La pena di morte, punizione necessaria o ricerca di vendetta?

Pena di morte, punizione necessaria o ricerca di vendetta?

La pena di morte è da sempre oggetto di grandi dibattiti di genere etico, culturale, politico e morale in tutto il mondo. Si tratta di una sanzione legale che prevede di togliere la vita alla persona condannata ed è presente sin dall’antichità. Tuttavia, essa è stata abolita nella maggioranza degli Stati, anche se alcuni ancora oggi la applicano. Solitamente, si ricorre a questa sanzione solo nei casi di colpe estremamente gravi come l’omicidio, ma in alcuni ordinamenti è prevista anche per reati come rapina, traffico di droga, apostasia (abbandono della propria religione) o per l’orientamento sessuale.

La pena di morte in Italia

In Italia la pena di morte è stata in vigore fino al 1889. Successivamente fu reintrodotta durante il fascismo per i reati più gravi e fu abolita per i reati comuni con l’entrata in vigore della Costituzione nel 1948. È stata cancellata anche dal codice penale militare di guerra nel 1994 e infine, nel 2007, è stata definitivamente eliminata dalla Carta Costituzionale con la modifica dell’articolo 27, che oggi sancisce in modo inequivocabile: “Non è ammessa la pena di morte”.

Il dibattito: un confronto tra le argomentazioni

La pena di morte ha generato molteplici dibattiti con opinioni notevolmente contrastanti. Qui di seguito, le principali tesi a favore e contro messe a confronto.

Argomenti a favore della pena di morte Argomenti contro la pena di morte
Funzione deterrente: la paura di perdere la vita scoraggerebbe potenziali criminali dal commettere reati gravi. Mancanza di prove sulla deterrenza: non esistono studi conclusivi che dimostrino che la pena capitale sia un deterrente più efficace dell’ergastolo.
Giustizia retributiva: è l’unica pena che può “ripagare” la sofferenza inflitta ai familiari delle vittime di omicidio. Diritto inalienabile alla vita: lo stato non dovrebbe avere il potere di togliere la vita, abbassandosi al livello del criminale.
Sicurezza nazionale: elimina definitivamente la minaccia rappresentata da criminali che potrebbero continuare a essere pericolosi anche dal carcere. Rischio di errore giudiziario: l’esecuzione è irreversibile. In caso di errore, nulla potrebbe restituire la vita a un innocente.
Costo inferiore: si sostiene che mantenere un criminale in carcere a vita sia più costoso per lo stato rispetto a un’esecuzione. Costi più elevati: numerosi studi dimostrano che i processi capitali, con i loro lunghi e complessi iter di appelli, sono in realtà più costosi della detenzione a vita.

La situazione della pena di morte nel mondo

Il dibattito rimane aperto, ma il trend globale si muove costantemente verso l’abolizione. Secondo i dati aggiornati forniti da Amnesty International, la principale organizzazione che monitora il fenomeno, oltre due terzi dei paesi del mondo hanno abolito la pena di morte per legge o nella pratica. Tuttavia, un numero ristretto di stati continua a eseguire condanne capitali. I paesi con il più alto numero di esecuzioni registrate includono la Cina (dove i dati sono segreto di stato ma stimati nell’ordine delle migliaia), l’Iran, l’Arabia Saudita, l’Egitto e gli Stati Uniti.

In conclusione, la pena di morte è una questione ancora aperta ed estremamente divisiva a livello globale. Mentre la maggior parte delle nazioni la considera una violazione dei diritti umani fondamentali, altri la ritengono ancora uno strumento necessario di giustizia. Il dibattito rimane acceso, contrapponendo la richiesta di sicurezza e retribuzione al principio dell’inviolabilità della vita umana.

fonte immagine: Freepik

Articolo aggiornato il: 21/09/2025

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