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Eroica Fenice

Pensiamo con la testa non con i tacchi

Femminicidio a Napoli: educare alla non violenza, non a quella scampata

Nell’omicidio di Ornella Pinto, la giovane donna uccisa a Napoli dall’ex marito, una delle cose che ha più fatto pensare è stata una frase detta (che sa un po’ di routine davanti a certe situazioni):
“È importante che le persone debbano saper dire basta, appena le cose non funzionano”.
Un po’ equivale non ad “educare alla non violenza chi fa il fatto” ma è più “assuefarsi alla violenza e nel caso fuggirla, il prima possibile”.
Che è un pragmatismo un pochino cinico e ridondante, se uno ci pensa. Non dice niente di nuovo, lascia che le cose restino uguali. Come dire non studia altrimenti il compito ti va male” ma “cerca di capire quando il prof interroga”.
È un escamotage. E dopo il silenzio per una vita finita, quanto sono leciti questi pseudo autoinganni?
La verità è che dietro un omicidio tanto brutale, tocca dirlo, di un femminicidio (e non si pensi che lo si puntualizzi per un marcato vittimismo dei nostri giorni ma proprio perché c’è una tendenza a fare violenza contro le donne spaventosamente comprovata da statistiche) ci sono una caterva di questioni snobbate o raccattate dietro espressioni di circostanza.
Un po’ residui di una società patriarcale e violenta, che a furia di parlarne sembra esorcizzata ma che ancora resiste su logiche di potere e mansioni basate sul sesso, oltre che su un’applicazione della forza fisica indiscriminata e brutale.
Un po’ incapacità di metabolizzare i no, quel senso di spossatezza che deriva da un imprevisto.
Non si è abituati più: quando si chiude una storia è una tragedia, quando si perde il lavoro pure, quando una cosa non va non c’è verso di metterla apposto. Ma la vita, in fondo, non chiede proprio di non lavorare su ciò che non va più ma su quello che va?
Ora non è facilissimo capire, entrare nelle storie degli altri e, di fatto, non si deve dare per forza nome o forma alle vicende, è vero. Però se alcune situazioni ricorrono più di altre e sempre più fotocopia, l’arrendevolezza del “è andata così” non basta più, non regge proprio. Ci vuole più occhio, testardaggine, esempio e tanto, tantissimo interesse, fino alla noia (da inter-esse, essere dentro alle cose).
Non si risolve niente con la violenza, innanzitutto perché la violenza fa schifo e in secondo luogo perché non c’è niente mai veramente da risolvere e irrisolvibile.
È la vita, funziona così, quella che ora non c’è più. E prima che ne vengano a mancare delle altre è ora che si cambino i toni: si educhi alla non violenza, non alla violenza scampata.

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