Santapiada 2025: la piadina torna regina a Santarcangelo di Romagna

Santapiada 2025: la piadina torna regina a Santarcangelo di Romagna

Il centro di Santarcangelo di Romagna, il 27 e il 28 giugno, è divenuto protagonista celebrando l’icona gastronomica più idolatrata: la piadina. In un clima di tradizione e di festa, la Santapiada è l’evento giusto per andare a ripercorrere i gusti e la storia della Romagna. L’evento spaziava per tutta la città, con balli, canzoni romagnole e simpatici pastori che pascolavano con i propri animali. Tuttavia, il cuore della manifestazione è stato il centro storico. Quest’ultimo era  composto da bancarelle, colori e, in particolar modo, profumi ai quali non si poteva resistere.

Il percorso della Santapiada

Camminando sotto i portici e percorrendo i vicoletti, erano presenti file di artigiani e gastronomie, ognuna di esse con la propria proposta innovativa, ma tutte unite da un unico filo storico: l’omaggio alla piadina.  A Santarcangelo, come in tutta la Romagna, la piadina non è solo un cibo, ma rappresenta un vero e proprio simbolo: il processo con il quale viene composta la piadina è fatto di mani esperte, cucine casalinghe, farine impastate con l’acqua e, soprattutto, il ricordo delle nonne. La Santapiada, tra le mura della città di Tonino Guerra, ha riportato in vita e in tavola l’anima della Romagna

Lo stand “Sapori di una volta”, che si ritrovava al centro della Piazza, è stato il baluardo della tradizione, dove uomini e donne in camicia e cappello di paglia impastavano, farcivano, grigliavano e raccontavano. Ogni piadina farcita era come una dichiarazione d’amore per la propria terra, trattata con rispetto e fiducia allo stesso momento. Non importa che fosse con salsiccia e cipolla gratinati misti, porchetta o semplicemente con squacquerone e rucola, ogni morso era un vero e proprio viaggio nella memoria e nel cuore della Romagna.

Una storia romagnola alla Santapiada: parla Emanuele

Emanuele Pesaresi, abitante storico di Santarcangelo nonché titolare di 1000 punti di Letizia, ci conferma l’emozione:

«Santarcangelo è il paese per eccellenza della piadina. Già fin dai tempi antichi era pieno di osterie. La vera piadina è quella alta, contadina, fatta per saziare tanti con poco. Oggi si tende a dimenticare da dove viene questo prodotto: era povero, nato da acqua, farina e strutto, e veniva fatto spesso molto alto per sfamare intere famiglie.»

E poi, ci omaggia con un dettaglio personale che fa intenerire:

«Quando tornavo a casa da ragazzo, sentivo il profumo della piadina ancora prima di aprire la porta. Salivo le scale e già sapevo cosa c’era in tavola. Ora, con tutti questi confezionati nei supermercati, si è persa quella magia, quel legame profondo tra famiglia e territorio.»

Qual è il bagaglio che si porta la Santapiada?

Ma qual è il messaggio espresso da questo evento? Nonostante l’aria di festa e il clima di leggerezza, l’obiettivo è quello di proteggere l’identità gastronomica locale contro l’omologazione industriale. La quasi totalità degli artigiani ha raccontato di come il mondo oggi sia veloce, precotto, confezionato e che, oggi, la piadina rivendica il suo posto come rito autentico, che parla di mani e non di macchine.

Il senso di tradizione e di comunità

Chiaramente, la festa non si è fermata solo al gusto, ma lungo il corso delle piazze e dei vicoletti, si sono alternati spettacoli dal  vivo e piccole esposizioni: i protagonisti sono stati musicisti di strada, performance per bambini, laboratori artigiani e spazi espositivi. La partecipazione a questo evento, come al solito, è stata altissima. Il clima estivo e la bellezza di un paese come Santarcangelo riescono sempre a stupire, fondendo un po’ di bellezza urbana con un bel po’ di spirito popolare

L’unione di gusto e identità

I visitatori più attenti della Santapiada hanno anche potuto scoprire la storia della piadina attraverso storie, aneddoti e curiosità. Come, per esempio, la storica diatriba tra la piadina emiliana e la piadina romagnola: mentre nel riminese la piada è più sottile, alcuni rivendicano quella più “alta”, simbolo di un tempo in cui ogni centimetro di impasto doveva saziare, nutrire e unire.

Quindi, la Santapiada non è stata solo una fiera gastronomica, ma un vero e proprio evento identitario, con un percorso che ha spaziato dal gusto fino ad arrivare alla storia. Il senso di comunità è percepibile e si ritrova intorno ad un sapore comune e ad un profumo che parla di casa. La Santapiada insegna che il cibo può essere memoria, appartenenza e cultura e, anche quest’anno, Santarcangelo è stata l’assoluta protagonista. 

Fonte immagine in evidenza: www.lavalmarecchia.it

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Ci ritroviamo impreparati dinanzi ad un mistero che da sempre l'uomo ha cercato di spiegare attraverso la musica, la poesia, il cinema ma in fondo nessuno sarà mai in grado di spiegare in modo oggettivo cosa sia l'amore, bisogna sperimentare, scoprire e affidarsi al proprio istinto. È a quel punto che entra in gioco la seconda fase, quella dell’amore vero e proprio. Amore: un sentimento profondo e duraturo che va oltre la passione L’amore prevede affetto per una persona, non si può amare qualcuno senza prima volerlo bene. Ma tutto ciò implica la stima, l’ammirazione e il rispetto per una persona che, a nostro parere, pensiamo di amare. L'amore, a differenza dell'innamoramento, si fonda su basi più solide, su un legame più profondo e radicato. E' un sentimento che cresce nel tempo, si nutre di conoscenza reciproca e di condivisione di valori e obiettivi. L'amore vero va oltre l'attrazione fisica e l'idealizzazione, abbracciando anche le imperfezioni e le fragilità dell'altro. 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