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Eroica Fenice

Egitto: scoperto “velum” di Tolomeo XII

Bassorilievo dal Tempio di Kom Ombo: Tolomeo XII riceve l’Ankh sacro dalle divinità al cospetto del dio Horus.

L’estate 2015 si è rivelata fitta di grandi scoperte archeologiche in Egitto. Dopo il rinvenimento delle sepolture neolitiche di Gebel Ramlah, antichissima necropoli del deserto occidentale vicina al confine con il Sudan, e delle tombe predinastiche di Tell el-Farcha, un villaggio di oltre 5000 anni situato nel Delta orientale, a 120 km dal Cairo – in realtà frutto della missione del 2014, ma annunciate come recenti pochi giorni fa dal Ministero delle Antichità – interessanti novità arrivano dalla necropoli di Sheikh Abd el-Qurna, durante gli scavi di Tebe Ovest, la moderna Luxor.

Tolomeo XII, ritrovato un oggetto unico

Il ritrovamento più significativo di quest’anno è stato eseguito da un team polacco, che ha recuperato un raro frammento di lino con un testo geroglifico dipinto a inchiostro. Il reperto presenta due colonne di cartigli, con bordi ornamentali intorno al nome del Faraone Tolomeo XII Aulete (80-51 a. C.), padre della celebre Cleopatra VII, l’ultima regina d’Egitto, a tutti conosciuta come la donna che stregò i due uomini più potenti di Roma: Giulio Cesare e Marco Antonio; «Cleopatra – scrive lo storico Giovanni Brizzi – era una donna con una visione politica lucida e strategica: era determinata a influenzare con le sue armi Roma per restituire potere al suo paese, allora estremamente instabile e sull’orlo di perdere la propria indipendenza». Nella terza colonna, un antico scriba pose il nome della dea Iside ed alcuni epiteti, poco leggibili. Il rinvenimento, unico, è avvenuto durante gli scavi di un pozzo profondo diciotto metri appartenente a una tomba di un dignitario del Medio Regno (2000 a.C. circa) nella necropoli di Sheikh Abd el-Qurna, rifunzionalizzata come sepoltura nel III Periodo Intermedio e in Epoca Tarda e, infine, nel VI sec. d.C., a scopi abitativi da monaci copti eremiti. «Siamo stati fortunati a scoprire questo oggetto unico» – ha spiegato Andrzej Ćwiek, Deputato a Capo della Missione, impiegato dell’Università Adam Mickiewicz e del Museo Archeologico a Poznań; gli scavi sono stati condotti sotto concessione ottenuta dal Centro di Archeologia Mediterranea dell’Università di Varsavia. «Non tutti i segni sono leggibili, ma il nome “Ptolmys” (Tolomeo) può essere visto tanto chiaramente quanto sulla Stele di Rosetta, il monumento fondamentale per l’Egitto, che permise a Jean François Champollion di leggere il testo geroglifico» – ha spiegato il dott. Ćwiek.

Secondo i ricercatori, il tessuto di lino doveva essere un “velum”, una tenda che copriva un’immagine sacra in un vicino tempio di Hathor, situato nei pressi di Deir el-Medina, un villaggio di artigiani preposto alle tombe reali nella Valle dei Re. Il velum costituiva, probabilmente, il dono di Tolomeo XII alla divinità, rinvenuto nell’area circostante in età cristiana dai monaci e riciclato per scopi pratici. «Il Faraone indubbiamente contribuì allo splendore del santuario. I suoi cartigli sono, tra gli altri, sulla porta del tempio, il che indica chiaramente il coinvolgimento del regnante nella sua creazione» – ha aggiunto il dott. Ćwiek. Secondo la sua opinione, il regnante poté finanziare la dotazione del tempio nella forma di numerosi accessori emblematici, incluso il velum recentemente scoperto.

Gli archeologi hanno estratto anche altri manufatti dal pozzo della tomba: sono stati individuati numerosi frammenti di ceramica faraonica e copta, mattoni crudi, frammenti di cartonnage, grani in faïence, amuleti, figurine ushabti in creta, collocate nelle tombe in grandi quantità e che, secondo una modalità simbolica, avrebbero dovuto lavorare in luogo del defunto dopo la sua morte, come richiesto dal dio Osiride. «Non contiamo di trovare la camera sepolcrale intatta. Certo, persino tra i monaci copti il sito fu riutilizzato, il che non cambia il fatto che possiamo già vantare una scoperta unica e sorprendente. Gli scavi continueranno nel febbraio del prossimo anno, quando indagheremo le camere ipogee» – ha concluso il dott. Ćwiek. L’antico Egitto, con i suoi stupefacenti, colossali monumenti, dopo secoli di studio, non cessa di affascinare la comunità scientifica ed il mondo intero con nuove scoperte e meraviglie.