Apollineo e Dionisiaco: Giorgio de Chirico approda in Campania

L’aDe Chiricorte emblematica ed enigmatica di De Chirico in scena in Campania fino al 18 marzo

Sarà una chiesa sconsacrata a ospitare le opere emblematiche di Giorgio De Chirico a Nola fino al 18 marzo: la mostra “Apollineo e Dionisiaco” porterà in Campania i toni e la trascendenza della pittura metafisica del XX secolo, valorizzando le opere di De Chirico realizzate tra il 1933 e il 1974.

La mostra è stata curata dall’organizzazione artistica Friarte, con Pasquale Lettieri, Ermenegildo Frioni e Marcello Palmintieri, e si svolgerà all’insegna della compenetrazione tra i toni sfumati e misteriosi della Chiesa sconsacrata dei Santi Apostoli e i guizzi trascendentali delle tele di De Chirico.

La Campania e la pittura metafisica di De Chirico, tra trascendenza e gusto mediterraneo

La Campania sembra aderire perfettamente ai contorni della pittura metafisica di De Chirico: fornisce una collocazione ottimale alle opere di un artista che amava catturare il pulviscolo atmosferico della luce naturale delle città mediterranee, bloccandolo nelle sue tele. Il polso di De Chirico imprimeva sulle sue tele una musica emblematica, quasi spettrale e stridente, che si sublimava nelle tonalità del cobalto, del verde e dell’arancio quasi sanguinante. I colori di De Chirico sembrano quasi gocciolare dai bordi del quadro per colpire violentemente (e placidamente al tempo stesso) l’osservatore, con delle tonalità che hanno la stessa disperazione calma dei tramonti.
I colori delle sue opere sono fatti per colpire senza lasciare abrasioni, ma solo un senso di straniamento o un leggero capogiro.
Il capogiro di trovarsi improvvisamente calati tra nature morte e paesaggi, tra pezzi di scultura e teste giganti, architetture e colori a tempera. De Chirico dà il meglio di sé quando conduce l’occhio umano all’interno di spazi circoscritti e trascendenti, illuminati dalla luce del giorno che copre la superficie in modo drammatico: i raggi solari non illuminano, ma aderiscono allo spazio come ragnatele infuocate.
L’ossessione dell’artista per le architetture essenziali e per gli ambienti non realistici, gli conferiscono un’aura di misticismo che sconfina nelle sfumature oltremare: s’interessò anche alla scenografia, all’incisione, alla scultura in bronzo e alla litografia a colori.
La mostra “Apollineo e Dionisiaco” ospiterà circa 40 tele: olii su tela, incisioni, litografie, tra classicità, toni emblematici e suggestioni mistiche.
Gli orari saranno i seguenti: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 17:30 alle 20:30, e il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 17:30 alle 21.

A proposito di Monica Acito

Monica Acito nasce il 3 giugno del 1993 in provincia di Salerno e inizia a scrivere sin dalle elementari per sopravvivere ad un Cilento selvatico e contraddittorio. Si diploma al liceo classico “Parmenide” di Vallo della Lucania e inizia a pubblicare in varie antologie di racconti e a collaborare con giornali cartacei ed online. Si laurea in Lettere Moderne alla Federico II di Napoli e si iscrive alla magistrale in Filologia Moderna. Malata di letteratura in tutte le sue forme e ossessionata da Gabriel Garcia Marquez , ama vagabondare in giro per il mondo alla ricerca di quel racconto che non è ancora stato scritto.

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