Utilizzare il linguaggio audiovisivo per riflettere sul tema della trasformazione e sul rapporto tra l’essere umano e il mondo che lo circonda. È questa la prospettiva da cui nasce il cortometraggio “Le monde après la pluie”, opera dell’artista di origini argentino-tunisine – ora residente in Francia – Eva Medin, presentato a Roma negli spazi indipendenti di Condotto48. L’opera si inserisce nel solco delle grandi avanguardie artistiche europee, richiamando la visione onirica del Surrealismo di maestri come Max Ernst.
Indice dei contenuti
Caratteristiche del cortometraggio Le monde après la pluie
| Aspetto | Dettaglio |
|---|---|
| Artista | Eva Medin |
| Durata | Circa 9 minuti |
| Linguaggi | Cinema, danza, musica, scultura |
| Interprete | Calixto Netto (danzatore) |
| Riferimenti | Max Ernst, Philippe Curval |

L’opera – proiettata il 14 marzo 2026 – rappresenta una delle tappe della ricerca visiva portata avanti dall’artista negli ultimi anni. Con una durata di circa nove minuti, il video propone un’esperienza sensoriale e visiva estremamente intensa, capace di creare un immaginario complesso fatto di metamorfosi, trasformazioni ed ibridazioni del corpo in pochi minuti. Il titolo del lavoro si ispira a due importanti riferimenti culturali: il dipinto surrealista “L’Europe après la pluie II” di Max Ernst e l’omonimo romanzo di fantascienza dello scrittore Philippe Curval. Partendo da questi punti di riferimento, Medin costruisce un’opera che fonde cinema, danza, musica e scultura, dando così vita a una narrazione visiva che mette al centro il tema della metamorfosi.
“Le monde après la pluie”: un corpo in trasformazione
Il fulcro del cortometraggio è rappresentato dalla figura enigmatica che, durante i nove minuti di proiezione, attraversa lentamente lo spazio scenico, rappresentato da un paesaggio desolato. Il personaggio – o forse sarebbe meglio definirlo come entità – indossa un costume composto da elementi geometrici e ciò che sembrano frammenti di rottami, che ne alterano completamente la silhouette. Durante la visione non è mai chiaro se ciò che appare all’interno dello schermo sia un essere umano o una macchina. Questa ambiguità è proprio uno degli elementi chiave del lavoro: lo spettatore infatti non riceve mai indicazioni chiare e precise sull’identità della figura, né sul tempo o sul luogo in cui l’azione si svolge. Come spiegato dalla stessa artista durante l’incontro con il pubblico, questa enigmaticità è intenzionale: ciò che le interessa non è infatti definire l’identità del soggetto, bensì mostrare il processo di trasformazione che esso attraversa.

E questo viene reso palese durante la proiezione del video, in cui il corpo sembra progressivamente disgregarsi. I blocchi che compongono il costume iniziano a smontarsi, incrinarsi e separarsi dal corpo del performer. La struttura si rompe sotto l’effetto della pioggia e del movimento, lasciando emergere nuovi elementi. Questa fase è accompagnata da colonne sonore – unico elemento uditivo presente – che risultano dissonanti e disturbanti. Tra i vari frammenti compaiono anche elementi vegetali, come a dimostrazione che, anche dalla distruzione più totale, vi è la possibilità della rinascita. La metamorfosi diventa in questo modo il vero centro narrativo dell’opera.
Il linguaggio visivo tra danza, scultura e cinema
Uno degli aspetti interessanti del cortometraggio è il modo in cui diversi linguaggi artistici vengono integrati tra loro. “Le monde après la pluie” è proprio un progetto nato dalla mescolanza di differenti discipline artistiche. Il lavoro è stato sviluppato durante una residenza creativa realizzata insieme al danzatore Calixto Netto. In questa fase di ricerca il costume è stato progettato direttamente sul corpo del performer e adattato ai suoi stessi movimenti. Questo processo è stato estremamente influente per la costruzione dell’intero video: molte delle immagini non derivano da una sceneggiatura tradizionale, bensì dal lavoro sperimentale basato sull’interazione tra corpo, materiali e movimento.
L’opera non è stata portata avanti solamente dalla Medin: alla realizzazione del video hanno collaborato anche Leonardo Fabini, stagista e assistente alla produzione, il danzatore Calixto Netto, interprete della figura centrale del film, e Guillaume de la Forest Divonne, responsabile della fotografia. Il risultato finale dell’intero lavoro congiunto è quello di permettere all’artista di esplorare il corpo come uno spazio di relazione tra l’individuo e l’ambiente che lo circonda, trasformandolo così in un luogo di sperimentazione simbolica e visiva.
Un immaginario tra fantascienza e spiritualità
Nonostante l’estetica quasi robotica dell’entità, l’opera non si limita ad evocare un immaginario tecnologico. Il film infatti non ci indica una determinata epoca storica; piuttosto suggerisce una dimensione più ampia che unisce elementi di fantascienza a una riflessione spirituale sul rapporto tra l’essere umano e il mondo naturale. Nel video l’acqua assume un ruolo centrale. La pioggia diventa un agente di trasformazione capace di dissolvere le forme e generare nuove configurazioni. Attraverso questo processo Medin suggerisce che tutte le forme di vita siano profondamente interconnesse tra loro. La metamorfosi del protagonista diventa così una metafora della condizione universale: ogni forma di vita è destinata a cambiare, attraversando momenti di disgregazione e rigenerazione.

“Le monde après la Pluie”: l’artista
Nata in Brasile nel 1988 e attualmente residente a Marsiglia, Eva Medin sviluppa da anni una ricerca artistica che unisce arti visive, performative e scenografiche. Cresciuta in un ambiente multiculturale – con madre tunisina e padre argentino – ha costruito la sua arte facendosi influenzare sia dalla dimensione teatrale che dal contatto con l’ambiente naturale. Dopo gli studi di scenografia alla Scuola d’Arte di Monaco e la formazione all’École des Arts Décoratifs di Parigi, ha iniziato a collaborare con il mondo della danza, sviluppando una pratica immersiva in cui il rapporto tra corpo e spazio diventa centrale. Negli ultimi anni, poi, il suo lavoro ha ricevuto importanti riconoscimenti internazionali, come il Prix des Amis du Palais de Tokyo, l’Art Collector Prize e il Talent Contemporain Prize. Le sue opere sono state inoltre esposte in istituzioni come il Palais de Tokyo e il Centre Wallonie-Bruxelles, oltre che in mostre collettive a Londra, Los Angeles e Taipei.

L’evento a Condotto48
La presentazione del cortometraggio si è svolta negli spazi di Condotto48, realtà artistica indipendente nata nel 2020 da un gruppo di studenti legati all’Accademia di Belle Arti di Roma. L’equipe – composta da Francesca Romana Cicia, Caterina Sammartino, Maria Verdiana Bove, Luca di Terlizzi ed Emanuele Fasciani – che si occupa della tenuta del luogo è formata da giovani artisti visivi multidisciplinari, che danno la possibilità al proprio pubblico di visualizzare le varie installazioni da loro create all’interno dello stesso spazio, rendendo l’esperienza del visitatore ancora più immersiva e completa. Lo spazio si propone come una piattaforma dedicata alla sperimentazione contemporanea e alla collaborazione tra discipline differenti. In questo contesto “Le monde après la pluie” si inserisce perfettamente come progetto capace di dialogare con linguaggi artistici differenti.

Informazioni su Condotto48
“Le monde après la pluie” dell’artista Eva Medin sarà visitabile dal 15 marzo al 23 maggio 2026, con accesso su appuntamento, nell’ambito della programmazione culturale dello spazio dedicata all’arte contemporanea ed alla sperimentazione interdisciplinare. Per avere maggiori informazioni sulle iniziative dello spazio, vi consigliamo di visitare il loro account Instagram.
Fonti dell’immagine: archivio personale.

