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Torre del Greco, capitale del corallo: visita al museo della città

Il museo Mac³ rappresenta una struttura unica al mondo. Si tratta infatti del primo esempio di immobile basato sulla tecnologia che tratta il corallo in tutte le sue accezioni: dagli albori della sua pesca e lavorazione fino all’attuale collocazione nel mondo. Grazie al Press TourAlla scoperta delle meraviglie del Golfo“, a cura di Carbot Communication, abbiamo avuto la possibilità di ripercorrere la storia del corallo, e non solo, all’interno della comunità di Torre del Greco. La tradizione di questo prezioso elemento affonda le sue radici nell’intero golfo campano, come testimonia lo storico legame con l’artigianato del corallo a Napoli. Nella visita al Museo del Corallo siamo stati accompagnati dal presidente di Assocoral: Vincenzo Aucella.

Elemento chiave del museo Dettagli della struttura
Nome struttura Mac³ (Museo dell’arte, del corallo e del cameo della città)
Località Torre del Greco (Napoli)
Materia prima principale Corallo rubrum (corallo rosso di profondità del Mediterraneo)
Tecnologia utilizzata Sezioni multimediali, realtà aumentata ed esperienze virtuali
Associazione partner Assocoral (Presidente Vincenzo Aucella)

Museo del Corallo, un termine riduttivo per un ambiente unico

Museo del Corallo
Mac3 (acronimo di “Museo dell’arte, del corallo e del cameo della città”) – Archivio personale

Un museo che nasce grazie a dei fondi europei con l’obiettivo di dare uno spazio importante, fisico e virtuale, alla tradizione del corallo nella comunità di Torre del Greco. In realtà la sua area di competenza va ben oltre la semplice componente corallina e, infatti, l’acronimo Mac³ racchiude l’intera denominazione, ovvero “Museo dell’arte, del corallo, e del cameo della città”. Al momento questa realtà presenta una dimensione prettamente virtuale ma entro la fine dell’anno verranno integrate numerose componenti fisiche.

Mac³ rappresenta una realtà unica, basata sulla tecnologia, che tratta il corallo in tutte le sue accezioni: si parte dalla sezione “Il corallo e il cammeo nell’antichità” per passare poi a “Torre del Greco: un viaggio nel tempo”; “I prodotti, il distretto e l’identità territoriale”; “La storia dell’arte torrese”; “L’ambiente naturale”; “Il corallo nel mondo”, quest’ultima sezione percorribile attraverso un’esperienza di realtà aumentata che dà la possibilità di immergersi nelle diverse aree del globo dove il corallo affonda le sue radici.

Il corallo rubrum, l’oro del Mediterraneo a Torre del Greco

Vincenzo Aucella, presidente dell’associazione Assocoral, ci ha guidati nella visita al museo nell’ambito del Press Tour organizzato da Carbot Communication introducendo l’approccio delle aziende di Torre del Greco che lavorano nel settore della raccolta del corallo: “A volte si fa confusione ma il corallo che noi lavoriamo non è un corallo di barriera ma di profondità e nella fattispecie quello del Mediterraneo, il Corallo rubrum. In tutto il mondo ci sono 7000 specie di corallo e noi lavoriamo solo quello di questa tipologia. L’associazione che si occupa della lavorazione del Corallo, e di cui sono presidente, si chiama Asso Coral. Circa l’80% della lavorazione del corallo si trova sotto questa associazione che coordina varie aziende. Fanno eccezione i lavoratori autonomi di Torre del Greco”.

Torre del Greco capitale del corallo e del cammeo, le radici storiche

Museo del Corallo
Corallo rosso, tipico del Mar Mediterraneo – Archivio personale

Restando sul corallo, per comprendere meglio le ragioni del primato di Torre del Greco nel settore bisogna fare un salto indietro di oltre due secoli: “Nel 1805 Torre del Greco aveva circa 1000 imbarcazioni che partivano per la pesca e portavano il corallo in altre città come Genova, Trapani e Marsiglia, dove quest’ultimo veniva lavorato. Successivamente proprio grazie ad un marsigliese, Paolo Bartolomeo Martin, che si innamorò del corallo e di Torre del Greco si iniziò a lavorare il corallo anche qui. Lui chiese al re una privativa e per 10 anni ha insegnato alle giovani maestranze questo lavoro”.

E si deve tornare ancora più indietro per trovare le radici della lavorazione del cammeo, che rappresenta un unicum nel mondo ed è rappresentata all’interno del Museo del Corallo: “A proposito di conchiglie, l’altra grande famiglia è quella del cammeo, le cui origini e fasi di lavorazione si possono vedere all’interno del museo. Il cammeo nasce proprio dalla conchiglia e a Torre del Greco si lavora su due tipologie di conchiglie: una proveniente dal Centroamerica, marrone con superficie bianca, l’altra dall’Africa più sul rosso, la prima ad essere scoperta. Nel Settecento le conchiglie venivano utilizzate come zavorra. Quando le navi tornavano dall’Africa non potevano farlo con la nave vuota perché rischiavano di non galleggiare e allora pescavano queste conchiglie che gli consentivano di accumulare peso. Poi i Borbone esprimono l’intenzione di utilizzarla per fare qualcosa. In un momento storico per Napoli i Saurini arrivano a Napoli e utilizzano delle tecniche su queste conchiglie. Poi la lavorazione arriva da Napoli a Torre del Greco”.

I nuovi protocolli sulla raccolta del corallo

Adesso il recupero del corallo è regolamentato da leggi extraeuropee sotto direttive della FAO e di altri organismi che ne controllano la pesca. In realtà ad oggi si parla di raccolta e Assocoral è stata protagonista di questo cambio di rotta: “Dagli anni’80 il corallo non è stato più pescato ma raccolto, noi siamo stati i promotori di questo cambio di paradigma. Oggi c’è un sub, con numerosi operatori che scendono in profondità e ogni giorno si possono raccogliere circa 2.5 kg. In una stagione un massimo di 25 kg. La licenza prevede una localizzazione molto precisa, non si può raccogliere ovunque. Chi parte alla raccolta del corallo, infatti, deve chiamare la capitaneria di porto e quando sbarca prima di portare giù la materia prima deve far pesare e far controllare la qualità alla capitaneria. Tutto questo per garantire controllo e tracciabilità.

I protocolli sono ben più restrittivi rispetto a qualche decennio fa a causa di un altro cambio di paradigma fondamentale, spiegato dallo stesso Aucella: “Il corallo è la casa dell’animale. Prima era assimilato ad una pianta perché nel nostro immaginario un animale deve muoversi, nutrirsi e invece il corallo si può afferire agli animali, essendo un prodotto di micro-polipetti che si mettono insieme e le cui secrezioni creano questo esoscheletro. Finito quel ramo passano ad un altro scoglio e realizzano un altro ramo”.

Torre del Greco e il “Museo del Corallo”, una realtà unica nel mondo

A Torre del Greco ci sono circa 2000 persone che lavorano nel settore e che si dividono in più di 200 aziende. Dopo secoli di lavorazione sugli stessi identici prodotti, a partire dagli anni ’80 alcune aziende si sono specializzate in alcune fasi specifiche di produzione.

La città e lo stesso Museo del Corallo fanno parte, dunque, di una realtà unica nel mondo che qualche decennio fa aveva dei competitor importanti, i quali potevano contare su una grande disponibilità di risorse ma che non hanno avuto una visione strategica adeguata. In tal senso Vincenzo Aucella ha fatto l’esempio di Paesi come Taiwan che in una prima fase si sono arricchiti ma che successivamente hanno sperperato questa ricchezza. Il presidente di Asso Coral ha, infine, annunciato di aver raggiunto da qualche settimana il riconoscimento dell’Igp (Indicazione geografica protetta).

Immagine di copertina: Archivio personale

La regione è un mosaico di borghi storici e scogliere a picco sul mare che attendono solo di essere vissute. Trova nuovi percorsi fuori dal capoluogo leggendo la nostra guida dedicata alle città campane.

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