Il 22 aprile 2026 è stata inaugurata presso Magazzini Fotografici a Napoli la mostra dedicata al noto fotoreporter Ivo Saglietti, scomparso nel 2023.
Il progetto, a cura di Federico Montaldo, riunisce una selezione di circa venti immagini, tratte dall’Archivio di Ivo Saglietti, che ne ripercorrono il lavoro – dalla metà degli anni Ottanta alla metà degli anni Dieci del Duemila.
L’esposizione si configura come un’ulteriore tappa del Focus sugli Archivi, ideato e curato da Yvonne De Rosa, direttrice artistica di Magazzini Fotografici. Il programma si fonda su una riflessione sull’archivio fotografico inteso non come mero strumento documentario, ma come dispositivo narrativo e spazio critico per l’interpretazione del presente.
Dettagli delle mostre a Magazzini Fotografici
| Informazione | Dettaglio |
|---|---|
| Mostra Principale | “Ivo Saglietti. Immagini d’archivio” |
| Curatore Ivo Saglietti | Federico Montaldo |
| Mostra Secondaria | “Eyes in Gaza” |
| Curatori Eyes in Gaza | Studenti Accademia Belle Arti di Napoli (docente Yvonne De Rosa) |
| Luogo | Magazzini Fotografici, Napoli |
Indice dei contenuti
L’Archivio fotografico di Ivo Saglietti

Le fotografie di Saglietti, rigorosamente in bianco e nero, restituiscono la complessità di uno sguardo sensibile e discreto che si è confrontato con alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo: dalle grandi malattie globali al dialogo interreligioso, dalla rotta degli schiavi al traffico di coca, fino al tema delle frontiere.
Animato sempre da un profondo senso etico, Ivo Saglietti ha indirizzato la sua attenzione verso le aree più vulnerabili e sofferenti dell’umanità, cercando nella fotografia uno strumento di comprensione e racconto del destino umano.
Il suo lavoro si concentra in particolare sui paesi più poveri e fragili del mondo, paesi spesso dimenticati dalle carte geografiche, segnati da terribili dittature, epidemie, carestie e catastrofi ambientali: dall’America Latina, con Cile, Perù e Haiti, al Medio Oriente, tra Libano e Palestina, fino all’Africa e ai tanti territori lacerati da guerre e migrazioni forzate, come quelli coinvolti nei conflitti balcanici e nella guerra del Kosovo.
In questo insieme eterogeneo emerge una pratica fotografica profondamente radicata nell’esperienza diretta, vissuta in prima linea e attraversata da una costante tensione etica. Ne deriva il ritratto di un autore che ha fatto della fotografia una forma di relazione empatica con il mondo, guidata da un profondo senso di umanità e urgenza testimoniale.
Lo sguardo inquieto di Ivo Saglietti
L’assenza di un filo conduttore diventa parte integrante del progetto espositivo, in cui ogni fotografia apre a una storia diversa, a uno dei numerosi progetti e reportage di viaggio realizzati da Ivo Saglietti nel corso della sua lunga carriera, e da lui stesso ripercorsi nel libro che accompagna la mostra, dal titolo Lo sguardo inquieto. Un fotografo in cammino (2024, Postcart), a cura di Federico Montaldo.
«I testi del libro sono scritti da me, ma l’io narrante è quello di Ivo. Sono il frutto delle nostre conversazioni durante i nostri numerosi incontri. Ne scaturisce una ricca biografia corredata da numerose fotografie scattate da Ivo in giro per il mondo. Immagini che colpiscono tanto per la qualità quanto per la loro intensità, e che raccontano molto della sua opera fotografica», spiega Montaldo.
Tra le immagini in mostra segnaliamo quelle realizzate da Saglietti ad Haiti, a Port au Prince nel 1993, e nell’antico monastero di Deir Mar Musa el-Habashi, in Siria, luogo consacrato al dialogo islamo-cristiano e legato alla figura del padre gesuita Paolo Dall’Oglio, con il quale aveva instaurato un intenso rapporto umano e spirituale.
Da questa esperienza nasce il libro Sotto la tenda di Abramo (2004, Peliti) e, successivamente, Ritorno a Deir Mar Musa. L’utopia di Padre Paolo Dall’Oglio (2023, Emuse), pubblicato a dieci anni dalla misteriosa scomparsa del gesuita, avvenuta nel 2013.
L’esposizione “Eyes in Gaza”

Parallelamente alla mostra dedicata all’archivio di Ivo Saglietti, nella seconda sala espositiva, è possibile visitare anche “Eyes in Gaza”, a cura delle studentesse e degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, nell’ambito del corso di Fotografia per la Didattica condotto dalla docente Yvonne De Rosa.
L’allestimento, proposto per la terza volta negli spazi indipendenti di Magazzini Fotografici, nasce dall’esigenza di non dimenticare, evitare il rischio di anestetizzare lo sguardo di fronte al flusso continuo di immagini provenienti da Gaza. Immagini che restituiscono una realtà complessa e dolorosa: da un lato edifici devastati, corpi dilaniati dalla violenza, vite innocenti spezzate; dall’altro frammenti di quotidianità che resistono, come i giochi dei bambini nei campi profughi. Proprio nella presenza dei bambini, anche nei contesti più estremi, emerge una tensione verso la vita che invita a riconoscere l’umanità che persiste nonostante tutto.
«Riproporre le stesse immagini nello stesso luogo – si legge nella nota curatoriale – significa opporsi alla logica dell’obsolescenza visiva e rifiutare l’idea che un’immagine, per esistere, debba essere sempre nuova. Alcune immagini […] non possono essere archiviate come “già viste”». Non si tratta solo di documentare, ma di interrogare lo sguardo di chi osserva, impedendo che l’orrore diventi abitudine e che l’empatia si affievolisca.
Per informazioni sulla duplice mostra clicca qui.
Chi è Ivo Saglietti
Ivo Saglietti (Toulon, 1948 – Genova, 2023) è stato un fotogiornalista italiano tra i più rilevanti nel racconto dei conflitti contemporanei. Dopo gli esordi come cineoperatore nella Torino del ’68, si dedica alla fotografia documentando movimenti sociali e realtà di crisi. Trasferitosi a Parigi nel 1978, avvia una carriera internazionale collaborando con importanti testate come Newsweek, Time e The New York Times, seguendo guerre e tensioni in America Latina, Medio Oriente, Africa e Balcani. Vincitore del World Press Photo nel 1992; nel 1999 ottiene la menzione d’onore allo stesso concorso per un reportage sul Kosovo e, nel 2011, per una fotografia su Srebrenica, Bosnia. Nel tempo affianca al reportage d’attualità progetti a lungo termine, sviluppando uno sguardo personale e approfondito sui temi della memoria, delle migrazioni, delle malattie e del dialogo tra culture e religioni.
Fonte immagini: In evidenza (Magazzini fotografici); altre foto (Archivio personale).
Articolo aggiornato il: 25 Aprile 2026

