“Risonanza – Dietro al Primo Maggio”: il docufilm

Primo Maggio

Risonanza – Dietro al Primo Maggio” è un docufilm di Alfonso Bergamo trasmesso il 16 marzo 2026 in anteprima al “The Space Cinema Moderno” di Roma. Presenta tutto ciò che c’è dietro l’attesissimo concerto che ogni anno ha luogo il 1º maggio a Roma, precisamente in Piazza San Giovanni.

Il Primo Maggio non è una data qualsiasi

Il Primo Maggio non è una data qualsiasi, è il giorno in cui si celebra la Festa dei Lavoratori: un’occasione unica per onorare e sottolineare i diritti di tutti i lavoratori, dal lavapiatti al cantante. Per rendere ulteriormente speciale questa giornata di festa, da ben 38 anni la Piazza di San Giovanni a Roma ospita il concertone del Primo Maggio. Un evento unico, gratuito e pieno di musica e gioia, reso possibile grazie al lavoro eccezionale di un’equipe che, per l’intero arco dell’anno, lavora a trecentosessanta gradi per la realizzazione del progetto.

Il lavoro dietro ad un evento di tale portata è stato testimoniato, passo dopo passo, grazie alla realizzazione del docufilm “Risonanza – Dietro al Primo Maggio di Roma”. Il film di Alfonso Bergamo, prodotto da iCompany e realizzato in collaborazione con CGIL, CISL e UIL, è stato trasmesso in anteprima assoluta lunedì 16 marzo 2026 al “The Space Cinema Moderno” di Roma e andrà in onda sulle reti RAI in una data compresa tra il 25 ed il 30 aprile 2026, come sottolineato al termine del docufilm dal direttore artistico Massimo Bonelli.

L’anteprima di “Risonanza – Dietro al Primo Maggio”: parlano i protagonisti

In occasione dell’anteprima di “Risonanza – Dietro al Primo Maggio di Roma” al “The Space Cinema Moderno” sono stati invitati alcuni dei protagonisti del docufilm: i rappresentanti di CGIL, CISL e UIL Ivano Gualerzi, Anna Greco e Antonio Ascenzi, il produttore e direttore artistico del Primo Maggio Massimo Bonelli e il capoautore del Primo Maggio Cristiano D’Alisera. Oltre all’intervento dei protagonisti non è potuto mancare quello del regista Alfonso Bergamo, sommerso dagli applausi del pubblico.

Primo Maggio
La presentazione del docufilm da parte dei protagonisti

Ad aprire le danze è stata Anna Greco, rappresentante della CGIL, che presenta il Primo Maggio come “un evento storico che ci permette di entrare in contatto con i ragazzi che stanno in piazza ma anche con gli spettatori della diretta televisiva. Ma contestualizza anche delle problematiche legate al nostro Paese come il lavoro”.

Segue l’intervento di Ivano Gualerzi, rappresentante della CISL, il quale si conferma sulla stessa lunghezza d’onda, sottolineando anche la longevità dell’ormai storico concerto: “È un modo per veicolare i temi nostri, i temi del sindacato, utilizzando la musica. È un’idea che venne tanti anni fa ed ora il Primo Maggio è diventato un appuntamento importante. Tra due anni festeggeremo la quarantesima edizione”.

Antonio Ascenzi, rappresentante della UIL, aggiunge un elemento fondamentale alla discussione, mettendo in evidenza la centralità del Primo Maggio politico, oltre che quello musicale: “Il Primo Maggio è un tutt’uno. Non è soltanto il concerto, anzi il concerto è la conclusione della giornata ed è un modo per avvicinare i giovani attraverso la musica a temi di attualità”.

Poi la parola è passata a Massimo Bonelli, produttore e direttore artistico del Primo Maggio, nonché figura di riferimento per tutto il team di lavoro, come si scoprirà nel corso del docufilm. Il primo elogio di Bonelli è stato rivolto al regista Bergamo, con cui si è creato un rapporto speciale durante la realizzazione del progetto: “Siamo stati fortunati ad incontrare Alfonso Bergamo che ha fatto un lavoro eccezionale. Non ci siamo più resi conto che c’erano le telecamere che ci riprendevano, quindi è uscita molta umanità”. Bonelli è il collante tra tutto lo staff che lavora 365 giorni l’anno per la riuscita dell’evento, come è ben evidente nel film: “Sono alla dodicesima edizione che mi appresto a realizzare, si è creato un bel team e questo è stato il movente per creare un docufilm. Si è potuto fare perché veramente abbiamo costruito il clima giusto”, ha sottolineato il direttore artistico nella presentazione del film.

Il rapporto di sincera amicizia e stima tra Bonelli e D’Alisera è evidente, infatti i due hanno presentato il loro progetto con una complicità unica e le parole del capoautore del Primo Maggio, Cristiano D’Alisera, ne sono la testimonianza: “Il lavoro di cucitura, il lavoro musicale grosso lo fa Massimo, che è di creare il cast musicale. Noi andiamo a cucire gli interventi di parola o anche di spettacolo, che non è la canzone vera e propria. Noi seguiamo il tema della giornata, che è quello che ci suggeriscono i sindacati. Immaginate 200.000 persone o 100.000, non so quante sono. Si crea una cosa magica che va al di là poi del testo che possiamo scrivere. Quello è il fuoco secondo me: quel momento unitario di aggregazione in cui ci sono centinaia di decine di migliaia di ragazzi insieme”.

Bonelli ha riassunto il tutto con una chiosa finale, emozionante e indubbiamente significativa, mettendo in evidenza le difficoltà di un percorso e la gioia nel realizzarlo: “Quando affronti un evento così grande, se non sei insieme, se non hai delle spalle a cui appoggiarti, delle persone con cui confrontarti, con cui anche scazzarsi o trovare momenti di emozione comune, non c’è la possibilità di fare un lavoro del genere”.

Primo Maggio
Le parole del regista Alfonso Bergamo

Il microfono è poi passato al regista Alfonso Bergamo che, rimarcando la gioia nell’essere lì, ha anche aggiunto un curioso aneddoto riguardo il suo primo incontro con Bonelli: “C’è un aneddoto molto particolare legato a Massimo, perché quando ci hanno presentati abbiamo compreso che Massimo mi conosceva da quando io ero bambino. Andava a scuola con mio fratello, quindi mi ha visto proprio piccolino. Da lì è nato questo rapporto, ci siamo conosciuti man mano”, spiega Bergamo.

“Risonanza – Dietro al Primo Maggio”: la trama del docufilm

L’applauso scrosciante del pubblico del “The Space Cinema Moderno”, accompagnato dallo spegnersi delle luci, ha catapultato la sala nel cuore del docufilm.

La finta quiete della Capitale mascherata da una musica di sottofondo a coprire il rumore dei clacson delle macchine, impazienti che scatti il verde al semaforo. I piccioni che svolazzano in cerca delle briciole lasciate dai passanti, i quali, con le cuffiette nelle orecchie, approfittano di quel poco di sole che offre Roma per una passeggiata nella città più bella del mondo. È questa l’immagine che Alfonso Bergamo utilizza per introdurre il suo docufilm. Poi si entra nel clou della narrazione andando a fare una notevole marcia indietro con la macchina del tempo ed arrivando all’anno scorso, il 2025. Tra una riunione e l’altra nei vari studi romani, “Risonanza – Dietro al Primo Maggio di Roma” descrive in modo meticoloso ma molto chiaro e diretto i mesi antecedenti al concertone del Primo Maggio 2025. Le testimonianze, dirette e non, dei protagonisti di un progetto complicato ma affascinante, portano lo spettatore a rivivere dei momenti unici e per nulla scontati. Il lavoro dietro le quinte, le divergenze e le scelte fondamentali da prendere sono alcuni degli elementi che caratterizzano il docufilm, catturando minuto dopo minuto l’attenzione di tutti i presenti in sala.

La Risonanza dei morti sul posto di lavoro

Risonanza” non è un termine scelto casualmente: dietro ad una parola all’apparenza semplice si nasconde un significato profondo. Risonanza indubbiamente esalta il concetto di musica, elemento fondamentale alla base del concerto del Primo Maggio, nonché forma di comunicazione universale e piena di significati.

Ma quando parliamo di risonanza, parliamo anche del rumore dietro al Primo Maggio da un punto di vista politico. Non è un giorno come gli altri, è un giorno in cui si festeggiano i milioni di lavoratori italiani e non, che godono di diritti fondamentali, di cui purtroppo non sempre tutti possono usufruire. Il Primo Maggio è una giornata speciale, che deve risuonare nelle menti di ognuno di noi, che deve far rumore soprattutto in memoria di tutte le persone che, durante il loro turno lavorativo, hanno perso la vita.

L’eccellente lavoro svolto da Bonelli insieme a tutto il suo team, in collaborazione con CISL, CGIL e UIL, ha lo scopo di unire anziani, adulti e bambini grazie ad uno strumento forte come la musica, per trasmettere un messaggio altrettanto forte e non scontato: dar valore a chi lavora ogni giorno per sé stesso o la sua famiglia, con la speranza che i diritti di ognuna di queste persone vengano sempre rispettati e, soprattutto, con l’obiettivo di non vedere più vittime sui posti di lavoro.

Fonte immagini: archivio personale

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