Coralli e barriere coralline in Italia

Coralli e barriere coralline

I coralli sono organismi particolari che hanno ispirato tanti miti e leggende, ma che sono stati anche oggetto di dibattito tra gli scienziati. Sono simili ad alberi fioriti attaccati alle rocce in fondo al mare ma, contrariamente a come si potrebbe immaginare, non sono parte della flora marina, bensì della fauna. I coralli sono infatti piccoli animali, simili a mini-anemoni, chiamati polipi, che possono formare colonie. Le colonie vanno a costituire lo scheletro comune che diventa la base della barriera corallina.   

Corallo e Coralli

Solo nella metà del 18° secolo il corallo è stato classificato come animale, più precisamente della famiglia dei pungenti: i Cnidaria. Le prime osservazioni sul corallo risalgono a Plinio il Vecchio, nel I secolo d.C., che parlò della tipologia più diffusa oggi nel mondo dei gioielli e degli ornamenti: il corallo rosso.

Il corallo ha una particolarità: una volta portato in superficie, muore. E questa caratteristica lo rese subito leggenda: una volta che la pianta veniva estratta dall’acqua, si trasformava in pietra. Per la mitologia, quando Medusa fu uccisa da Perseo, la sua testa fu riposta in un sacco, coperta da alghe e giunchi nati sott’acqua. Questi al contatto con l’acqua si pietrificarono e assunsero un colore rosso, ramificando a mo’ di serpenti. «Anche adesso la natura dei coralli conserva questa caratteristica, cioè di acquistare rigidità al contatto con l’aria, così che quello che era giunco sott’acqua, sopra diventa pietra» spiegava Ovidio più di duemila anni fa.

Il corallo, ancora oggi, è una “pietra di sangue” ed è anche un simbolo con valore apotropaico.

Coralli solitari, coloniali, costruttori di barriera, molli, falsi… In realtà esistono al mondo tante specie di coralli. Non tutti costruiscono uno scheletro calcareo, come i coralli duri. Alcuni hanno caratteristiche diverse; i coralli molli, ad esempio, crescono generalmente più velocemente di altri. Alcuni vivono alla superficie in acque tropicali calde, altri in profondità, altri in acque fredde. Si parla di più di 1600 specie diverse.

A loro volta, i coralli, ramificatisi in barriere coralline riescono a creare un ecosistema che accoglie oltre 4000 specie di pesci. Le barriere sono composte da una moltitudine di specie di corallo che formano insieme un ecosistema. Anzi, le barriere coralline sono tra i più grandi e complessi ecosistemi al mondo, perché ospitano migliaia di pesci, granchi, molluschi e altri abitanti delle acque. Esse sono per i loro abitanti rifugio, riserva di cibo, vivaio. Le barriere coralline coprono lo 0,2% degli oceani.

Oltre al preziosissimo e indispensabile ruolo che esse ricoprono per il mondo, sono anche una forte attrazione turistica e generano gran parte del reddito delle regioni tropicali come Australia, Indonesia, Filippine.

Corallium rubrum in Italia: pesca e lavorazione

Siccome ci sono tante specie di corallo, è bene sapere che i coralli non vivono solo ai tropici, ma anche nei nostri mari. Nel Mediterraneo, ad esempio, troviamo il tipico corallo rosso, che viene pescato nel Sud Italia, in Grecia, Corsica, Francia e Spagna, ma anche in Marocco  e su alcune coste dell’Adriatico.

Nel 2019 proprio nel Mar Adriatico è stata scoperta una barriera corallina ad appena 50 metri di profondità. Il ritrovamento, ad opera dei ricercatori dell’università di Bari, è avvenuto a 20 km dalle coste di Monopoli, in Puglia.

Fino agli anni Ottanta nel nostro Paese, quando ancora molti pescatori, per ignoranza, credevano fosse una pianta che ricrescesse velocemente, il corallo veniva pescato in ogni modo. La pesca illecita del corallium rubrum è stata un terribile danno per l’ecosistema marino. Per questo la pesca dei coralli oggi è severamente regolamentata.

Il punto principale della pesca del corallo rosso è la Sardegna, soprattutto la città di Alghero, mentre quella della lavorazione è senza dubbio Torre del Greco, che fa scuola nel mondo.

Colore rosso vico, diametro di circa 1,5 mm, il corallo rosso è pescabile dai 30 ai 150 metri di profondità. Più si scende in profondità più il corallo è prezioso. Per pescarlo si usa la “tecnica dell’ingegno”, con degli strumenti che sono particolari croci di legno a cui sono legate reti da pesca, trascinate dalle barche. Il corallo è tranciato alla base e cade in rete. Le tecniche di lavorazione sono prettamente artigianali e richiedono anche macchine ad alta precisione.

Fonte immagine: Flickr

A proposito di Federica Grimaldi

Ventenne appassionata di arte e letteratura. Entra a far parte del team di Eroica per dedicarsi alla stimolante attività della scrittura.

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