square, la cena Dopo gli assaggi di fritti e di birra, è arrivata la prime sostanziose portate: lo spezzatino stracotto alla Guiness con purea di patate e le alette di pollo Irish Style in salso agropiccante. A questi due piatti sono seguiti le due nuove, e soprattutto squisite, proposte di panini: il Callan e il Carlow. Il primo è una variante di un panino con ingredienti abbastanza tipici: mini burger di Chianina, cheddar, bacon croccante, cipolla caramellata, patatine, salsa BBQ e senape. Il secondo, invece, presentava sapori e ingredienti decisamente più particolari e ricercati: mini burger di maiale affumicato, melanzane alla contadina (fritte con un particolare metodo con l’uovo), caciotta dolce, capocollo di Martina Franca, salvia fritta e maionese. Per concludere in dolce bellezza, sono stati serviti degli assaggi di due dolci preparati in esclusiva dalla pasticceria Antignani per il Dublin Square: una cheesecake ai frutti di bosco con ricotta di bufala e una Birramisù, una variante “birrica” del tiramisù. I dolci sono stati accompagnati da due liquori, uno alla crema di caffè e uno alla crema di latte. Un finale con i fiocchi per suggellare una piacevole serata all’insegna dei sapori irlandesi e campani.

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Te le do io le bollicine, champagne e piatti stellati al Nabilah

“Te le do io le bollicine” è l’evento esclusivo che si è tenuto al Nabilah lunedì 16 luglio, una vera e propria esperienza sensoriale che ha accompagnato gli ospiti attraverso un percorso fatto di champagne e piatti stellati, il tutto all’interno di una cornice di grande suggestione. I banchi d’assaggio e degustazione, tra piscine illuminate con vista sul mare, hanno offerto ai numerosi partecipanti piatti originali e finger food, con accostamenti di colori e sapori originali ed inediti, stimolando la curiosità e l’appetito. La X edizione di “Te le do io le bollicine” è stata organizzata dall’Associazione Italiana Sommelier in partnership con il Nabilah per festeggiare con stile la chiusura dell’anno di attività dell’AIS, accostando ai calici di bollicine gustosi piatti gourmet (stellati e non), tra cui crostini con parmigiana di melanzane, cannoli con tartare di sgombro, taco con farina di semola e alici marinate, ostriche e ricciola su base di fagiolini e patate con crema di maionese e riccio. Bollicine, chef gourmet e street food a “Te le do io le bollicine” Alle 22 si è aperta la sezione “Stelle e Pasta”, con degustazioni a cura di chef stellati come Lino Scarallo di “Palazzo Petrucci”, Marianna Vitale di “Sud Ristorante”, Luciano Villani de “La Locanda del Borgo Aquapetra” e Pasquale Palamaro di “Indaco”, che hanno deliziato i palati degli ospiti con primi piatti fatti di ingredienti selezionati e accostamenti particolari. Fusilli con crema di melanzane, calamaro e limone e carbonara con uovo fritto sono solo alcuni tra i piatti proposti per l’occasione. Alle 23, invece, si è dato il via alla sezione Street Food + Champagne bar, con i panini della nota macelleria Da Gigione, a base di hamburger, pesche sciroppate all’aceto e crema agli agrumi e i crocchè della pizzeria Olio e Pomodoro. A seguire, il dessert offerto da Sweet Emotions e Pasticceria Lisita, con una selezione di panettoni al limoncello, grappa e cioccolato, e un biscuit al pistacchio, bavarese alle bollicine e composta di lamponi. Food Oyster Experience a cura di Vincenzo Supino Old Friends Tarallificio Tonino Malafronte Panificio Olio Guglielmi ONAF Napoli con i formaggi della famiglia BUSTI e i salumi LEVONI Carmasciando Tempio dei formaggi Kuma 65 La Locanda del Testardo La Fescina Liv Bistrot Mamma Elena Le Lune Bistrot Il Falangone Maria Rosaria canò Masseria Guida Masseria Alaia Locanda Rei Mosè a Ridosso La Playa Chef Stellati Palazzo Petrucci* con Lino Scarallo Sud Ristorante* con Marianna Vitale La Locanda del Borgo Aquapetra* con Luciano Villani Indaco* con Pasquale Palamaro Josè Villa Guerra Area street food Chamade Macelleria Hamburgheria Da Gigione Da Pasqualino Happy Hours Caseari Cautero Casa de Rinaldi Olio e pomodoro Dessert Sweet Emotions Pasticceria Lisita Kiwi SunGold Zespri Wine Banco d’Assaggio PROPOSTA VINI Una selezione di bollicine da uve autoctone italiane, dalle Alpi alla Sicilia Metodo Classico: Rosè Brut S-ciopét – Pelaverga – Castello di Verduno Bianco Dosaggio Zero – Erbaluce, Timorasso, Cortese, Moscato – Erpacrife Groppello Brut Nature Paxtibi Bianco dal Nero – Zuliani Blanc de Sers Brut Nature – Vernaza, Valderbara, Nosiola […]

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Sfogliata fredda, la nuova delizia di SfogliateLab

Una torta gelato al gusto di sfogliatella. Questa è la novità estiva di SfogliateLab, splendida fucina del gusto sita a pochi passi dalla stazione di Napoli. Vincenzo Ferrieri, figlio di Salvatore, storico proprietario del marchio, ha tirato fuori dal cilindro un’altra imperdibile creazione che farà felici la sua folta quanto affezionata clientela. Dopo le SfogliaCampanella (la sfogliatella con il cuore di babà, una delle golosità più ricercate e imitate in città, che è disponibile in ben 13 declinazioni: classica, al caffè, al croccantino, al panettone, al pistacchio, all’arancia, al cioccolato bianco, al gusto bacio, e nelle versioni estive al limone, alla pesca, ai frutti di bosco, al cocco e alla fragola), è tempo della “Sfogliata fredda”: una sfogliatella scomposta (gli ingredienti sono gli stessi del dolce tanto amato in tutto in mondo) che si  presenta come una torta (sia in formato monoporzione che in formato classico di diverso peso) e va consumata rigorosamente fredda (quindi va conservata in frigo come se fosse un gelato). Per quanto concerne gli ingredienti, essa ha di base un Pan di Spagna ricoperto da uno strato di ricotta aromatizzato gli agrumi, sopra cui troviamo uno strato si sfogliata sbriciolata, un altro strato di ricotta e un secondo strato croccante. Per concludere in bellezza, sulla parte superiore, è stata collocata una sfogliatella classica in versione mignon. La sfogliata fredda è un piccolo capolavoro Abbiamo avuto il piacere di provarla ieri sera in anteprima, nel corso di un evento riservato alla stampa organizzato da Maria Consiglia Izzo e Grazia Guarino, e ce ne siamo subito innamorati. Si tratta di un dolce particolare perché racchiude in sé più consistenze e ciò gli permette di non essere stucchevole – come sarebbe un semplice gelato al gusto di sfogliatella, ad esempio – e tutti gli ingredienti sono distinguibili e per ben percepibili al palato. Insieme alla monoporzione di torta e ad un drink come aperitivo, c’è stata servita una “Pupetta”, un dolcetto (base di Pan di Spagna farcita con una mousse composta da latte, ricotta e panna, e poi rifinita con l’ingrediente corrispondente al gusto specifico) dedicato alle donne e che sarà protagonista ad ottobre – mese per la prevenzione oncologica – di un altro imperdibile evento.

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Habitué, la Belle Epoque nel cuore di Nola

L’Habitué di Nola appartiene a quella categoria d’elite di ristoranti in grado di fondere, con armonia e classe, estetica, gusto e ricerca. Figlio delle idee e della ambizioni di Fabio Coppola, Giuseppe Vetrano e Vincenzo Cangemi, che hanno voluto investire nel comune bruniano e nel suo spirito di rivalsa, questo locale, nonostante sia di recente apertura, vanta già una folta quanto selezionata clientela. La location è curata nei minimi dettagli e ricorda con la sua mise en place, i motivi floreali e le luci soffuse, un salottino parigino degli anni ’20. Il ristorante, che si trova in una posizione privilegiata, in un antico palazzo nobiliare del ‘700 che affaccia su Piazza Duomo, propone una cucina fusion negli ingredienti e nelle modalità di preparazione dei piatti che hanno sentori e fragranze giapponesi e – in coerenza col mood degli ambienti e con la formazione del suo chef, Raffaele Dell’Aria – francesi. Habitué, le specialità Tra i più piatti più originali, pensati e realizzati strizzando l’occhio ai giovani clienti, troviamo, ad esempio, il battuto di manzo con foie gras, gel di agrumi e mayonese di senape, gli gnocchi con salsa di peperoncini verdi, crudo di gamberi rossi, aglio nero di Voghiera, gli spaghettoni alla Nerano con sashimi di capasanta, il petto d’anatra con marmellata di kumquat e il cipollotto nocerino alla griglia e asparagi croccanti. Tra i dolci, invece, spiccano il gelato al Baileyes e il tiramisù rivisitato con choco ball al cioccolato fondente, crumble al savoiardo, spuma al marsala, caffè espresso. Non mancano specialità riservate ai vegetariani e agli amanti dell’aperitivo che potranno sorseggiare i deliziosi cocktail al banco oppure nella riservatezza del privè. Lunedì sera abbiamo avuto il piacere di essere invitati alla serata stampa organizzata dalla giornalista Federica Riccio e provare alcune delle specialità che ne contraddistinguono menù e carta dei vini. Questo è ciò che ci è stato servito: l’ostrica con spuma di gin lemon, gli gnocchetti con salsa di peperoncini verdi, crudo di gamberi rossi e aglio nero di Voghiera, polpo arrosto con patate in tre consistenze, un fresco predessert “Anguria Orient Express” e la creme brulèe all’arancia con gelato alla Vodka e lampone sour. I piatti sono stati accompagnati dallo Champagne prodotto dalla Maison J.H. Quenardel.

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Monsù, l’arte culinaria tra tradizione e innovazione

Nella suggestiva cornice di Vico San Domenico Maggiore 1, uno dei vicoli che più caratterizzano la bellezza del centro storico napoletano, a due passi dal Cristo Velato e da Napoli Sotterranea, è stata inaugurata una nuova realtà dai tratti fortemente partenopei: Monsù, locale che vede le sue fondamenta nella sinergia lavorativa di Marco Funeroli e Ferdinando Vesi. Monsù, o Monzù, è un espressione dalle origini ottocentesche, indicava il cuoco capace di cucinare prelibatezze anche partendo da ingredienti poveri. Da quei cuochi generati sotto il regno di Ferdinando IV e la sua consorte Maria Carolina, come ci racconta pure l’esperto di cose napoletane Amedeo Colella,  si sono messe le profonde radici della tradizione culinaria napoletana e siciliana. In occasione dell’apertura, abbiamo fatto qualche domanda a Marco Funeroli, sul progetto e sui suoi obiettivi: Aprire un ristorante nella città e nel paese del buon cibo porta sempre con sé una sfida, secondo te Monsù cosa ha di diverso, o di speciale, da altre realtà? Oltre la cucina, c’è un progetto, un’idea.  Un riscoprire la capacità dei napoletani, e non solo, di essere ancora Monsù, di prendere ricette straniere, o comunque generate da incontri, e farne uscire qualcosa di nuovo. Tutta la cucina napoletana, anche quella delle nostre zie e nonne, ha origine da questa tradizione, perché qualcuno ci si è messo e ha generato una vera e propria rivoluzione culinaria. Monsù, da sola, non ha nulla di diverso o speciale, è il suo spirito, la sua volontà a promuovere una realtà per far si che altri ci puntino, a renderla quel che è.  Ogni festa, ogni inaugurazione, porta sempre con sé una forma di augurio. Il tuo più personale per questo nascente Monsù? Che quello che sento, che le mie percezioni su questo progetto vadano avanti, senza troppi ostacoli. Se l’incontro con la cucina francese, in passato, ha generato capolavori gastronomici come il ragù, il patè, i souffle o il gateau, non si può far altro che appoggiare e sperare che un avvenire di contaminazioni e scontro di sapori e idee possa generare qualcos’altro di buono da vedere e da mangiare. In ogni caso, buon appetito.

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Pescaturismo a Cetara, arriva “Alici come prima”

Spaghetti con la colatura di alici, fritture di paranza, totani e gamberi sono solo alcuni dei piatti tipici che popolano le tavole estive della costiera amalfitana. Ma cosa accade prima che queste prelibatezze saltino nelle padelle dei migliori ristoranti della costa? È ciò che si propone di mostrare il progetto di pescaturismo di Gianluca D’Uva, titolare da aprile 2017 del ristorante Alici come prima (Corso Garibaldi, 9 – Cetara, Sa) e, da pochi giorni, del peschereccio Salvatore I ormeggiato lungo la costa del piccolo borgo marinaro. La prima tappa del tour alla scoperta delle tradizioni di Cetara è l’azienda Nettuno, che dagli anni ’50 si occupa della lavorazione di alici, tonno ed altri prodotti ittici locali realizzando specialità come la colatura di alici, prodotto tipico cetarese, lavorato con metodi artigianali e di lunga tradizione. Dopo una visita all’azienda, Gianluca D’Uva illustra alla stampa il suo progetto di ristorazione, attraverso il viaggio enogastronomico proposto dal ristorante Alici come prima, all’insegna dei colori e dei sapori della costiera amalfitana. Con un menù essenziale ma deciso, in cui prodotti del mare e dell’orto si sposano in piatti dal perfetto equilibrio, la nuova idea di ristorazione di D’Uva si avvale di due importanti compagni d’avventura: il giovane chef napoletano Stefano Cavaliere, con esperienze sia al San Pietro di Cetara sia al Paesan di Londra. e il cetarese Raffaele Pappalardo, chef di lunga esperienza, soprattutto in Francia. Il progetto di pescaturismo di Alici come prima: un connubio perfetto tra turismo ed enogastronomia A bordo del peschereccio Salvatore I, il ristorante Alici come prima offre ai turisti la possibilità di vivere l’indimenticabile esperienza dell’attività di pesca, partecipando attivamente al recupero delle freschissime materie prime che andranno a costituire i piatti che di lì a poco gusteranno sulle tavole della trattoria di mare. Con una partenza alle 8 del mattino dal porto di Cetara e non più di 11 persone a bordo del peschereccio, si arriverà nelle acque tra Capo d’Orso e Maiori, dove si alzeranno le reti gettate in acqua la sera prima. Il pescato del giorno verrà conservato e mantenuto fresco, mentre i turisti avranno la possibilità di fare un bagno nelle calette, fino all’arrivo dello chef Stefano Cavaliere, che cucinerà a bordo parte del pescato, mentre un’altra parte sarà portata direttamente nella cucina del ristorante. Una nuova e del tutto inedita filosofia di ristorazione e pescaturismo è quella ideata da Gianluca D’Uva, che mira a proporre i prodotti tipici della costa cetarese attraverso un nuovo slancio al turismo, all’insegna della tradizione locale e della valorizzazione delle ricchezze del borgo marinaro di Cetara.

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L’hamburger di Simmental protagonista da ‘Zzambù sul lungomare di Napoli

Martedì 3 luglio, alla pizzeria ‘Zzambù sul lungomare di Napoli, si è tenuta la presentazione dell’hamburger di Simmental creato da Trippicella Martedì 3 luglio, alla pizzeria ‘Zzambù, in un’incantevole cornice bagnata dal tramonto sul lungomare di Napoli, si è tenuto un evento food davvero particolare che ha visto un protagonista insolito e interessante. Il protagonista della serata è stato un sapiente connubio tutto da gustare: la Pizzeria Burgeria ‘Zzambù e la carne Simmental si sono incontrate a metà strada in una miscela innovativa e che porta la firma di Antonio Di Sieno, patron della macelleria Trippicella nonché istituzione della carne di qualità. La parola Simmental evoca nella cultura pop, quasi come in una sorta di equazione o di logica consequenziale, l’immagine liofilizzata di un particolare tipo di carne in scatola, e non suscita certo immediate e spontanee reazioni di acquolina in bocca o di curiosità verace nelle menti dell’affamata clientela. E invece no, vi stupirete nello scoprire che la Simmental è una razza di bovino proveniente dalla valle Simme in Svizzera, e che l’hamburger di Simmental ideato da Antonio Di Sieno è stato creato con ben otto tagli anatomici di tre razze di animali. Di Sieno ha illustrato le sue associazioni scientifiche, quasi alchemiche, al pubblico presente da ‘Zzambù, e ha narrato la storia di un viaggio che affonda le sue radici nel pascolo degli animali in Svizzera e che arriva direttamente sul piatto del lungomare di Napoli, fumante e succoso. L’hamburger di Simmental ideato dal macellaio è composto in maniera molto precisa e quasi chirurgica da quattro tagli coscia della Simmental, dalla pancia della manzetta prussiana e dal lardo affumicato di maiale nero: ovviamente la maggior percentuale, circa un 75%, è composta dai tagli della Simmental, ed è tutto bilanciato in modo da modellare un hamburger che sia degno di chiamarsi tale e che rispetti determinati criteri organolettici e di composizione. L’hamburger ideale non deve assolutamente restringersi in cottura, preservare al suo interno liquidi e succhi e non sfaldarsi sulla piastra; l’armonia e l’equilibrio tra le parti diverse delle tre razze animali adoperate è fondamentale, e conferisce all’hamburger di Simmental delle specificità che lo rendono particolare nel gusto. La stampa è stata condotta in un Menù Degustazione a base di carne di Simmental, dalle polpettine fino ad arrivare al famoso hamburger, passando per la tagliata Di Sieno ha spiegato alla stampa che la razza di Simmental fornisce una carne matura, produce latte nel corso dell’esistenza e viene poi accompagnata dolcemente verso la fine della vita, in modo naturale. Non vi è assolutamente traccia di allevamento intensivo, e la sua carne, sottoposta alle apposite pratiche post macellazione, ha un gusto e una qualità inusuali e superiori. La stampa ha avuto modo di continuare la perlustrazione nel mondo della Simmental con una sorta di viaggio iniziatico tra i sapori della carne, in un Menù Degustazione tutto a base di carne di Simmental. Di Sieno ha voluto mostrare le varie consistenze della carne al pubblico neofita di questa tipologia di carne, offrendo […]

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Osteria Donna Maria: lo chef Vittorio Carotenuto presenta il nuovo menu

Giovedì 28 giugno alle ore 19:30, lo chef Vittorio Carotenuto ha accolto la stampa presso il suo ristorante, Osteria Donna Maria, situato dal 2017 a Torre del Greco, in via Nazionale 283, all’interno della Villa Faraone Mennella . Il ristorante, piacevolmente luminoso e arredato con gusto sobrio e raffinato, oltre alle sale interne offre un grazioso spazio esterno dove poter cenare nelle sere d’estate circondati dal palazzo settecentesco in tutto relax e tranquillità. Proprio all’esterno, la giornalista Laura Gambacorta ha organizzato una degustazione riservata alla stampa, durante la quale abbiamo assaggiato alcuni dei piatti presenti nel nuovo menu dell’osteria. Il nuovo menu è frutto delle esperienze culinarie di Vittorio al fianco di importanti chef, come Antonino Cannavacciuolo, di cui con piacere racconta che gli ha trasmesso l’importanza della materia prima, come saperla rispettare e come saperla valorizzare tramite le tecniche di innovazione che si usano oggi in cucina e che sono al nostro servizio. Fino a due anni fa Vittorio è stato al fianco anche di Crescenzo Scotti in quella che lui definisce un’esperienza formativa tra le più significative. I piatti sono stati accompagnati dai Vini di Casa Setaro che è in perfetta linea con la filosofia della cucina dello chef. Carotenuto, nella quale l’unico segreto è la qualità. Osteria Donna Maria, Il menu della serata e i vini di Casa Setaro Gli ospiti del ristorante Osteria Donna Maria sono stati accolti dalle sorridenti, garbate e cortesi cameriere tra cui Ilaria Sica, fidanzata di Vittorio, nonché sua primissima sostenitrice. Ad aprire la serata l’aperitivo : Frittatina di pasta Pacchero fritto ripieno di ricotta e fior di latte affumicato Mini bun al sesamo con vitellino e peperoncini di fiume Il tutto accompagnato dal fresco Caprettone Spumante metodo classico millesimato 2015. Subito dopo gli antipasti: Seppia scottata, crema di piselli, scagliozzo di ceci e frutto della passione quest’ultimo a dare un tocco di vivacità al piatto. Donna Maria (Fiore di zucca croccante ripieno di ricotta, pomodoro confit e basilico + parmigiana di melanzane a modo mio). Seguendo il filone della semplicità mista ad un pizzico di innovazione, siamo passati ai primi. La bevanda scelta è stata un vino bianco: Munazei Lacryma Christi del Vesuvio Doc 2017. Pasta mischiata, patate e mazzancolle con cremoso di provola affumicata: un piatto che rimane fedele alla tradizione. Tra i preferiti della serata: linguine selezione Vicidomini con genovese di tonno rosso, yogurt, limone e cenere di cipolla. Qui ogni ingrediente mantiene distinto il proprio sapore e per il palato è impossibile non distinguerli. Dal vino bianco al rosso Munazei Lacryma Christi del Vesuvio Doc 2017, per abbinarlo al secondo: Maialino da latte in lenta cottura con fagottino di scarola ripassata e mela alla cannella: la morbidezza della carne e il sapore dolce dei contorni, in particolare quello della mela alla cannella, rendono questo piatto delicatissimo. Per concludere in bellezza la cena un dessert  ‘geometrico’ per la sua forma: Mousse ai tre cioccolati (fondente, al latte e bianco) con croccante di cacao al fior di sale e lampone, seguito dal The Kraken black […]

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Coroglio ha un nuovo punto di riferimento: il Post – Aperitif

Nelle roventi notti della movida estiva napoletana, sempre più persone cercano un posticino tranquillo dove rilassarsi, bere cocktail di qualità e chiacchierare con gli amici davanti a qualche specialità etnica. Da mercoledì scorso, a Coroglio c’è un nuovo locale che risponde a queste esigenze “premium” di condivisione. Il “Post – Aperitif Club” – il nome fa riferimento alla zona di Bagnoli, post industriale, appunto, oltre a quanto viene pubblicato sui social -, che conta già migliaia di ingressi e una programmazione di primissimo piano, è nato dagli stessi soci del Drop con l’intento di fornire una esperienza originale e multisensoriale ai propri ospiti. Per questo, si sono affidati per il food a Marco Iavazzo, giovanissimo chef napoletano che fa della cucina fusion la sua arma vincente, e al bar catering “40 volumi” nelle persone di Carmine Nasti (con la collaborazione di Viviana Garofalo) per quanto riguarda i cocktail. Nel corso della splendida cena organizzata da Maria Consiglia Izzo e Grazia Guarino per stampa e foodblogger, abbiamo avuto il piacere di parlare sia con il cuoco che con uno degli addetti al bar, Marco Esposito. Post – Aperitif Club, una perla incastonata a Coroglio Quali sono le specialità del locale? Cucina fusion, con varie etnie coinvolte. Partiamo dalla Spagna con il gazpacho e le falafel per arrivare in Argentina con le empanadas. Non trascuriamo anche l’ottima cucina nostrana con gli spaghetti al riccio e la possibilità di assaggiare la burrata. Sperimentazione e tradizione, quindi, che sono andate a braccetto anche nel menù offertoci ieri sera al “Post” di Coroglio, che prevedeva tre tapas di carne, tre di pesce e un dolce: Polpo al curry e quinoa Keftetes cn tzatziky Nuggets con harissa Panzanella Tonno in olio cottura con maionese al finocchietto Cous cous con agnello Tartelletta lemon crud e aria di limone (dolce) In abbinamento alle portate, abbiamo degustato quattro drink. Drink abbinati alle tapas di carne: – RAISIN (alcolico): vino rosso, succo di lime, succo d’arancia, zucchero liquido , succo di mirtillo con  more e lime pestati; – DALY (analcolico): succo di ananas al curry. Drink abbinati alle tapas di pesce: – ARIA (alcolico): Gin Bombay, pezzetti di lime, Lemongrass, albume; – SANTIAGO (analcolico): soda, zucchero di canna, foglioline di menta e lime pestato. A proposito di beverage, abbiamo avuto il piacere di parlarne con Marco Esposito a cui abbiamo chiesto riguardo questa collaborazione e lui ci ha risposto:”40 volumi è una società di bar catering  itinerante che ha il piacere di collaborare con importanti enti come il museo Madre, Bosco di Capodimonte e il Noisy Naples Festival. Qui abbiamo base fissa e siamo guidati da Carmine Nastri, un maestro, un genio, creatore di cocktail di fama internazionale. Convincerlo a collaborare con noi e soprattutto tornare dietro al bancone è stato difficile ma ne è valsa assolutamente la pena e i nostri clienti te lo potranno confermare. Il nostro intento, in ogni caso, è quello di accostare i drink ai piatti, non solo per sapori ma anche per filosofia e storia, una pratica […]

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