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Matrimonio omosessuale in Italia, perché no? evi

Matrimonio omosessuale in Italia, perché no?

Gli ultimi giorni, grazie alla fiducia accordata al Governo Renzi, hanno visto la conquista di uno dei diritti più richiesti e ragionevolmente sentiti dalla comunità LGBT, scrivendo – di fatto – un importantissimo capitolo per la storia del nostro Paese.
Senza sottovalutare il retrogusto amaro che ha lasciato (si consideri l’eliminazione dal ddl della stepchild adoption), si potrebbe quindi considerare la proposta di legge appena approvata, con una maggioranza schiacciante, quasi unanimamente come un’apripista: con 372 voti a favore, 99 astenuti e 51 contrari la Camera ha definitivamente approvato, l’11 maggio 2016, le nuove norme sulle unioni civili.

Sembra ci siano voluti ben 22 anni, tempo intercorso dalla prima risoluzione del Parlamento europeo alla Commissione, per il raggiungimento di un simile traguardo, ma certamente quel «porre fine agli ostacoli frapposti al matrimonio di coppie omosessuali ovvero a un istituto giuridico equivalente, garantendo pienamente diritti e vantaggi del matrimonio e consentendo la registrazione delle unioni» si mostra un obiettivo più vicino che mai. Vicino perché non equiparabile certamente al matrimonio.

Matrimonio omosessuale, l’Europa che ha detto sì, quella che si limita a puntare alle unioni e quella che si astiene

In tutta l’Unione Europea sono 15 (di 28) gli Stati membri che hanno legiferato perché venisse a tutti gli effetti riconosciuto il matrimonio omosessuale, mentre Svizzera, Austria, Germania, Ungheria, Croazia, Grecia hanno dato il loro consenso alle unioni civili.
L’Italia si collocava fino a mercoledì, assieme a Cipro, Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Romania, tra i Paesi che non avevano preso posizione né nell’uno né nell’altro senso.

Di seguito, alcune tappe fondamentali della storia europea in merito.
2001, l’Olanda è stata il primo Paese a riconoscere il matrimonio civile omosessuale con stessi diritti e doveri delle coppie etero, compresa l’adozione.
1989, la Danimarca è il primo Paese al mondo ad aver autorizzato le unioni civili omosessuali, mentre nel 2012 ne ha autorizzato il matrimonio.
In Spagna le nozze gay sono legali dal 2005 e le coppie gay possono adottare bambini anche se non sposate.
Dal 2009 in Norvegia niente più distinzioni basate sull’orientamento sessuale per matrimonio, adozione e fecondazione assistita.
Svezia e Islanda vedono invece legalizzata prima l’adozione per le coppie gay, poi il matrimonio (che in Svezia può essere anche di natura religiosa).
2013, nonostante varie opposizioni politiche, sia Francia che Gran Bretagna possono dire sì al matrimonio omosessuale.
Nel giugno 2014, in Lussemburgo, viene approvata la legge e cinque mesi dopo l’entrata in vigore, si è celebrato il primo matrimonio gay di un Capo di Governo europeo, il premier Xavier Bettel.
Nonostante l’Irlanda sia un paese fortemente cattolico, è stato il primo che ha indetto in merito un referendum, evitando che la scelta fosse esclusivamente parlamentare.

Questi sono solo alcuni esempi di lotta contro le discriminazioni e di giustizia sociale, perché possano essere d’insegnamento a chi ancora fatica a riconoscere l’affetto, l’amore e il rispetto in maniera assolutamente indipendente dall’orientamento sessuale.

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