Copiaprivata e il ruolo di SIAE: come funziona il compenso e come finanzia autori e giovani creativi attraverso Per Chi Crea

La copia privata è un compenso previsto dalla normativa europea a favore degli autori e di altri soggetti della filiera culturale.

La legge prevede che a versare tale compenso sia chi fabbrica, importa o distribuisce per fini di lucro dispositivi di registrazione, memorie e supporti vergini idonei alla copia.

Non è una tassa sulla tecnologia, ma un importo forfettario stabilito dalla legge che ci consente di effettuare copie ad uso personale delle opere creative, e che oggi contribuisce anche a sostenere la creatività dei giovani under 35.

Copiaprivata: cos’è e perché esiste

Ogni volta che salviamo una canzone sullo smartphone, trasferiamo un film su un hard disk o archiviamo per uso personale un contenuto protetto da diritto d’autore, stiamo esercitando un diritto riconosciuto dalla legge: la possibilità di effettuare una copia ad uso personale.

La normativa europea – Direttiva 2001/29/CE – stabilisce che gli Stati membri possano consentire la riproduzione per uso personale di opere protette, a condizione che sia riconosciuta agli autori un’equa remunerazione.

In Italia questo principio è stato recepito con il D.Lgs. 68/2003, inserendo il compenso per copia privata all’interno della legge sul diritto d’autore.

Il punto chiave è semplice: la copia privata è consentita, ma non è gratuita per il sistema creativo. Per questo esiste un compenso. Senza copia privata, la copia ad uso personale, che oggi diamo per scontata e che facciamo liberamente, sarebbe illegale.

Non è un’imposta: il compenso per copia privata e la funzione di SIAE

Nel dibattito pubblico la copia privata viene spesso definita “tassa sui dispositivi”. È una semplificazione fuorviante.

Una tassa è un’imposta destinata allo Stato. Il compenso per copia privata è invece una remunerazione dovuta per legge agli autori, raccolta e poi redistribuita agli aventi diritto.

Le tariffe non sono stabilite da SIAE, come spesso si pensa, ma vengono determinate tramite decreto ministeriale in attuazione del quadro normativo europeo.

Il ruolo di SIAE è quello di soggetto incaricato della raccolta e della ripartizione, attività che oggi avviene tramite la Fondazione Copia Privata Italia.

Chiarire questa distinzione è fondamentale per comprendere la natura giuridica dello strumento: non si tratta di un’imposizione fiscale, ma di un meccanismo che bilancia il diritto dei consumatori alla copia per uso personale con il diritto dell’autore a essere remunerato.

Come funziona concretamente la copia privata

Il compenso viene applicato a dispositivi e supporti idonei alla registrazione o memorizzazione di contenuti protetti, come smartphone, hard disk, memorie esterne e chiavette USB.

Nel tempo il sistema è stato aggiornato per adeguarsi all’evoluzione tecnologica:

  • Il compenso viene introdotto nel 1992;
  • Nel 2001 la Direttiva UE lo armonizza a livello europeo;
  • Nel 2003 l’Italia recepisce formalmente la normativa;
  • Nel 2009 l’ambito si estende ai nuovi supporti digitali;
  • Nel 2014 il legislatore rivede le tariffe;
  • Nel 2020 interviene un ulteriore aggiornamento;
  • Nel 2025 è in corso un nuovo processo di revisione.

Il calcolo non avviene in percentuale sul prezzo del dispositivo, ma attraverso un valore fisso in base alla capacità di memoria. Questo significa che, all’aumentare dello spazio di archiviazione, il valore per gigabyte tende progressivamente a ridursi.

Chi è tenuto al pagamento della copia privata

Un aspetto spesso poco chiaro riguarda chi debba effettivamente versare il compenso.

La legge stabilisce che il compenso per copia privata sia dovuto da chi fabbrica, importa o distribuisce per fini di lucro dispositivi di registrazione, memorie e supporti vergini idonei alla copia.

Non è quindi il cittadino a essere direttamente destinatario dell’obbligo di pagamento.

Il fatto che il compenso sia incluso nel prezzo finale di vendita è una conseguenza delle dinamiche commerciali: produttori, importatori e distributori possono decidere di ribaltare sul prezzo di mercato l’onere previsto dalla legge. Ma il soggetto obbligato, dal punto di vista normativo, resta l’operatore economico.

Comprendere questo passaggio è importante per evitare equivoci: il legislatore non individua nel consumatore il soggetto tenuto al versamento del compenso.

Copia Privata cambia con l’evoluzione tecnologica

Perché la disciplina della copia privata viene aggiornata nel tempo?

Il motivo principale è l’evoluzione tecnologica, che ha modificato profondamente le modalità di fruizione dei contenuti e l’ecosistema creativo nel suo complesso.

Negli anni si è passati dai supporti fisici all’archiviazione digitale, e la riflessione sull’applicazione del compenso si è progressivamente spostata su nuovi strumenti.

Si è parlato, ad esempio, della possibile applicazione ai sistemi di archiviazione cloud, e sul tema la discussione è ancora in corso a livello tecnico e internazionale.

Il principio giuridico, tuttavia, resta invariato: se esiste la possibilità di copia per uso personale, a prescindere dallo strumento utilizzato, esiste la necessità di riconoscere una giusta remunerazione a chi crea le opere.

Il nodo centrale, quindi, è capire come aggiornare un meccanismo concepito in un contesto tecnologico diverso e garantire una tutela adeguata agli aventi diritto.

Quindi, quanto impatta la copia privata sul prezzo dei dispositivi?

È utile chiarire anche questo aspetto.

Il compenso per copia privata non è calcolato in percentuale sul prezzo del dispositivo, ma è determinato come importo fisso in base alla capacità di memoria.

Con l’aggiornamento del 2020, ad esempio, uno smartphone con memoria pari o superiore a 128GB prevede un compenso fisso di 6,90 euro.

Con l’aumento delle capacità di archiviazione – ad esempio su uno smartphone da 256GB – il valore per gigabyte tende quindi a diminuire.

Il dibattito sugli importi è legittimo, ma va inserito nel contesto corretto: si tratta di una componente prevista dalla normativa europea per garantire un equilibrio tra diritto all’utilizzo personale e tutela del lavoro creativo. Un equilibrio tra utilizzo personale e tutela del lavoro creativo.

A chi va il compenso di copia privata

Una delle domande più frequenti è: chi beneficia di questo compenso?

Le somme raccolte vengono ripartite tra autori, artisti interpreti, produttori e altri aventi diritto.

Dietro ogni quota redistribuita ci sono, ad esempio:

  • autori musicali
  • sceneggiatori
  • registi
  • autori teatrali
  • artisti
  • produttori discografici e di opere cinematografiche e televisive

Non solo nomi noti al grande pubblico, ma anche molti professionisti e operatori della cultura che contribuiscono alla produzione delle opere.

Per Chi Crea: il 10% della copia privata, gestito da SIAE, investito nel futuro

Il 10% dei compensi per copia privata è destinato al programma Per Chi Crea.

Si tratta di un progetto promosso dal Ministero della Cultura e gestito da SIAE, rivolto agli under 35.

Finanzia iniziative nei settori:

  • Musica
  • Cinema
  • Danza
  • Teatro
  • Arti visive, performative e multimediali
  • Scrittura e letteratura

Questo elemento è centrale per comprendere la portata del sistema: la copia privata non sostiene solo opere già esistenti, ma contribuisce alla nascita di nuove produzioni culturali.

Per Chi Crea: tre leve strategiche per il futuro creativo, nel programma gestito da SIAE

1. Funzione anticiclica

In un contesto in cui le risorse per la cultura si riducono e le piattaforme digitali investono principalmente su prodotti già consolidati, Per Chi Crea sostiene opere prime, sperimentazioni e linguaggi innovativi che altrimenti faticherebbero a trovare spazio.

2. Accesso al sistema per gli under 35

Per molti giovani autori rappresenta:

  • il primo finanziamento significativo
  • la possibilità di costruire un percorso professionale
  • l’accesso a festival e circuiti culturali

Non è solo un contributo economico, ma un’opportunità concreta di ingresso nel settore creativo.

3. Collegamento tra opere di oggi e produzione futura

Per Chi Crea realizza un circolo virtuoso tra le opere attuali, a cui è destinato il compenso per copia privata, e la produzione culturale futura.

Il compenso assume così anche il significato di una politica culturale attiva, capace di sostenere il tessuto creativo del Paese.

Perché comprendere la copia privata è importante

Il tema della copia privata suscita spesso reazioni emotive: “aumento”, “balzello”, “costo nascosto”.

In realtà, questo pensiero nasce da una convinzione errata che diamo tutti per scontato: che fare una copia per uso personale di un’opera che abbiamo acquistato sia un diritto che possediamo a priori.

Questa libertà invece viene concessa proprio dall’esistenza di copia privata, che introduce un’eccezione al diritto d’autore.

Quindi, non siamo di fronte a una tassa, ma a un compenso previsto dal diritto europeo che nasce innanzitutto per permettere ai consumatori di effettuare copie delle opere creative ad uso personale senza dover procurarsi ogni volta l’originale della stessa opera.

Senza questo meccanismo, la copia di opere per uso personale sarebbe vietata.

La Copia Privata quindi permette di:

  • tutelare il lavoro creativo;
  • riconoscere il valore economico della produzione culturale.

Quindi, Copia Privata garantisce un equilibrio tra utilizzo personale e diritti d’autore.

E, attraverso Per Chi Crea, per finanziare direttamente sostiene nuove generazioni di autori.

Un equilibrio tra diritti di chi crea e di chi utilizza le opere

Quando guardiamo un film offline, ascoltiamo un brano salvato sul dispositivo o trasferiamo un contenuto su una memoria esterna, stiamo esercitando un diritto, riconosciuto ai consumatori dalla legge, di effettuare liberamente copie per uso personale.

Senza lo strumento della copia privata, la copia delle opere creative per uso personale sarebbe stata illegale.

La copia privata è il meccanismo che consente a quel diritto di convivere con la sostenibilità del sistema creativo. Perché la creatività non è solo intrattenimento: è lavoro, investimento, futuro.

Non è una contrapposizione tra tecnologia e cultura.

È uno strumento che garantisce equilibrio tra chi crea e chi utilizza le opere, realizzando un valore per tutti.

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