La comunicazione pubblica, almeno nei documenti ufficiali e nei programmi regionali, si proclama aperta, partecipativa e trasparente. In moltissime realtà italiane, le amministrazioni si presentano come soggetti che mettono il cittadino al centro dei processi decisionali, attraverso piattaforme digitali, consultazioni pubbliche e normative di accesso civico. Tuttavia, la retorica della trasparenza spesso cozza con la realtà gestionale interna degli enti: il macro, cioè la strategia complessiva di comunicazione e apertura, rischia di diventare inefficace se il micro, ovvero le pratiche quotidiane del personale e l’organizzazione interna, non funziona.
Criticità della comunicazione pubblica: macro strategia vs micro gestione
| Dimensione macro (Strategia esterna) | Dimensione micro (Pratica interna) |
|---|---|
| Proclamazione di trasparenza e apertura | Direttive impartite dall’alto senza spiegazioni |
| Piattaforme di e-participation e forum | Procedure rigide e cultura centralizzata |
| Strategie sofisticate di immagine | Accesso civico inevaso o tempi lunghi |
| Cittadino al centro dei programmi | Personale privo di strumenti e motivazione |
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Il paradosso della trasparenza interna
Il problema nasce già dalle basi operative: le direttive al personale vengono frequentemente impartite dall’alto come ordini da eseguire, senza un’esplicitazione chiara del “perché”. Questa mancanza di trasparenza interna si riverbera inevitabilmente sul rapporto con i cittadini: chi è chiamato a rispondere alle richieste spesso non ha strumenti cognitivi né motivazioni condivise per spiegare le scelte dell’amministrazione. Il risultato è una comunicazione frammentata, spesso incoerente, che compromette la percezione di affidabilità dell’ente.
In questo contesto, le decisioni non sono discutibili né negoziabili. Il personale può sentirsi impotente, mentre il cittadino percepisce che le consultazioni e gli strumenti digitali di partecipazione non sono altro che finestre decorative, prive di reale capacità di influire sulle scelte pubbliche. Il paradosso è evidente: si promuovono piattaforme di e-participation, si organizzano forum e consultazioni, si rilasciano dati e report dettagliati, ma nella pratica quotidiana il dialogo reale resta minimo, limitato da procedure rigide e da una cultura organizzativa centralizzata e poco flessibile.
Inefficienze tra promessa e realtà
La discrepanza tra macro e micro si traduce in inefficienze concrete. Richieste di accesso civico rimangono inevase o vengono trattate con tempi lunghi, le informazioni divulgate attraverso siti e social sono spesso incomplete o contraddittorie, e il cittadino fatica a comprendere i percorsi decisionali. Questo genera un effetto perverso: più la strategia di comunicazione esterna si fa sofisticata, più emergono fratture tra promessa e realtà.
Inoltre, il mancato coinvolgimento attivo del personale nei processi di comunicazione crea un doppio problema: gli operatori non sviluppano senso di responsabilità né competenze relazionali adeguate, mentre i cittadini percepiscono una distanza crescente tra l’istituzione e la vita reale. La trasparenza, così come viene declamata a livello macro, diventa allora uno strumento di immagine più che un vero principio operativo conforme alle linee guida dell’ Open Government.
Soluzioni per una comunicazione pubblica efficace
Per superare questa criticità, non bastano piattaforme digitali né regolamenti normativi sofisticati. La trasparenza deve partire dall’interno: spiegare le scelte, motivare le direttive, consentire il confronto e dotare il personale di strumenti concreti per rispondere alle domande dei cittadini. Senza questo, il macro rimane una facciata e il cittadino resta spettatore di un processo che in realtà non può né comprendere né influenzare.
La lezione è chiara: la comunicazione pubblica è efficace solo quando il micro funziona. Strategie di Open Government, piattaforme di partecipazione e normative sulla trasparenza sono inutili se la cultura organizzativa interna non cambia. Il rischio, altrimenti, è trasformare la trasparenza in una mera dichiarazione di intenti, dove l’apparenza sostituisce la sostanza e il dialogo con il cittadino resta una chimera.
(Di Yuleisy Cruz Lezcano)

