La storia di Gabby Petito ha fatto il giro del mondo: dai social si è passati rapidamente ad una tragedia vera e propria, che ha segnato non una, ma ben due famiglie, quella della ragazza e del suo fidanzato Brian Laundrie. All’interno di questo articolo scopriamo tutta la sua storia.
Cronologia del caso Gabby Petito
| Data | Evento chiave | Luogo |
|---|---|---|
| 2 luglio 2021 | Inizio del viaggio in van | Stati Uniti |
| 27 agosto 2021 | Ultimo avvistamento di Gabby | Jackson, Wyoming |
| 1 settembre 2021 | Brian rientra a casa da solo | North Port, Florida |
| 19 settembre 2021 | Ritrovamento del cadavere | Bridger-Teton National Forest |
| 2025 | Uscita docuserie Netflix | Globale |
Indice dei contenuti
La storia di Gabby Petito: le origini
Gabrielle Venora Petito nasce il 19 marzo 1999 a Blue Point, New York, i suoi genitori divorziano quando lei è piccola, per cui cresce con sua mamma e sei fratelli e fratellastri più piccoli. Nel 2017 si diploma alla Bayport-Blue Point High School di Bayport, ed è proprio qui che incontra il suo futuro fidanzato Brian Christopher Laundrie, che inizia a frequentare nel marzo 2019, andando poi a vivere con lui e i suoi genitori a North Port, in Florida. In questo periodo, Gabby inizia a pensare di aprire un canale YouTube all’interno del quale vuole raccontare di una cosa che la appassiona molto: viaggiare, e, in particolare, la van life. Per questo, nel 2020, acquista un furgone Ford Transit Connect del 2012 convertito in camper, con l’obiettivo di utilizzarlo per fare un viaggio in tutto il paese l’estate successiva. Per risparmiare denaro, inizia a lavorare come nutrizionista, e anche da Taco Bell per 50 ore a settimana, mentre Brian trova lavoro in un bar di succhi biologici.

Gabby Petito nel 2021; (Wikipedia, DatBot)
Il viaggio e la scomparsa
Nell’estate del 2021 Gabby pubblica il suo primo video su YouTube, intitolato Beginning Our Van Life Journey all’interno del suo canale, chiamato Nomadic Statik, in cui documenta la partenza del viaggio, avuta inizio il 2 luglio, e che sarebbe dovuto durare quattro mesi. Nello stesso mese hanno visitato una serie di luoghi come il Parco nazionale e riserva delle grandi dune di sabbia in Colorado, il Parco nazionale del Grand Canyon in Arizona, oppure il Parco nazionale di Zion, nello Utah. A inizio agosto, all’ingresso del Parco nazionale degli Arches, i due vengono fermati da una pattuglia della polizia, chiamata da un testimone che aveva visto Brian schiaffeggiare Gabby. I due agenti trovano la ragazza in lacrime, e su entrambi vedono i segni di un litigio (come graffi sul viso di lui, o lividi sul braccio di lei), e consigliano ai due di separarsi per la notte portando Laundrie a dormire in un hotel poco lontano. Dopo questo avvenimento, Gabby scompare. La ragazza viene vista per l’ultima volta il 27 agosto alle 14:11 ripresa dalle videocamere di sorveglianza di un supermercato di Jackson, Wyoming; una testimone ha poi dichiarato di averli visti litigare lo stesso giorno mentre pranzavano in un ristorante messicano. Nei giorni successivi sono stati inviati dei messaggi dal telefono della ragazza alla madre. Il 1º settembre Laundrie rientra a casa con il furgone, senza la sua fidanzata. I genitori di Gabby iniziano a capire che qualcosa non torna, e l’11 settembre denunciano la scomparsa della loro figlia. Brian ed i suoi genitori si rifiutano di collaborare alle ricerche. Dal 13 settembre, anche Laundrie scompare, per cui i genitori ne denunciano la scomparsa.
La storia di Gabby Petito: la dura verità
L’amara svolta nelle indagini arriva il 19 settembre, quando una coppia che carica video su YouTube, proprio come Gabby e Brian, pubblica un filmato risalente alle 18:00 del 27 agosto in cui si vede il furgone di questi ultimi fermo a bordo strada nella Foresta nazionale di Bridger-Teton. Solo il giorno dopo viene ritrovato il cadavere di Gabby, proprio vicino al punto indicato nel filmato. Dall’autopsia emergono chiari segni di strangolamento, evidenziando il fatto che probabilmente è stato proprio Brian ad uccidere Gabby, strangolandola, e successivamente a mandare i messaggi alla madre di lei. Qualche giorno dopo viene ritrovato anche il corpo di Laundrie in Florida, e con esso, un bloc-notes all’interno del quale vi è la sua confessione, in cui dice che ha dovuto uccidere Gabby poiché, secondo lui, sarebbe caduta in acqua ferendosi gravemente, quindi lui avrebbe posto fine alle sue sofferenze uccidendola, aggiungendo che si sarebbe ucciso non per la paura di essere punito per ciò che ha fatto, ma perché non sarebbe riuscito a sopportare di vivere un altro giorno senza di lei. Tuttavia, la polizia non crede alla versione dell’incidente, pensando, anzi, che lo avrebbe scritto solo per trovare una giustificazione al gesto atroce commesso, e, che le sue intenzioni erano quelle di uccidere la giovane ragazza; infatti, si dice che tra i due vi erano incomprensioni ormai da un po’ di tempo (i litigi documentati ne sono la prova).
L’impatto mediatico
La storia di Gabby Petito ha suscitato davvero un grandissimo impatto mediatico, probabilmente dovuto a diversi fattori come la giovane età dei due, il fatto che Gabby utilizzasse molto i social media, soprattutto YouTube e Instagram per documentare i suoi viaggi, per raccontare della sua vita, oppure per l’atteggiamento sospettoso di Brian e dei suoi genitori, o anche per i post, i video che venivano postati regolarmente su TikTok e altre piattaforme da utenti che dicevano di aver visto Gabby o Brian, formulando teorie su dove i due possano essere stati, facendo sì che il caso sia diventato sempre più conosciuto, favorendo anche l’uscita di una docuserie Netflix del 2025 che racconta del caso, American Murder: Gabby Petito.
Per la forte attenzione mediatica ricevuta, questo caso è citato da molti come un esempio di Missing white woman syndrome, cioè la sindrome della donna bianca scomparsa: è un termine usato per sottolineare l’attenzione sproporzionata dei media sui casi di persone scomparse che coinvolgono donne o ragazze giovani, attraenti, bianche, della classe medio-alta, come ad esempio Sherri Papini, mentre i casi che coinvolgono individui che non corrispondono a tale descrizione ricevono significativamente meno attenzione. Diversi organi di stampa hanno paragonato il caso di Petito ai circa 710 indigeni segnalati come scomparsi nella stessa località o nelle vicinanze tra il 2011 e il 2020, evidenziando la netta disparità nella copertura mediatica. Joseph Petito, il padre di Gabby Petito, in seguito ha riconosciuto le disparità. Da allora ha utilizzato i suoi social per sostenere una maggiore attenzione ai casi di persone scomparse che coinvolgono gruppi emarginati, in particolare attraverso progetti come la Gabby Petito Foundation.
Fonte immagine in evidenza: Netflix

