Differenze tra il giapponese e il coreano, le 5 principali 

Differenze tra il giapponese e il coreano, le 5 principali 

Accanto al cinese e al giapponese, il coreano si configura senza dubbio tra le lingue orientali più note e studiate negli ultimi anni. In questo articolo si individueranno le 5 principali differenze tra il giapponese e il coreano.

È sempre maggiore la popolarità delle lingue orientali negli ultimi anni e, in realtà, si tratta di un successo ben fondato in quanto risultano sempre più come le lingue del futuro. È risaputo che conoscere le lingue occidentali più diffuse (inglese, spagnolo e francese) è una prerogativa indispensabile in ogni ambito lavorativo, ma specializzarsi in una o più lingue orientali apre ulteriori, e forse maggiori, porte lavorative nel momento in cui sempre più aziende occidentali ne richiedono la conoscenza. Basta considerare il recente sopravvento del commercio cinese, indiano, arabo, giapponese sul nostro Bel Paese e, più in generale, in tutta la Comunità Europea.
 
Le lingue asiatiche più parlate sono il cinese e il giapponese ma occorre precisare che, negli ultimi anni, il coreano ha raggiunto vette mai conseguite in precedenza, talvolta confondendosi con il cinese e, in particolare, il giapponese a causa della rispettiva vicinanza geografica dei due Paesi. Tuttavia occorre precisare che, pur presentando delle similitudini, le differenze tra il giapponese coreano sono varie.
 
La prima delle differenze tra il giapponese e il coreano va individuata nelle particelle che, nelle due lingue, servono ad indicare i complementi e ad aggiungere un contesto all’orazione. La struttura della frase si presenta pressoché identica, ma le particelle coreane presentano più opzioni nel momento in cui, a differenza del giapponese (in cui si utilizzano sempre le stesse, a prescindere dal grado di formalità), in coreano si è molto rigidi circa il rispetto di determinati gradi di cortesia.
 
Una seconda differenza risiede nei caratteri delle due lingue. Entrambe presentano un ampio numero di vocaboli di provenienza prevalentemente cinese, ma in giapponese parliamo dei kanji, introdotti tra il V e il VI secolo; in coreano vi sono gli hanja, apparsi precocemente intorno al 400 a.C.
Mentre è comune trovare i kanji nelle frasi giapponesi ogni giorno, per parlare coreano si possono omettere gli hanja, il cui utilizzo è facoltativo in quanto l’alfabeto ufficiale (l’hangul) non li prevede.
 
Le differenze tra il giapponese ed il coreano si estendono anche al piano della scrittura. Il coreano si presenta più semplice del giapponese; quest’ultimo utilizza diversi caratteri: gli hiragana, i katakana e i kanji. Parliamo, dunque, di 92 sillabe e 50.000 caratteri. In coreano, invece, l’alfabeto hangul è costituito molto più semplicemente da 10 vocali e 14 consonanti che si combinano tra loro per generare le sillabe.
 
Successivamente, il giapponese ed il coreano si differenziano nella pronuncia. La maggior parte degli studenti delle lingue orientali ritiene più semplice la pronuncia del giapponese, mentre quella delle sillabe coreane risulta essere più difficile e complessa. 
 
Infine, la quinta e ultima differenza è che, a differenza del giapponese, laddove è difficile capire quando termini una particella e ne cominci un’altra, in coreano sono invece presenti degli spazi tra le singole particelle.

Tuttavia, è necessario sottolineare che le differenze tra il giapponese ed il coreano non inducono a pensare che esistano delle lingue più difficili da studiare rispetto ad altre, perché è qualcosa che si interfaccia con la soggettività di chi esegue la scelta in questione.

Fonte immagine in evidenza: Pixabay

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A proposito di Mangiacapre Giulia

Sono Mangiacapre Giulia, ho 23 anni e sono laureata in Lingue, letterature e culture moderne europee presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II". Attualmente sono laureanda presso l'Università degli studi di Napoli "L'Orientale".

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