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“Masyanya” e la denuncia contro Putin

“Masyanya” e la denuncia contro Putin

“Masyanya” è una serie animata russa di stampo satirico ideata da Oleg Kuvaev nel 2001 e composta attualmente da sette stagioni

I personaggi principali della serie sono Masyanya, Hryundel e Lokhmaty, inizialmente dei giovani studenti che Kuvaev ha deciso di non rendere “per sempre giovani”. Infatti, nelle ultime stagioni, sono dei veri e propri adulti: Masyanya e Hryundel si sposano, hanno due splendidi figli e si separano decidendo di vivere sotto lo stesso tetto, continuando a crescere i loro due bambini. Masyanya è la protagonista principale della serie ed è un personaggio molto complesso:  un’anarchica che utilizza un linguaggio anche molto colorito e sarcastico, sicuramente non conforme ad un tipo di linguaggio consono ai bambini. Nelle ultime stagioni il personaggio di Masyanya si dedica molto alla politica, in particolar modo, nella settima stagione che presenta come tema centrale lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, denunciando le azioni belliche di Putin.

“Masyanya” è uno dei cartoni più popolari in Russia, ma a causa del forte attivismo politico e della denuncia contro Putin, e verso le atrocità da lui commesse a seguito del suo attacco in Ucraina, è stato censurato.

Il primo episodio della serie che annuncia lo scoppio della guerra, volto ad informare in qualche modo anche i bambini, è l’episodio 160, intitolato “Wakizashi”. Masyanya e suo marito Khryundel, sono inorriditi da ciò che sta accadendo e stanno cercando di nascondere la notizia a Lokhmaty poiché quest’ultimo ha origini ucraine ed i suoi parenti vivono tutti in Ucraina. Per far sì che Lokhmaty non si preoccupi, fingono addirittura di avere il Coronavirus, ma alla fine gli rivelano tutto. Masyanya, però, non riesce a non agire di fronte alle immagini dei bombardamenti e decide di andare da Putin per parlargli. Con sé porta una corta spada giapponese, chiamata “wakizashi”, e gliela lascia sul tavolo, alludendo al rituale giapponese del suicidio. Si sottintende a fine episodio il suicidio di Putin che porterà alla fine della guerra e al ritorno della pace grazie al gesto di Masyanya.

Subito dopo l’uscita dell’episodio 160 la serie viene censurata in Russia, ma questo non ha fermato Kuvaev dal denunciare ancora le atrocità che si stavano commettendo in Ucraina.

A maggio dello scorso anno esce un nuovo episodio, il 161, intitolato “Come spiegare ai bambini”. Qui Masyanya cerca di spiegare ai suoi figli cosa sta succedendo in Russia. Masyanya dice che i Russi non hanno mai saputo come si facesse a vivere in una democrazia, quindi, la Russia ha rapidamente costruito nuove dittature per sé stessa, grazie a nuovi uomini senza scrupoli come Putin. Egli dice che Putin è il nuovo zar/imperatore della Russia che vuole decidere di ricostruire il “Grande Impero”, distruggendo spietatamente Paesi come l’Ucraina.

Successivamente viene mandato in onda l’episodio 162, rivolto ai russi che sostengono la guerra in Ucraina.

L’episodio contiene una denuncia contro Putin e un appello di solidarietà verso la popolazione ucraina. Al centro dell’episodio c’è San Pietroburgo assediata come Mariupol a seguito della distruzione da parte dall’esercito russo. Hryundel legge le notizie sull’attacco della Cina alla Russia e, dopo un primo bombardamento, tentano di lasciare la città alla ricerca di “posto tranquillo” in Ucraina. Il tentativo fallisce e la famiglia si nasconde alla stazione della metropolitana “Avtovo”. Il leader cinese accusa in diretta nazionale i russi di essere fascisti e, nel frattempo, bombe e razzi distruggono i più importanti punti di riferimento della Russia: la Cattedrale di Sant’Isacco e il Palazzo d’Inverno. Masyanya, Hryundel e Lokhmaty vengono uccisi. L’ultimo sopravvissuto è lo Badya che disegna su un taccuino la storia della morte della famiglia, ma in seguito morirà anche lui, vittima di una granata. Al momento dell’esplosione, Masyanya si sveglia e tutto si rivela soltanto un incubo, nato dalle notizie riguardanti la situazione in Ucraina. Alla fine, Masyanya spiega cosa significa la parola empatia e invita gli spettatori ad essere solidali nei confronti del popolo ucraino perché oggi la Russia non è una vittima, ma un carnefice, e bisogna in tutti i modi cercare di fermare il vero nemico di questa orribile e dolorosa storia.

Fonte immagine: Pixabay

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