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Eroica Fenice

La categoria Food contiene 65 articoli

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A lezione di cucina dall’osteria Signora Bettola a Chiaia

Nel quartiere di Chiaia, in Vico Satriano 3B, a pochi passi dal lungomare, l’osteria Signora Bettola è una piccola oasi di tradizione partenopea, dove un’atmosfera intima ed accogliente ospita chiunque voglia immergersi nel paradiso della cucina napoletana. La giovane osteria, nata nel dicembre 2017 da un’idea di Gianluca Amoroso e Carmine Di Lorenzo, ha presentato giovedì 17 maggio il suo nuovo menù al pubblico, guidando i suoi ospiti in un viaggio attraverso i sapori e i profumi dei piatti tipici della cucina partenopea. Dopo un antipasto con golosi panzerotti, trippa e taralli napoletani, è la volta della parmigiana di melanzane, in cui, come spiega Gianluca Amoroso, le melanzane sono infarinate, fritte, ed infine condite con mozzarella, formaggio e l’ingrediente che fa la differenza: il ragù. Tra ragù, genovese e pasta e patate: il viaggio nella cucina della Signora Bettola Con un menù interamente ispirato alla tradizione culinaria campana, l’osteria Signora Bettola presenta al pubblico i suoi cavalli di battaglia: ragù e genovese (cotti rigorosamente dieci ore, come da tradizione), ed, infine, la pasta e patate con la provola e l’immancabile ingrediente magico: la scorzetta di formaggio. Da capogiro anche le irresistibili polpette al ragù, con pinoli ed uvetta, come vuole la vera ricetta della nonna, il tutto accompagnato da tipici vini “da cantina”. Ma nel menù di casa non manca un omaggio alla costiera con gli spaghetti alla Nerano e piatti più estivi come insalate di polpo, salmone e baccalà, in grado di soddisfare anche i palati più fini. E per concludere degnamente questo viaggio, la Signora Bettola propone una scelta di dolci tradizionali: il tiramisù servito in tazzine da caffè, la caprese, la zuppetta e l’immancabile babà. A lezione di cucina dalla Signora Bettola con il progetto “Cook-t” La filosofia della Signora Bettola, come spiega Gianluca Amoroso, è quella di far sentire “a casa” i propri ospiti, accompagnandoli in un percorso gastronomico che propone piatti semplici ma tradizionali. Proprio in linea con questa idea, nasce il progetto “Cook-t”, rivolto ai turisti e a tutti gli appassionati che vogliono apprendere i segreti dei piatti più famosi della cucina campana. Il progetto, che partirà a giugno con uno show cooking di pasta e patate e proseguirà con le cooking class di ragù e genovese, svelerà ai suoi partecipanti le ricette dello Chef della Signora Bettola, attraverso gustose lezioni ed assaggi in grado di soddisfare la curiosità (e la golosità) di tutti gli amanti della tradizione culinaria partenopea.

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Pizzeria Ristorante Franco, dove i ripieni sono una cosa seria!

Mercoledì 16 maggio il giovane pizzaiolo e patron Francesco Gallifuoco ha presentato presso la sua pizzeria ristorante Franco, ubicata a pochi passi dalla stazione centrale di Napoli, la nuova sezione del menù tutta dedicata ai ripieni che prenderà il nome di “Le grotte di Franco”. Attiva dal 1966, questa pizzeria da sempre unisce piatti della tradizione partenopea con ricette sperimentali.  Il suo intento di innovare è dimostrato anche dai due primati che le sono stati riconosciuti: nel maggio 2016 è stato il primo locale di Napoli ad avere il menù in braille e nel febbraio 2017 il primo in Italia a disporre di un menù nella lingua dei segni. La gestione attuale vede a capo proprio Francesco Gallifuoco, che insieme al fratello Pasquale, alla mamma Maria Calabrese, una delle pioniere dell’arte bianca al femminile, alla zia Silvana e allo chef Gennaro Zannotti, tiene viva la tradizione gastronomica partenopea iniziata con il padre Marco, che rilevò lo storico “Il fungo velenoso”. La serata di ieri sera, una cena per addetti ai lavori organizzata dalla giornalista Laura Gambacorta, è stata incentrata su una tipologia di pizza molto spesso sottovalutata o preparata con malagrazia: il ripieno. Frutto di mesi di sperimentazioni che hanno portato alla creazione delle ben dodici ricette che saranno disponibili a menù, “le grotte di Franco”, ribattezzate scherzosamente così perché presentano volutamente una forma cavernicola atta ad ottimizzare la cottura, si sono rivelate una deliziosa scoperta. Pizzeria Ristorante Franco e le spettacolari “Grotte di Franco” Durante la cena abbiamo avuto modo di gustarne quattro: la prima prende spunto dalla ricetta del gateau di patate con alcune rivisitazioni, è infatti preparato con patate viola, prosciutto cotto, provola di Agerola e polvere di patate; la seconda è stato realizzato con carne tritata, pistacchio, stracciata di bufala e granella di pistacchio; la terza, più vicina alla tradizione, reinterpreta il cuzzetiello con polpette al ragù, provola di Agerola e salsa di basilico. La quarta e ultima grotta è il “fondente”, al cui interno troviamo ricotta di pecora addolcita e cioccolato fondente Lindt all’arancia. Altra particolarità dei ripieni della pizzeria ristorante Franco è la crosta di formaggio sulla superficie esterna che li rende deliziosi al palato, e insieme alla leggerezza dell’impasto e all’accostamento di ingredienti, delicati e sapidi al punto giusto. Ad accompagnare la degustazione sono state tre birre in bottiglia artigianali: Verbum 5%, una bianca caratterizzata da una schiuma molto densa che si presenta come panna montata; una chiara, la Gaudens 5%, caratterizzata da una buona frizzantezza e moderatamente amara e, infine, una cremosa, la Monasta 7%, una birra doppio malto dal piacevole sapore aromatico.  

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Ferrillo Day: i 25 anni della Pizzeria Ferrillo di Napoli

La pizzeria Ferrillo, pizza ai piani alti (via Michelangelo da Caravaggio 33, Napoli) si è aperta a nuovi itinerari gastronomici in occasione del Ferrillo Day (16 maggio 2018), in cui, offrendo la degustazione delle sue pizze gourmet, il pizzaiolo Maurizio Ferrillo ha festeggiato i suoi 25 anni di attività gastronomica. Il Ferrillo Day: dalle origini alla pizza Il Ferrillo Day, evento organizzato dall’Associazione Spaghettitaliani rappresentata da Luigi Farina, ha visto protagonista l’arte pizzaiuola di cui Maurizio Ferrillo continua a diffondere e insegnare col suo mestiere. La pizza è soltanto l’esito finale di un’attenta scelta preliminare di ingredienti di primo ordine. L’uso di prodotti partenopei, dalla varietà di farina a quella di pomodori, dai prodotti caseari a verdura e ortaggi, fa sì che la pizza di Maurizio Ferrillo mantenga il contatto con la tradizione partenopea, dando spazio a uno sperimentalismo culinario tale da rendere unica e saporita la regina pizza napoletana. Come ha riferito lo stesso Maurizio Ferrillo, che ha accolto tutti gli ospiti con garbo, cortesia e sana napoletanità, la preparazione della pizza parte dalla lievitazione del panetto, lunga 30 ore, al fine di raggiungere la giusta consistenza durante la manipolazione e la preparazione. La cottura tiene, poi, conto anche degli effetti della cottura della pizza e dei suoi ingredienti, facendo sì che l’amalgama dei sapori si armonizzi senza confondersi. Si tratta questo di un passaggio molto importante, in quanto quel che si è detto risulta essere più vero e più complesso per quel che riguarda le pizze da asporto. La questione si lega indissolubilmente alla pizzeria Ferrillo poiché, come ha informato Luigi Farina dell’Associazione Spaghettitaliani, essa è stata tra le prima pizzerie a intraprendere la consegna delle pizze da asporto. Le pizze gourmet da asporto di Maurizio Ferrillo mantengono comunque tutte le caratteristiche culinarie, sapore aroma, fragranza, di quelle appena uscite dal forno, ma a questo punto era forse anche inutile specificarlo, rigorosamente a legna. Pizzeria Ferrillo: tra fritture e pizze Il punto di forza della pizzeria Ferrillo sta nell’uso di ingredienti genuini e soprattutto partenopei. A partire dalla frittura offerta da Maurizio Ferrillo, si assapora la freschezza dei prodotti fatti in casa: frittatine di pasta, panzarotti, mozzarelle impanate e arancini serbano un sapore unico e leggero che fungono da “apripista” per la pizza. Come si accennava, il panetto della pizza risulta ottimamente lavorato, come si è potuto saggiare dalla friabilità dell’impasto. Un impasto morbido al tatto e al gusto, delimitato da un cornicione altrettanto gustoso, nel rispetto dell’arte pizzaiola. Tra le varie pizze offerte da Maurizio Ferrilo, oltre le classiche ma intramontabili marinara e margherita, si ricordano alcuni esperimenti moderni quali l’accostamento di mozzarella di bufala campana, pomodorino giallo e pancetta, o ancora l’accostamento di provola e fiori di zucca, in un bilancio equilibrato tra dolcezza e acidità di ingredienti che rende pieno il sapore della pizza. Ma la vera specialità di Maurizio Ferrillo è la Panafritta: una pizza fritta che, prima di essere cotta nell’olio, viene impanata con uovo e  pangrattato, stratagemma che elimina la possibilità della presenza di olio […]

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Villa Diamante e APCI presentano “Giro d’Italia – In corsa tra le eccellenze culinarie”

Raccontare il cibo, come forma di arte oltreché espressione fondamentale del nostro essere potenza creatrice nel mondo. La serata di lunedì, un “Taste & Learn” organizzato dall’APCI –  Associazione Professionale Cuochi Italiani, è stata una splendida occasione di condivisione di conoscenze e saperi sul mondo della cucina e della gastronomia a 360°. Nomen Omen del progetto che ha fatto tappa a Napoli è, infatti, “Giro d’Italia – In corsa tra le eccellenze culinarie”. La location scelta per l’occasione è stata scelta in coerenza con il prestigio degli ospiti e degli interventi che hanno scandito lo svolgimento della serata. Villa Diamante, piccola perla architettonica sita in via Alessandro Manzoni e da cui si riesce a respirare l’aria del Golfo, ha accolto questo originale format che ha visto come protagonisti la Squadra Nazionale APCI Chef Italia e le principali aziende del settore Ho.Re.Ca, coordinate dall’eccezionale carisma di Davide Pini, esperto di gastromarketing che ha introdotto i presenti – per lo più addetti ai lavori, giornalisti, chef e ristoratori del territorio –  alla comunicazione legata al mondo del food. Particolare attenzione è stata rivolta verso gli attuali trend culinari che sono antitetici rispetto la tradizione. Un piatto per puntare all’eccellenza deve farsi arte e rispettare canoni estetici ben precisi per poter appagare gli occhi prima che le papille. Proprio per questo la degustazione che ci è stata offerta non era soltanto ricca di saporite sfumature ma anche visivamente appagante. Ognuno dei sette piatti proposti (tre antipasti, tre primi e un dolce) prima di essere servito è stato oggetto di discussione. Le portate sono state infatti introdotte e poi spiegate nel dettaglio da clip tutorial che hanno mostrato ai presenti come preparare nel modo più celere ed efficace quelle delizie, o eventuali varianti. Menù del “Taste and learn” a Villa Diamante Nido D’autore – focaccia gourmet con farina cuoco, pomodori a cubetti, pioppini trifolati e carciofini a spicchi Pancake all’italiana – farina di riso, fava tonka, spuma di stracchino, perle di ravanello antico e riduzione di aceto balsamico 5 grappoli Capasanta di bosco – zuppa di cardoncelli trifolati con tartare di pomodorini tuttosole al limone e capasanta scottata Carnaroli in fiore – risotto carnaroli rustico con burrata, senape antica e tartare di gambero all’aglio marinato Rivoluzione nel campo – sedano quadrato con pesto leggero di mugnoli selvatici di campo, pomodorini semi dry e filetti d’acciuga Bauletto scarlatto – bauletti con friarielli e caciocavallo silano dop su crema di stracciatella all’extravergine d’oliva, polvere di olive nere taggiasche e peperoncini gocce rosse in agrodolce Enigma cube – bavarese di riso ai frutti acidi con foglie al cocco fritto Altro importante focus della serata svoltasi a Villa Diamante sono stati gli Chef emergenti, e tra questi, non poteva mancare la partenopea Faby Scarica, vincitrice della seconda edizione di Top Chef Italia, che insieme a Cinzia Fumagalli ha raccontato della sua esperienza televisiva e di come è nata la sua passione per la cucina. A proposito di cucina, ai fornelli si sono alternati gli Chef della Squadra Nazionale sotto lo […]

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A Compagnia Re U Caso: Cilento, natura e tradizione

Popolari ormai in tutto il Cilento e non, i ragazzi della  “A Compagnia Re U Caso” hanno piantato radici nelle più sconosciute terre che vanno da Cannalonga al Monte Cervati. L’associazione nasce da un’idea di un gruppo di ragazzi appassionati delle nostre misteriose montagne. Alla volta della vetta più alta della Campania i giovani avventurieri, armati di passione, zaino in spalla e cartina geografica hanno iniziato questo bizzarro ma stupendo viaggio al fine della riscoperta della tradizione. Le antiche vie della transumanza sono state percorse nelle traversate che il gruppo ha effettuato in primavera ed inizio estate e ad aprile c’è stata la prima. Partiti da Piazza del Popolo a Cannalonga A Compagnia Re U Caso ha percorso in un giorno e mezzo quelli che erano i sentieri ormai dimenticati che collegano le montagne di Cannalonga al Cervati. “Numerosi sono stati i viaggi che prima abbiamo effettuato in solitaria” spiega Christian Carbone, uno dei fondatori della Compagnia “abbiamo tracciato le strade dal nulla, i sentieri ormai non esistevano più, ed insieme ad esperti del settore abbiamo setacciato la zona alla ricerca del percorso migliore da poter intraprendere”. Curioso il modo in cui questa avventura sia iniziata “Eravamo una sera tutti riuniti nella mia piccola taverna” continua Carbone “Ed insieme a del buon vino e ad un tagliere di formaggi, io, Riccardo D’Arco, Domenico Pizzolante, Angelo Guzzo, Giovanni Tangredi ed altri amici, accomunati dalla passione per la nostra terra e le interminabili passeggiate alla volta della scoperta di quest’ultima, decidemmo di mettere insieme quella che è poi diventata A Compagnia Re U Caso” Particolare attenzione al formaggio che viene periodicamente portato in transumanza sulla vetta del Cervati dove viene ricoperto di erbe del periodo, minuziosamente scelte per sapore e odore, e segretamente nascosto in un luogo apposito del Rifugio Cervati. Luogo pronto ad accogliere chiunque volesse intraprendere insieme ai ragazzi il lungo cammino alla conquista della più alta montagna cilentana. Insieme all’Ente Fiera della Frecagnola, nella scorsa edizione, i ragazzi della Compagnia insieme all’associazione hanno iniziato un percorso volto alla riscoperta di quelle che erano le antiche lavorazioni del formaggio e quelle che erano le antiche vie di percorrenza delle montagne. Proprio per questo stretto rapporto l’Ente Fiera ha riunito parte degli avventurieri come immagine simbolo del proprio manifesto 2017. Ed è proprio in onore della Fiera delle Fracagnola, che vanta nella sua storia secoli di tradizione casearia, che i ragazzi hanno dedicato una parte importante al formaggio ed alla sua stagionatura in alta quota. Riscoperta del territorio, curiosità verso una terra ancora troppo poco conosciuta, passione per le antiche tradizione ormai quasi decadute: queste le parole chiave di un gruppo di amici che nutre un amore infinito per il famoso bel Cilento. Il gruppo, dopo il termine della manifestazione della Frecagnola che li ha visti impegnati, insieme all’Ente Fiera della Frecagnola, nella pubblicizzazione del loro operato è pronto a riaprire le porte dei nuovi sentieri tracciati per arrivare al Rifugio Cervati. Una prossima traversata è prevista all’inizio dell’ estate. Chi vuole partecipare alla […]

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Il ristorante “Mesa” di Mario Strazzullo: percorsi di passione

Mesa, “tavola” in catalano. Il senso della convivialità tipicamente suggerito dalla partecipazione a un lauto banchetto è insito nel termine, etimologicamente connesso a quel che nel dialetto napoletano è mesale, “tovaglia”. La veracità del nostro senso di appartenenza è riconosciuta dallo stare a tavola, dalle nostre preferenze in campo culinario, e perfino dall’apertura al nuovo. Lo chef Mario Strazzullo pone proprio la parola Mesa a campeggiare sulle tavole del suo caldo e accogliente ristorante sito a San Giorgio a Cremano. Diplomato all’Istituto Alberghiero di Vico Equense, lo chef Strazzullo ha partecipato a eventi culinari di grande rinomanza, come quando nel 2006 ha lavorato con Antonino Cannavacciuolo nella splendida residenza di “Villa Crespi”, o quando ha conosciuto Alfonso Iaccarino nel suo “Don Alfonso 1890”. Il senso della squadra lo porta ancora oggi alla valorizzazione del suo team, composto attualmente anche da volti nuovi, giovani, che grazie al suo supporto possono smantellare la credenza fittizia che lo «sì, chef» televisivo ha inculcato nelle menti dei non addetti ai lavori. Mario Strazzullo afferma: «il percorso non è tutto riflettori, bisogna tornare indietro, farsi le ossa. Ristorazione e non solo luci della ribalta». La propensione al sacrificio è palpabile nella cucina di “Mesa”, dove la cura per il prodotto non si accompagna alla sola attenzione a ingredienti genuini. L’obiettivo è quello di costituire una grande famiglia in questa città vesuviana, coinvolgendo tutti i più affidabili fornitori nel campo alimentare per creare un percorso di gusto completo ed efficace. L’atavica dimensione della comunità sta nello spolverare i libri di ricette del passato con le abilità dell’oggi. Non si cerca di stupire il visitatore con piatti complessi o pietanze considerate in. Si cercano piuttosto i metodi per tranquillizzarlo, per accoglierlo nel mondo del gusto. E così un piatto come l’inglese Fish&Chips è realizzato con patate dal sapore delicato e pesce azzurro nostrano. “Mesa” di Mario Strazzullo, un ristorante dal multiforme ingegno Mario Strazzullo fa appello a cibi non troppo ricchi, a quelli della nostra tradizione, evitando così di usurpare le pietanze del mondo esterno, il cui uso è spesso abusato, in una forma di ostentazione d’alta moda. Usurpare altri prodotti non trova ragion d’essere quando si riscopre ciò che si ha. Il ristorante “Mesa” vive sulle fondamenta misteriose di una probabile scuderia, con dei tratti che rendono l’ambiente, utilizzando le parole dello chef, una «trattoria elegante», dallo stile dunque composito, con colori caldi, legno, lampadari con illuminazione a vista e con richiami alla villa storica che probabilmente fu. La location complessivamente rustica è tinteggiata di moderno e classicheggiante, e si presta a una lettura esotica con le tipiche sedute arabeggianti con cuscini in tinte calde. L’ambiente esterno è una piccola oasi urbana piacevolmente ben curata. La sala interna apre al visitatore la visuale sulla cucina, ben esposti i cuochi in uno spasmodico e attento lavoro, con quel valore aggiunto di un sorriso familiare e premuroso. L’approccio positivo dello chef Mario Strazzullo lo ha portato ad amare la cucina in toto, con una tensione per i piatti […]

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Oro Bianco, degustazione a 4 mani con Antonio Maraucci e Marco Pellone

Lunedì 7 maggio presso la pizzeria “Oro bianco” a Piazza Nazionale si è tenuta “Maggio napoletano”, serata per la stampa – e non solo – in cui quattro talentuose mani hanno impastato, farcito e sfornato bellezza. L’evento ha avuto come protagonisti il “pizzaiolo residente” Antonio Maraucci e un altro giovane quanto bravo pizzaiolo partenopeo, Marco Pellone, della pizzeria “Ciro Pellone”. Maraucci, proveniente da una famiglia di pizzaioli della classica tradizione napoletana, da circa un anno si è messo in proprio, dopo aver praticato per 15 anni l’arte bianca nel famoso ristorante al Borgo Marinari. Marco Pellone ha ereditato, insieme al fratello, l’omonimo locale alla Loggetta, piccolo quartiere vicino lo stadio San Paolo, dal padre Ciro, figlio a suo volta di uno dei pizzaioli dello storico Trianon. I due giovani pizzaioli si sono conosciuti un anno fa in occasione del “San Marzano day 2017”; accomunati dalla stessa passione, diventano amici e decidono di collaborare nella realizzazione di questa cena a “quattro pizze”. “Maggio napoletano” di Antonio Maraucci e Marco Pellone. Il menù La serata è iniziata con una squisita frittura mista “Oro Bianco” (crocché di patate vere, verdura pastellata, fiori di zucca, zeppolline e frittatina) seguita dalla degustazione dei quattro piccoli capolavori, realizzati con le farine Caputo o farine W280. La prima, ideata da Antonio Maraucci, è stata realizzata con asparagi, gamberetti, provola e scaglie di limone all’uscita; per la seconda, ideata invece da Marco, sono stati utilizzati peperoni verdi, pomodorini, provola e cacioricotta del Cilento; a seguire la seconda pizza di Maraucci con pesto, pomodorini del piennolo, ricotta e provola; l’ultima è stata realizzata con pancetta, fior di latte, zucchine e foglie di menta. E per concludere abbiamo avuto il piacere di assaggiare anche la classica Marinara. La serata si è conclusa all’insegna della dolcezza delle leggere e per niente unte graffe, presenti nel menù del locale, e due vassoi di squisitezze della gelateria “Il Bacio” – che vanta oltre sessanta gusti diversi di gelato e semifreddi – di Espedito Martino, suocero di Maraucci e proprietario della pizzeria “Oro Bianco” che ha deciso di aprire solo un anno fa. Un investimento ampiamente ripagato il suo, soprattutto per merito di Antonio e del suo staff, che hanno saputo regalarci – grazie alle materie prime utilizzate, alla sofficità degli impasti e alla creatività nell’accostamento dei sapori – una cena veramente deliziosa.

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#PizzAward 2018, arriva la Notte degli Oscar della Pizza

Il 9 dicembre 2017, dopo un lungo percorso di amore e dedizione alimentato dal desiderio di «sacralizzare il prodotto» (parole del noto foodblogger italiano Luciano Pignataro), la pizza viene proclamata patrimonio dell’Unesco, dono per l’umanità. Uno stimolo notevole non solo per gli animi di chi la pizza ce l’ha nel DNA, i centenari maestri pizzaioli, ma anche uno sprone all’economia campana e di tutta la penisola. Eppure, c’è qualcuno che crede che questo sia solo l’inizio di un percorso finalizzato a portare la nostra amata Pizza ancora più in alto, agli Oscar perfino! Alla sua terza edizione, il #PizzAward si rinnova, e, dopo aver realizzato il suo primordiale obiettivo di eleggere la pizza patrimonio dell’umanità, la porta alla ribalta nella Notte degli Oscar della Pizza. Quello che Girolamo Pettrone, commissario della Camera di Commercio di Napoli, vorrebbe fosse istituzionalizzato, è un progetto ambizioso, ma che ha già riscontrato grandi successi nelle due edizioni precedenti. Il contest  nasce infatti dall’orgoglio tutto partenopeo nei confronti della pizza e dei suoi grandi maestri, così come dalla speranza di un proficuo incontro con realtà nazionali e mondiali. Quest’anno avrà inizio il 7 maggio e si concluderà il 7 agosto,  nei mesi cruciali per la presentazione delle proprie ricette sul sito web MySocialRecipe, gestito dalla presidente napoletana Francesca Marino. I dieci finalisti saranno presentati alla Notte degli Oscar della Pizza che avrà luogo a Napoli il 16 ottobre. Come registrarsi al #PizzAward 2018? Si incomincia dal raccontarsi su un profilo personale creato sul sito di MySocialRecipe, parlando, oltre che di passioni ed esperienze, anche della pizza in concorso. Si possono caricare ricette (fino a cinque) e video illustrativi della preparazione. La candidatura è spontanea e non sussistono limiti di età. In palio, insieme all’oliera in rame simbolo della pizza e di questi originali Oscar, un invito dal Mulino Caputo a partecipare alle gare mondiali di Las Vegas. A quel punto il lavoro sarà nelle mani della giuria composta da un team invidiabile di esperti:  la presidente è Anna Scaguri, giornalista di Rai 1; al suo fianco, Giorgio Calabrese, medico nutrizionista; Antonio Puzzi, antropologo dell’Alimentazione; Patrizio Roversi, attuale conduttore televisivo di Linea Verde; Antonio Scuteri, responsabile di Repubblica Sapori; e infine, dal momento che la prospettiva è quella dell’apertura a una dimensione mondiale, Scott Wiener, blogger statunitense specializzato nella ricerca delle pizze più buone di New York. A quella della giuria si associa la valutazione dell’Academy, nonché il contributo di punteggi ottenuti tramite la pubblicizzazione della propria ricetta sui social network. Veri e propri Oscar, i #PizzAward prevedono dei premi di categoria. Quelli assegnati dalla giuria sono i premi alla Miglior Pizza dall’estero, alla Carriera Professionale, alla Miglior Pizza senza Glutine e alla Miglior Pizza Healthy. L’Academy premierà la Miglior Pizza in teglia, la Miglior Pizza in Rosa, la Miglior Pizza per gli Effetti speciali, il Pizzaiolo Protagonista dell’anno e il Pizzaiolo chef. Inoltre sarà assegnata una menzione speciale da parte dei numerosi sponsor dell’iniziativa: il Mulino Caputo, Ferrarelle, La Fiammante, Parmigiano Reggiano, Sorì, tutti riuniti […]

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LSDM Caputo Chef Project – “Tutto in un morso”: il pane è vita!

La serata che chiude l’edizione 2018 di “LSDM Caputo Chef Project”, progetto firmato LSDM e Mulino Caputo, in collaborazione con il Luciano Pignataro Wine&Food Blog, si è tenuta lunedì 23 aprile sullo splendido rooftop Renaissance Naples Hotel Mediterraneo. Dopo il successo della prima edizione dedicata al pane nell’alta ristorazione “Uno e buono”, la nuova iniziativa ha visto invece come protagonista il panino con il tema “Tutto in un morso”. Il panino, per lo più nella concezione moderna, prevede una farcia di hamburger, lattuga, pomodoro, formaggio e bacon, spesso anche cipolla, tagliata finemente. Per il pane la tipologia più utilizzata è quella americana: troppo spesso, infatti, si ricorre soltanto ai “bun”, il cui utilizzo di massa va a discapito delle innumerevoli varietà di pane – e quindi di farine – che abbiamo nel nostro territorio. Artigiani, chef e pasticcieri hanno voluto in qualche modo riappropriarsi delle tradizioni legate al panino, partendo proprio dal pane che, a causa dell’influenza statunitense, è considerato sempre più come un semplice “contenitore”, e sulle tavole dei ristoranti finisce con l’essere sottovalutato, come se fosse semplicemente un contorno. In ogni creazione, presentata rispettando i principi della Dieta Mediterranea, si riscoprono legami con la propria terra e ricordi d’infanzia che possono essere nuovamente assaporati semplicemente mordendo; altro aspetto da tenere in considerazione è senza dubbio il “morso”. Ad andar per la maggiore sono ormai panini eccessivamente farciti che non possono essere presi perciò a morsi e ciò li priva dello scopo per cui erano nati: essere un pranzo di facile trasporto. Gli autori delle ricette che hanno partecipato al progetto, scegliendo gli ingredienti per la farcitura e le farine Caputo migliori per realizzare il loro panino, hanno tenuto conto della gradevolezza delle consistenze e della succulenza complessiva utile alla masticazione. “Tutto in un morso”, quindi, prevedeva la creazione di un panino gourmet ma genuino e aromatico – insomma un vero e proprio piatto d’autore – che potesse essere preso anche con le mani e mangiato in un morso preciso ed equilibrato. LSDM Caputo Chef Project, la ricetta del panino perfetto I partecipanti al “Premio  LSDM Caputo Chef Project” sono stati chef originari di varie regioni italiane. Diverse poi sono state le presentazioni di panini farciti provenienti dal territorio campano, tra cui: il “Cuozzo e Mulegnane” cilentano  di Paolo De Simone, di “Storie Di Pane” in Vallo della Lucania, realizzato con le farine del Mulino Caputo e ingredienti semplici quali melanzane, pomodori freschi, pecorino, caciocavallo podolico stagionato; il “Panino con latte cotto, salmone affumicato, erba cipollina” di Sabatino Sirica della ”Pasticceria Sirica” di San Giorgio a Cremano; da Avellino il panino partecipante è stato realizzato dallo chef Giovanni Mariconda del Ristorante “Degusta” che si presenta in sala con il suo “’mBu ‘mBa – Bufala e Baccalà” poggiato su di una struttura che ricorda un di quei dondoli costruiti sull’albero davanti alle case di campagna, dove c’era l’abitudine di giocare nell’attesa che cuocesse il pane, e che per lo chef rappresenta l’oscillare della tradizione tra presente e passato. Le altre realtà locali sono: […]

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Pizza a’ Street in via Merliani 51: Luciano Sorbillo raddoppia al Vomero

Dopo l’apertura nel locale di vico Acitillo avvenuta nel settembre del 2016, Luciano Sorbillo raddoppia la sua presenza al Vomero, approdando con il marchio “Pizza a’ Street” in via Merliani 51, nel cuore dell’aria pedonale del quartiere napoletano. Una tradizione di famiglia che continua nel tempo da quando Luigi Sorbillo, nonno di Luciano e classe 1907, nel 1935 aprì la storica pizzeria di Via dei Tribunali 35, trasmettendo la sua arte e la sua sconfinata passione all’intera prole (ben ventuno figli!). E fu così che Rodolfo, padre di Luciano e terzo dei ventuno figli di Luigi, nel 1959 fu il primo ad introdurre una novità assoluta che rivoluzionò il mondo della pizza napoletana: il cornicione ripieno di ricotta. Erede di tale maestria di famiglia, Luciano Sorbillo decide di creare il marchio “Pizza a’ Street”, che nasce dall’idea dei primi locali piuttosto “stretti” nei quali erano nate le prime attività della famiglia Sorbillo, riprendendo una tradizione trasmessa per generazioni ma con un approccio innovativo che punta ad una sua ulteriore evoluzione. “Pizza a’ Street” e la gustosa “Merliani 51” di Luciano Sorbillo Prodotti di prima scelta e dai marchi made in sud: questa è la filosofia che guida Luciano nella scelta degli ingredienti perfetti per la creazione delle sue pizze a’ street. Dall’olio beneventano dell’oleificio Coppola ai prodotti caseari di provenienza agerolese, profumi e sapori campani si fondono per dare vita ad una pizza dall’impasto leggero e presentata non solo nella sua versione classica, ma anche in gustosi ed inediti accostamenti. È così che nasce la “Merliani 51”, una pizza creata da Luciano proprio in onore del nuovo locale di via Merliani, al gusto di fave, pancetta e fior di latte, il tutto adagiato su un impasto con l’aggiunta di mandorle tritate, che conferiscono un piacevole tocco di delicatezza e rendono tale pizza perfetta per un pranzo o una cena tipicamente primaverile. Ad accompagnare la pizza nella sua versione classica e nelle sue vesti innovative, Luciano Sorbillo propone una scelta di birre artigianali dell’Antico Monastero umbro di San Biagio, immerso nel Parco del Monte Subasio, in cinque versioni dalle note e dai profumi differenti: Monasta, Verbum, Gaudens, Aurum, Ambar, da abbinare alle diverse creazioni di casa Sorbillo. Attraverso una scrupolosa cura dei dettagli ed il sapiente accostamento di ingredienti made in sud, la pizza di Luciano Sorbillo rappresenta un connubio perfetto tra la tradizione della famiglia Sorbillo e la volontà di reinterpretare, in chiave moderna e personale, quella tradizione, con un risultati originali ed assolutamente da provare.

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