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Eroica Fenice

Nancy Brilli racconta la sua Caterina agli studenti

Nancy Brilli racconta la sua Caterina agli studenti

È una Nancy Brilli verace, senza filtri e “che non ha vergogna di niente”, quella che ci ha accolto mercoledì 23 novembre nell’aula DSU 3 del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.

Proprio in questa occasione, l’attrice ha incontrato gli studenti: sono intervenuti anche Stefano Manferlotti, ordinario di Letteratura Inglese, Andrea Mazzucchi, vicepresidente della Scuola delle Scienze Umane e Sociali, Gennaro Varriale, Direttore di Ateneapoli, e Giancarlo Alfano, coordinatore del corso di studi magistrale in Discipline della Musica e dello Spettacolo.

Nancy Brilli è la Caterina di “Bisbetica. La bisbetica domata di William Shakespeare messa alla prova”, in scena al Teatro Augusteo di Napoli,  e decide di raccontarci la storia del suo personaggio: nel farlo impiega tutti i suoi nervi, tutti i suoi sussulti e ogni singulto umorale della sua espressività istrionica per liberare Caterina dalla filigrana della storia e dispiegarla a piene ali nell’aula, per scorporarla dalle pagine della sceneggiatura e renderla carne viva e fremente tra i banchi e i corridoi.
Nancy rompe subito il ghiaccio rivelandoci il segreto del suo personale crisma teatrale: la sua Bisbetica ha bisogno di un pubblico, ne ha bisogno disperatamente, come acqua pura nel deserto.
Ne ha bisogno per alimentarsi e nutrirsi, poiché gli attori, a detta dell’attrice, diventano più bravi quando è il pubblico stesso a stabilire una connessione: una spontanea intelaiatura di sensi e tensione emotiva, una corrispondenza di suggestioni e messaggi simultanei.

Ed è proprio una comunicazione istintiva e violenta, quella che la Bisbetica di Nancy ha ricercato accuratamente, perché il teatro non la è puzza di naftalina dei cappotti delle signore facoltose, non è muffa penetrante e neppure quell’odore di polvere che ti entra in gola e ti soffoca, ma è l’incantesimo senza tempo di quell’impasto linguistico e sensoriale che è la comunicazione.

Il pubblico, che assorbe passivamente gli umori degli attori e che segue le vicende buttando un occhio sulla scena e un altro nella luce dello smartphone, è solo il “pubblico che te dà da magnà”, come afferma veracemente Nancy, ma la platea che ti riempie di soddisfazione mentale e fisica è quella che ingoia a pieni bocconi le suggestioni della comunicazione teatrale e che decide, consapevolmente, di tornare al prossimo spettacolo.

Caratteristiche della Bisbetica di Nancy Brilli e compagni: tra commedia dell’arte, turpiloquio, doppio senso e verve verace

La Bisbetica di Brilly e compagni è un enorme animale cangiante e poliedrico: sulla pelle di quest’animale lampeggiano le luci del torpiloquio, del doppio senso sessuale esplicito e non velato, della comicità popolaresca e della contemporaneità.

La Brilli afferma fieramente che l’intento della sua Bisbetica non è certamente quello della ricostruzione filologica minuziosa, giacché non c’è un modo giusto o sbagliato di mettere in scena di Shakespeare, ma solo innumerevoli inquadrature che variano a seconda della prospettiva e del respiro di chi lo osserva.
La Bisbetica della Brilli ha cercato di sviscerare i concetti shakespeariani in un linguaggio più immediato e simultaneo possibile, poiché lo spettacolo originale prevede 34 attori che si avvicendano sul palco in 3 ore e un quarto: è stato quindi necessario sfoltire il corpo del materiale, in un’opera di snellimento globale. Non bisogna certo improvvisarsi sceneggiatori o attori provetti per comprendere quanto sia difficile, se non addirittura utopico, intrattenere un pubblico con 3 ore e quarto di Shakespeare, come afferma l’attrice.

Napoli: difficile banco di prova e piazza di tutto rispetto

Napoli è sicuramente una piazza di tutto rispetto, nonché un banco di prova alquanto spinoso. L’attrice non vuole fermarsi ai luoghi comuni che vorrebbero Napoli come cristallizzata nelle due sole polarità della musica e dello spettacolo musicale, o meglio, vuole credere che oltre a ciò, possa aprirsi un mondo. Un mondo ricco, lussureggiante come un orto pieno di primizie da addentare, poiché la Napoli che la Brilli porta nella mente non è solo musica e “Jamm jà”, ma è sostanza nutriente del teatro.
È curioso osservare il ruolo della musica nella Bisbetica, che smette di essere un sottofondo e diventa corpo plastico e carnoso: si passa con naturalezza dal madrigale al neomelodico a Monteverdi, in una commistione tanto insolita quanto riuscita.

La Bisbetica di Nancy Brilli è stata davvero domata?

Il monologo della Caterina di Brilli ha la coloritura speziata della Mirandolina di Goldoni (che l’attrice in passato ha interpretato), e si fa veicolo di un atto d’amore puro e incondizionato.
La donna arrabbiata è fango, fango frammisto ad acqua, e nessun uomo vorrà mai portarsi alla bocca tale sozzura: la struttura del monologo shakespeariano, che la Brilli recita davanti agli studenti cadendo quasi in una trance attoriale, sembra modellarsi inizialmente sulle ragioni del maschilismo, poi su quelle del femminismo, per poi giungere nell’alveo di una nuova certezza. L’unica sottomissione ammissibile in teatro è quella al testo. Punto.

La Bisbetica è una commedia dei travestimenti, e Caterina si traveste da ribelle e bisbetica per poi trasfigurarsi in una donna sottomessa, ma quanto è davvero sottomessa al suo uomo? Le vengono tolti vestiti, giocattoli, trastulli, cibo e sonno, ma ciò non è sufficiente per determinare un vero cambiamento della sua postura. L’unico cambiamento lo si ha nel momento in cui la bisbetica incontra la forza dell’amore che riesce a domarla, come fiera vinta, e a farle capire la dinamica più profonda dei rapporti tra uomo e donna.
Uomo e donna non sono nati per farsi la guerra, per sbranare l’uno le carni dell’altra o per dilaniarsi psicologicamente a vicenda, ma per collaborare. I rapporti tra uomo e donna non hanno la capacità di funzionare se si instaurano perverse logiche di potere o meccanismi di comando e controllo, ma possono fiorire soltanto in un’ottica di collaborazione ed equilibrio tra pieno e vuoto e in una volontà condivisa di deporre le armi di guerra.
Vi è bisogno di una compenetrazione profonda tra diverse gradazioni di sfumature per poter bilanciare i contrasti dalle tinte più violente ed espressionistiche, e in ciò non c’è nessun asservimento: al contrario, c’è consapevolezza.

La Caterina di Brilli, alla fine del nostro incontro, declama a gran voce che è pronta a mettere le sue mani sotto i piedi dell’uomo.
È pronta a sporcarsi polpastrelli con la polvere dei suoi piedi, ma non è e non si sente sottomessa, non si sente stuprata e nemmeno squarciata nel punto più intimo del suo ventre.
Perché non c’è nessuna vergogna o sottomissione se le mani di Caterina in quel momento sono giunte in un atto d’amore.