La politica linguistica in Giappone e le sue contraddizioni

Per politica linguistica nel Giappone moderno si intende la politica intrapresa dal governo a partire dalla Restaurazione Meiji del 1868 e proseguita fino al secondo dopoguerra per promuovere e diffondere l’unità linguistica su tutto il territorio giapponese. Attraverso la diffusione del kokugo (lingua nazionale), a partire dagli anni Trenta, si mirava al rafforzamento e alla diffusione degli ideali del nazionalismo e dello spirito nazionale (kokutai). Questi principi, presenti fin dalla Restaurazione, furono rafforzati al punto da diventare il polo attorno a cui ruotò la politica aggressiva del Giappone fino alla sconfitta del paese nel 1945.

Politica linguistica in Giappone
Ritratto dell’imperatore Meiji/ Shuricas-tle

Kokugo e nazionalismo

Per “kokugo” si intende la lingua nazionale giapponese standard, libera dai dialetti e parlata esclusivamente dal popolo giapponese (kokumin). L’idea di kokugo è strettamente legata all’ideologia nazionalista: serviva a unificare la nazione e ad esprimere un’identità culturale distinta. Dopo una prima fase di riorganizzazione interna, infatti, il governo intraprese ogni iniziativa per consolidare la propria posizione nello scacchiere mondiale. Si può dedurre che all’origine della creazione dell’idea del kokugo vi fosse un iniziale sentimento di rivalsa nazionale, originato dalle imposizioni delle potenze europee e degli Stati Uniti, a partire dalla stipula dei trattati ineguali del 1858. È proprio con l’avventura imperialista che il concetto di kokugo assunse tratti più precisi e si legò al concetto di kokutai. Per questo motivo, la lingua parlata da persone che non facevano parte della comunità nazionale, veniva chiamata nihongo (lingua giapponese). Questa netta distinzione, tuttavia, fu riformulata durante l’espansione coloniale, ovvero nel momento in cui divenne necessario dare un orientamento culturale alle popolazioni assoggettate.

La politica linguistica in Giappone
Cartolina realizzata per esaltare il “Patto Tripartito” tra Italia, Germania e Giappone/ JayCub-by

Politica linguistica estera

Il kokugo fu concepito come mezzo di omologazione anche nelle colonie. Il caso principale è la Corea, dove la politica linguistica raggiunse il suo apice quando il giapponese fu imposto come lingua nazionale. Inoltre, a partire dal 1940, la politica del sōshi kaimei imponeva misure particolarmente sfavorevoli per la popolazione coreana, come la conversione dei cognomi coreani in cognomi giapponesi.

La politica linguistica in Giappne
Annuncio della politica Sōshi-kaimei, scritta sia in giapponese che in coreano/ Koi-ka

Politica linguistica interna

Già nell’era Tokugawa, la frammentazione in feudi aveva creato le condizioni ideali affinché ogni han sviluppasse il proprio dialetto (hōgen). La creazione di uno stato centralizzato, tuttavia, pose la necessità di una lingua unificata, anche per consentire la creazione e il funzionamento di un apparato statale capillare. Il concetto di amore per la patria (aikoku) finì per essere indissolubilmente legato alla conoscenza e all’uso del kokugo. Di conseguenza, il popolo dovette liberarsi dai dialetti che si configuravano, dal punto di vista del nuovo governo, come qualcosa di impuro e da sradicare. Emblematico è lo slogan: “hōgen bakumetsu” che invitava ad “eliminare i dialetti”. Questa politica repressiva nei confronti delle varianti dialettali diede origine a quello che comunemente viene definito complesso dialettale, ovvero un crescente complesso di inferiorità da parte di coloro che, abitanti di zone lontane da Tokyo, non erano riusciti a padroneggiare il kokugo. Un caso in particolare è quello delle Isole Ryūkyū (Okinawa). Sebbene la lingua parlata in queste isole sia considerata più una lingua a sé stante che un vero e proprio dialetto giapponese, il governo la represse. Intorno al 1907, vennero introdotte punizioni e hōgen fuda (carte dialettali), appese persino al collo degli studenti che parlavano in dialetto. Il risultato di tutto ciò fu che l’interesse per l’apprendimento diminuì ed i tassi di abbandono scolastico aumentarono.

Politica linguistica in Giappone
La carta dialettale (hogen fuda)/  TeresaPik-ler

La politica linguistica del Giappone moderno si rivelò in realtà una contraddizione: nacque per unificare la nazione e rafforzare il suo spirito ma divenne anche strumento di esclusione e repressione nelle colonie e nelle regioni periferiche del paese.

Fonte immagini: Wikimedia Commons 

Fonte immagine copertina: Sweeper tamon-ten

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