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Dipinti di Manet: 3 più belli da vedere

Dipinti di Manet: 3 più belli da vedere

Un pittore che sicuramente ha fatto la differenza nel corso della storia dell’arte, portando per la prima volta sulla scena personaggi della vita di tutti i giorni, fu Édouard Manet. Ci troviamo nel 1800, pieno romanticismo francese e tra i suoi 420 quadri, fu il primo ad avere il coraggio di rappresentare quella che sarà la modernità. Zingare, cantanti, lavoratori, questi i personaggi delle sue opere più famose. Affrontiamo un viaggio alla scoperta dei 3 dipinti di Manet più conosciuti.

Manet: le 3 opere fondamentali
1. Colazione sull’erba (1863)
Scandalo: Nudo femminile tra uomini vestiti.
2. Olympia (1863)
Scandalo: Rappresentazione di una prostituta con sguardo di sfida.
3. Il bar delle Folies-Bergère (1882)
Caratteristica: Malinconia e solitudine nella modernità parigina.

Colazione sull’erba, 1863

Oggi conservata al Museo d’Orsay di Parigi, tra i dipinti di Manet è stata l’opera più discussa dai parigini e fu coinvolta in uno degli scandali artistici più clamorosi della storia dell’arte per la rappresentazione di una donna nuda. Protagonisti della tela sono due uomini e una donna per l’appunto, intenti a consumare una colazione all’aperto. Vengono inseriti in una scena immaginaria, completamente slegati dal contesto in cui sono raffigurati, ovvero un sottobosco oltre al quale troviamo un fiume, appena abbozzato. Lo scandalo non nasceva dall’aver dipinto una nudità, ma dal fatto che la protagonista, rappresentata tra uomini vestiti con abiti moderni, non fosse un personaggio mitologico e nemmeno una ninfa, ma una parigina del tempo.

Olympia, 1863

Ostinatosi all’idea di voler rivoluzionare la nudità femminile, gli altri dipinti di Manet continueranno l’opera della prima. Lo fa proprio con Olympia, anch’essa conservata al Museo D’Orsay. La differenza sostanziale risiede nell’aver effettivamente raffigurato personaggi di un certo livello. Ad esempio notiamo la presenza della Venere di Urbino di Tiziano, la Maja desnuda di Goya e i temi, cari a Ingres, dell’odalisca e della schiava nera. Ma questi protagonisti vengono poi declassati nel modo in cui vengono dipinti dal pittore stesso all’interno del quadro. La Venere è, infatti, riprodotta dal suo artista come una sorta di prostituta su un letto sgualcito, con un’orchidea tra i capelli, un braccialetto al polso e un nastro di velluto nero al collo, che guarda allo spettatore. E a confermare questa immagine, accanto alla sua modella, una donna dalla pelle scura porge a Olympia un mazzo di fiori, forse un omaggio di un cliente. Inutile dire che anche in questo caso, fu uno dei dipinti di Manet, dove scandali e polemiche non furono da meno.

Il bar delle Folies-Bergère, 1882

L’ultima grande opera annoverata tra i dipinti di Manet prima di morire fu Il bar delle Folies-Bergère, che rappresentava l’interno delle Folies Bergère, un caffè-concerto, ritrovo della borghesia parigina. La protagonista, anche in questo caso femminile, era una delle bariste famose del bar, Suzon. Capelli biondi, raccolti, il volto malinconico, lo sguardo perso nei suoi pensieri, potrebbe perfettamente apparire come una dama parigina, se non fosse per la sua posa sgraziata. Visibilmente la giovane donna non è contenta del lavoro che è costretta a svolgere ed è come se tutto il rumore e la dinamicità del luogo, fossero avvolti dal silenzio e dalla solitudine che sprigiona la giovane. Il dipinto, esposto al Salon del 1882, venne giudicato anche questa volta inquietante e immorale, per aver introdotto in un ambiente dell’alta borghesia, un personaggio ambiguo.

Fonte immagine: Wikipedia.

Articolo aggiornato il: 12 Febbraio 2026

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