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Eroica Fenice

Saluto: un valore perduto

Risale a pochissimi giorni fa la particolare iniziativa del preside del liceo Pontormo di Empoli, che ha firmato un’ordinanza (numero 38) andata a confluire in un’apposita circolare destinata a docenti e studenti, in cui si sottolinea il dovere (e il piacere) del saluto quotidiano da parte degli studenti verso i docenti e degli studenti fra loro, definendo il saluto “un atto di educazione”.

Una circolare destinata a far storia: forse abbiamo perso la consapevolezza dell’importanza del saluto che è l’inizio di una qualsiasi forma di comunicazione e di confronto. Il dialogo è (o quanto meno dovrebbe essere) parte integrante e costituente delle scuole giacchè ne permea le aule, i corridoi, i banchi.

Eppure, evidentemente, il senso del confronto e della comunicazione si è perso anche nel contesto scolastico. Ai tempi di Internet e degli “asocial network” sembra che i ragazzi non conoscano più l’arte del saluto né in contesti informali (in casa gli studenti fanno i compiti per lo più al PC, isolandosi con le cuffie alle orecchie e il messaggino istantaneo in dirittura d’arrivo) né tanto meno a scuola, un luogo in cui, a sforzarsi di parlare, sono e devono essere soltanto i docenti; agli studenti basta uno schermo luminoso da osservare in silenzio.

In fin dei conti il saluto è da ritenersi una modalità d’educazione alla diversità. Sono tante le tipologie di saluto esistenti nel mondo che identificano un popolo, la sua cultura, il suo folklore, le sue abitudini, il suo vissuto storico (pensiamo, e poi rimuoviamo subito dalla mente, il saluto romano). Differenti modalità di saluto hanno senza dubbio un comune denominatore: la cortesia, l’amicizia, il rispetto per il nostro interlocutore, valori che si apprendono sia in casa che a scuola e che è bello cucire sulla propria personalità.

A tal proposito possiamo citare il saluto arabo: la mano va a toccare torace, labbra e fronte in presenza dell’altro ad indicare la volontà di dedicargli cuore, anima e attenzione emotiva. Il saluto giapponese, noto per la sua particolarità, consiste in un inchino tanto più profondo quanto più sarà degno di rispetto l’interlocutore. Vale la pena far presente che, nella lingua francese, esistono 50 modi per salutarsi, adattabili ai più svariati contesti: il “bonjour”, ad esempio, se pronunciato in prima mattinata ha valore durativo di un’intera giornata ed  è, dunque, un gesto quasi sacro, importante per chi lo ha pronunciato.

La scuola è luogo di cultura ed educazione, binomio  imprescindibile, ed è giusto che, in questo contesto, si creino tutti i presupposti necessari per rendere l’atmosfera comunicativa, serena e rilassata: un bel sorriso, un saluto sincero ed un’esortazione a far bene cambiano l’andamento della giornata, incanalano verso l’ottimismo e la speranza. Un cellulare spento è una parola in più. Inutile parlare dei più ampollosi argomenti, dei più grandi poeti e scrittori, senza che ci sia stata un’ effettiva comunicazione iniziale tra studenti e insegnanti.  Il tutto, chiaramente, vale nella misura in cui anche i docenti diano il buon esempio sul vero valore della comunicazione.

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