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Museo Egizio di Torino Mummie

Mummie animali “a tu per tu” al Museo Egizio di Torino

Un team di ricercatori e restauratori del Museo Egizio di Torino, insieme con la Soprintendenza, ha avviato uno studio approfondito sulle 120 mummie di animali conservate nella celebre collezione, fiore all’occhiello della città. Tale lavoro è stato recentemente svelato agli occhi curiosi dei visitatori, essendo trasferito e reso fruibile all’interno della Sala 10, alla quale si accede percorrendo la galleria dei sarcofagi: uno spazio che normalmente ospita i reperti della regina Nefertari, in questo momento esposti all’Ermitage di San Pietroburgo nell’ambito della mostra “Nefertari e la Valle delle Regine”. Come spiega Marco Rossani, collection manager del Museo, «si è deciso di approfittare di quella sala temporaneamente vuota per mostrare ai visitatori il restauro delle mummie animali; pensiamo possa essere un modo per far capire che il Museo è una realtà viva, dinamica, in continuo movimento e trasformazione»

Il progetto sulle mummie animali, realizzato in collaborazione con l’Eurac di Bolzano e il Gruppo Horus Usa, ha avuto inizio nel 2015, quando tali reperti organici sono stati inventariati e sottoposti all’esame della Tac nonché a svariate analisi, quali radiografie e analisi al carbonio 14, finalizzate ad individuare la razza e l’età degli animali, la composizione delle resine e dei pigmenti, le tecniche di imbalsamazione e la disposizione delle bende. I risultati saranno pubblicati a cura dell’archeologa ed egittologa pakistana Salima Ikram, che collabora allo studio torinese e che è co-direttrice dell’Animal Mummy project al Museo Egizio del Cairo.

Gli elementi chimici rilevati nei campioni di tessuto delle mummie animali hanno rivelato la presenza di grassi animali, oli, cera d’api, gomma di zucchero, bitume, e resine di pino, materiali di imbalsamazione usati per gli umani, il che denota la medesima sofisticazione e riverenza delle mummie umane per le mummie animali.

La scoperta delle mummie animali nei siti egizi 

Nel 1888, scavando nella sabbia vicino al villaggio di Istabl Antar, un contadino egiziano scoprì per caso una grande fossa comune, non contenente resti umani, bensì un numero strabiliante di corpi di felini, mummificati e sepolti da migliaia di anni; era l’epoca in cui le spedizioni archeologiche, in una sorta di “caccia al trofeo”, dragavano il deserto alla ricerca di monili provenienti da tombe regali, con cui poter abbellire ville e musei in Occidente. I migliaia reperti di animali mummificati scoperti nei siti sacri di tutto l’Egitto, dunque, erano ritenuti semplici scarti, d’importanza irrisoria. Oggi, tuttavia, gli addetti agli scavi si rendono conto di quanto essi che essi costituiscano un’espressione della vita quotidiana degli antichi Egizi; grazie al contributo della già citata Salima Ikram, egittologa specialista di archeologia zoologica, è stato avanzato un nuovo filone di ricerca a partire dalla collezione di mummie animali, che stava languendo nel Museo Egizio cairota, il quale rappresenta una sorta di ponte tra l’umanità odierna e quella antica: «Chi guarda questi animali può pensare: “però, il Faraone aveva un animale domestico come ce l’ho io”, e da figure lontane 5.000 anni e più, gli antichi Egizi diventano persone in carne e ossa». Alcuni di questi animali dovevano tenere compagnia al defunto nell’aldilà, in modo che questi potesse disporne per l’eternità: infatti, dal 2950 a.C. circa, i re della I dinastia furono sepolti nei complessi funerari di Abido insieme a cani, leoni e asini; così come, più di 2.500 anni dopo, un comune cittadino, Hapi-men, veniva deposto nella tomba insieme al cagnolino, acciambellato ai suoi piedi. Inoltre, alcuni animali erano considerati incarnazione di dei, dunque venerati nei loro personali luoghi di culto: i tori ad Armant e Eliopoli, i pesci a Esna, gli arieti a Elefantina, i coccodrilli a Kom Ombo.

A lezione di restauro al Museo Egizio di Torino 

I visitatori del Museo Egizio di Torino potranno, dunque, assistere a una sorta di “lezione di restauro” compiuto sui vari corpicini di gatti, cani, toporagni, coccodrilli, arieti, ibis, falchi e pesci aspettano, immobili nelle loro bende millenarie: le mani minuziose dei restauratori che si muovono su una sorta di “tavolo operatorio”. Inoltre, come ha anticipato il collection manager Marco Rossani, la struttura si doterà presto di apposite telecamere, in modo tale da proiettare i filmati in tempo reale sul monitor posizionato accanto alla vetrina; si progetta perfino una futura trasmissione in streaming, sul sito web o attraverso i social, permettendo l’interazione del pubblico con i ricercatori. «Perché l’obiettivo è mostrare al pubblico quante cose succedono tra queste mura e quante occasioni ci siano per tornare al Museo». Riscopriamo, dunque, il piacere e il privilegio di contemplare i tesori millenari delle esposizioni italiane, al fine di acquisire consapevolezza dei reperti sapientemente custoditi nella nostra terra, per poterne conseguentemente salvaguardare il rispetto.