Cofanetto Franks: storia, rune e significato del tesoro anglosassone

Cofanetto Franks: rune anglosassoni e alfabeto latino

Nel V secolo d.C., gli Anglosassoni svilupparono un sistema alfabetico detto fuþorc, costituito da 33 rune ed evolutosi dal fuþark antico di 24. Questo alfabeto runico fu utilizzato per scrivere in antico inglese e antico frisone. L’uso delle rune, strumento di scrittura pagano, avrebbe potuto entrare in conflitto con la cristianizzazione dell’Inghilterra avviata nel 597. Invece, il clima di tolleranza favorì la loro sopravvivenza accanto all’alfabeto latino. Un oggetto che testimonia magnificamente questa armonica commistione tra mondo cristiano e germanico è il Cofanetto Franks.

Cos’è il cofanetto Franks?

Il Cofanetto Franks è uno scrigno anglosassone risalente all’VIII secolo, considerato un capolavoro dell’arte insulare. Prende il nome da Sir Augustus Wollaston Franks, che lo donò al British Museum nel 1867, dove è tuttora conservato. È noto anche come Cofanetto Auzon, dal luogo in Francia in cui fu ritrovato. Realizzato in osso di balena, si ritiene provenga dal regno di Northumbria. La sua eccezionalità risiede nel sincretismo culturale: unisce iscrizioni in rune anglosassoni (fuþorc) e in alfabeto latino, raffigurando scene della mitologia germanica, della storia romana e della tradizione cristiana.

Le immagini e le iscrizioni si integrano in un complesso disegno, trasformando l’oggetto in una sorta di enigma da risolvere. Un pannello laterale, originariamente parte del cofanetto, è oggi esposto al Museo Nazionale del Bargello a Firenze.

I pannelli del cofanetto in sintesi

Pannello Scene e temi principali
Anteriore Mito di Weland il fabbro (germanico) e Adorazione dei Magi (cristiano). Tema: il dono.
Sinistro Mito di Romolo e Remo (romano). Tema: il viaggio lontano dalla patria.
Destro Scena di difficile interpretazione, forse legata a una saga perduta. Tema: la morte e la sventura.
Posteriore Conquista di Gerusalemme da parte di Tito (romano/storico). Tema: la guerra e la giustizia.
Coperchio Scena con un arciere, forse l’eroe Egill. Manca l’iscrizione. Tema: la difesa.

Analisi dettagliata dei pannelli

Il pannello anteriore

Il pannello anteriore presenta due scene: a sinistra, Weland il fabbro, protagonista del Carme di Völundr; a destra, l’Adorazione dei Re Magi. L’accostamento di una leggenda germanica e di un episodio evangelico esprime un messaggio unitario attraverso l’allitterazione delle rune. Il testo, che descrive il materiale del cofanetto, usa versi con allitterazione in ‘f’ (runa per ricchezza) e ‘g’ (runa per dono). Weland, artefice di tesori, e i Magi, portatori di doni, incarnano questi concetti, unendo le due culture sotto un tema comune.

Il pannello sinistro

Sul pannello sinistro sono raffigurati Romolo e Remo allattati da una lupa nel bosco. La scelta dei gemelli romani è legata al tema del viaggio: allontanati dalla patria, il loro nome e quello di Roma iniziano con ‘r’. L’iscrizione runica presenta un’allitterazione in ‘r’, la cui runa significa appunto “viaggio”, collegando così testo e immagine in modo indissolubile.

Il pannello destro

Questo pannello è il più enigmatico. Il testo presenta rune vocaliche criptate, suggerendo un messaggio destinato a un lettore specifico. Le immagini mostrano un cavallo vicino a un tumulo funerario, una figura femminile e un guerriero. L’allitterazione sulla runa ‘h’, che significa ‘grandine’ (simbolo di sfortuna), insieme al tumulo e al cavallo (animale legato all’oltretomba nella tradizione germanica), evoca un’atmosfera di morte e sventura.

Il pannello posteriore

Qui è rappresentata la conquista di Gerusalemme da parte dell’imperatore Tito nel 70 d.C. L’iscrizione mescola caratteri latini e runici. Il nome di Tito allittera su se stesso, usando due volte la runa ‘t’, che rappresenta Tyr, il dio germanico della guerra e della giustizia. Il significato della runa si accorda perfettamente con l’episodio di un imperatore vittorioso che impone la sua legge.

Perché le rune furono tollerate in un’area cristiana?

Beda il Venerabile, monaco e storico anglosassone, nella sua celebre Historia ecclesiastica gentis Anglorum, conferma l’uso delle rune. Questa tolleranza si deve in gran parte alla visione illuminata di Papa Gregorio Magno. Egli, nel promuovere la missione evangelizzatrice del 597, chiese ai monaci di non distruggere le usanze pagane, ma di reinterpretarle in chiave cristiana. Questo approccio, documentato dalle fonti storiche e discusso da istituzioni come il British Museum, mirava a integrare le tradizioni locali per favorire una conversione graduale e pacifica, permettendo così la coesistenza di rune e fede cristiana.

Fonte immagine: Wikipedia


Articolo aggiornato il: 25/09/2025

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