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1 febbraio 1896, la prima de La Bohème

1 febbraio 1896, la prima de La Bohème

Quasi centotrenta anni fa, il 1 febbraio 1896, veniva rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Torino La Bohème, un’opera lirica in quattro quadri (vale a dire che la narrazione è scandita da quattro cambi di ambientazione: in soffitta, al caffè Momus, la Barriera d’Enfer e di nuovo in soffitta) composta da Giacomo Puccini

L’opera, presentata al pubblico il 1 febbraio 1896, si ispira al romanzo dello scrittore francese Henri Murger, “Scene della vita di Bohème” del 1851. Si tratta di una raccolta di storie connesse tra loro riguardanti episodi di vita di un gruppo bohèmien. Il termine si riferisce a individui che conducono uno stile di vita “non convenzionale”, persone marginalizzate, frugali e volontariamente povere che nel diciannovesimo secolo, in Francia, frequentavano maggiormente i quartieri gitani (dove abitavano popoli che si credeva provenissero dalla Boemia, da qui l’appellativo). La Bohème nacque perchè Giacomo Puccini e Ruggero Leoncavallo si sfidarono a scrivere un’opera omonima. Come possiamo notare, quella di Puccini è tutt’ora celebre (nonostante la critica si fosse dimostrata piuttosto ostile all’inizio, per poi allinearsi al consenso generale del pubblico), quella di Leoncavallo invece non ha mai avuto grande successo.

Per i librettisti Luigi Illica e Giuseppe Giacosa fu molto difficoltoso lavorare sulla drammaturgia per adeguare le situazioni e i personaggi del romanzo agli schemi rigidi di un’opera. Giacomo Puccini impiegò tre anni a completare la partitura de La Bohème, mentre invece l’orchestrazione procedette più speditamente. La prima rappresentazione, avvenuta il 1 febbraio 1896, fu diretta dal maestro Arturo Toscanini e si dice che quella sera gli applausi furono talmente fragorosi da far tremare le pareti di scena.

La Bohème al Teatro Regio di Torino  il 1 febbraio 1896 in breve

L’opera è ambientata nella Parigi del 1830. Nel primo quadro, in soffitta, è il giorno della vigilia di Natale e si da il via alla rappresentazione con una breve panoramica sui personaggi, per delinearne i caratteri. Marcello sta dipingendo, è un pittore, il poeta Rodolfo invece, accende il fuoco con le pagine di un dramma da lui scritto, ad un tratto sopraggiungono il filosofo Colline e il musicista Schaunard con una cesta di cibo e iniziano a festeggiare, non senza interruzioni da parte del padrone di casa che reclama l’affitto. Tutti decidono di recarsi al caffè Momus ma Rodolfo si attarda per concludere un articolo per Il Castoro, in questo modo conosce la vicina di casa Mimì che bussa alla sua porta alla ricerca di un lume. I due iniziano a conoscersi (Si, mi chiamano Mimì) ma a causa di un malessere di lei provocato dalla tubercolosi si ritrovano entrambi al buio e cercandosi a tentoni, non fanno che accrescere il loro interesse reciproco, fino a scambiarsi un bacio e raggiungere gli altri amici (O soave fanciulla).  

Nel secondo quadro dell’opera del 1 febbraio 1896, al caffè Momus, troviamo Musetta, una vecchia fiamma di Marcello che tenta di attirare l’attenzione del pittore (Quando men vo soletta) nonostante si trovi in compagnia di Alcindoro, un uomo facoltoso. Per liberarsi di quest’ultimo, la ragazza accusa dolori al piede e lo manda ad aquistare nuove calzature per lei; dopodichè si riconcilia con Marcello che non riesce a resisterle e, poiché i ragazzi scoprono di non poter pagare quanto consumato, lei fa sommare il conto dei bohèmien a quello di Alcindoro, per poi scappare con loro.

Il terzo quadro è ambientato nel gelido mese di febbraio. Mimì e Marcello si incontrano in un’osteria e si raccontano di come le reciproce storie d’amore stiano fallendo: la prima per la gelosia di lui, la seconda per l’infedeltà di lei.  Ad un certo punto arriva Rodolfo e Mimì si nasconde, nel dialogo tra il pittore ed il poeta, quest’ultimo rivela che le sue accuse sono un pretesto per indurla a lasciare la soffita, in quanto sia un ambiente pericoloso per la sua salute. Sopraggiunge infine anche Musetta che verrà definitivamente abbandonata da Marcello mentre invece Mimì e Rodolfo decidono di lasciarsi in primavera.

La Bohème si conclude con l’ultimo quadro: la soffitta. Gli amici mascherano i dispiaceri d’amore con le risate fino a quando bussa Musetta portando Mimì in fin di vita. Tutti decidono di vendere qualcosa di proprio per contribuire alle spese delle medicine (Musetta gli orecchini, Colline il cappotto…) ma Mimì spirerà poco dopo tra le braccia dell’amato poeta Rodolfo. 

Fonte dell’immagine in evidenza: it.wikipedia.org

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