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Eroica Fenice

Assorbenti: tra beni di lusso ed hot topic

Assorbenti: tra beni di lusso ed hot topic

In tempi di profonda crisi economica, per le donne è difficile persino riuscire a comprare beni di prima necessità, come degli assorbenti, per esempio. Ebbene sì, perché l’assorbente viene considerato al pari di un orologio costoso, dell’ultimo modello “push-up”, del mascara più in voga nella Grande Mela. Un bene di lusso, insomma. Uno di quei prodotti voluttuari dei quali, secondo la definizione, si può fare tranquillamente a meno. Peccato che siano indispensabili al 100% delle donne, benché tassati al 22% come i tablet o l’ultima TV smart che si collega ad Internet, che funge da registratore e magari dà anche il “buongiorno”. E non si parla solo di realtà tangibili nei Paesi in via di sviluppo, dove il concetto è radicato nella cultura fortemente retrograda quanto sessista (in Africa ed in Asia le donne mestruate vengono isolate, evitate e considerate come impure ed infette), ma anche nelle ipertecnologiche capitali occidentali il ciclo mestruale viene considerato ancora come un tabù.

Dico mestruazioni, dico tabù

Qualcosa di cui è meglio non parlarne, oppure farlo a voce bassa, come una confidenza amichevole. Non è un caso che, senza scomodare troppo l’etimologia, la parola tabù derivi dal polinesiano tapua che indica, tra le altre cose, proprio il sangue mestruale. Nel 2016 vige ancora il maschilismo, la scarsa informazione e la vergogna. E per notare questi disagi basta semplicemente addentrarsi negli scaffali di un qualsiasi supermarket italiano e notare i prezzi allucinanti delle confezioni viola: 4,50 € per una media di dodici assorbenti, quando in Germania, con la stessa cifra, le donne portano a casa sessantaquattro pacchi dello stesso brand. Fortunatamente altre nazioni, come il Canada e l’Irlanda, da sempre più sensibili a certe cause, hanno ridotto l’IVA allo 0% e molti ritengono che gli assorbenti, al pari della carta igienica, dovrebbero essere garantiti dai bagni pubblici e da quelli dei locali. Fatti che ledono la dignità di molte donne e che portano, al contrario, giovamento alle aziende, anche a quelle farmaceutiche (non di certo esenti da polemiche, come la più recente sul boicottaggio della contraccezione).

Il web a sostegno degli assorbenti

In questo contesto, il web, il cui potenziale d’influenza è sempre più ampio, si è schierato a favore della rivoluzione di pensiero che vuole che le mestruazioni rientrino in una normale discussione, vengano rispettate in quanto tali, ovvero come processo fisiologico naturale. The Huffington Post Women, insieme al marchio Thinx (noto per aver lanciato sul mercato una nuova linea di biancheria intima che consente di indossare slip con tampone annesso) ha, infatti, rilasciato un interessante video sull’invenzione degli assorbenti e sui problemi che ne derivano, ponendo al centro dell’attenzione l’igiene femminile, costantemente minata dagli stessi prodotti, come il famoso Tampax, assorbente interno, che può provocare, tra i vari effetti indesiderati, la sindrome da shock tossico e di cui non tutte le donne sono a conoscenza. Perché il tabù non solo crea vergogna e complessi ingiustificati ma fa sì che non si faccia sufficiente ricerca sull’igiene femminile. A questo proposito, in Pakistan, alla Beaconhouse National University, un muro è stato coperto da assorbenti su cui le ragazze hanno scritto frasi come “Questo sangue non è sporco”, “Il ciclo non è qualcosa di intrinsecamente sessuale”, “Perché dovrei vergognarmene?”. Campagne di sensibilizzazione sono state attuate anche da Lunethica, un’associazione che mira ad una completa e profonda conoscenza del corpo, distribuendo, per quanto riguarda l’Italia, alle cooperative ed alle associazioni aderenti, kit completi per l’igiene intima comprendenti assorbenti usa e getta, slip, asciugamano, salviette e saponi. L’obiettivo principale di questo progetto, denominato ToWoMeN, che partirà da novembre prossimo a Torino, è quello di rendere dignitoso questo periodo femminile, non particolarmente facile, certo, ma rientrante pur sempre nell’ordine naturale delle cose.

Sono circa settemilacinquecento le donne senza tetto nella penisola ed è verso di loro che vola l’esigenza di un cambiamento in una società con radici profonde, concetti da smussare e tabù da sfatare, nell’attesa di un futuro più sicuro, che non riguarda solo la tanto agognata parità dei sessi ma anche il recupero del più nobile buon senso.

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