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Eroica Fenice

Palazzo Fuga: il “Louvre napoletano”?

Fare di Palazzo Fuga “il Louvre napoletano”: è questa la proposta dei gruppi “Arte e artisti a Napoli” e “Napoli Mille Colori” e del “Comitato Civico Carlo III”, di cui si fa portavoce Dario Marco Lepore, storico dell’arte.

Si tratta di un progetto ambizioso, che Lepore sta portando avanti attraverso il coinvolgimento di vari gruppi ed associazioni culturali ed attraverso l’organizzazione di incontri, finalizzati alla ricerca di sostegno alla sua proposta, in termini di donazioni e firme.

La proposta nasce, sostanzialmente, dalla convinzione che la valorizzazione del patrimonio artistico equivalga alla valorizzazione di se stessi, della propria storia e della propria cultura e che, di conseguenza, ciò possa divenire funzionale all’incremento dei flussi turistici, con positive ricadute di natura economica ed occupazionale.

È lo stesso Lepore a ricordarci alcune, significative cifre, che dimostrano come Napoli possieda un ricchissimo patrimonio artistico, che ancora attende di essere valorizzato. Si pensi che il MANN, ad oggi, ospiterebbe circa 500.000 reperti archeologici, non ancora esposti. A ciò s’aggiunga che, nei depositi del Museo di San Martino, giacciono circa mille dipinti, afferenti all’ottocento napoletano, che ancora attendono una collocazione. Altre collezioni mai esposte sono proprietà della Provincia di Napoli e del Banco di Napoli.

Tutte queste opere – secondo Lepore- potrebbero trovare una consona sistemazione proprio nelle (circa 430) stanze di Palazzo Fuga, che, peraltro, si configura come il palazzo monumentale più grande d’Europa, con i suoi 103.000 metri quadrati d’estensione e con una facciata (lunga circa 400 metri) più ampia di quella della Reggia di Caserta.

Palazzo Fuga nasce, per volontà del re Carlo III di Borbone, come Regium Totius Regni Pauperum Hospitium – per adoperare l’epigrafe dettata da Alessio Simmaco Mazzocchi –, cioè come Real Albergo dei Poveri dell’intero Regno (di Napoli).

Infatti, nel 1745, Carlo III mandò a chiamare l’architetto Ferdinado Fuga, il cui progetto s’inscriveva nel più ampio programma di rinnovamento edilizio di Napoli. La costruzione di Palazzo Fuga, cominciata nel 1751, fu rallentata da alterne vicende quali il ritorno di Carlo III in Spagna e la morte dell’architetto Fuga.

L’opera rimase incompiuta. Fra le cause gli storici sono soliti collocare la politica più pragmatica – nonché meno aperta all’aspetto assistenziale e alla “pietà illuminata” – di Ferdinando IV, il quale scelse di adottare il progetto dell’architetto Francesco Maresca, che prevedeva un ridotto numero di stanza, destinando i rimanenti, ampi spazi alle attività manifatturiere.

Dal 1802 Palazzo Fuga fu destinato alla rieducazione dei detenuti. Ma, nonostante i buoni propositi iniziali, finì col trasformarsi in un vero e proprio carcere (donde il soprannome di “serraglio”). In seguito, ospitò una scuola di musica, funse da centro di rieducazione per minorenni e divenne sede del Tribunale Minorile, di un cinema, di una palestra, del distaccamento dei Vigili del Fuoco e dell’ Archivio di Stato.

Il progetto di Lepore si articola in una serie di suggestive proposte, finalizzate al rilancio dell’arte, della cultura e dell’economia di Napoli, attraverso la “riconversione” di Palazzo Fuga, la cui (parziale) ristrutturazione – del resto – è già costata alla collettività circa 100 milioni di euro.

Si potrebbe, ad esempio, collegare Palazzo Fuga a Capodimonte (attraverso la funicolare) e al MANN (attraverso un tunnel sotterraneo): ciò consentirebbe di incrementare ed agevolare i flussi turistici, attraverso la creazione di una sorta di “Museo Diffuso”.

Inoltre, Palazzo Fuga potrebbe essere la sede di una Biennale Napoletana, sul modello di quella di Venezia: a tal proposito, si ricordi che, nel 1921, fu allestita la prima Biennale internazionale della città di Napoli.

Non si dimentichi, tuttavia, che Palazzo Fuga è sottoposto ad alcuni vincoli, fra i quali quello di destinazione socio-assistenziale. Infatti, in base alla Legge Regionale n. 65 del 1980, vige l’obbligo di assicurare la continuazione della attività istituzionali (assistenziali) per le quali il Palazzo è nato. A tal scopo – propone Lepore – si potrebbe far ricorso a conventi e ex-caserme napoletane abbandonate.

(A ciò s’affianca il vincolo socio-artistico -dovuto al Decreto Legislativo n. 450 del 1999- in base al quale non è possibile effettuare restauri che pregiudichino l’aspetto sostanziale di Palazzo Fuga.)

Il Progetto resta, ad ogni modo, interessante e potrebbe configurarsi come un utile strumento di promozione economico-culturale di Napoli.

Palazzo Fuga: il “Louvre napoletano”?