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Eroica Fenice

Tim Cook: «In Italia, l’unico limite è il cielo»

Pochi giorni fa, l’amministratore delegato della Apple, Tim Cook, è stato in Italia, a Palazzo Chigi e in un’intervista per Repubblica ha spiegato perché abbia voluto investire proprio nella nostra Penisola. «Lei mi chiede se questo non sia il momento peggiore per venire a investire in Europa, con le continue liti politiche, il rischio di una stagnazione economica, le tensioni sui mercati finanziari. Ecco, le rispondo così: quando vado a Bruxelles respiro pesantezza, burocrazia, difficoltà, mentre qui in Italia c’è una meravigliosa aria di cambiamento, ottimismo, opportunità; qui sento che l’unico limite è il cielo, che tutto è davvero possibile», afferma l’ad del colosso di Cupertino. Senza preoccuparsi di suscitare eventuale stupore nella platea, continua spiegando quanto apprezzi l’operato del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e del cambiamento che sta apportando al paese. Lo spirito imprenditoriale che ha avvertito in Italia non lo ha percepito altrove, soprattutto durante la visita fatta all’università Bocconi di Milano nella prima decade di novembre, a fronte della “pesantezza” e della rigidità del resto dell’Europa.

Perché, dopo la visita a Milano, Tim Cook ha scelto proprio Napoli

Perché, allora, proprio Napoli? Per Tim Cook è davvero molto semplice: quando Renzi gli ha parlato della linea divisoria – e immaginaria – di differenza tra l’economia del nord Italia a fronte di quella del centro-sud, il CEO di Apple ha ritenuto «logico» scegliere Napoli e provare «a fare la differenza»: «Quando a Milano annunciai a Renzi che avremmo voluto aprire una scuola per sviluppatori di app, lui mi chiese di immaginare una linea che divide l’Italia in due. Sopra quella linea, spiegò, ci sono dati demografici ed economici più alti dei paesi più ricchi d’Europa; sotto quella linea invece siamo ai livelli della Grecia. Questo discorso ci ha molto colpito e per questo abbiamo deciso di andare sotto la linea». E ciò che ha fatto maggiormente la differenza è il fermento della città partenopea, la voglia di mettersi in discussione e di mostrare a tutti costi di cosa è capace. Che sia o meno legittimo “mettere in guardia” un personaggio come Tim Cook (e anche in maniera così approssimativa) è indifferente: ciò che colpisce è la determinazione che ha mostrato nella propria scelta, seppur a conti fatti abbia dichiarato di non essere “ancora” mai stato a Napoli. «Ci andrò sicuramente, può scommetterci, appena apriremo la scuola», promette e noi, napoletani, non possiamo fare altro che aspettarlo, sperando che la «relazione simbiotica» che si aspetta dall’Italia possa nascere.