Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Gay Pride 2017, scontri e arresti in Turchia

Gay Pride 2017, scontri e arresti in Turchia

Il Gay Pride 2017 in Turchia si è trasformato in una giornata di scontri: per il terzo anno consecutivo, infatti, le autorità turche hanno vietato la manifestazione a Istanbul, adducendo motivi di ordine pubblico e la salvaguardia dell’incolumità dei partecipanti e dei turisti. Tuttavia, gli attivisti della comunità LGBT, che avevano programmato la marcia con partenza da Piazza Taksim, hanno sfidato la decisione del governo e hanno sfilato nonostante il divieto.

Gay Pride 2017: gli scontri con la polizia        

Il comitato organizzatore del Gay Pride ha ignorato la volontà del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan confermando la manifestazione e invitando le persone a “non avere paura” e scendere in piazza. “Se sei spaventato, ti cambierai e ti abituerai. Invece dobbiamo mostrare che siamo qui per lottare in nome del nostro orgoglio”, questo l’appello rivolto.

Così, nonostante  il massiccio dispiegamento di forze dell’ordine, la marcia è partita lo stesso, anche per onorare la memoria di  Hande Kader, la transgender di 22 anni brutalmente uccisa lo scorso agosto. Il corteo è stato però fermato dalla polizia con proiettili di gomma e l’utilizzo di idranti. Gli agenti hanno presidiato tutto il giorno la città fermando chiunque avesse con sé la bandiera arcobaleno. Durante l’evento si sono inoltre registrati tafferugli con un gruppo di persone contrarie al suo svolgersi. La polizia è pertanto intervenuta per sedare la rissa e ha arrestato dieci persone: tre attivisti e sette persone che protestavano contro il Pride.

La stretta di Erdogan

Il primo Gay Pride ad Istanbul è stato celebrato nel 2003. Negli anni la manifestazione è divenuta una delle più imponenti nel mondo musulmano per l’affermazione dei diritti di omosessuali, lesbiche e trans. L’ultima marcia autorizzata a Istanbul si è svolta nel 2014 con la partecipazione di più di 100mila persone, poi  la presa autoritaria di Erdoğan ha complicato la situazione delle minoranze in Turchia, dove – nonostante l’omosessualità non sia proibita per legge – è molto diffusa l’omofobia. Buona parte del popolo turco, infatti, come ha rivelato anche una recente ricerca del Centro Pew, ritiene che l’omosessualità sia “moralmente inaccettabile”, al punto che in molte città turche si registrano di frequente episodi di discriminazione e aggressioni nei confronti della comunità LGBT.

I precedenti

Il Gay Pride in Turchia fu bloccato la prima volta nel 2015, quando la polizia disperse i partecipanti con gas lacrimogeni. La stessa cosa si è ripetuta lo scorso anno, a giugno, durante la marcia per i diritti dei transessuali. A causa dei duri interventi della polizia i collettivi decisero poi di cancellare la giornata dell’orgoglio LGBT.

Quest’anno, attraverso un comunicato stampa, l’ufficio del governatore ha riferito di non aver autorizzato l’evento perché, oltre a motivi di sicurezza e ordine pubblico, gli organizzatori non hanno mai presentato domanda. Le autorità hanno inoltre aggiunto di essere venuti a conoscenza della manifestazione solo tramite i social network. Il comitato organizzatore del Pride ha però negato quanto dichiarato dalle autorità, affermando: “Abbiamo avanzato regolare richiesta il 5 giugno 2017 e abbiamo chiesto un incontro con l’ufficio del governatore locale di Istanbul. Nella domanda abbiamo specificato anche giorno, luogo e ora in cui ci sarebbe stata la sfilata”.

Si conclude così l’ennesima sconfitta per il regime turco: a perderci sono infatti i diritti, umani e personali, ma la comunità LGBT mostra tutta la propria determinazione e la voglia di risvegliare le coscienze, turche e non.

Print Friendly, PDF & Email