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Eroica Fenice

"Montesanto foodwalk”, riscoprire la vera Napoli attraverso i suoi sapori

“Montesanto foodwalk”, riscoprire la vera Napoli attraverso i suoi sapori

Il progetto “Montesanto foodwalk” è il primo episodio di un’App prodotta dall’associazione Premio Napoli: Zurriapp, dal verbo napoletano “zurrià” che significa “andare a zonzo”

L’idea di partenza di questo lavoro, spiega Pasquale Napolitano, esperto di sound design, è che i quartieri si possono raccontare attraverso un narratore collettivo. Nel caso di Montesanto, infatti,  non abbiamo un testimone particolare della storia e della vita del quartiere:  sono i suoi abitanti ad illustrarla, attraverso un racconto-audio, che mira a coinvolgere il visitatore in un vero e proprio film. Alla base di questo percorso c’è l’idea ben precisa che sono le persone a dover raccontare ciò che vedono e soprattutto ciò che vivono.

Zurriapp, come è composta la guida del quartiere

Il giornalista Napolitano osserva:«Durante i primi mesi di vita nel quartiere, passavo sempre fuori “Pescheria azzurra” e vedevo sempre turisti e viandanti fare foto, e ho sempre pensato che costoro, in questo attraversamento un po’ superficiale, si perdessero cosa c’è dietro e cosa c’è dentro: il racconto”».

Partendo dal rapporto che l’area di Montesanto ha col cibo, è stato realizzato un percorso collettivo di 10 tappe che comincia da Piazza Carità (all’inizio del mercato della Pignasecca) e arriva alla sede dell’ex mensa dei bambini proletari. La destinazione ha anche una valenza simbolica: il cibo era il principale motivo di contatto tra i bambini e coloro che si riunivano a far da mangiare per e con loro.

Il (buon)gusto dell’innovazione

Imprenditori, ricercatori e artisti, nel corso di una conferenza tenutasi venerdì  9 dicembre, presso il Museo Nitsch, hanno presentato Il (buon)gusto dell’innovazione, la seconda tappa di un progetto che, grazie al sostegno della Fondazione Morra, mira a mettere in relazione l’arte con l’imprenditoria.

Durante l’incontro, oltre alle proposte per migliorare il quartiere di Montesanto, si è discusso più in generale del nuovo rapporto che l’uomo ha instaurato con il cibo. Il cambiamento culturale ha portato all’introduzione e alla diffusione di una nuova alimentazione. Ebbene, in questo caso Montesanto si distingue.

L’area di Montesanto, come pochi altri quartieri napolani, ha conservato la propria identità. Si tratta di un luogo incontaminato che ha condotto le varie iniziative, soprattutto quelle culturali, nel rispetto del  suo essere una sorta di “quartiere-mercato”, da sempre luogo dei consumi alimentari. Come ha detto Gabriele Frasca, famoso autore e presidente del Premio Napoli, Montesanto è sempre stato un “ipermercato” ancor prima che nascessero gli ipermercati. Da qui la centralità del tema “cibo”.

Il professor Carmelo Colangelo ribadisce la scommessa della fondazione Premio Napoli nel promuovere quest’iniziativa: mettere in comunicazione due mondi che difficilmente si parlano, ossia quello dell’arte e quello dell’impresa e del lavoro. Ciò che li accomuna è l’innovazione. Nel caso di Montesanto, siamo in presenza di un innovatore corale: l’intero quartiere. Quartiere caratterizzato da flussi continui di napoletani, che vengono a contatto con una cultura alimentare diversa da quella del fast e dello slow food. Montesanto ha sviluppato una propria personale attitudine all’alimentazione, per questo resiste  alla nascita delle varie bottegucce di “cibo spazzatura”: il cibo deve essere di buona qualità e prezzo ragionevole.

Montesanto ha costruito un proprio “centro commerciale” a modello d’uomo, sottraendosi alla colonizzazione turistica che ha coinvolto anche alcune fette del centro storico, dove sono nati dei luoghi commerciali in cui i negozietti di cibo non salutare, che nascono grazie ad  accordi con le multinazionali e sopravvivono spesso a tempo limitato, occupano un posto preponderante.

«Ogni boccone di cibo che ingerisco è un passo che mi avvicina alla morte»

Maurizio Braucci, autore de “Il mare guasto”, ha ricordato alcuni dei tanti proverbi napoletani relativi al cibo, il più famoso dei quali in italiano è: «quando si mangia si combatte con la morte». Ed ha aggiunto: «oggi le cose sembrano essersi ribaltate». Il cibo non è più esorcismo della morte, soprattutto quando se ne fa un abuso. Ricordiamo che circa 30 anni fa, in seguito ad alcune indagini internazionali, a Napoli è stato riscontrato un tasso di obesità infantile molto elevato, tra i primi al mondo. Altre statistiche dimostrano che oggi circa il 60% della popolazione mondiale è affetta da problemi di nutrizione.

Poiché l’urbanizzazione è collegata direttamente allo stato di salute dei cittadini, bisogna aggiustare il sistema urbano e ovunque i politici locali dovrebbero gestire la sanità. Purtroppo, al giorno d’oggi, non ci rapportiamo al cibo naturale, bensì a quello trattato, mediato dalla tecnologia. Agire attraverso le leggi permette di prevenire molte malattie (si pensi ai vaccini), per cui bisogna rispettare anche quelle regole di politica sanitaria volte ad un miglioramento dell’alimentazione.

«Il quartiere di Montesanto è un luogo frutto di un operare, prima ancora che luogo di esposizione e transito dei frutti delle attività produttive»

Quest’area si è aperta all’integrazione di altre culture (per la presenza di comunità senegalesi e capoverdiane non soggette ad alcuna forma di razzismo), presenta una stratificazione sociale eterogenea, una significativa presenza artistica e intellettuale aperta al dialogo e alle proposte, oltre ad essere caratterizzata da una forte anima associativa. Ma una grande vitalità si è sviluppata soprattutto intorno al cibo, distintivo del quartiere. Per questo nel corso della conferenza è stato presentato proprio l’innovativo e stimolante progetto “Montesanto Foodwalk”.

Con Zurriapp, disponibile dal 15 dicembre su Appstore, è possibile ripercorrere la memoria storica dei uno dei quartieri più porosi di Napoli, attraverso voci-guida e suoni d’ambiente. Il quartiere di Montesanto è dotato di un sistema narrativo autonomo e organizzato, derivato proprio dalla sua capacità di essersi auto-organizzato nel tempo attraverso una sperimentazione quotidiana collettiva. Ciò dimostra che non c’è bisogno di grandi scrittori per raccontare una realtà in tutte le sue sfaccettature. L’intenzione dell’associazione Premio Napoli è che quest’esperimento non rimanga fine a se stesso e che anche altri quartieri accolgano l’iniziativa, semplicemente raccontandosi.

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