Una Sirena di Marina Salvetti, al TRAM | Recensione

Una Sirena di Marina Salvetti, al TRAM | Recensione

Da sabato 3 maggio 2025, con lo spettacolo Una Sirena di Marina Salvetti, viene inaugurata al Teatro TRAM di Napoli la rassegna Neapolis 25 per i venticinque secoli della città partenopea.

Di sirene rinate dalle onde del mare

Una Sirena di Marina Salvetti racconta di una donna rinata dalle onde del mare: è Salvatore che ha deciso di diventare Ornella Petrone, abbracciando la sua autentica sé. Una donna transgender con alle spalle giudizi e tanto dolore ma con un presente e prospettive future ricche di libertà e amore. Ornella dà voce alla sua storia, di scoperta, di  ricerca e riconciliazione, di quelle contraddizioni che le appartengono identificandosi proprio nella sirena Partenope che, come lei, «sotto è fatta in una maniera e sopra in un’altra».

Una Sirena di Marina Salvetti è un corto teatrale, finalista al Festival Belli Corti al Teatro San Paolo di Roma e il primo a dare il via alla rassegna Neapolis 25. Diretto da Fabio Pappacena, si sviluppa in un breve monologo interpretato da Gabriella Di Mauro. Connesso alla città di Napoli, nata dall’amore di una sirena, lo spettacolo è un canto di libertà, di sofferenza e di amore allo stesso tempo, ma anche di una gioia per la vita ineguagliabile. È un cammino di trasformazione e ritrovamento con la propria autenticità.

Una Sirena di Marina Salvetti: Napoli come identità e rifugio

Dal momento che Una Sirena di Marina Salvetti apre la rassegna Neapolis 25, che rimanda all’antico nome della città partenopea, quest’ultima non può che essere fortemente legata allo spettacolo. Napoli, infatti, non è solo uno spazio sullo sfondo, ma è una co-protagonista: Napoli è lo spazio simbolico in cui Ornella può finalmente essere; Napoli è un ventre che accoglie e che immerge nel suo canto, nei suoi giudizi e nella sua sensibilità; Napoli è ospitale e crudele, un labirinto di contraddizioni , specchio in cui la protagonista rivela il suo vero riflesso.

Pertanto, in Una Sirena di Marina Salvetti il confronto tra Partenope e Ornella che arriva all’identificazione non è soltanto una chiave estetica finalizzata alla rappresentazione, bensì è un atto quasi politico che inserisce l’identità transgender in una dimensione mitica, archetipica e proprio per questo paradossalmente concreta, viva. Napoli è il luogo che dà spazio, visibilità, voce a quell’identità altrimenti messa ai margini, è simbolo reale di una libertà profonda e autentica.

Uno spettacolo di empatia, tra l’intimo e il collettivo

In Una Sirena di Marina Salvetti non c’è artificio né retorica, ma tratta un tema tanto attuale quanto importante con una semplicità disarmante che lascia spazio all’empatia. Ornella è una donna che racconta la sua storia, la sua intimità, ma il suo atto coraggioso diventa anche una narrazione collettiva rispetto alla quale il pubblico è chiamato a immedesimarsi. Allora, diventa la storia anche di molte altre donne transgender, diventano emozioni condivise e riconosciute e, per questo validate.

Una Sirena di Marina Salvetti, dunque, innesca pur brevemente un procedimento catartico. L’identità personale si intreccia con quella del territorio e, di conseguenza, con chi lo abita animandolo, diventando un’esperienza di trasformazione e consapevolezza umana ampia. Gabriella Di Mauro, seguita dalla regia di Fabio Pappacena, esprime questi temi con dolcezza, con una sensibilità cadenzata che permette al pubblico una fondamentale accessibilità.

Fonte immagine di copertina: ufficio Stampa

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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